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    Home Page > Movies & DVD > The Horsemen

    THE HORSEMEN: DENNIS QUAID DETECTIVE ALLE PRESE CON UN ENIGMA. PER RISOLVERLO DOVRA' BEN INTERPRETARE LA LEGGENDA DEI 4 CAVALIERI DELL'APOCALISSE

    "Gli elementi decisamente variegati di questa storia erano perfetti per me. E’ l’unione di un thriller criminale dotato di una grande suspense con un dramma familiare decisamente emotivo, il tutto ambientato in uno sfondo inquietante di forte spirito religioso decisamente fuori controllo. In effetti, quando ho incontrato per la prima volta i produttori e abbiamo parlato del film, ho citato 'Seven' e 'Kramer contro Kramer', così come il documentario 'Paradise Lost: The Child Murders at Robin Hood Hills'. Può sembrare un po’ strano, ma per me 'Horsemen' è direttamente legato a queste opere dal punto di vista tematico... Questi omicidi orrendi avvengono perché gli assassini soffrono un dolore incredibile. Loro si sentono rifiutati, incompresi e non amati. A un certo punto nella vita, ognuno si sente incompreso o non accettato dalla famiglia, gli amici o la società in generale. E’ per questo che, a mio avviso, chiunque veda questo film si identificherà in qualche personaggio, che siano i genitori, i figli, gli amici o il prete. Questa è stata la mia prima reazione istintiva dopo aver letto la sceneggiatura per la prima volta. Ero consapevole, sia nella mia mente che nel cuore, che il rapporto tra Breslin e i suoi due figli fosse al centro della storia. Tutti sono genitori o figli, ma nessuno ama provare dolore. Ci sono dei grossi ostacoli emotivi e spero che le persone che vedranno il film torneranno a casa con l’idea di passare un po’ più di tempo ad alleviare il dolore di qualcuno".
    Il regista Jonas Åkerlund

    (The Horsemen USA 2008; Thriller; 110'; Produz.: Mandate Pictures/Platinum Dunes/Radar Pictures; Distribuz.: Moviemax)

    Locandina italiana The Horsemen

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    Trailer

    Titolo in italiano: The Horsemen

    Titolo in lingua originale: The Horsemen

    Anno di produzione: 2008

    Anno di uscita: 2009

    Regia: Jonas Åkerlund

    Sceneggiatura: Dave Callaham

    Cast: Dennis Quaid (Aidan Breslin)
    Patrick Fugit (Cory)
    Ziyi Zhang (Kristen)
    Peter Stormare (Mr. Spitz)
    Eric Balfour (Taylor)
    Clifton Collins Jr. (Stingray)
    Lou Taylor Pucci (Alex Breslin)
    Chelcie Ross (Krupa)
    Deborah Odell (Ms. Bradshaw)
    Liam James (Sean Breslin)
    Barry Shabaka Henley (Tuck)

    Musica: Jan A.P. Kaczmarek

    Costumi: B.

    Scenografia: Sandy Cochrane

    Fotografia: Eric Broms

    Scheda film aggiornata al: 21 Luglio 2013

    Sinossi:

    IN BREVE:

    New York. Un serial killer uccide le sue vittime in maniera apparentemente casuale. Il detective Breslin (Dennis Quaid) scopre che la soluzione dell’enigma sta nella Leggenda dei 4 Cavalieri dell’Apocalisse e attraverso la corretta interpretazione delle tracce lasciate sulla scena del crimine è convinto di riuscire ad anticipare le mosse dell’assassino. Poco a poco scopre però che il comune denominatore di tutte le vittime è un terrificante elemento che porta direttamente proprio a lui.

    IN DETTAGLIO:

    A casa, il rancoroso detective della polizia Aidan Breslin (Dennis Quaid) si estranea sempre di più dai suoi giovani figli, Alex (Lou Taylor Pucci) e Sean (Liam James) dopo la morte della moglie. Al lavoro, si trova coinvolto in un’indagine sui perversi omicidi seriali legati alla profezia biblica dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse: il Cavaliere bianco, un maestro dell’inganno e il leader inatteso che è pronto a tutto per raggiungere i suoi scopi; il Cavaliere rosso, un guerriero acuto, che cerca di mettere gli uomini uno contro l’altro e dotato di un’innocenza che nasconde una profonda rabbia interiore; il Cavaliere nero, un tiranno manipolativo e oscuro, senza equilibrio ma sempre un passo avanti rispetto agli altri; e il Cavaliere pallido, un esecutore che ha una forza disarmante, determinato a provocare la morte con precisione chirurgica.
    Mentre Breslin compie delle nuove scoperte sul caso, si accorge piano piano di un legame scioccante tra lui e i quattro sospettati.
    Quattro Cavalieri. Quattro vittime senza legami tra loro. Quattro segreti dolorosi. Venite a scoprirli.

