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    61a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - Lido di Venezia - Tom Hanks è l’inossidabile perno della nuova “commedia umana” spielberghiana

    L'Omaggio di CelluloidPortraits a Tom Hanks - Steven Spielberg si ispira ad una storia vera e chiama a raccolta Tom Hanks, Catherine Zeta-Jones, Stanley Tucci, Zoe Saldana e Diego Luna, tra gli altri, per un dramedy dai risvolti favolistico-morali - The Terminal ha tutte le carte in regola per eleggersi a favola buona del terzo millennio. E come tutte le favole, brillante e divertente, attraverso il protagonista principale, porge la sua lezione morale, il simbolo da imitare, non tralasciando di far calcare la ribalta al caleidoscopio umano di un dietro le quinte aeroportuale.

    "Diciamo che il fatto è successo davvero, a Parigi. Quest'uomo è rimasto per un anno recluso in un'area dell'aeroporto Charles De Gaulle. Dopo essere stato "liberato", però, scelse di rimanere ed è ancora là! La vicenda umana però non è ricalcata sulla sua, ne abbiamo solo preso ispirazione... E' un set meraviglioso. Il più grande nel quale abbia lavorato per tutti i miei film. Quando ce l'hanno consegnato è stato come ricevere un regalo... Viktor va negli Usa per un motivo romantico, quasi fantastico e poi decide di tornare nel suo Paese. Diciamo che durante quell'esperienza ha modo di vedere molto dell'America... Nei momenti più tristi e difficili, Hollywood è lì, a riprodurre la realtà aiutandoci a comprenderla o per regalarci una via di fuga da essa".
    Il regista Steven Spielberg

    (The Terminal; USA 2004; Dramedy romantico; 128'; Produz.: Dreamworks, Amblin Entertainment, Parkes/MacDonald Productions; Distribuz.: Dreamworks, Uip)

    Locandina italiana The Terminal

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: The Terminal

    Titolo in lingua originale: The Terminal

    Anno di produzione: 2004

    Anno di uscita: 2004

    Regia: Steven Spielberg

    Sceneggiatura: Andrew Niccol, Sacha Gervasi, Jeff Nathanson

    Soggetto: Andrew Niccol, Sacha Gervasi

    Preliminaria - Curiosità:

    Il film è ispirato alla storia vera del rifugiato iraniano Mehran Karimi Nasseri: giunto nel 1988 all’aeroporto di Parigi “Charles de Gaulle”, dopo essersi visto rifiutare il visto di ingresso dal Regno Unito a seguito del furto del suo passaporto, le opportunità offerte dalle autorità francesi furono due: il rimpatrio o la permanenza in Francia. Mehran Karimi Nasseri ha vissuto nel “Terminal 1” dell’aeroporto della capitale francese sino ad agosto 2006. Sembra che Steven Spielberg abbia versato all’iraniano circa 300mila dollari per poter portare sulla scena la sua storia.

    L’aeroporto finto ricostruito per fungere da set era ispirato molto da vicino al Düsseldorf International Airport.

    L’inno della fittizia Repubblica di Krakozhia è in realtà l’inno albanese il cui testo sono una sequela di suoni non-sense che non provengono da nessuna lingua.

    La lingua che invece Viktor parla lungo l’arco del film è bulgaro mentre il testo dei materiali editoriali che si porta dietro è russo (maccheronico, peraltro). La patente che esibisce in una scena è invece una vera patente di guida bielorussa rilasciata nel 1995.

    Steven Spielberg ha dichiarato che, a suo modo di vedere, The Terminal è un piccolo omaggio all’opera di Frank Capra, che secondo lui è onesta e densa di vero sentimento.

    Il film prevedeva un finale differente (nel quale Amelia andava a New York con Viktor), ma le anteprime presso il pubblico convinsero Spielberg a girarne un altro.

