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    Home Page > Movies & DVD > Sleuth-Gli insospettabili

    ATTENTI A QUEI DUE! MICHAEL CAINE E JUDE LAW INSOSPETTABILI MA... PERICOLOSI!

    Dalla 64. Mostra del Cinema di Venezia

    "Simon (Halfon) aveva visto 'Gli Insospettabili' (Sleuth) e me l'aveva descritto come un'opera che, in fondo, era basata su un'idea semplicissima. Anche se il film originale era stato realizato magnificamente, lui ritneva comunque che potesse evolversi i qualcosa di più moderno e che ci fossero tanti territori inesplorati presenti nel nucleo della storia. Così, l'idea si è fatta strada nella mia testa per un pò, ma il momento i cui il progetto è partito veramente, è stato quando qualcuno mi ha chiesto chi ritenvo fosse adatto per la sceneggiatura ed è venuto fuori il nome di Harold Pinter... Ma visto che l'opera sembrava fatta su misura per lui, ho pensato che avessimo l'opportunità di scrivergli. Ne abbiamo parlato nel corso di un lungo pranzo molto divertente, i cui gli ho detto che il cuore della storia si poteva descrivere come due uomini in una stanza, uno più vecchio e l'altro più giovane, che combattono fisicamente e psicologicamente per una donna che noi non vedremo mai. Se mi ricordo bene, harold ha detto 'è quello che ho fatto per 40 anni'. Così, ho accettato immediatamente".
    L'attore e produttore Jude Law

    (Sleuth GRAN BRETAGNA/USA 2007; thriller del mistero; 86'; Produz.: Timnick Films/Castle Rock Entertainment/Media Rights Capital/Riff Raff Film Productions; Distribuz.: Sony Pictures Classics/Sony Pictures Releasing Italia S. r. l.)

    Locandina italiana Sleuth-Gli insospettabili

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    - SLEUTH - (Comment by PATRIZIA FERRETTI) : Kenneth Branagh will never be sated with high class classics. 'Sleuth' is not exception! There was another version, a quite good one, and in this one the excellent screenplay by Harold Pinter, the irresistible duet between Jude Law (who’s also a producer for this movie) and Michael Caine make it a good one with a very unusual point of view. An elegant film, sophisticated and filled with humour that attracts and entertain the viewers until the end when, the absolutely long physical fight, but most of all psychological, evaporates for intensity and attention. (Translation by MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: Sleuth-Gli insospettabili

    Titolo in lingua originale: Sleuth

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Kenneth Branagh

    Sceneggiatura: Harold Pinter

    Soggetto: Soggetto di Anthony Shaffer

    Cast: Jude Law (Milo Tindle)
    Michael Caine (Andrew Wyke)

    Musica: Patrick Doyle

    Costumi: Alexandra Byrne

    Scenografia: Tim Harvey

    Fotografia: Haris Zambarloukos

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Un ricco scrittore di libri gialli affronta un attore disoccupato che ha conquistato il cuore di sua moglie, in quello che diventerà un gioco contorto, mortale e dalle conseguenze pericolose.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    KENNETH BRANAGH NON SI SAZIA MAI DI PESCARE TRA I CLASSICI DI ALTO BORDO. ‘SLEUTH’ NON FA ECCEZIONE E, PER QUANTO ESISTESSE UN PRECEDENTE DI TRASPOSIZIONE IN CELLULOIDE AFFATTO DISPREZZABILE, SCARTANDO PER INTENTI E MESSA IN OPERA DAL REMAKE, COMPLICI L’ECCELLENTE APPORTO DI HAROLD PINTER NELLA SCENEGGIATURA, E L’IRRESISTIBILE DUETTO IMBASTITO DA JUDE LAW (QUI ANCHE PRODUTTORE) E MICHAEL CAINE, NE E’ USCITA UNA NUOVA PELLICOLA CON UN INEDITO PUNTO DI VISTA. UNA PELLICOLA ELEGANTE, SOFISTICATA E SATURA DI UN UMORISMO ‘SARDONICO’ CHE ATTRAE E DIVERTE FIN VERSO LA FINE, QUANDO L’ECCESSIVO PROLUNGAMENTO DI REITERATI ‘COLPI’ DI UNA LOTTA FISICA QUANTO, SOPRATTUTTO, PSICOLOGICA, SFUMA PER INTENSITA’ E INTERESSE

    Sorprende piacevolmente fin dalle primissime battute questo nuovo Sleuth di Kenneth Branagh, riadattamento cinematografico del testo teatrale di Anthony Shaffer del 1970, peraltro vincitore di un Tony Award. Testo che aveva già mutato sembianze per il grande schermo con un film (noto in

