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    THE HILL

    RECENSIONE in ANTEPRIMA - Dennis Quaid, Bonnie Bedelia e Colin Ford nel drammatico biopic sportivo - Major League Baseball - di Jeff Celentano - Uscito negli USA il 25 Agosto 2023 - Ancora inedito in Italia

    Pastore Hill: "Possa il suo spirito fiero custodire i puledri della primavera"
    -----------------
    Pastor Hill: "May her fierce spirit guard the foals of spring".
    -----------------
    Connie Hill: "Sto solo cercando Rickey".
    Pastore Hill: "Beh, Rickey deve imparare a badare a se stesso. Sta giocando al gioco dell'amore. Questo è gestito dalle donne e perso dagli uomini".
    [ridacchia]
    -------------------
    Connie Hill: "I'm just looking out for Rickey".
    Pastor Hill: "Well, Rickey's gotta learn to look out for himself. He's playin' the game of love. That's run by women, and lost by men".
    [chuckles]

    (The Hill; USA 2023; Biopic drammatico-sportivo; 126'; Produz.: Rescue Dog Productions, Vitamin A Films)

    Locandina italiana The Hill

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    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis

    Titolo in italiano: The Hill

    Titolo in lingua originale: The Hill

    Anno di produzione: 2023

    Anno di uscita: 2023

    Regia: Jeff Celentano

    Sceneggiatura: Angelo Pizzo, Scott Marshall Smith

    Cast: Dennis Quaid (James Hill)
    Joelle Carter (Helen Hill)
    Bonnie Bedelia (la nonna)
    Colin Ford (Rickey Hill)
    Scott Glenn (Red Murff)
    Randy Houser (Ray Clemons)
    Siena Bjornerud (Gracie Shantz)
    Ryan Dinning (Robert Hill)
    Carina Worm (Connie Hill)
    Jesse Berry (Rickey da giovane)
    Mila Harris (Gracie da giovane)
    Mason Gillett (Robert da giovane)
    Hailey Bithell (Connie da giovane)
    Wilbur Fitzgerald (Josh Meyers)
    James Devoti (Earl Shantz)
    Cast completo

    Musica: Geoff Zanelli

    Costumi: Lahly Poore

    Scenografia: Geoffrey Kirkland

    Fotografia: Kristopher Kimlin

    Montaggio: Douglas Crise

    Makeup: Scott Hersh (direzione)

    Casting: Rick Montgomery, Thomas Sullivan

    Scheda film aggiornata al: 16 Febbraio 2024

    Sinossi:

    In breve:

    L'incredibile storia dell'improbabile viaggio compiuto dal giovane Ricky Hill (Colin Ford) per realizzare il suo sogno e giocare nella Major League Baseball, nonostante la sua disabilità.

    n una piccola città del Texas, un giovane Rickey Hill indossa tutori per le gambe a causa di una malattia degenerativa della colonna vertebrale, ma si diverte a giocare a baseball ed è considerato un prodigio della battuta. James, suo padre severo e pastore, dissuade Rickey dallo sport, volendo proteggerlo da ulteriori infortuni e spingendolo a continuare a predicare. La famiglia viene sfrattata dalla loro casa e costretta a trasferirsi in Oklahoma. Quando la loro auto si rompe, vengono assistiti da una famiglia che offre a James un posto in una chiesa locale.

    Rickey lotta per adattarsi alla sua nuova casa fino a quando non incontra un gruppo di bambini che giocano a baseball. Il lanciatore lo tormenta per la sua disabilità fino a quando non si connette su un lancio. Cerca di entrare a far parte della squadra di baseball locale, ma gli viene richiesto il permesso di un genitore, e suo fratello Robert decide di falsificare la firma del padre. Quando James lo scopre, rimprovera entrambi per aver mentito, ma si astiene dal picchiare Robert all'ultimo minuto. Rickey finalmente lo rassicura dicendogli che è in grado sia di predicare che di giocare a baseball.

    Pochi anni dopo, Rickey è uno dei migliori giocatori di baseball delle scuole superiori, ma fatica ad attirare l'interesse degli scout della Major League Baseball. Ray, il suo capo nel suo lavoro part-time che ha visto Rickey battere da bambino, invita lo scout Red Murff alla sua prossima partita. Rickey gioca contro il bullo della sua giovinezza, contro il quale colpisce il fuoricampo del via libera, ma inciampa su un irrigatore mentre cattura l'out vincente. Un medico gli diagnostica una caviglia fratturata e tendini della gamba recisi, dichiarando che i suoi giorni di gioco sono finiti. Anche se un tentativo di raccogliere fondi per pagare il suo trattamento fallisce, Ray gli fornisce denaro per aiutarlo a riprendersi in tempo per un provino della MLB. James gli proibisce di partecipare e lui accetta sconsolato, con sgomento della sua fidanzata d'infanzia Gracie.