    La ragazza che Viktor cerca di aiutare mentre ha problemi evidenti con la sua valigia è Sasha Spielberg, la figlia del regista

    Cast: Tom Hanks (Viktor Navorski)
    Catherine Zeta-Jones (Amelia Warren)
    Stanley Tucci (Frank Dixon)
    Chi McBride (Joe Mulroy)
    Diego Luna (Enrique Cruz)
    Barry Shabaka Henley (Ray Thurman)
    Kumar Pallana (Gupta Rajan)
    Zoe Saldana (Impiegato Torres)
    Eddie Jones (Salchak)
    Michael Nouri (Max)
    Jude Ciccolella (Karl Iverson)
    Corey Reynolds (Waylin)
    Guillermo Diaz (Bobby Alima)
    Rini Bell (Nadia)
    Stephen Mendel (Steward di 1a classe)
    Cast completo

    Musica: Peter Miles

    Costumi: Mary Zophres

    Scenografia: Anne Kuljian

    Fotografia: Janusz Kaminski (Asc)

    Scheda film aggiornata al: 10 Aprile 2020

    Sinossi:

    Una missione da compiere, non si sa bene quale, all’inizio, ma è certo che uno spaesatissimo tizio di nome Viktor Navorski (Tom Hanks), proveniente da un improbabile ma simbolicamente significativo paese dell’Est europeo, Krakozhia, ha la precisa esigenza di recarsi a New York City, tenendosi ben stretto un barattolo per noccioline di cui si ignora il contenuto. Viktor non conosce la lingua americana, per cui è straniero in terra straniera, ma si ritroverà ben presto ad avere una conoscenza piuttosto stretta, si direbbe persino intima, del popolo a stelle e strisce che lo ospita, paradossalmente attraverso l’aeroporto, John F. Kennedy International Airport, in cui giocoforza dovrà permanere per un surreale arco temporale che surclassa la più disastrosa attesa aeroportuale che un passeggero si sia mai sognato. Gradualmente e con difficoltà, apprende la ragione del suo fermo: un colpo di stato nel suo Paese di origine che sfocia in una violenta guerra aperta, gli soffia l’autorizzazione da parte degli Stati Uniti a varcare le porte aeroportuali per accedere a New York City, ma … Viktor si dimostra decisamente un uomo pieno di risorse.

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    Tom Hanks è l’inossidabile perno della nuova “commedia umana” spielbierghiana, favola buona del terzo millennio che attraverso il protagonista principale, porge la sua lezione morale, il simbolo da imitare, non tralasciando di far calcare la ribalta al caleidoscopio umano di un dietro le quinte aeroportuale.

    Che forza Tom Hanks! Si direbbe che la volontà di far sorridere in circostanze come quelle che la nostra realtà, alquanto amara, ci impone, che secondo Spielberg dovrebbe diventare un auspicabile input hollywoodiano, trovi pienamente consenziente anche Tom Hanks. Dopo il cosiddetto ‘humour’ nero del Ladykillers dei fratelli Coen, eccolo alle prese con un personaggio immaginario, sicuramente più solare del precedente, vestito di un sano, innocente, humour positivo, calzante e sfumato a dovere dall’inventiva e dall’indubbia genialità che lo contraddistingue da tempo come un interprete tra i più grandi e raffinati. Così con la forza e la profondità dei suoi ruoli drammatici (Forrest Gump, Salvate il

    soldato Ryan, Il miglio verde …) Tom Hanks riesce ad intrecciare superbamente esilaranti performances da comico nato. Commentando The Terminal, non si può non partire dal ruolo di Tom Hanks, perché realmente ne risulta il perno, su cui la regia spielberghiana muove le proprie stratificate raffinatezze di inquadrature particolari, cariche di contenuto, come rimarcature su brani di sceneggiatura in cui le parole sarebbero superflue: un esempio tra i tanti il graduale allontanamento della m.d.p. da un primo piano di Viktor che lo vede rimpicciolirsi a vista d’occhio in mezzo alla folla aeroportuale sempre più vasta. Quale modo più efficace di sottolineare il senso di spaesamento da parte del personaggio in questione? Senso di spaesamento che permette a Tom Hanks di lastricare il suo avventuroso percorso, di numerose gags, alle prese con le inevitabili esigenze primarie di sopravvivenza all’interno dell’aeroporto e si sa, la necessità aguzza l’ingegno e lo smarrimento ben

    presto lascerà il posto a impegni di lavoro, come ristrutturare di suo pugno certe aree dissestate o di ampliamento dell’aeroporto, a cercare di procurarsi pasti quotidiani pur non disponendo di denaro. Le sue azioni come ‘abitante forzato di un aeroporto’ non potranno che attirare l’attenzione del nutrito e variegato nucleo di quella umanità nelle diverse fasce sociali che nell’aeroporto lavora. In tal senso sembra quasi di assistere ad un neo ‘Truman Show’, in cui questa volta è Viktor ad essere nel centro del mirino, ripreso dalle telecamere interne, osservato con circospezione, talora osteggiato con forza, ad esempio dal Funzionario aeroportuale supervisore Dixon (Stanley Tucci) o visto con graduale, crescente fino a diventare corale, benevolenza e simpatia, soprattutto da parte di coloro che si ritroverà ad aiutare in svariati modi. Ecco come Viktor traduce il suo spaesamento e la sua permanenza forzata in un operare costruttivo e di positiva interazione con

