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    ASPHALT CITY

    RECENSIONE in ANTEPRIMA - Ancora inedito in Italia - Dal 76. Festival del Cinema di Cannes - (2024 ?)

    "I produttori mi hanno suggerito il libro di Shannon più di cinque anni fa. Mi interessava perché era così realistico, ma anche per il mio legame con il personaggio immaginario di Shannon, un giovane paramedico di New York di nome Ollie Cross. La violenza quotidiana del suo nuovo lavoro gli fa mettere in discussione la sua spiritualità e il suo rapporto con la morte e la vita, e cambia il modo in cui vede il mondo e se stesso. Il libro di Shannon è ambientato negli anni ’90 ad Harlem, in un’era diversa di crack, pistole, bande e AIDS. Ho voluto adattare questa storia ai giorni nostri, non ad Harlem, ma a Brooklyn, in alcuni dei quartieri che ancora oggi evocano quell’atmosfera... È vero che la realtà, nella sua forma documentaristica, è importante per me come strumento narrativo per costruire la finzione. Ho sempre bisogno di credere nelle situazioni che filmerò. E per conoscerne la verità e per poterla trascrivere, devi affrontarla. Quindi il mio primo approccio è stato incontrare Shannon e andare con lui, io, Tye Sheridan e lo sceneggiatore sulla 'scena del crimine'. Wyckoff Hospital di Brooklyn, per avere la possibilità di vivere in prima persona le varie situazioni che vediamo nel film"
    Il regista Jean-Stéphane Sauvaire

    (Asphalt City (già 'Black Flies'); USA 2023; thriller drammatico; 120'; Produz.: Sculptor Media, Force Majeure, Projected Picture Work; Distribuz.: Vertice 360)

    Locandina italiana Asphalt City

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    Celluloid Portraits:



    Synopsis in English

    Titolo in italiano: Asphalt City

    Titolo in lingua originale: Asphalt City (già 'Black Flies')

    Anno di produzione: 2023

    Anno di uscita: 2024

    Regia: Jean-Stéphane Sauvaire

    Sceneggiatura: Ryan King, Ben Mac Brown

    Soggetto: Dal romanzo omonimo (2008) e autobiografico di Shannon Burke.

    Preliminaria - Il libro e lo scrittore:

    Lo scrittore Shannon Burke nato l’11 settembre 1966 a Wilmette, Illinois., studia all’Università del North Carolina-Chapel Hill. Dopo la laurea diventa un paramedico per i vigili del fuoco di New York City. Burke usa e riporta queste esperienze nei suoi romanzi Safelight (2004) e Black Flies (2008). Burke pubblica altri due romanzi, Into the Savage Country (2015) e The Brother Years (2020). È stato anche coinvolto in vari progetti cinematografici e televisivi, incluso il lavoro sulla sceneggiatura del film Syriana (2005) ed è il co-creatore e produttore esecutivo della serie Netflix Outer Banks. Burke vive attualmente a Knoxville in Tennessee con i suoi due figli.

    Cast: Sean Penn (Gene Rutkovsky)
    Tye Sheridan (Ollie Cross)
    Katherine Waterston (Nancy)
    Michael Pitt (Lafontaine)
    Mike Tyson (Capo Burroughs)
    Raquel Nave (Clara)
    Gbenga Akinnagbe (Verdis)
    Kali Reis (Nia)

    Musica: Nicolas Becker, Quentin Sirjacq

    Costumi: Stacy Jansen

    Scenografia: Robert Pyzocha

    Fotografia: David Ungaro

    Montaggio: Katie Mcquerrey

    Makeup: Shannon Rae Mulligan (direzione)

    Casting: Lori Eastside

    Scheda film aggiornata al: 14 Maggio 2024

    Sinossi:

    Tutto si svolge sulle strade di New York. Ollie (Tye Sheridan), un giovane paramedico alla sua prima esperienza lavorativa, affianca il suo mentore, il veterano Gene Rutkovsky (Sean Penn), uomo cinico e disilluso.
    I due, alla guida dell’ambulanza, girano di notte per le strade della città tra delinquenza, tossicodipendenza e miseria. Ollie è spinto dalla vocazione e dall’entusiasmo della sua giovane età, mentre Gene ha una lunga esperienza sul campo e sa quanto sia difficile affrontare alcune situazioni estreme e dover fare scelte coraggiose.
    Il giovane paramedico imparerà a sue spese i rischi del mestiere. La soddisfazione di sentirsi utili insieme alla frustrazione di non poter aiutare tutti...

