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    FERRARI

    RECENSIONE - Da Venezia 80. - Adam Driver è Enzo Ferrari e Penelope Cruz sua moglie per Michael Mann - Dal 14 Dicembre

    "Molto tempo prima di girare Ferrari, ho avuto l’opportunità di camminare nelle stanze della casa di Enzo, vedere i suoi diari, conoscere le sue abitudini, meravigliarmi della carta da parati nella camera da letto in cui Laura ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, fare delle domande al loro medico, incontrare la nipote di Lina, capire il suo modo di fare e la sua modernità, sedermi sulla poltrona da barbiere di Enzo, camminare sui marciapiedi del suo quartiere e abitarci, esplorare le luccicanti parti meccaniche di un motore Lampredi V12 e le sculture dei modelli da corsa degli anni Cinquanta e, cosa più importante, interagire con il figlio di Enzo, Piero, da cui ho imparato e assorbito così tanto. Ho cercato di far rivivere le passioni e il fascino di Enzo, la sua arguzia pungente, la devastante perdita del figlio, le sfuriate teatrali, il bisogno di un rifugio emotivo, la tragedia, la monumentale scommessa su una singola gara e la lotta per la sopravvivenza: tutti elementi che sono entrati in collisione in quattro mesi del 1957"
    Il regista e co-sceneggiatore Michael Mann

    (Ferrari; USA 2023; Biopic drammatico; 130'; Produz.: Forward Pass, Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, Moto Productions; Distribuz.: Leone Film Group)

    Locandina italiana Ferrari

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    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis

    Titolo in italiano: Ferrari

    Titolo in lingua originale: Ferrari

    Anno di produzione: 2023

    Anno di uscita: 2023

    Regia: Michael Mann

    Sceneggiatura: Troy Kennedy-Martin, Michael Mann

    Soggetto: Dal romanzo Enzo Ferrari: The Man, The Cars, The Races, The Machine di Brock Yates.

    Cast: Adam Driver (Enzo Ferrari)
    Shailene Woodley (Lina Lardi)
    Penélope Cruz (Laura Ferrari)
    Sarah Gadon (Linda Christian)
    Jack O'Connell (Peter Collins)
    Patrick Dempsey (Piero Taruffi)
    Valentina Bellè (Cecilia Manzini)
    Gabriel Leone (Alfonso De Portago)
    Lino Musella (Sergio Scaglietti)
    Derek Hill (Jean Behra)
    Giuseppe Bonifati (Giacomo Cuoghi)
    Giuseppe Festinese (Piero Lardi)
    Alessandro Cremona (Facchino)
    Domenico Fortunato (Adolfo Orsi)
    Daniela Piperno (Adalgisa Ferrari)

    Musica: Daniel Pemberton; Suono: Andy Nelson, Tony Lamberti

    Costumi: Massimo Cantini Parrini

    Scenografia: Maria Djurkovic

    Fotografia: Erik Messerschmidt

    Montaggio: Pietro Scalia

    Effetti Speciali: Uli Nefzer (supervisore)

    Makeup: Elisabetta Arlotti

    Casting: Massimo Appolloni, Francine Maisler, Armando Pizzuti, Annamaria Sambucco

    Scheda film aggiornata al: 04 Gennaio 2024

    Sinossi:

    Modena 1957. Enzo Ferrari (Adam Driver), ex pilota e costruttore delle auto più famose al mondo, sta vivendo una crisi personale e professionale. L’azienda che dieci anni prima aveva creato dal nulla è in grave difficoltà e anche il matrimonio con la moglie Laura (Penélope Cruz) sta diventando sempre più tempestoso dopo la morte del loro unico figlio Dino e la scoperta dell’esistenza di Piero, il figlio che Ferrari aveva avuto da una relazione extraconiugale. In cerca di riscatto, il “Drake” decide di puntare tutto su una gara di velocità che si disputa in Italia: la leggendaria Mille Miglia.

    Short Synopsis:

    The life story of Italian sports car entrepreneur Enzo Ferrari.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Ci ha pensato vent’anni, quando ne parlò con il compianto Sydney Pollack, e forse avrebbe dovuto pensarci ancora. Non si trovano motivi validi per giustificare un film su Enzo Ferrari tanto fuori centro come questo. Un film su Enzo Ferrari per modo di dire, perché la pellicola di Mann si appunta su un solo anno, il 1957: dunque persino il titolo Ferrari suona fuorviante. Francamente da un navigato regista come Michael Mann (Insider-Dietro la verità, Collateral, Nemico pubblico-Public Enemies) ci saremmo aspettati un ben altro affresco. Molte le scelte fuorvianti: a cominciare dall’interprete Adam Driver, per nulla somigliante e talmente rigido da sopprimere l’anima del personaggio: d’altra parte tra Enzo Ferrari e il Kilo Ren di Star Wars ci corre parecchio! Interprete che, per inciso, fa doppietta di ‘spaghetti movie’ dopo House of Gucci di Ridley Scott. Poi segue il ‘pastiche’ linguistico: un mixage di inglese con accento italiano, e

