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    FINALMENTE L'ALBA

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Da Venezia 80. - Dal 14 Febbraio

    "Inizialmente volevo scrivere un film sull’omicidio della giovanissima Wilma Montesi, avvenuto nell’aprile del 1953, che rappresentò per l’Italia il primo caso di assassinio mediatico. La stampa speculò sulla vicenda, che coinvolgeva personalità della politica e dello spettacolo, e nel pubblico nacque un’ossessione che presto diventò indifferenza. La vittima scomparve dalle cronache per fare posto alla passerella dei suoi possibili carnefici.
    Poi, come accade spesso scrivendo, l’idea iniziale è cambiata e piuttosto che far morire un’innocente ne ho cercato il riscatto. Mi piace infatti pensare che Finalmente l’alba sia un film sul riscatto dei semplici, degli ingenui, di chi è ancora capace di guardare il mondo con stupore. La protagonista Mimosa è un foglio bianco, su cui ognuno dei personaggi in cui s’imbatte scrive la sua storia, senza paura di essere giudicato.
    Mimosa è una ragazza semplice, una giovanissima comparsa di Cinecittà che nella Roma degli anni Cinquanta accetta l’invito mondano di un gruppo di attori americani e con loro trascorre una notte infinita. Ne uscirà diversa, all’alba, scoprendo che il coraggio non serve a ripagare le aspettative degli altri, ma a scoprire chi siamo
    ".
    Il regista e sceneggiatore Saverio Costanzo

    (Finalmente l'alba; Italia 2023; Dramma storico; 140'; Produz.: Wildside, Fremantle, Rai Cinema; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Finalmente l'alba

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    Celluloid Portraits:



    See Synopsis

    Titolo in italiano: Finalmente l'alba

    Titolo in lingua originale: Finalmente l'alba

    Anno di produzione: 2023

    Anno di uscita: 2024

    Regia: Saverio Costanzo

    Sceneggiatura: Saverio Costanzo

    Cast: Lily James (Josephine Esperanto)
    Rebecca Antonaci (Mimosa)
    Joe Keery (Sean Lockwood)
    Rachel Sennott (Nan Roth)
    Alba Rohrwacher (Alida Valli)
    Willem Dafoe (Rufo Priori)
    Sofia Panizzi (Iris)
    Carmen Pommella (Elvira)
    Enzo Casertano (Rinaldo)
    Michele Bravi (Cantante en travesti)
    Paul Boche (Soldato SS)
    Anna Manuelli
    Alexia Murray (Josephine Sarta)
    Benjamin Stender (Stephen)
    Fabiola Morabito (Anna Maria Caglio)
    Cast completo

    Musica: Taketo Gohara (compositore); Massimo Martellotta (musiche originali)

    Costumi: Antonella Cannarozzi

    Scenografia: Laura Pozzaglio

    Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom

    Montaggio: Francesca Calvelli

    Effetti Speciali: Paolo Galiano (supervisore)

    Makeup: Paola Gattabrusi (makeup); Francesco Pegoretti (acconciature)

    Casting: Jina Jay, Laura Muccino, Sara Casani

    Scheda film aggiornata al: 07 Giugno 2024

    Sinossi:

    Roma, 1953. La giovane Mimosa (Rebecca Antonaci) vive insieme alla famiglia di modesta estrazione sociale; la ragazza è promessa in sposa all'insipido poliziotto Alfredo, e l'unica evasione dalla sua vita monotona è recarsi al cinema con la madre e la sorella Iris (Sofia Panizzi). Un giorno, dopo aver assistito a un film neorealista con Alida Valli (Alba Rohrwacher), le tre vengono avvicinate da un equivoco impresario che propone a Iris di fare un provino da comparsa per un film di genere peplum ambientato nell'antico Egitto che si sta girando a Cinecittà, il quale avrà come protagonista la star di Hollywood Josephine Esperanto (Lily James). Entrambe le sorelle sosterranno il provino: Iris, più bella e disinibita, otterrà la parte, mentre Mimosa viene esclusa dopo aver rifiutato di mostrarsi svestita ai produttori.