    In altre parole:

    Dopo aver fallito l’ammissione alla facoltà di medicina, Ollie Cross accetta un lavoro come paramedico ad Harlem. Vergognandosi delle sue radici borghesi e desideroso di adattarsi, adotta un personaggio da duro che lo accompagna attraverso i giorni bui per le strade: le sparatorie, i poliziotti cattivi, i medici sfrenati e i pazienti senza speranza. Ma gli orrori quotidiani iniziano a farsi sentire e, mentre la sua vita personale inizia a sgretolarsi, nemmeno Ollie riesce più a capire chi sia. Black Flies è un romanzo avvincente e indimenticabile su esperienze indelebili, amicizia in condizioni estreme, deterioramento e redenzione.

    Synopsis in English:

    Ollie Cross is a young paramedic assigned to the NYC night shift with an uncompromising and seasoned partner Gene Rutkovsky. Each 911 call is often dangerous and uncertain, putting their lives on the line every day to help others.

    Asphalt City follows Ollie Cross (Tye Sheridan), a young paramedic assigned to the NYC night shift with an uncompromising and seasoned partner Gene Rutkovsky (Sean Penn). The dark nights reveal a city in crisis; Rutkovsky guides Cross, as each 911 call is often dangerous and uncertain, putting their lives on the line every day to help others. Cross soon discovers firsthand the chaos and awe of a job that careens from harrowing to heartfelt, testing his relationship with Rutkovsky and the ethical ambiguity that can be the difference between life and death.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Il regista francese Jean-Stéphane Sauvaire si direbbe amare il cinema a carattere fortemente sociale: debutta con Johnny Mad Dog (tratto da un romanzo dello scrittore congolese Emmanuel Dongala) sul tema dei bambini soldato. Più tardi, dopo il trasferimento a New York nel 2010, si cimenta sul genere carcerario, condito con arti marziali, in Una preghiera prima dell’alba (2017), e adesso, con Black Flies (dall’omonimo romanzo di Shannon Burke), poi rinominato Asphalt City (da Cannes 2023), apre uno sguardo duro e senza sconti sugli effetti traumatici ai danni di medici e paramedici, in prima linea notturna sulle ambulanze, entrando nel sottobosco più violento delle strade di New York. Per la verità il tema non è nuovo: come non ricordare l’illustre pellicola di Martin Scorsese Al di là della vita (1999), con Nicolas Cage e Patricia Arquette? O anche il più recente, e decisamente di gran lunga meno illustre, Ambulance (2022) di

    Michael Bay, con Jake Gyllenhaal? Oggi Jean-Stéphane Sauvaire torna a toccare quelle stesse corde in uno stile tutto suo. Uno stile che sembra incorporare un episodio dentro l’altro senza mai definirlo interamente, solo sbozzarlo, scegliendo una narrazione fatta di tasselli ad incastro, in cui un’immagine scivola nell’altra, mentre si va a plasmare il lugubre affresco in cui spesso la morte ha la meglio sulla vita. E non solo quella dal punto di vista fisico, ma anche e soprattutto quella interiore.

    Non è quindi un caso che i primissimi piani abbondino, irrorati dai bagliori intermittenti della luce rossa dell’ambulanza, drammaticamente suggestivi e nebulosi come i riflessi del primo protagonista sul campo: il novellino Ollie Cross di Tye Sheridan che, dopo aver fallito l’ammissione alla facoltà di medicina, ha accettato un lavoro come paramedico ad Harlem. Ed eccolo lì, inadeguato al ruolo che si è prefisso di svolgere, sia sul piano della manualità

    che dei tempi, ma, soprattutto, troppo sensibile ed impressionabile. Almeno in prima istanza. La cosa si fa ancor più interessante quando lo raggiunge la navigata guardia medica notturna Gene Rutkovsky (uno Sean Penn doppiamente segnato, in volto e nell’anima, per uno dei suoi personaggi più ‘stropicciati’ e logorati). Un tandem cui nella prima parte del film viene concesso uno spazio condiviso con quel che la città dell’asfalto offre loro: casi umani a grappolo si avvicendano mentre i due paramedici si aggirano per violente e surreali strade di New York, soprattutto in quartieri notoriamente malfamati e a maggior rischio.