    vogliamo sorvolare sul dialetto modenese. Mentre si contempla la tiepidezza di riprese e montaggio poi, si attraversano parecchie scene futili (ad esempio di sesso con moglie e amante) innestate con il resto della narrazione, peraltro di una durata eccessiva per quel che si intendeva dire.

    Nulla al confronto della scelta di base: l’impostazione generale nell’epicentro della narrazione. Si è soliti dire che ‘i panni sporchi si lavano in famiglia’, pare che invece oggi vada di moda sbatterli in primo piano sul grande schermo quando ormai nessuno, tra i direttamente interessanti, può più dire alcunché. E’ già successo con il pessimo Blonde (2019) di Andrew Dominik, disastro cinematografico cui ha prestato volto e corpo Ana De Armas nelle veci di Marilyn Monroe, e adesso ecco che la storia si ripete con Enzo Ferrari, di cui si mette in scena la vita privata, con tutti gli annessi e connessi di moglie, amante,

    figlio illegittimo, e tutto quel che ne consegue, riducendo il cuore e l’anima degli albori della ‘scuderia’ più nota d’Italia nel mondo, a quisquilie burocratiche e rapporti interpersonali, peraltro alquanto nebulosi e mal inquadrati sotto ogni profilo: è per l’appunto il caso delle riprese di certe corse, scorci anemici anche quando, in coda ad inevitabili incidenti, le auto si lanciano in iperbolici voli aerei prima di rovinare al suolo. C’è tutto e niente, con effetti speciali indegni per i tempi in cui siamo, e non basta certo una fotografia umbratile quanto un dipinto di Caravaggio ad alitare linfa emozionale. Era semmai sufficiente, oltre che doveroso, il primo piano di un motore, di un meccanismo, di una riflessione in coda: ma la conversazione con il figlio piccolo di fronte ad una mappa di progettazioni meccaniche è quanto ci viene concesso in proposito. In fondo è di macchine che stiamo parlando,

    Santo Dio! Invece nulla. Riflessione, magari in coda a qualche verità storica, sfuggita invece, o per meglio dire, distorta: come ad esempio l’epocale competizione della Ferrari con la scuderia Alfa Romeo, e non tanto con la Maserati, come si suggerisce nel film. A prescindere dall’epoca, toccherà rivedere Le Mans ’66 - La grande sfida di James Mangold per ritrovare l’anima di motori ruggenti.

    E dire che qualche scintilla buona a far divampare un vero fuoco c’era a disposizione, bastava proseguire con convinzione su quella strada, anziché lasciarla spegnere nella nebbia: il nebuloso inizio in bianco e nero, ad imitazione dei video di repertorio d’archivio, da cui emerge il giovane Ferrari/Driver, celebra i suoi inizi come pilota mentre sfuma nel colore, spento, la sua nuova immagine con le chiome imbiancate. E’ il momento in cui Ferrari/Driver è di fronte alla lapide del figlio Alfredo e con lui intesse una sorta di intenso

    dialogo, come se fosse realmente in ascolto. Ha appena lasciato il letto dell’amante Lina (Shailene Woodley) e accarezzato la testa del figlio illegittimo Piero ancora addormentato prima di raggiungere la casa ufficiale, in cui ad attenderlo ci sono la madre anziana - pungente come poche - e la moglie, nonché socia amministrativa della maison automobilistica, Laura. Ecco, se c’è che qualcuno che rimarrà in mente del Ferrari di Mann, sarà proprio questa Laura, martire ‘votata alla causa’, pronta ad esternare rabbia e dolore in modi estemporanei imprevisti, come lo sparo all’indirizzo del marito. Le esternazioni controllate e semmai sarcastiche di un’eroina tragica, eppur alquanto pragmatica, rilucente dal nero delle sue ombre: i suoi primissimi piani bucano lo schermo da profonde oscurità di scena che sono solo la metafora del suo stato interiore. Nessun’altra poteva fare di meglio per questa Laura di Penelope Cruz, che tocca il suo apice con un

    monologo da manuale verso l’epilogo: forse il miglior brano di sceneggiatura di tutto il film.