    Dal >Press-Book< di The Horsemen

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    IL REGISTA SVEDESE DI ‘SPUN’ JONAS ǺKERLUND CI SORPRENDE CON UN’INEDITA LEZIONE SCIARADA ALLA RADICE DEL CRIMINE, TRA DISAGIO MENTALE, SOCIALE E SOPRATTUTTO AFFETTIVO FAMILIARE, LA’ DOVE FA LA SUA COMPARSA, CON UNA PERFORMANCE PARTICOLARMENTE VISCERALE, DENNIS QUAID NELLA PELLE DI UN PERSONAGGIO DETECTIVE-PADRE IN QUESTO PRECISO ORDINE DI PRIORITA’, UN UOMO ‘STROPICCIATO NEL FISICO E NELL’ANIMA’, INCONSAPEVOLE CHIAVE DI REDENZIONE

    Una vera sorpresa questo The Horsemen con cui il regista svedese Jonas Ǻkerlund - esordiente con Spun (2002), là dove ci aveva già aperto gli occhi sul grottesco, intossicante e assurdo ‘sottobosco’ delle metanfetamine - ci offre un thriller tensivo a tutto tondo, spalancando insospettate finestre sulla natura e l’identità di questi nuovi scioccanti ‘killer’.
    ‘Tensivo’ intendiamo dire per suspense ma anche per quella ‘tensione fisica’ propria della stessa ricercata ‘disciplina’, chiamata ‘sospensione’, normalmente praticata come ‘depurazione spirituale’ o nel senso di ‘Performance Art’. ‘Disciplina’ qui diversamente manipolata e virata

    sul crimine spiccatamente orripilante, da menti malate e altamente sofferenti di un fortissimo disagio sociale e personale, profondamente interiore. Menti il cui operato avrebbe forse potuto ridurre il raggio della loro portata devastatrice e implacabile se solo non si fossero congiunte sotto il comun denominatore di quello stesso ‘apocalittico’ disagio, costituendo una sorta di ‘setta satanica’ che li trasforma in una forza oscura inarrestabile. Se d’altra parte la serialità omicida di cui siamo testimoni oculari risulta intimamente collegata all’antica profezia esplicitata nel Libro della Rivelazione al Capitolo 6, il modo in cui vengono uccise le vittime risale ad un rituale praticato dalla tribù di nativi americana Mandan, ormai estinta, di cui appunto questa nuova ‘setta moderna’ sembra essersi auto proclamata unica erede.

    Il grande merito del film, malgrado il legittimo divieto ai 14 anni, è però quello con cui Jonas Ǻkerlund sceglie deliberatamente di evitare ogni sorta di compiacimento estetizzante sull’onda

    del macabro, sfumando sul lato horror - malgrado non manchi e non venga neppure nascosto - per rafforzare l’anima strutturale da puro thriller di una storia tanto raccapricciante, quanto analitica, istruttiva, volta a far comprendere alle radici le ragioni che spingono queste menti devastate da un dolore insostenibile per le loro capacità di sopportazione, a fare quello che fanno, lasciandosi dietro una sorta di sofisticata mappa che tradisce un preciso tracciato, lastricato di indizi chiave. E se questa non è una novità, nel senso che si contano numerosi i precedenti in tal senso - per citare un esempio tra i più recenti basta pensare al Mr. Brooks interpretato da Kevin Costner – qui con The Horsemen la novità sta nei particolari ingredienti di questa mappa, legati appunto alla profezia biblica dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, peraltro secondo l’interpretazione datane dall’artista Albrecht Dürer. E soprattutto nel legame primario, quello più profondo che

    è alla base di tutto, al di là del ‘colore’ di facciata: quel cordone ombelicale strettamente quanto drammaticamente allacciato al rispettivo ambito familiare e alle complicate interrelazioni affettive, qui tragicamente illuminate, tra genitori e figli o tra fratelli. Ne esce una sorta di rebus-sciarada apparentemente indecifrabile, e questo malgrado l’ostinata determinazione del detective specializzato in odontologia Aidan Breslin, personaggio cui Dennis Quaid conferisce un viscerale cotè da uomo estremamente ‘stropicciato’ nel volto e nell’anima, devastato dal lutto di una moglie tragicamente perduta a causa di una malattia senza possibilità di appello e ‘appesantito’ dal carico di due figli che ‘gestisce’ - ma sarebbe più corretto dire con cui distrattamente convive - sul filo di un’inesorabile trascuratezza, alimentata da perenne assenza.

    Quando inizieremo ad intravedere, con il nostro ‘provato’ protagonista, l’identità della prima tessera di questo incredibilmente mostruoso mosaico, ossia del primo ‘demoniaco cavaliere’, sarà una scioccante rivelazione, ma non

    sarà nulla al confronto del seguito, di cui vi ritroverete, vostro malgrado, malcapitati testimoni chiave. Testimoni chiave per una delle più macabre e scioccanti scoperte che ci si possano immaginare, là dove questo filo di Arianna, intriso del sangue di vittime innocenti quanto colte sul filo di una ‘sorpresa particolarmente amara’ - solo quando vedrete il film capirete che cosa intendiamo con ‘sorpresa particolarmente amara’ - andrà a riannodarsi proprio in seno allo stesso protagonista. Se potrà esserci un barlume di speranza, un impervio sentiero che possa condurre ad una qualche possibilità di redenzione, lo scoprirete da soli.