    Dopo il fallimentare provino, Mimosa si aggira per una Cinecittà minacciosa e piena di pericoli, tra cui una leonessa in gabbia che tenta di assalirla; capitata per sbaglio in una sala montaggio assiste a un cinegiornale dal quale apprende dell'omicidio di Wilma Montesi, avvenuto la sera prima. Infine, in un corridoio, incrocia lo sguardo con la stessa Josephine: questa, inaspettatamente, la chiama per il ruolo di una sua ancella, scalzando un'altra comparsa più bella e avvezza alla cinepresa. Mimosa prende così parte alla registrazione della monumentale scena finale del kolossal, che la emoziona profondamente; nota tuttavia delle tensioni tra Josephine, la sua coprotagonista Nan Roth (Rachel Sennott) e il protagonista maschile Sean Lockwood (Joe Keery). Al termine delle riprese, Josephine rivolge un saluto a Mimosa e le dona un seducente abito rosso e delle scarpe, scatenando l'invidia delle altre comparse.

    Mimosa esce dallo studio a notte fonda, quando tutti se ne sono andati; mentre cerca Iris e la madre, si imbatte per caso nell'auto su cui viaggiano Josephine e Sean, guidata dal mercante d'arte italoamericano Rufo Priori (Willem Dafoe). L'attrice insiste per accompagnare a casa Mimosa, che accetta un passaggio; in auto, la ragazza dirime le tensioni tra lei e Sean, che soffre il confronto tra la propria bravura e quella di Josephine, della quale tra l'altro è innamorato. Questo fa sì che Josephine decida di portare con sè Mimosa alla trattoria dove cenerà col resto del cast, al quale presenta la sua nuova amica assegnandole la fittizia identità di Sandy, poetessa svedese. Durante la cena, Josephine viene attaccata da Nan Roth che ritiene la sua attitudine divistica da vecchia Hollywood ormai surclassata e fuori luogo, a differenza del proprio stile improntato al naturalismo; Josephine tronca il confronto andando via con una scenata da diva.

    Il gruppo si reca quindi in una sontuosa villa dove si sta svolgendo una festa VIP: Mimosa scopre con orrore di trovarsi a Capocotta, poco distante dal luogo in cui è stata ritrovata Wilma Montesi. Alla festa Josephine continua a presentarla a tutti come la poetessa Sandy, e le fa conoscere perfino Alida Valli, la quale la mette in guardia dai comportamenti di Josephine: l'attrice è infatti estremamente volubile, e gode nel disporre della vita di chi le sta vicino. Più tardi, infatti, Josephine nota che Sean si è invaghito di Mimosa, e decide di punire la ragazza costringendola a recitare una poesia in svedese di fronte a tutti i convenuti. Presa dal panico, Mimosa rimane zitta e immobile e scoppia a piangere, ma i presenti credono si tratti di una performance artistica e le tributano grandi applausi e complimenti; questo attira però le attenzioni di un viscido produttore che la fa oggetto di sconvenienti avances; fuggendo da lui, Mimosa si imbatte in altre losche attività che la terrorizzano: verrà salvata da Sean, il quale, confondendo la sua spontaneità con l'immensa bravura di un'attrice, le dichiara il proprio amore. Dopo averle fatto sniffare della cocaina, Sean consuma un rapporto sessuale con lei.

    Mimosa si sveglia poco prima dell'alba: la festa è terminata, Josephine, Sean e Priori se ne sono andati e lei trova una lettera scritta in inglese su un foglio che reca il logo dell'Hotel Hassler, vicino a Trinità dei Monti; credendola una lettera d'amore di Sean, vi si reca con mezzi di fortuna, non prima di essersi imbattuta nella croce di legno che segna il punto in cui è stato trovato il corpo di Wilma Montesi. All'Hotel, Mimosa riesce a parlare con Sean, che tuttavia si rimangia la dichiarazione della sera prima e liquida la ragazza dicendo che le loro vite sono incompatibili; le rivela inoltre che la lettera non è sua, ma di Josephine. Introdottasi di soppiatto nella camera dell'attrice, Mimosa la spia mentre si scioglie il trucco; accortasi della sua presenza, Josephine le mostra il suo vero, tristissimo volto prima di salutarla per sempre. Nella hall, Mimosa trova Priori, che le rivela che la lettera scritta da Josephine è in realtà una bellissima poesia nella quale ella esprime il suo impossibile desiderio di una vita felice; l'uomo si offre di accompagnarla a casa, ma la ragazza rifiuta cordialmente.

    Mimosa scende la scalinata di Trinità dei Monti in totale solitudine; davanti alla Fontana della Barcaccia incontra la leonessa vista a Cinecittà, nel frattempo scappata dalla sua gabbia: pur intimorita la ragazza non fugge, ma prosegue per la sua strada. In un primo momento sembra che la leonessa la attacchi, ma subito dopo le due proseguono fianco a fianco lungo Via dei Condotti.

