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    Il cinema di Alice Rohrwacher

    The Alice Rohrwacher Touch

    SCHEGGE DI STILE IN CELLULOIDE

    Alice Rohrwacher - Lazzaro felice:

    "Il racconto dell'abbandono delle campagne, della trasformazione sociale del nostro paese è stato fatto tante volte ma io sentivo che ne mancava un pezzo. Sì la gente è andata in città ma ci è andata perché l'istituzione della mezzadria, che stava alla base del mondo contadino, è crollata. Questo è successo del 1982, io ero già nata, non parliamo di un'epoca così lontana... un manifesto politico sulla storia degli ultimi cinquant'anni di Italia. È stato così tanto il risentimento, la sofferenza di questa comunità di persone nei confronti dei padroni che sono tutti scappati. La trasformazione del nostro paese da agricolo a un posto dove non c'è un legame tra il luogo e chi lo vive e coltiva è un passaggio epocale, in questo senso il film è politico. Sentivo che era l'ultimo momento per farlo, per costruire un mondo occorre una realtà a cui appoggiarlo e oggi era l'ultima occasione per poter narrare quel mondo ormai scomparso. Poi il film è diventato anche religioso ma nel senso di una religione della preistoria attraverso il personaggio di Lazzaro".
    Alice Rohrwacher
    Alice Rohrwacher - La Chimera:

    "Quando ero piccola, nella nostra regione sentivo raccontare di questi maledetti tombaroli che andavano in giro di notte a rubare nelle tombe. La cosa che mi faceva più impressione era non tanto che, attraverso queste attività, non rispettassero la legge del giorno, la legge dei vivi, ma che andassero contro la legge dei morti, la legge della notte, dell'invisibile, e quindi questo loro doppio oltraggio mi ha sempre turbato, e allora mi sono chiesta: 'Com'è possibile che, dopo duemila, tremila anni, degli uomini sentano di avere l'autorità per profanare queste tombe, per entrare, prendere degli oggetti e venderli? Probabilmente è perché non vedono più in quegli oggetti delle cose sacre, si sono staccati dal passato e sono uomini nuovi, e quindi in questo gruppo di persone ho visto anche un desiderio di affermarsi come altro rispetto al passato. Noi non possiamo davvero conoscere il mondo degli Etruschi, possiamo fare delle ipotesi, ma da quello che ci hanno lasciato possiamo immaginare un uomo non protagonista di un sistema ma profondamente legato agli animali, alla natura, eccetera. Nel momento in cui questi legami vengono meno e il filo si spezza, allora l'uomo è solo... 'La Chimera' è qualcosa che tutti cerchiamo di raggiungere e non riusciamo mai a raggiungere. Naturalmente, per i tombaroli è il maledetto bisogno di ricchezza che affligge l'umanità, e mi sembrava interessante mettere all'interno del gruppo dei tombaroli, che nella loro giocosità sono maschi che devono fare i maschi, un animo sensibile per cui il rapporto fra il sopra e il sotto ha un altro significato... Volevo fare un film libero. Credo che in questo momento in cui ci sono le piattaforme con le loro catene narrative, il cinema debba soprattutto liberare. Il cinema non deve 'fare il gancio' - quando scrivi una serie ti dicono: 'Non vedo il gancio'. Il cinema non ha ganci, è sganciato, e quindi, in questa incredibile libertà che è ancora la terra del cinema, ho immaginato una storia profondamente locale che aveva però bisogno dello sguardo dello straniero. L'Italia è per eccellenza la terra degli stranieri, e attraverso un protagonista straniero ho voluto rendere omaggio a ciò che è stato il Grand Tour, cioè la fascinazione degli uomini del Nord per il Mediterraneo e le per le sue antichità".
    Alice Rohrwacher

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