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    L'INTERVISTA

    Criminal

    09/09/2004 - Press Conference & Dintorni

    Criminal (Regia: Gregory JACOBS)

    Gregory JACOBS, Diego LUNA, Maggie GYLLENHAAL, John C. REILLY

    UN RUOLO NEL RUOLO PER I PROTAGONOSTI DI CRIMINAL: ATTORI CHE RECITANO LA PARTE DI IMBROGLIONI, PERSONAGGI CHE PER LORO STESSA NATURA RECITANO, FINGENDO DI DIRE LA VERITA’

    Questo progetto scaturisce da un precedente film argentino Nueve Reinas (Nove Regine) di cui Criminal è dunque il remake, diretto da Gregory Jacobs, al suo debutto come regista cinematografico, ma già aiuto di alcuni dei più stimati colleghi nel settore. E’ lui stesso a motivare questa sua scelta: “Ho visto il film (Nueve Reinas) che ho amato moltissimo e mi ha dato l’idea di poter includere come personaggio la città stessa: uno dei protagonisti del mio film, per così dire ‘di imbroglioni’, è difatti la stratificazione sociale di Los Angeles, con tutte le questioni di classe e di razzismo… Sembrava interessante il matrimonio tra questi due assi portanti della storia: Los Angeles come personaggio a se stante e un tipico intreccio con al centro l’imbroglio”. Anche la scelta di Los Angeles - opzione condivisa peraltro sia da Michael Mann per Collateral che da Wim Wenders per Land of Plenty - trova la sua logica ragione di essere: “Los Angeles è una città del XXI secolo - prosegue Jacobs - ed è veramente un crogiolo di varie identità di razze, di classi, e per me includerla come personaggio nel mio film, dando questo ritratto della città e trattare questi temi di razza, di classe, in un modo piuttosto delicato, fotografare la città in un modo diverso e visitare quartieri che di solito non sono ripresi nei film, era una grandiosa opportunità. Il lato Est di Los Angeles non è molto visto. Per me, come cineasta indipendente, era importante far vedere un altro volto di Los Angeles”. Una bella opportunità per il regista, ma anche per gli attori, come Diego Luna (Premio Mastroianni a Venezia nel 2001 con Y Tu Mama Tambien), ad esempio, a Venezia anche per The Terminal diretto da Steven Spielberg: “Terminal mi ha dato la possibilità di fare Criminal. Essere vicino a Steven Spielberg e imparare da lui è stato fantastico. Cerco sempre un maestro, un insegnante, dovunque vado a lavorare. Perciò questa di Criminal è stata un'opportunità fantastica. E lui (Steven Spielberg) ha un po’ la stessa energia che ha Greg (Gregory Jacobs)… E’ stato molto facile dire di si a questo progetto (Criminal), accattivante come storia e sceneggiatura. Trattandosi di remake il confronto con l’originale sorge sempre spontaneo, anche dal punto di vista degli attori protagonisti, per i quali Nueve Reinas non sembra proprio aver rappresentato problema alcuno. E’ John C. Reilly (Nomination all'Oscar come 'Miglior Attore Non Protagonista' per Chicago, Gangs of New York, The Hours) a parlarcene per primo: “Non avevo visto il film Nueve Reinas, perciò non mi sono posto il confronto con l’originale. Ho fatto alcune pieces teatrali molto famose, e in questi casi, non si parla mai di reinterpretare una piece, sembra essere più ‘scandaloso’ rifare un film invece, mentre al teatro è una cosa normale. A me non importa da dove viene la storia. Importa come la si racconta…”. E, aggiunge Maggie Gyllenhaal (plurinominations per Secretary, Confessioni di una mente pericolosa, Mona Lisa Smile) : “Neanch’io avevo visto il film precedente prima di fare questo, e ho quasi fatto una dissociazione dal fatto che questo nostro effettivamente era un remake… Se si fa un remake, una piece teatrale o qualsiasi altra cosa, bisogna sempre comunque avere la mente aperta, cioè cercare di buttarcisi dentro in modo totalmente libero… ho cercato di dimenticarmi del fatto che si trattava di un remake, sapevo che lo era, ma secondo me è molto bello avere un approccio completamente personale, soggettivo”. Neppure Diego Luna sembra essersi curato di vedere l’originale e considera: “… E’ molto bello onorare ciò che fanno i cineasti argentini, anche se passano una crisi terribile, le loro storie sono bellissime e fanno degli ottimi film. Quindi Criminal è un bell’omaggio a loro, però non ci penso. Secondo me ci sono molte persone che non hanno avuto la possibilità di avere Nueve Reinas, ma anche quelli che hanno visto questo film, vedranno in Criminal un film diverso, perché Los Angeles diventa un personaggio e proprio questa è ad esempio una grande differenza fra il nostro remake e il film originale”.
