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    GOLDA

    Ancora inedito in Italia - "Dedicato a tutti coloro che lottarono e morirono nella guerra dello Yom Kippur" - (2024 ?)

    Data di uscita italiana ancora da definire - RECENSIONE in ANTEPRIMA - Dalla Berlinale 2023 - Sez. Special Gala (Fuori Concorso) - Storia del Primo Ministro Golda Meir interpretata da Helen Mirren - Uscito negli USA il 25 Agosto 2023

    "Era la persona sbagliata, nel luogo sbagliato, al momento sbagliato. Non voleva essere primo ministro, l’hanno spinta perché nessun altro voleva e l’hanno lasciata sola... 'Golda' è un film di guerra senza la guerra. È la guerra combattuta da una donna anziana negli ultimi giorni della sua vita, cercando di sopravvivere al cancro che la divora dentro mentre il Paese soffre per l’attacco a sorpresa. Sta perdendo sé stessa e il suo Paese, ma cerca di ritrovare la speranza"
    Il regista Guy Nattiv

    "Una donna forte, coraggiosa, materna ma anche contraddittoria... È un nuovo punto di vista su Golda Meir..."
    Lo sceneggiatore Nicholas Martin

    (Golda; REGNO UNITO 2021; Biopic; 100'; Produz.: Embankment Films, New Native Pictures, Qwerty Films; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Golda

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis

    Titolo in italiano: Golda

    Titolo in lingua originale: Golda

    Anno di produzione: 2021

    Anno di uscita: 2024

    Regia: Guy Nattiv

    Sceneggiatura: Nicholas Martin

    Soggetto: Il film è incentrato sulla figura di Golda Meir durante la Guerra dello Yom Kippur. Il 6 ottobre 1973 Egitto, Siria e Giordania hanno organizzato un attacco a sorpresa. Meir, combattendo anche contro i colleghi politici, ha dovuto prendere delle decisioni di grande responsabilità. Che hanno salvato la vita a tante persone civili.

    Cast: Helen Mirren (Golda Meir)
    Camille Cottin (Lou Kaddar)
    Ed Stoppard (Benny Peled)
    Dominic Mafham (Haim Bar-Lev)
    Liev Schreiber (Henry Kissinger)
    Lior Ashkenazi (David 'Dado' Elazar)
    Emma Davies (Miss Epstein)
    Ellie Piercy (Shir Shapiro)
    Dvir Benedek (Eli Zeira)
    Sumit Chakravarti (Soldato israeliano)
    Rotem Keinan (Zvi Zamir)
    Rami Heuberger (Moshe Dayan)
    Kit Rakusen (Gideon Meir)
    Olivia Brody (Ragazza che suona il pianoforte)
    Oliver Franks (Soldato israeliano)

    Musica: Dascha Dauenhauer

    Costumi: Sinéad Kidao

    Scenografia: Arad Sawat

    Fotografia: Jasper Wolf

    Montaggio: Arik Lahav-Leibovich

    Effetti Speciali: Edward Chiswell Jones e Sam Trowsdale

    Casting: Alex Johnson

    Scheda film aggiornata al: 22 Dicembre 2023

    Sinossi:

    Il film è incentrato sulla figura di Golda Meir (Helen Mirren), prima premier donna d'Israele. Nota come la "lady di ferro" israeliana, ha dovuto affrontare nel corso del suo mandato durato tra il 1969 e il 1974 diverse situazioni difficili.
    Prima tra tutte la guerra del Kippur anche nota come guerra israelo-araba del 1973, che durò dal 6 al 25 ottobre di quell’anno.
    Gli eserciti di Egitto, Siria e Giordania condussero un attacco a sorpresa attraversando il Canale di Suez e penetrando nel Golan. Gli israeliani si trovarono in grande difficoltà e in minoranza numerica dal punto di vista militare.
    La premier israeliana si è trovata a dover prendere da sola decisioni molto importanti e delicate. La frustrazione di sentirsi isolata in un governo di soli uomini, fu per lei una sfida molto dura. Il suo obiettivo principale, oltre a quello di far cessare il conflitto, era quello di salvare il maggior numero di vite umane.