    Commenti del regista

    "Io punto molto sugli storyboard... e sono molto interessato alle location. Amo decisamente il grandangolo e i primi piani stretti. Questo film è pieno di contrasti, dal desolato panorama di ambienti invernali alle claustrofobiche stanze adibite agli interrogatori della polizia. Amo fare dei primissimi piani, tanto da poter vedere bene la pelle dei personaggi... Io ho una grande esperienza come montatore quindi cerco sempre di raccontare le mie storie grazie al montaggio piuttosto che con le inquadrature. Realizzo una grande copertura con le cineprese, in modo da poter dare il tono e il ritmo giusto al montaggio. Nel corso degli anni, ho imparato che ci sono tante tecniche e approcci diversi che si possono utilizzare per raccontare una storia al cinema e questo è quello che funziona meglio per me. Credo che si possa dire che sia il mio ‘stile’ e questa sceneggiatura mi ha fornito delle grandi opportunità di sentirmi libero di esprimere il mio stile narrativo".

    Anche se gli omicidi seriali sono collegati all’antica profezia nel Capitolo sei nel Libro della Rivelazione, il modo in cui vengono uccise le vittime risale a un rituale praticato dalla tribù di nativi americana Mandan, ormai estinta. Si chiama sospensione e, negli ultimi anni, è diventata una sottocultura molto diffusa nel mondo:

    "E’ stato veramente semplice svolgere delle ricerche sulla sospensione. Sono andato su Internet e ho trovato centinaia, se non migliaia, di gruppi e persone differenti che praticano la sospensione. All’inizio, devo ammettere che ero un po’ intimidito dal fatto di sapere che, essendo una parte integrale del film, avremmo dovuto scoprirne qualcosa in più. Dopo aver incontrato e parlato con delle persone che eseguono questa pratica, ho assistito personalmente a una sospensione e questo mi ha aiutato a sentirmi più a mio agio. Queste persone passano molto tempo a preparare le attrezzature e se stessi per ogni sospensione. Sono molto impegnati in questa attività, quindi ora la capisco meglio. Per alcuni è una pura e piacevole iniezione di adrenalina, per altri è un modo di combattere le proprie paure, c’è chi la vede come una depurazione spirituale e chi un tipo di performance art... La sospensione è un tipo di attività a ‘effetto’ se vista con occhi vergini e ritengo che funzioni molto bene nel contesto del film. Abbiamo tutti pensato che fosse un approccio molto originale da inserire in un’indagine su un serial killer. Credo proprio che colpirà il pubblico. Ovviamente, non stiamo invitando le persone a provarci, perché può risultare decisamente pericoloso".

    Commenti dei protagonisti:

    DENNIS QUAID (Aidan Breslin):

    "Io avevo già interpretato dei poliziotti in passato e ne ho conosciuti tanti negli anni, con i loro problemi personali e professionali, come capita a tutti noi. Breslin è un tipo che ha perso la moglie che amava tanto, così ora è un padre single che tenta di crescere due figli giovani e portare avanti questo lavoro complicato allo stesso tempo. Sarebbe un compito durissimo per chiunque. La battaglia vera è la divisione che si sta creando tra lui e i figli e questa serie di omicidi non fa che aumentare le difficoltà a casa. Questa frattura crescente sta ferendo duramente Breslin".

    Altre voci dal set:

    Il produttore BRAD FULLER:

    "Il vero cattivo del film è la trascuratezza. E’ il catalizzatore per cui ogni rapporto, tra padri e figli, madri e figli, assassini e vittime, prende forma o viene modificato in qualche modo. Come tutti sappiamo, la trascuratezza può dar vita a profondi sentimenti di dolore, colpa e anche vendetta. Gli omicidi seriali dei Quattro Cavalieri sono una manifestazione diretta di queste sensazioni".

    Il produttore ANDREW FORM:

    "E’ quello che rende così spaventoso questo lavoro. Fa paura pensare che sia sufficiente un po’ di trascuratezza e mancanza di amore per spingere qualcuno a commettere degli atti inenarrabili. Basta leggere i titoli dei giornali sui crimini orrendi commessi da persone verso dei loro familiari o da ragazzi che a scuola uccidono gli insegnanti e i compagni di classe. Mentre ci addentriamo maggiormente in questo tipo di casi, scopriamo che c’è sempre qualche forma di negligenza, fisica, emotiva o sociale. C’è una magnifica battuta nella sceneggiatura che dice ‘non ci sono Quattro Cavalieri, ce ne sono milioni’. Ti chiedi cosa c’è pronto a esplodere. E’ un’idea che ancora questo film alla realtà, anche se i riferimenti biblici alludono alla fine del mondo come lo conosciamo. Sicuramente, suscita delle domande".

    Links:

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    • Lou Taylor Pucci

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    Galleria Video:

    The Horsemen (Versione italiana).mov

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