    La nonna di Rickey si ammala e lei esorta James a lasciare che Rickey si dedichi al baseball prima di morire. Un motivato Rickey si toglie il gesso dal piede e inizia ad allenarsi con Robert.

    Il primo giorno del provino, Rickey esegue esercitazioni insieme ad altri prospetti di fronte agli scout tra cui Murff, durante le quali i giocatori con risultati insoddisfacenti vengono espulsi dagli scout. Ha difficoltà con il fielding e la corsa sulle basi, e uno scout cerca di congedarlo fino a quando non lo convince a lasciarlo battere. La maggior parte dei suoi colpi atterrano vicino a Murff nel parco adiacente. Il provino si conclude senza una parola e lui sconsolato torna a casa prima di tornare a recuperare il suo guanto, dove vede un messaggio motivazionale di James. Rickey ritorna al parco, dove Murff lo sfida ad essere il battitore designato per entrambe le squadre nel gioco dei prospetti.

    Durante la partita, Murff fa pressione su ogni lanciatore per mettere strikeout Rickey, anche se colpisce ognuno di loro con facilità. Nel frattempo, mentre tiene il suo sermone in chiesa, James esprime rammarico per non aver sostenuto adeguatamente suo figlio. Dopo che Rickey colpì tutti e dieci i suoi at bat, Murff convocò il major leaguer Jimmy Hammer per lanciare contro di lui. Hammer poi lo colpisce alla costola su un lancio; Murff gli dice sarcasticamente di prendere la prima base, ma Rickey insiste per rimanere e si connette con successo sul lancio successivo. Dopo la partita, Rickey e James si riuniscono in campo esterno, dove quest'ultimo osserva che "dovrà abituarsi" alla nuova carriera di Rickey.

    In un epilogo, firma con i Montreal Expos nel 1975 e gioca quattro stagioni nelle Major League prima che la sua spina dorsale ceda.

    Short Synopsis:

    The remarkable true-life story of Ricky Hill's improbable journey to play Major League Baseball.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Il regista statunitense Jeff Celentano torna sul registro sportivo, dopo Glass Jaw (Boxe), con The Hill, tratto da una storia vera inerente al baseball. Una bella storia, costruita sulla determinazione innata, su un coraggio e una tenacia inconsuete, soprattutto alla luce di fattori e circostanze assolutamente avversi. Lo sapeva bene il Forrest Gump di Tom Hanks nel cult di Robert Zemeckis. Ci è venuto in mente perché anche il Rickey Hill (Jesse Berry da bambino) porta analoghi tutori meccanici alle gambe per una grave patologia alla spina dorsale. Come può anche solo sognare di giocare a baseball un ragazzo così? Eppure…

    La struttura circolare lo vede in preda ad un motto di rabbia sfogato sul volante della sua auto - il Rickey Hill da adulto è interpretato da Colin Ford - mentre, nel corso di una sosta speciale, rievoca un frammento di infanzia che lo riporta al candore di quel sogno,

    il baseball, proprio all’altezza di un momento in cui, la consapevolezza di limiti, a cose normali insormontabili, lo fa vacillare nei suoi propositi. Ma si direbbe che Rickey Hill (Berry e Ford) abbia fatto un patto, non con il diavolo, ma con Dio in persona, e, soprattutto, con sé stesso. La sua è passione allo stato puro, nutrita da un senso di appartenenza a quel sogno, per cui ‘volere è potere’. Ma è più facile a dirsi che a farsi: perché oltre i limiti fisici, il piccolo Rickey deve vedersela con l’ottusità e l’egoismo di suo padre. E il suo non è un padre qualunque, bensì il Reverendo James Hill, pastore di una cittadina fatta di gente semplice, e non sempre educata, che presto riesce ad inimicarsi irrimediabilmente, mettendo a repentaglio la sopravvivenza della famiglia, messa alle strette già da tempo. E a ritrarre questo rustico eppur desolato Reverendo c’è

    un meraviglioso Dennis Quaid, pronto a dotare di mille stratificazioni il suo personaggio, scoprendone poco a poco lo spessore reale, mentre, più avanti, dalle ombre più profonde, lascerà filtrare schiarite di luce impensabili, oltre che lacrime in abbondanza nei vari step di disperata frustrazione e vergogna, confessata peraltro pubblicamente proprio in Chiesa durante un suo sermone. Ma questo solo verso la fine, quando si vede costretto a riconoscere il suo errore riguardo al disegno di Dio su suo figlio. Il suo è un monologo che si accende come un faro sul film.