    Short Synopsis:

    Focuses on the intensely dramatic and high-stakes responsibilities and decisions that Golda Meir, also known as the 'Iron Lady of Israel' faced during the Yom Kippur War.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Golda Meir: endoscopia di un personaggio complesso e controverso, condotta da un tandem da Oscar, con Helen Mirren a tutto campo, diretta dal regista israeliano Guy Nattiv. Uno sguardo unico ed accorato, seppure il film a tratti resti intrappolato nelle pieghe più ‘burocratiche’ dei suoi ‘cunicoli storico-politici-militari’ su cui ha inteso far luce

    Non vi è alcun dubbio che sia lei, come del resto promesso fin dal titolo, la protagonista assoluta di Golda. Ed Helen Mirren è per l’appunto qui al suo apice, letteralmente da Oscar. E non tanto per il trucco e parrucco, peraltro considerevole, quanto per l’intensità di quei silenzi, che abitano tanto nelle tormentate elucubrazioni interiori, quanto nelle sofferenze sul piano fisico, indotte dalla malattia, del personaggio Golda Meir. Aliti di pura introspezione, resa iconica da una regia superlativa, in grado di dotare la sua macchina da presa di un cuore pulsante. Il regista israeliano Guy Nattiv si

    può dire che la usi con giri e volteggi spesso avvolgenti, sorprendenti e desueti, se non del tutto inediti, soprattutto intorno al personaggio, tali da farle esprimere un lessico mentale tutto suo, più eloquente di mille parole. Si sono perciò dimostrate vacue le critiche nei riguardi di Helen Mirren nei panni di Golda Meir, perché né ebrea, né israeliana. Con la macchina da presa Guy Nattiv scrive il non detto, eppure sentito intensamente, dal personaggio, così come da par suo, attraverso Golda Meyer (Helen Mirren), non può esimersi di guardare ad uno scorcio storico, complesso e controverso, tanto quanto la figura stessa dell’allora Primo Ministro: è lo sguardo accorato verso il suo Israele, patria dilaniata nel tempo, tanto da tradire un sentimento affettivo elettivo e, forse nostalgico, nel tentativo di andare a fondo nella comprensione dei fatti, delle circostanze e, soprattutto della persona. Non è certo un mistero che per

    Guy Nattiv questo progetto abbia un grande valore sentimentale, essendo lui stesso nato proprio nel 1973, l’anno della guerra del Kippur a cui partecipò anche suo padre. Cresciuto nel dopoguerra di quello che è stato già definito “il Vietnam d’Israele”, il regista era stato educato a pensare che Golda Meir fosse un’eroina e, solo crescendo, ha compreso la sua complessità: “Golda non è un personaggio univoco, ha i suoi punti deboli, sbaglia e si prende le sue responsabilità”.

    E’ la spirale di fumo a tenere campo sul fondo nero dello schermo. Perché il fumo era come un prolungamento di se stessa (il caffè nero a seguire), per quanto al crepuscolo della sua esistenza, ormai anziana – “vecchia signora” come la chiamava Sadat – e malata di cancro, dunque costantemente sotto cura senza mai perdere i nervi d’acciaio e un curioso senso dell’umorismo: un’altra versione di ‘lady di ferro’, insomma. Ecco, questa

    è la Golda Meyer cui guarda intensamente Guy Nattiv. Cavalcando il 50° anniversario della guerra del Kippur la osserva alle prese con situazioni off limits e decisioni strategiche militari che nessuno amerebbe dover prendere. Lo stesso Guy Nattiv precisa la prospettiva del suo sguardo dichiarando: “Era la persona sbagliata, nel luogo sbagliato, al momento sbagliato. Non voleva essere primo ministro, l’hanno spinta perché nessun altro voleva e l’hanno lasciata sola”. Ecco, è proprio questa solitudine che va in scena in Golda, e proprio mentre attraversa innumerevoli incontri, di routine, con gli staff militari e di eccezione, con amici alleati come Henry Kissinger (Liev Schreiber). Il loro rapporto, di contro a quello intrapreso con altri, è colorito da una sceneggiatura raffinata e venata di un umorismo a tratti cinico e sarcastico, tipico del temperamento di Golda Meyer, cui si attiene fedelmente Helen Mirren offrendo generosamente anima e corpo e, soprattutto, volto

    e sguardo profondo, per permettere alla regia di dar vita ad indimenticabili piani sequenza appuntati sul personaggio che ne mettono a nudo l’anima. In ogni momento: dal tribunale di fronte ad una commissione d’inchiesta che la sottopone, per quanto con gelido garbo, ad un serrato terzo grado; ai momenti di stampo ‘politico-militare’, con incontri su incontri con le eminenze istituzionali del Paese; o perfino agli scorci più intimi che la vedono in ospedale, o a casa propria, assistita costantemente dal suo ‘braccio destro’, o, per meglio dire, una ‘persona di famiglia’ (la Lou Kaddar di Camille Cottin).