    Unico scorcio narrativo in cui la scelta del colore spento, desaturato, nel Ferrari di Mann serve al meglio sia il dato storico che il dramma, è quello, legato al tragico episodio di Guidizzolo: l’occasione per Ferrari di rimettersi finanziariamente in carreggiata con la celebre Mille Miglia si tinge di nero per lutto plurimo. Così, con una carriera che gli era già valsa la nomea di ‘Saturno che divora i suoi stessi figli’, per i morti che gravavano sulla sua coscienza - Ferrari tirava la corda affinchè i suoi piloti dessero il massimo, giocandosi il tutto e per tutto a costo della vita - la strage di Guidizzolo portò Ferrari e la sua azienda sull’orlo del baratro, prima di essere scagionato da responsabilità dirette. Quel genere di strage oggi sarebbe impensabile, o, per meglio dire, impossibile, ma

    allora era consuetudine, in gare come la Mille Miglia, consentire al pubblico di assistere sui bordi delle strade cittadine: un po' come nel caso delle corse di ciclismo, sfidando il reale pericolo che, in caso di sbandamento del veicolo, il disastro sarebbe stato inevitabile. Ed è questo per l’appunto il caso, con nove vittime civili, tra cui bambini. La famigerata corsa in cui perse la vita anche il pilota, ovviamente, ci dà contezza visiva del motivo dello sbandamento dell’auto, indipendente dalle ruote del veicolo, andato ad urtare su un ostacolo imprevisto in mezzo alla strada. Così andavano le cose, mentre il fardello sulle spalle di quest’uomo diventava sempre più grave: contrarre sempre le proprie emozioni può essere sfiancante, solo di fronte alla lapide del figlio, Ferrari può essere se stesso, confidandogli i suoi sogni di fantasmi per poi versare finalmente quel fiume di lacrime in piena che stava aspettando solo

    il momento giusto per rompere gli argini. Sono questi gli input che avrebbero meritato un viaggio sulla strada della continuità, anziché vagare nella scollata malta di accordi per finanziamenti internazionali o made in Italy, ammiccati e poi lasciati per aria, sulle ali di una promessa telefonica tra Ferrari e l’avvocato Agnelli. A Laura/Cruz, sulla scia dei ricordi e dei rimpianti, di quando erano una coppia giovane con il figlio piccolo ancora in vita, sereni e sorridenti - rimembranze affiorate peraltro in coda a scene di uno spettacolo teatrale - è sufficiente una sola lacrima che scende giù inarrestabile come il silenzio spettrale che le va corrodendo l’anima, per esprimere un dolore che è fatto voragine. Un potente fotogramma di pura cinematografia!

    Insomma, storie d’altri tempi, in cui potranno cambiare i contorni, ma le ombre sono più o meno le stesse: ambizione, denaro, potere, immagine pubblica, piccoli tranelli a mezzo stampa per

    ottenere quel che si vuole, risultato ad ogni costo. Il problema è semmai un altro: siamo proprio sicuri che fosse questa la storia da raccontare oggi alla Ferrari di nuova generazione? Per comprendere quali impervi sentieri sono stati percorsi affinché potesse essere qui come è adesso? Forse qualcun altro potrebbe raccontare un’altra storia, più sensibile alle idee e all’evoluzione del veicolo stesso, più esaustiva e ad ampio spettro anche solo dal punto di vista cronologico. Non fu certo fatto tutto in un anno, ma in decenni di duro lavoro, di faide, di compromessi, di strategie, di sudore e frustrazione, di determinazione, coraggio e abnegazione, di sacrifici di famiglie intere, e non solo di una persona, di lutti e rinascite, ma soprattutto la Ferrari fu il frutto di una visione: di un ex pilota, di un meccanico, prima che di un ingegnere (laurea Honoris Causa), e dunque? Di quale storia stiamo

    parlando?

    Links:

    • Michael Mann (Regista)

    • Penélope Cruz

    • Sarah Gadon

    • Shailene Woodley

    • Adam Driver

    • Jack O'Connell

    • Valentina Bellè

    • 'AUTO MOVIE' di FRANCO DE ROSSI (CineSpigolature)

    • VIII edizione del Festival internazionale del film di Roma (8-17 novembre 2013) - PRESENTATA l'VIII.a EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (A cura dell'inviata ELISABETTA VILLAGGIO) (CineSpigolature)

    • 65 Mostra: Lido di Venezia 30 agosto 2008 PRESS CONFERENCE & DINTORNI: UN GIORNO PERFETTO di FERZAN ÖZPETEK (Il film esce al cinema il 5 settembre in 400 copie) (Interviste)

    • Ferrari (BLU-RAY + DVD)

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    Ferrari - trailer ufficiale

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