    A qualcuno Criminal ha ricordato lo spirito della commedia all’italiana dell’età d’oro di Dino Risi e Mario Monicelli, dove compaiono per l’appunto anche temi sociali, ma Jacobs chiarisce subito l’equivoco: “Qua l’influenza per me era piuttosto a livello di humour… l’influenza, l’impatto del film ricalca soprattutto le pellicole che provengono dalla tradizione americana degli anni Sessanta-Settanta. Ho utilizzato questi film come base: erano film di normale amministrazione… ho cercato di proseguire questa vena…l’idea cioè che qui non si trattava di un unico tipo di film, ma di vari elementi coinvolti contemporaneamente nel mio film. C’era per l’appunto negli anni Sessanta-Settanta un tipo di film che aveva più di un film al suo interno, era fatto da più elementi, e questa è la cosa interessante che mi ha dato l’idea. Quando la gente mi chiede che tipo di film è Criminal, io rispondo che ‘è una commedia, un dramma familiare, un film sull’amicizia tra due persone, un dramma sociale su Los Angeles. Quindi non si tratta di un unico tema o di un unico stile che ha influenzato il mio film”.
    Reilly però, si dice innamorato dell’Italia dopo essere stato a Roma per Gangs of New York diretto da Martin Scorsese, e si augura di essere ingaggiato prima o poi da un cineasta italiano, registro su cui si allinea anche Diego Luna che prossimamente lo si vedrà invece alle prese con una storia d’amore in un ‘road movie’ messicano dal titolo What God Knows. Abbiamo delucidazioni anche per quel che attiene allo stile dei personaggi di Criminal, per i quali si prova più simpatia che riprovazione per quello che sono e che fanno. Prendiamo ad esempio il personaggio di Reilly, malgrado di fatto un inequivocabile imbroglione, si è quasi un po’ dispiaciuti al momento del suo arresto finale, perché in definitiva, si tratta di un personaggio in qualche modo accattivante: “Non ho preso come base una persona specifica. Non lavoro in questo modo di solito - dichiara - almeno se non quando voglio fare il ritratto di qualcuno vivente. Era semplicemente ciò che avevo in comune con questo personaggio: l’attore e l’imbroglione hanno molto in comune, le loro capacità sono quasi simili… il personaggio è piuttosto concentrato sul suo obiettivo…ho semplicemente guardato dentro di me per cercare qualche analogia, tra me e lui…C’era una altro film molto diverso, French Connection, che aveva al suo centro un anti-eroe, qualcuno che non è necessariamente un simpaticone, nonostante questo ci vai dietro e vuoi che lui arrivi al suo obiettivo”. E quanto alla Valerie interpretata da Maggie Gyllenhal, è lei stessa a tratteggiare il suo approccio al personaggio: ”Quando ho letto la sceneggiatura mi sembrava che Valerie, il mio personaggio, dovesse essere questa femme fatale degli anni Quaranta, trasposta negli anni Settanta, del ‘movie sting’, e man mano che siamo andati avanti nel girare il film mi sono accorta - forse in modo inconscio e non consapevole - che lei gioca, che lei effettivamente recita e non è molto brava nel farlo. Vuol comunicare con suo fratello che è un imbroglione e per comunicare con uno che racconta frottole bisogna farlo con quello stesso linguaggio, quindi lei recitava la femme fatale senza successo, non è riuscita e io ho recitato la sua rabbia. E’ stato interessante guardarci dentro ed esplorare un po’ questa donna fantasma che cercava di essere. Mi piaceva questo ruolo che recitava ma mi interessava anche il modo in cui lei recitava una parte. Ed è difficile mantenere alta la performance … nel giusto equilibrio, come in sospensione, tra vulnerabilità e forza”. Diego Luna si è detto attratto dal fatto che nel film il suo personaggio sfata un luogo comune: “Normalmente in tutti i film americani, i messicani sono soggetti molto pericolosi, sempre coinvolti con la droga, il narcotraffico, ma quello che mi è piaciuto del mio personaggio in questo film è che io sono un buono alla fin fine, e quando ho letto questo mi sono detto: ‘Finalmente un personaggio messicano in un film americano che è qualcuno di cui si può aver fiducia. E questo l’ho trovato molto bello. Ho vissuto a Los Angeles, nel quartiere dell’East Side e ho imparato tante cose, ad esempio che la maggior parte dei messicani, quando partono dal Messico, portano il Messico a Los Angeles: mangiano, bevono e vivono allo stesso modo, le feste, la musica, tutto è messicano. Quindi ho trovato tantissimi collegamenti… Mi sentivo a mio agio col personaggio e anche col fatto che Los Angeles è una città-conglomerato di tante culture che convivono ma non si mescolano tra loro”. Chi fosse alla ricerca di un finale Happy Ending, come di consueto in film di questo genere, rimarrebbe deluso con Criminal, perché qui, in realtà, l’imbroglione è a sua volta imbrogliato da un manipolo di conoscenti o parenti convenuti poi in un consuntivo imbroglio corale e per il protagonista si mette male.

    (a cura di PATRIZIA FERRETTI)



     
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