    Synopsis:

    Rome, 1953. The night before the murder of Wilma Montesi, several people linked to a peplum film set in ancient Egypt that is being shot at Cinecittà find themselves sharing important moments: Mimosa, a simple Roman girl, about to marry a man who is liked more by his family than by her, who initially showed up at Cinecittà only to be an extra; Josephine Esperanto, the starof the film, a veteran of classic Hollywood who feels threatened by the new generation of "naturalistic" actors represented by Sean Lockwood, another protagonist of the film; Rufus Priori, an American gallery owner and friend of Josephine's, who will lead the unlikely group on their journey through the night.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Non dico che sia il migliore film che abbia fatto, perché ci era già piaciuto moltissimo all’altezza de La solitudine dei numeri primi (2010), quando era già più che evidente il suo tocco d’autore. Oggi (2024) Saverio Costanzo (fresco del successo televisivo de L’amica geniale) sboccia un nuovo germoglio con Finalmente l’Alba. Ed è una doppia dichiarazione d’amore: per il padre, cui dedica la pellicola, e soprattutto per il cinema stesso, vero primo protagonista di questa sua ultima, encomiabile, fatica. Apertura e chiusura di Finalmente l’alba sono da Oscar, e trasudano tutta la profondità di pensiero e di stile di un cineasta doc., italiano di origine ma non di formazione. Lo conferma anche lo stesso cast internazionale che si è potuto e voluto permettere, pedine di una dialettica esistenziale che, paradossalmente, muta e si trasforma proprio alla luce della finzione, della ricreazione artistica, e delle sue ‘pause’ da ‘dolce vita’

    romana felliniana, sregolata, spudorata e parecchio meschina. I dietro le quinte di certi ambienti ‘bene’, promesse ricreative in ogni genere di sollazzo, di contro al fascinoso mito dello star system cinematografico, anche in quel di Roma, la nostrana Hollywood degli anni Cinquanta, ai tempi d’oro di attrici ‘divine’ come Alida Valli, tra il novero delle star più luminose, all’ombra della mitica mecca nostrana di ‘Cinecittà’.

    “Dove siete? Dove siete nascosti?...”. Un occhio indiscreto spia dalla fessura di una porta, laddove dominano scene incastonate in fotogrammi pulsanti degli spettacolari chiaroscuri, di un bianco e nero verace. Scene che di lì a poco ci catapultano nella famigerata epoca ‘a conduzione nazista’. Epoca in cui un capitano non si faceva scrupolo a sparare ad una madre con a fianco quella bambina che si era premurata di proteggere, a costo della vita, appunto. Un soldato compassionevole salverà quella bambina mentre intanto ci stiamo chiedendo

    quale film stiamo guardando, guidati dall’intuizione che si tratti di un classico esempio di ‘film nel film’. Ma la durata ci fa dubitare, prima che la certezza prenda il sopravvento: quando la macchina da presa apre l’obiettivo su una sala cinematografica, mentre si va restringendo lo schermo di quella prolungata visione in bianco e nero. Visione che è già di per sé un omaggio al cinema neorealista italiano aureo degli anni Cinquanta: evidenti le citazioni, da Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini a Bellissima (1951) di Luchino Visconti, con l’immortale Anna Magnani e Walter Chiari. Spettatrici tra gli altri in sala, le protagoniste del film Finalmente l’alba: una madre con le due figlie che la domenica vanno sovente al cinema, sperando di non dover piangere per la commozione. L’anziana Elvira (Carmen Pommella) e le due figlie Mimosa (Rebecca Antonaci) e Iris (Sofia Panizzi) con quel film hanno visto la

    speranza di non commuoversi fugata, ma non viene meno l’incanto della bellezza della star Alida Valli (Alba Rohrwacher), e dell’eco di quel fascino che solo il cinema sa regalare. Fascino indiscutibile e senza macchia agli occhi della gente comune che ama il cinema anche come veicolo ideale per sognare. E se il sogno fosse a portata di mano?

    E’ difatti con l’inaspettata proposta di un’audizione per comparse, in un peplum in corso a Cinecittà, che si innesca una storia in cui, la prima protagonista, candida, ingenua, ma non immune dal sogno di ‘provare’, anche marginalmente, il cinema dal suo interno, ha l’impressione che il sogno diventi realtà. E’ la Mimosa di una sorprendente Rebecca Antonaci che si ritrova a vivere, suo malgrado, un’esperienza imprevista e talmente travolgente, da cambiarle la vita. La maturazione della crescita accelerata, in una notte che vale un’intera parabola di vissuto, e il sollievo di poterne anche

    uscire: quel che esprime appieno il titolo del film, Finalmente l’alba. Il momento in cui la realtà rifugge le nebbie del sogno e quelle che erano semplicemente sagome, si riappropriano delle autentiche sembianze dell’essere.