    Italia con il titolo Gli insospettabili) diretto da Joseph L. Mankiewicz e interpretato da Michael Caine e Laurence Olivier. Il film di Branagh ha ripreso lo stesso soggetto optando però per un punto di vista inedito che scarta dunque dall’etichetta di ‘remake’. Ne è uscito fuori un film nuovo, elegante, sofisticato, saturo di un umorismo di stampo sardonico appuntato, tra le altre cose, e in non ultima istanza, proprio sugli Italiani, presi d’assalto, con la categoria dei giornalisti, dalla eccellente sceneggiatura di Harold Pinter, come bersaglio per la burla: nientemeno che sul piano culturale - “la cultura non è il loro forte” - il che è tutto dire, e sul registro della vendetta - “Sono italiano, la vendetta è il nostro pane”. Soprassediamo sulla ‘contraddittoria’ battuta dedicata ai giornalisti. Ma Branagh è anche un virtuoso della ripresa e apre le cortine del suo nuovo, modernissimo ‘palcoscenico’ cominciando dall’alto, presentando così

    i suoi unici due personaggi, i sublimi interpreti Jude Law e lo stesso Michael Caine, complici in un imbattibile tandem dalla ritmica accattivante e coinvolgente, almeno per gran parte della durata (più compressa rispetto all’altro film) di quello che si profila quale duello, ad armi pari, fisico e, soprattutto, psicologico. Riprese dall’alto, dicevamo, su cui Branagh insiste per alcuni secondi, mantenendo le distanze tra l’occhio dello spettatore e i protagonisti, anche una volta introdotti all’interno dell’abitazione del protagonista più anziano, lo scrittore di gialli interpretato da Caine. Abitazione che si manifesta davanti ai nostri occhi come una sorta di sontuoso museo di arte contemporanea privato, in grande stile anche sul piano avveniristico-tecnologico applicato alla ‘sorveglianza computerizzata’, prima vera protagonista ad entrare in scena con il caratteristico ticchettio dei tasti in movimento. Un dettaglio che dice già abbastanza sull’impronta caratteriale del primo protagonista: isolamento e solitudine, tendenza a controllare cose e

    persone, con un vizio di forma di fondo, dunque, a relazionarsi con gli altri. Il degno contraltare all’intimistico tragi-comico primo incontro del primo protagonista con l’altro, più giovane, interpretato altrettanto egregiamente da Jude Law, andando a stabilire un irresistibile duetto alle prese con un pericoloso gioco stracarico di colpi di scena… ma, ahimè! Ci è proibito svelare più di tanto e, garantisco, è una pretesa più che motivata, dunque da rispettare prendendola alla lettera. Pur non rinuciando al mantenimento di un certo retrogusto di stampo teatrale, peraltro gradevole al palato, questo nuovo adattamento per la celluloide funziona benissimo anche come opera cinematografica, fatta eccezione per l’ultimo tratteggio della pellicola, in cui regia e duetto attoriale sembrano voler prolungare il divertimento un po’ più del necessario, incedere un po’ troppo sul tema, inventandosi altri possibili parametri di questo strenuo duello, psicologico e non, in nome di una donna che, peraltro, così

    come deve essere, non vedremo mai.