    gli altri, troneggiando quale simbolo ed esempio ideale da imitare in seno a quella che deve vedersi come favola buona del Terzo Millennio, in perfetto stile spielberghiano. Delizioso, ma non determinante, il cameo dell’amicizia, più che love story, che Viktor si ritroverà ad intessere con la splendida assistente di volo Amelia (Catherine Zeta Jones), forse un po’ troppo cadenzato secondo i ritmi e le note edulcorate tipiche della soup opera. Ben più significativo il nobile motivo, che scopriamo nel corso del film, insieme al contenuto del misterioso barattolo per noccioline, per cui Viktor si sta recando a New York City, lasciando intravedere l’importanza data da Spielberg alla ‘memoria storica’ (presente in maniera ovviamente più importante e in termini alquanto diversi, in Schlinder’s List).
    Esempio davvero ideale quello di Viktor. Ve lo immaginate se qualcuno di noi si fosse ritrovato realmente in quelle stesse circostanze: un’attesa forzata non di ore, o giorni,

    ma mesi ? Sicuri che avreste reagito comportandovi nello stesso modo?


    IN D V D (Commento a cura di PAOLO LOMBARDI)

    Note tecniche: Edizione speciale due dischi-Audio 5.1 DTS: italiano, inglese; sottotitoli: italiano, inglese

    DISCO 1: Film

    DISCO 2: Contenuti speciali

    - Prenotando il volo: lo script, la storia)
    - Aspettando il volo: costruendo il Terminal
    - Imbarco: La gente del Terminal (Tom Hanks è “Viktor”)
    - Imbarco: La gente del Terminal (Catherine Zeta-Jones è “Amelia”)
    - La partenza: Making The Terminal
    - Servizio a bordo: La musica di The Terminal

    Tutti i motivi dell’”imbarco” su un Terminal futuribile. Costruito su scala monumentale e ineccepibile dal punto di vista ingegneristico il ‘Terminal’ di Spielberg & Company si ispira ai più moderni aeroporti internazionali: una realtà nella finzione e soprattutto una scelta vincente giocata su un’idea bella e originale, dove peraltro Tom Hanks ha improvvisato molto più che in altri film..

    La genesi:
    Tre copioni letti il sabato, due la domenica

    e Terminal era l’ultimo del wekeend. Quando lo ha letto si era completamente dimenticato dei precedenti. Così Steven Spielberg racconta nel 1° capitolo dei Contenuti speciali (2° disco del DVD), perché ha deciso di dirigere The Terminal. E’ stata proprio l’idea in sé, “La vita in attesa”, a catturare la sua attenzione, ma c’è chi si è portato oltre, sperimentando di persona la vita in aeroporto prima di scrivere il copione. E’ il caso dello sceneggiatore Sacha Gervasi, la cui diretta testimonianza può darvi un’idea del livello di scrupolosa aderenza alla realtà ricercata dallo Staff di Spielberg per questa insolita avventura in celluloide: “Ho passato diverso tempo lì a dormire su una panchina del ‘Terminal Tom Bradley’ scoprendo la gentilezza nelle persone in un posto di per sé considerato tra i più alieni e inospitali e che si ha fretta di lasciarci alle spalle. All’improvviso si trasforma in una parte

    del mondo che vede Viktor, un mondo dove le persone dipendono l’una dall’altra, dove c’è vera amicizia e senso di comunità. Molti elementi del film sono il frutto del mio periodo di ricerca trascorso all’aeroporto a contatto con molte persone. Ma c’è anche un altro aspetto importante sottolineato dall’altro co-sceneggiatore, Jeff Nathanson, che si è detto attratto dall’idea di realizzare una storia sull’immigrazione e sull’America. Questioni serie appuntate su un genere commedia per la verità ibrido, sul quale si interroga lo stesso produttore Walter Parkes: “E’ una commedia a sfondo umano? E’ una tragedia? E’ una commedia seria?… Il film parla di un uomo che rimane intrappolato in un aeroporto e che, come in un microcosmo, si trova faccia a faccia con le realtà che avrebbe trovato a New York. Vi sono momenti divertenti, altri tragici e un intermezzo romantico.” Quello che è il risultato di una modifica apportata al