    Rinascita, dopo aver rischiato molto però: perché in quella notte ‘brava’, per la giovanissima Mimosa/Antonaci, non era fuori dai denti fare la stessa fine di una sua coetanea, pure aspirante attrice, Wilma Montesi, trovata morta sulla spiaggia di Capocotta. In occasione della presentazione di Finalmente l’alba, già in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2023, Saverio Costanzo ci ha tenuto a precisare che il film è per l’appunto ispirato a un reale caso di femminicidio, cui la protagonista del suo film, Mimosa/Antonaci, rende onore alla memoria. Perché si paventa analogo rischio quando la giovanissima ed ingenua Mimosa/Antonaci, finita per caso a recitare sul set di un kolossal americano, il peplum su una faraona, attira l'attenzione

    della diva del film, Josephine Esperanto (Lily James). Diva volubile che non si fa scrupolo a trascinarla, in una notte lunghissima e pericolosa, a una festa dentro una villa popolata di figure bizzarre e losche, in compagnia del collega di set Sean Lockwood (Joe Keery) - il soldato del film in bianco e nero dell’inizio - e dell’amico Rufo Priori, di un Willem Dafoe curiosamente italianizzato. “Ma per Mimosa volevo un finale diverso, e la sua alba rende onore alla memoria di Wilma Montesi”, precisa Costanzo. E così è stato.

    Va detto che la parte centrale di Finalmente l’alba, con le diatribe tra artisti, le gelosie, le discussioni astiose in punta di ego e di misura di talento, tra egocentrismi dilaganti e atteggiamenti da super diva della star del peplum Josephine Esperanto, per cui Lily James si prodiga generosamente sul registro della massima ostentazione, stucchevole e a tratti persino irritante, non

    è il top di questa storia nella storia, pure variegata di un sottile sotto testo: come il racconto della truccatrice a Mimosa del soggetto del peplum, all’altezza della vergogna provata dal popolo egizio per essere stati guidati da una donna, la faraona prima protagonista, appunto. E a proposito di ostentazione e finzione, il fatto che la diva Esperanto/James presenti a tutti Mimosa/Antonaci non per quello che è ma per una sedicente poetessa svedese dal fittizio nome di Sandy, la dice lunga sull’importanza data all’illusione, all’apparire per quello che non si è. Al punto da equivocare la verità, o far finta, quando per cattiveria e gelosia Esperanto/James invita Sandy/Mimosa/Antonaci a recitare i versi di una sua poesia. E quando parte in soccorso l’applauso salvifico di Sean/Keery inneggiando alla commovente performance di una poesia senza parole - di fatto inesistente, fatta solo di un lungo silenzio e lacrime, catturato in tutta calma

    da un prolungato piano sequenza - tutti i presenti lo assecondano con caloroso entusiasmo. L’amore, o per meglio dire, la sua più meschina illusione, segue le stesse orme. E la verità trionfa anche con il passaggio dello strucco e parrucco della diva, cui assiste dietro le quinte la stessa Mimosa: operazione che svela il vero volto, tristissimo, di quel che resta un personaggio altamente sgradevole.

    Ma, scollinando sulle orme di un’accuratezza anche linguistica - con l’originale americano mantenuto sul set del peplum, ma anche fuori, corredato di sottotitoli - e il testo della poetica lettera lasciata come linea guida esistenziale depurata da ogni oscurità - è il finale a regalarci una vera e propria chicca: allegoria che sembra lambire coste cui era già approdato, per altri versi, Roberto Benigni con La tigre e la neve. La leonessa ruggente già in gabbia, probabile involontaria star delle riprese del peplum, riserverà delle

    sorprese per regalarci la più poetica metafora di libertà e di rinascita al vero che si potesse creare.

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di FINALMENTE L'ALBA

    Links:

    • Saverio Costanzo (Regista)

    • Alba Rohrwacher

    • Willem Dafoe

    • Lily James

    1 | 2

    Galleria Video:

    Finalmente l'alba - trailer ufficiale

    Finalmente l'alba - clip 'Incontro alla festa'

    Finalmente l'alba - clip 'Ballo'

    Finalmente l'alba - clip 'Set'

    Finalmente l'alba - clip 'Uscita dal cinema'

    Finalmente l'alba - featurette 'Intervista al regista Saverio Costanzo e al cast'

    Finalmente l'alba - featurette 'Intervista al cast'

    Finalmente l'alba - featurette 'Backstage: costumi, trucco e acconciature'

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