    Un film duro, anche nei frequenti turpiloqui da strada, di senzatetto, drogati, violenti ai danni delle donne, ma non solo. Ci sono tratti che richiamano una sorta di neorealismo newyokese in questo ‘campionario’ umano ai margini della società: il caleidoscopio è variamente nutrito e sembra frutto della collaborazione di soggetti reali e non

    di attori. Un tale disastrato affresco umano viene assorbito come tristemente e inesorabilmente verace nella soggettiva dei due protagonisti. Una percezione inevitabilmente diversa e illusoriamente più positiva per quanto riguarda il più giovane Ollie/Sheridan, mentre il Rut di Penn è sempre preparato al peggio, disilluso nelle chance che ogni volta entrambi hanno, di salvare le persone, in pericolo di vita per ragioni diverse. Quel che colpisce è il bellicoso contesto in cui si ritrovano ad operare, in cui è facile reagire anche solo per difendersi e finire in galera magari per aver usato cattive maniere con un poliziotto. E’ ad esempio quanto succede al Rut di Penn, accusato dal capo Burroughs (il cameo allargato di Mike Tyson). Ad ogni modo, mentre la regia rallenta la ritmica frenetica e in un certo qual modo ’psichedelica’, scandita da frammenti di quotidianità reiterata inanellati l’uno nell’altro, Ollie/Sheridan e Rut/Penn legano e la sceneggiatura

    dà loro man forte nel condividere punti di vita, percezioni e scelte operative, oltre che reciproci sguardi nelle rispettive vite private. Vite dove non c’è posto per relazioni affettive stabili e quel qualcosa che nasce, muore prima di evolversi in qualcosa di più serio. La sequenza delle mosche che si allertano in anticipo sulla morte in arrivo, quel ronzio che resta nella testa di Ollie/Sheridan, è in grado di alterare persino la percezione di un rapporto intimo, esasperato fino a risultare violento, con la ragazza, già madre di un bambino piccolo, che frequenta da tempo. Mentre all’anziano collega Rut/Penn tocca prendere atto di dover perdere i contatti con la figlia, perché l’ex moglie ha un nuovo compagno con cui si appresta a lasciare lo Stato.

    Black Flies o Asphalt City che dir si voglia, non è un film ad alto tasso di equilibrio e bilanciamento: nella prima parte, fin troppo insistita

    sull’avvicendarsi di pronto intervento a raffica, dominati dall’oscurità rischiarata solo dall’intermittente luce rossa dell’ambulanza, rischia di abusare della pazienza dello spettatore, mentre la regia si preoccupa invece di offrire, in tempo reale, un affresco che lasci intendere il motivo profondo del perché questi operatori sanitari possano scadere nella paranoia e in fatali errori di valutazione sul campo. La vicenda del parto della donna sieropositiva, che rivela di aver assunto eroina solo per il dolore, e della sua bambina all’apparenza nata morta, si erge ad ago della bilancia sul piano etico, mentre grava di un peso enorme su tutto il film. Un peso schiacciante e non privo di drammatiche conseguenze, quando ormai, a questo punto, si sono recuperati i normali tempi di narrazione. Un peso in grado fare la differenza, mentre decolla un messaggio positivo che si decide di far emergere dalla melma: la sequenza dell’incendio docet. Giusto lo spazio di

    una sequenza ‘metafisica’ (la scena di Ollie/Sheridan in prossimità dei binari della metropolitana) e dell’apparizione fugace di Rut/Penn, e si torna, per concludere, alla soggettiva. Una lunga soggettiva, aperta sui titoli di coda in compagnia di quella città dell’asfalto con i suoi 'voli neri': unica protagonista a scorrere davanti ai nostri occhi, nel reiterato giorno/notte quotidiano, mentre promette altre vite da salvare, malgrado tutto.

    Links:

    • Sean Penn

    • Katherine Waterston

    • Tye Sheridan

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    Galleria Video:

    Asphalt City - trailer (sub ITA)

    Asphalt City - trailer ufficiale (V.O.)

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