    copione durante le riprese, perché tra Viktor e Amelia, secondo la storia descritta da Spielberg doveva esserci soltanto un ‘rapporto d’affetto’, non d’amore, come poi di fatto è invece diventato sulla base del grado di affiatamento tra i due interpreti, tale da cambiare il film. L’altra produttrice, Laurie MacDonald, rivela un'altra sfaccettatura interpretativa ancora sul lato introspettivo, osservando come la gente in aeroporto sia mentalmente assorbita dalla propria destinazione e vada sempre di fretta, allo stesso modo di tutti noi nel nostro rispettivo quotidiano: “Rimane poco tempo per riflettere e in un certo senso penso che Viktor, restando fermo, funga da specchio per queste persone e consenta loro di esaminare la loro vita. Non penso che quest’esperienza cambi Viktor come persona, certamente si innamora, ha contatti con gli altri ma l’effetto è più evidente sulla vita delle altre persone”. Noi stessi rivediamo il mondo attraverso gli occhi di Viktor, in

    una visione del tutto particolare evidenziata dal commento dello sceneggiatore Gervasi: “… Lui vede il nostro mondo per la prima volta. Gli abitanti dei piccoli paesi dell’Europa dell’Est, particolarmente durante la Guerra Fredda, ma ancor oggi, considerano straordinarie molte cose che noi diamo per scontate. Quindi è una gioia vedere il nostro mondo attraverso i suoi occhi ed iniziare ad apprezzare quanto fortunati siamo e quante cose abbiamo a cui non prestiamo nemmeno attenzione”.

    Costruendo il Terminal:
    L’imput era quello di costruire un terminal internazionale moderno, di fatto poi frutto di ricerche approfondite sul Terminal di Denver, di Narita e Osaka in Giappone e Francoforte che, avevano tutti caratteristiche simili: “erano inondati da un grande fascio di luce naturale e vantavano un’architettura interessante, quasi retrò, come un vecchio hangar degli anni Venti, reinterpretato sulla base di principi modernisti. Quindi il vecchio si mescolava col nuovo”. Un imput che ha accomunato Spielberg al

    Production Designer Alex McDowell, già al suo fianco per Minority Report, e che in questo caso ha realizzato il terminal al computer, poi ha costruito uno splendido modellino che Spielberg si è studiato ben bene per un’intera estate: “con una telecamera a periscopio potevo passeggiare per l’aeroporto. La telecamera all’estremità del tubetto mi consentiva di registrare le immagini. Tramite il modellino ho pianificato diverse riprese durante le mie vacanze estive sulla East Coast”. Il che la dice lunga sul metodo di lavoro di un regista come Spielberg che proprio di recente (Giugno 2005) è stato incoronato “il migliore di tutti i tempi” nella Top Ten dell’”Empire” dai lettori della prestigiosa rivista. Spielberg ha voluto qualcosa di monumentale perché voleva ricreare uno spazio in cui Viktor si sarebbe sentito in soggezione al suo arrivo. “In fase di studio delle dimensioni degli aeroporti abbiamo capito che il nostro set era troppo

    grande per qualsiasi teatro di Los Angeles - racconta il Production Designer Alex McDowell - Così
    hanno cominciato a cercare un grande spazio nei dintorni di Los Angeles. Abbiamo trovato questo hangar a Palmdale che usano per costruire e riparare aerei e 747. Vi è spazio per sei aerei. E’ uno spazio enorme, lungo 230 metri, largo 90 e alto 20. Il nostro set lo riempie quasi tutto, con gli sfondi circostanti, le luci e tutto il resto. Tre settimane per progettarlo, ventuno per realizzarlo. Una vera e propria struttura architettonica con vero acciaio e 5500 metri quadrati di vero granito come pavimento. Una struttura auto portante con un tetto vero anche se più leggero di uno reale e non resistente alle intemperie perché non necessario, ma tutto vero, vetro, negozi. Duecento persone impegnate per la costruzione di questo set tra addetti a costruzioni, saldature, vetrai, verniciatori e intonacatori. Tutto