    Commenti del regista

    "Il mio agente mi ha chiamato un giorno e mi ha detto: 'C’è una nuova versione di Sleuth, con Jude Law come produttore, Michael Caine come protagonista e una sceneggiatura firmata da Harold Pinter'. Mi sembrava un insieme di persone veramente entusiasmante. Conoscevo ed amavo il film originale e l’opera teatrale, che ho visto alcuni anni fa mentre era in tournée, con un mio amico che interpretava Milo.
    In seguito, ho letto la sceneggiatura e non riuscivo a metterla da parte. Quello che ritenevo fosse già un lavoro eccellente, ora presentava anche la sensibilità più dark e da commedia nera di Pinter. Conservava ancora la caratteristica fondamentale dell’originale, che ti faceva girare le pagine in fretta chiedendoti cosa succederà, perché non va mai dimenticato il lavoro magnifico svolto da Anthony Shaffer. Ma la sceneggiatura sembrava non avere paura di essere decisamente diversa e di dare vita ad un film completamente differente. Mantiene l’idea centrale e i personaggi hanno lo stesso nome, ma fin dall’inizio sono state cambiate molte cose, sia visivamente che in termini di atmosfera, oltre che in rapporto ai personaggi e, come si scopre andando avanti, anche per quanto riguarda la trama.
    Pinter in qualche modo utilizza l’osservazione di cose familiari e infonde in esse umorismo, inquietudine e talvolta dei contenuti splendidamente poetici. In 'Sleuth', prende una magnifica opera teatrale e cinematografica e aggiunge ad essa, senza nessuno sforzo apparente, la sua fascinazione personale per quello che emerge dal testo di Shaffer, ossia il dramma psicologico e il combattimento gladiatorio pieno di testosterone tra due uomini, che, a modo loro, sono entrambi sofisticati ed intelligenti. Sembrava il modo migliore di apprezzare un thriller eccitante e di puntare i riflettori sui punti deboli e sulle pose di questi tipi decisamente mascolini, quasi macho, mentre lottavano per una donna. Ho avvertito la sensazione interiore che sarebbe stato un progetto veramente buono... Pinter rende poetico quello che apparentemente è prosaico e banale, facendolo diventare memorabile. C’è un grande piacere nel linguaggio che utilizza e nel suo invito a servirsi dell’immaginazione. In qualche modo, riesce a realizzare la magia di offrire quella che sembra essere una storia naturalistica, raccontata in modo naturalistico e con un linguaggio naturalistico, per poi farti scoprire che non è assolutamente naturalistica, ma realistica. E’ molto simile al modo in cui parliamo normalmente, così come i personaggi sembrano persone che abbiamo incontrato nella vita, ma si trovano in un territorio diverso, che per certi aspetti è quello dei nostri incubi. Si avverte che queste sono parole e frasi che abbiamo già sentito prima, ma che sono messe insieme in un modo che acuisce e pone in luce alcune di esse in particolare. C’è dell’umorismo, della compassione, del terrore e una dimensione poetica. Ti entra nel profondo, il signor Pinter
    ".

    Commenti dei protagonisti:

    L'attore e produttore JUDE LAW (Milo Tindle):

    "Quando Harold (Pinter) è stato coinvolto questo è passato dall'essere un remake molto intrigante a qualcosa di completamente diverso e che aveva un peso specifico maggiore. Tutto quello che può incuriosire l'attenzione di HArold diventa improvvisamente importante, perché é una grande icona del mondo letterario. Sapevamo che, nelle sue mani, la sceneggiatura avrebbe raggiunto un livello altissimo...
    Quello che è straordinario nella scrittura di Harold è la sua ambiguità. Evidenzia qualcosa di presente nella realtà attraverso una svolta nella frase o grazie alla natura frammentaria della conversazione e, allo stesso tempo, permette che ci siano dei vuoti che possono significare qualsiasi cosa. Come attore, puoi pronunciare le battute di Harold in qualsiasi modo. Noi ci siamo divertiti molto, ma è anche stata una grande sfida, quando abbiamo capito che il novanta per cento della sceneggiatura poteva essere interpretato in due, tre o talvolta anche quattro modi differenti. Ognuno di essi funzionava e forniva un punto di vista completamente diverso alla scena, sia presa singolarmente che nel contesto generale
    ".

    L'attore MICHAEL CAINE (Andrew Wike):

    "Fin dall’inizio, io ero rimasto affascinato dall’idea generale, ma in particolare dalla sceneggiatura di Pinter. Sebbene il cuore della trama e il titolo siano gli stessi, la scrittura di Pinter è completamente diversa da quella di Anthony Shaffer. Non si tratta dello stesso film".

    Altre voci dal set:

    Lo sceneggiatore HAROLD PINTER:

    "E’ una versione completamente nuova. Non avevo mai letto l’opera teatrale, né visto la pellicola che ne era stata tratta, quindi non ne sapevo nulla. Mi sono limitato a leggere il testo e penso di averlo totalmente trasformato. Ho conservato uno o due punti della trama perché era necessario, ma, a parte questo, ritengo di aver creato una mia versione personale".

    Il produttore SIMON HALFON:

    "E’ quasi impossibile pensare che non si tratti di un’opera originale di Harold (Pinter). In un certo senso, è un testo in cui due uomini si contendono un possesso. In questo caso, il possesso di una donna, che entrambi vogliono, ma in realtà si parla di uomini in lotta e del perché gli uomini competono tra loro. Si trasforma in un’opera sull’egocentrismo maschile, sul fatto di stare sempre un passo davanti a tutti e in cui l’obiettivo viene quasi dimenticato. E’ totalmente incentrato sulla competizione e sul fatto di battere la persona che hai di fronte a te, che ovviamente è qualcosa che interessa molto a Harold, sia nel suo corpus letterario che nelle sue opinioni sulla direzione che sta prendendo il mondo attualmente".

    Links:

    • Kenneth Branagh (Regista)

    • Jude Law

    • Michael Caine

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    Galleria Video:

    Sleuth Gli insospettabili (versione originale).mov

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