    Ma il percorso prima di arrivare a quel momento è ancora lungo e sofferto e, nel frattempo, si masticano preghiere e miseria, mentre Rickey/Berry, continua ad esercitarsi come battitore con bastone e pietre, mentre fa il filo - ma la cosa è reciproca e si dimostrerà in futuro più importante di quanto non poteva sembrare - ad una ragazzina

    con un padre ubriacone. Le risorse economiche sono in effetti davvero risicate per la famiglia Hill, composta da tre figli, dalla moglie Helen (Joelle Carter) e dalla madre di lei (Bonnie Bedelia). Ed è proprio la nonna a reagire alla intransigenza di un predicatore bigotto e ottuso come il genero James/Quaid, al punto da aggredirlo verbalmente nel tentativo di fargli capire la realtà delle cose: la mancanza di denaro per curare a dovere Rickey/Berry, e di cibo a sufficienza per sfamare la famiglia. Così, perseverare nel negare al figlio persino il permesso di esercitarsi nel baseball, ostacolandone le aspirazioni, per quanto dotato, paradossalmente, di uno speciale talento naturale, riconosciuto da chiunque, a parte lui che non l’ha mai visto ‘battere’, per scelta, suona come un’aberrazione inaccettabile anche per lo spettatore. Ma a Rickey non manca il fegato che serve per superare anche il bullismo dei primi momenti. Il fatto che

    la regia abbia insistito nella prima parte sul tormentato percorso giovanile del ragazzo, anche a causa del padre, piuttosto che dedicare la totalità del tempo a disposizione sulle performance sportive del protagonista, è l’ottimo sintomo di aver voluto dare il maggior risalto possibile alle radici umane della vicenda, prima che al traguardo stesso.

    E’ dunque questo l’affresco di un’umanità vulnerabile, che coltiva la sua fede in campi diversi e con diverse interpretazioni. Interpretazioni su cui peraltro la regia apre persino uno spiraglio umoristico, quando, cacciati e dunque partiti con il carico dei loro pochi averi, dalla comunità per colpa dell’intransigenza del Reverendo James/Quaid, gli Hill vengono traditi persino dalla loro stessa auto che, rimasta a secco di benzina, ovviamente si ferma, piantandoli in asso. Alla richiesta di aiuto divino, per tutta risposta scoppiano le ruote colpite da un fulmine e, oltretutto, non c’è neppure la ruota di scorta, perché il padre

    se l’è venduta la sera precedente proprio per acquistare la benzina. Ma non si può fare a meno di sorridere quando, al culmine della scarogna, in punta di citazione da Frankestein Junior, si ripete la famosa battuta: ‘beh, potrebbe andare peggio!’ e inizia a piovere a dirotto. D’altra parte, fatta eccezione per qualche scheggia distensiva, The Hill è anche una storia di sofferenza fisica, condita con un incidente alla caviglia per cui Rickey/Ford dovrà subire operazioni, peraltro molto costose, per le quali viene fatta pure una colletta, con una donazione d’eccezione. Interventi sminuiti dal negazionismo pessimista di medici che, come il padre, perseverano con la medesima sentenza, che suona come una maledizione: ‘non potrà mai giocare a baseball’.

    Beh, la vita può riservare delle sorprese e anche qualche miracolo, come quello perseguito con tutta la forza interiore possibile da questo Rickey Hill, che la regia non manca di farci conoscere

    nella versione reale con gli scatti fotografia in bianco e nero, in scorrimento alla fine, insieme ai titoli di coda e alle didascalie informative: pillole di cronaca che documentano la ferrea volontà del protagonista di reinventarsi nell’ambito dello sport senza mai gettare la spugna anche in età più avanzata a fine carriera. Senza rinnegare la fede in Dio, il ‘ragazzo robot’ - così come veniva chiamato con scherno dal gradasso di turno - ha ascoltato la Sua voce, l’ha riconosciuta, l’ha assimilata e fatta propria, per poi metterla in pratica. Perché, paradossalmente, Rickey Hill era nato esattamente per quello che ha fatto, e lui lo ha sempre saputo.

    Perle di sceneggiatura

    Pastore Hill: "Possa il suo spirito fiero custodire i puledri della primavera"
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    Pastor Hill: "May her fierce spirit guard the foals of spring".

    Connie Hill: "Sto solo cercando Rickey".
    Pastore Hill: "Beh, Rickey deve imparare a badare a se stesso. Sta giocando al gioco dell'amore. Questo è gestito dalle donne e perso dagli uomini".
    [ridacchia]
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    Connie Hill: "I'm just looking out for Rickey".
    Pastor Hill: "Well, Rickey's gotta learn to look out for himself. He's playin' the game of love. That's run by women, and lost by men".
    [chuckles]

    Links:

    • Bonnie Bedelia

    • Dennis Quaid

    • Scott Glenn

    • Colin Ford

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    Galleria Video:

    The Hill - trailer ufficiale (V.O.)

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