    questo ha richiesto studi ingegneristici su ogni parte della costruzione, un’esperienza del tutto nuova per tutti loro”.
    Detto ciò il Production Designer vi condurrà, facendovi da guida, sul set della struttura - il primo set con vere scale mobili - visionando la disposizione interna del terminal dai vari punti di osservazione: la vista principale, il balcone, la zona di transito, quella dei negozi, del ristoro, il gate delle partenze, ecc.
    A dimostrazione dell’iperperfezionismo venato di sfumature eccentricamente sofisticate e radicate ancora una volta nell’introspezione come anima del film anche nelle fasi costruttive del terminal, sta la dichiarazione ancora del Production Designer: “Ai JFK abbiamo notato la presenza di un nuovo sistema di segnalazione chiamato ‘Wayfinding System’. E’ un sistema recente e s’ispira all’aeroporto di Amsterdam. E’ stato progettato da un grande designer di nome Paul Mijksenaar. Il JFK e l’autorità portuale l’hanno chiamato e lui ha disegnato un sistema di

    segnalazione completamente nuovo. Una vera e propria struttura architettonica. Usa colori diversi in base a uno studio sulla psicologia dei passeggeri. Il designer grafico, François Audouy, sviluppava le indicazioni necessarie e poi le spediva ad Amsterdam. Abbiamo sviluppato un approccio collaborativo basato sulle idee di Paul Mijksenaar, quindi le indicazioni sono molto simili non solo a quelle del JFK, ma anche a quelle degli aeroporti del futuro”. E come se ciò non fosse sufficiente scopriamo ancora dalle parole di Spielberg che il grande set era quello del Terminal principale ma vi era un altro piccolo set in un hangar aggiuntivo, dove stavano costruendo un’ala dell’aeroporto, ma dato che i lavori non sono mai stati conclusi ha circa 35/40 anni. Vi regna il caos, lo usano come magazzino per riporre tutto il materiale utilizzato per rimodellare l’aeroporto. Spielberg rivela l’utilizzo di uno straordinario fondale con vere luci mobili ma, soprattutto, una

    nota di approfondimento del proprio metodo di lavoro, quello che gli permette di scoprire il set ogni giorno da una prospettiva sempre diversa, in maniera da essere sempre stimolato al massimo.

    La gente del Terminal: Tom Hanks è Viktor, Catherine Zeta-Jones è Amelia ecc..

    In questo paragrafo l’intervento di Tom Hanks sul personaggio è coadiuvato da Steven Spielberg che, dopo le precedenti collaborazioni con Hanks in Salvate il soldato Ryan e Prova a prendermi, assicura che qui, in The Terminal, l’attore improvvisa molto più che nelle precedenti performances, è ancor più creativo, e ne precisa i termini, dandoci l’idea che il film è com’è grazie ad un apporto non indifferente da parte, appunto, dell’interprete protagonista: “Ha arricchito il film con elementi che non erano nel copione, a cui non avevo pensato e che nessuno si aspettava - dice Spielberg - proponeva ottime idee per il personaggio. E addirittura sono state proprio certe

    caratteristiche del personaggio di Hanks a convincere Spielberg a dirigere il film: “Quest’uomo (Viktor) non è un pagliaccio o un buffone. Non ci prendiamo gioco di un immigrante in una terra inesistente. E’ una persona molto dignitosa piena di fiducia verso gli altri e sempre ottimista. E’ questo che mi ha affascinato del copione. Viktor Navorski, non puoi insultarlo nemmeno se vuoi. Era difficile ferire i suoi sentimenti. Vedeva il lato positivo di qualsiasi problema che doveva affrontare e trovava sempre un modo per superare la situazione. Aveva la pazienza di Giobbe ed era una persona umanitaria. Amava la gente e amava osservarla. Questi sono aspetti del soggetto che mi hanno convinto a dirigere il film”.
    Tom Hanks, dal canto suo, fa osservare come il suo personaggio subisca una trasformazione nel Terminal e assorba più cultura americana lì che non se fosse stato fuori in giro per l’America per tutto il tempo.
    Steven Spielberg commenta anche il personaggio di Catherine Zeta-Jones, Amelia, osservando la sfida sul filo del contrapposto: l’attrice più bella del pianeta che recita il ruolo di una donna sfortunata in amore. E questo è stato possibile nel solco della vulnerabilità e dell’insicurezza del personaggio.

    Tra “la gente del terminal”, oltre agli interventi di Spielberg, Hanks e Zeta-Jones sui personaggi protagonisti, il disco dei contenuti speciali fornisce un paragrafo riservato a ‘Il mondo di Viktor’, non segnalato sulla cover del DVD, in cui sempre Spielberg e gli interpreti dei vari altri personaggi illustrano l’impronta caratteriale di ognuno: da Dixon interpretato da Stanley Tucci, a Thurman (Berry Shaaka Heuley), a Enrique (Diego Luna), all’agente Torres (Zoe Saldana), all’ottantasettenne Gupta (Kumar Pallana) ecc.

    Making ‘The Terminal’:
    Attori, regista, produttore decantano ogni meraviglia del set, estremamente inusuale e contrario rispetto alla norma che prevede spazi angusti e bui: qui è stato invece realizzato un set estremamente realistico, illuminato completamente in ogni sua parte come in un vero aeroporto, ricreato in un’immagine ricca di colori con qualche asso nella manica da parte del direttore della fotografia, come fa osservare ancora Spielberg che in pratica commenta ogni sezione dei contenuti speciali di questo DVD. Ad esempio “La luce del proiettore ad arco riproduce la luce del sole, creando l’impressione di raggi che inondano l’aeroporto creando i riflessi della luce tramite pannelli bianchi”. La rimarcatura di altri dettagli sempre a proposito di scelte luministiche diventano importanti per rileggere il film con la dovuta attenzione e dare il giusto valore di significato a particolari scelte sceniche. Ad esempio il fatto che il film apra con un “look cool”, ottenuto con toni blu e verdi, un look piuttosto freddo come si addice all’ufficio immigrazione, un luogo non propriamente tra i più accoglienti e calorosi, mentre man mano che conosciamo Viktor e ci affezioniamo a lui i colori e le tonalità del film si riscaldano. La sezione è interessante anche per ulteriori interventi di Costume Designer che motiva i vari look di Tom Hanks, del Supervisore degli effetti speciali, il quale rivela trucchi come quello che permette ad Hanks di spingere tutti insieme i 40 carrelli all’aeroporto, nonché la creazione del mondo della pista aeroportuale oltre le vetrate del Terminal. Ma l’impronta tutta spielberghiana del film sull’onda dell’energia, al di là delle apparenze o delle aspettative stimolate dal soggetto, tiene a rimarcare direttamente il regista facendo perno su una ripresa in particolare che evidenzia il concetto per contrasto: “…Viktor è bloccato in un aeroporto, quindi ti aspetti che il film sia privo di energia, che si ripieghi su stesso e sia estremamente lugubre. Ma io volevo creare l’effetto contrario. Volevo formare vere e proprie schiere di passeggeri nell’aeroporto. Vi è una ripresa in cui Viktor è fermo e la telecamera indietreggia fino alla fine dell’aeroporto. Lo perdiamo, diventa invisibile, ed è l’unica persona che non si muove. Tutti gli altri si muovono in ogni direzione ma lui no. L’energia non manca nella storia. L’attesa può essere spettacolare, entusiasmante”.

    La musica di The Terminal:
    Secondo la visione spielberghiana, la musica doveva cogliere l’essenza dell’Europa dell’Est. Per questo erano previste note etniche che sottolineassero la storia e le origini di Viktor, mentre altre note americane, “dolci e innocenti”, dovevano rappresentare Amelia. Un motivo a parte era riservato al momento dell’incontro dei due personaggi, con il climax del romanticismo nella sequenza della fontana. Questo paragrafo dei contenuti speciali offre la testimonianza diretta del compositore John Williams che conferma quest’orientamento di base e aggiunge interessanti annotazioni sul conto della foto che ritrae noti jazzisti sul finale del film, che ha proprio il jazz come trama secondaria. Per le note etniche riferibili a Viktor, Williams ha usato il clarinetto, in quanto strumento diffuso tra molti gruppi dell’Europa dell’Est e del Sud-Est, ma anche il “cymbeline”, originario dell’Ungheria, coniugati con il tocco leggero e impalpabile di una fisarmonica, ottenendo un risultato orchestrale desueto. Insomma The Terminal è ritenuto “un film delizioso” che sembra aver offerto ottime opportunità anche dal punto di vista musicale.

    Pure non segnalato nella Cover del DVD, a titolo di cocktail di divertenti curiosità, conclude il mix dei contenuti speciali il paragrafo ‘Atterraggio: storie di aeroporto’, che raccoglie esperienze personali di regista, interpreti e staff tecnico in aeroporti vari e una nutrita Galleria fotografica.


    VOTO al DVD: ****/5

    Links:

    • Steven Spielberg (Regista)

    • Catherine Zeta-Jones

    • Tom Hanks

    • Stanley Tucci

    • Diego Luna

    • Zoe Saldana

    • Spesso ritornano... Nuovo approdo lagunare per Steven Spielberg e Tom Hanks con The Terminal (Interviste)

    • Criminal (Interviste)

    1

    Galleria Video:

    terminal.mov

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