    La storia ruota sul perno della testimonianza che Golda Meir rilasciò alla Commissione Agranat nell’aprile del 1974, proprio riguardo gli eventi della guerra del Kippur. Il conflitto scoppiò il 6 ottobre 1973 quando le forze armate di Egitto, Siria e Giordania lanciarono un attacco militare a sorpresa contro Israele nel giorno più sacro del

    calendario ebraico. Ci vollero 18 giorni prima che le Nazioni Unite imponessero il cessate il fuoco e le perdite furono migliaia in entrambe le fazioni.
    Ovvio che una storia orecchiata da lontano come questa, di cui non si conoscono certo le pieghe più nascoste - cui invece la regia tiene a non lasciarne indietro alcuna - non hanno sempre un appeal cinematografico e rischiano di far perdere quota ad una pellicola altrimenti davvero importante e particolare. Ispirato alla storia di Golda Meir - il primo, e al momento unico, premier donna nella storia dello Stato d’Israele - il film si concentra proprio sulle tre settimane del conflitto del 1973, durante il quale 3000 soldati israeliani persero la vita. Assistere alla perdita di un’intera generazione non solo ha evidentemente rappresentato per Meir una disfatta sul piano politico: sul suo taccuino ha tenuto il conto di ciascuna delle 3000 vite spezzate dal

    conflitto, considerandole alla stregua di un lutto personale. Amata e odiata dunque, per le decisioni prese durante questa straziante guerra, senza mai rinnegare le proprie responsabilità, Meir ha ispirato adattamenti televisivi e teatrali, arrivando dunque al cinema nel 2023, per l’appunto con Helen Mirren che, dall’alto della sua regale e umanissima interpretazione della Regina Elisabetta in The Queen, ritrae ora quest’altra figura femminile, di grande spicco politico, al punto da determinare le sorti dello Stato di Israele, tratteggiandone un’umanità altra: tra determinazione ferrea e coraggio da vendere, pur traslucida di senso materno, del dovere ma anche di una compassione e una solidarietà mai sbandierate, seppur non certo senza le sue contraddizioni. Nulla di familiare con i precedenti ‘ritratti’ appuntati su Golda Meyer, in passato interpretata da attrici come Ingrid Bergman (nella miniserie TV Una donna di nome Golda) ed Anne Bancroft (nello spettacolo di Broadway Golda). Questo Golda è un

    racconto peraltro reso unico dall’enorme mole di documenti solo recentemente desecretati e da cui è stata tratta ispirazione.

    Si diceva le pieghe più nascoste, a cominciare dalla nascita dello Stato d’Israele nel 1948 e su su fino ai fatti degli anni Sessanta e Settanta, attraverso una telecronaca corredata da tessere oblique di storia in bianco e nero, tra carrellate orientate e orientabili, didascalie iniettate in un montaggio serrato, asciutto ma puntuale, facendosi largo in suggestive soggettive dove troneggiano minimalisti primissimi piani di oggetti, come ad esempio le pale di un ventilatore, una tazzina di caffè nero e, soprattutto, il posacenere stracarico di mozziconi. Le tessere rilucenti di un modo di fare cinema profondamente intimista, e non tanto per i flashback storici che fanno il film - quei giorni fatali in cui la concezione dello stato israeliano riguardo alla propria superiorità militare sui vicini arabi andò totalmente in frantumi - quanto

    del saper rendere palpabile la sensazione opprimente provata a pelle per le decisioni che Golda Meyer ha dovuto prendere: non è un caso che il film sia stato per lo più girato in ambienti claustrofobici, come bunker, uffici governativi, angusti corridoi e camere d’ospedale, incluse le retrovie con scaffali abitati da cadaveri classificati. Retrovie ideali da percorrere soprattutto se si vuole tenere segreta l’altra battaglia parallela combattuta da Golda Meyer, contro il cancro linfatico: quello che l’avrebbe poi uccisa da lì a cinque anni più tardi, nel 1978. Ambienti dove gli intensi chiaroscuri si sprecano e le metafore spuntano qua e là, magari sulla scia di uno stormo di uccelli in volo, prima del rivelarsi del loro tragico destino.

    Certo è che questo Golda ci raggiunge peraltro con un tempismo incredibile: come spesso accade, la Storia sembra tristemente ripetersi, dimenticando lezioni del suo stesso passato, per quanto memorabili, ed eredità sacre

    come quella lasciata da Golda Meir (1898-1978) al suo Paese. Eppure, come ricordato nel finale del film: “la sua lotta per salvare Israele dall’annientamento è la sua eredità”. Allora perché, proprio nel nostro presente, si è appena tornati ai venti di guerra?

    Perle di sceneggiatura

    Il medico (rivolto a Golda Meir): "Hanno arginato il problema, ma sigarette e caffé nero complicano il mio lavoro"
    Golda Meir (Helen Mirren): "Anche lei il mio"

    Golda Meir/Mirren: "Ah, questi russi non hanno portato altro che disgrazie nel mondo!"
    Henry Kissinger (Liev Schreiber): "In tempi normali sarei d'accordo con te. Ma c'è anche Tolstoj"
    Golda Meir/Mirren: "E Dostoevskij. Sofferenza in ogni pagina"

    Henry Kissinger/Schreiber: "Il Presidente Nixon ti manda i saluti. Quando beve parla di te"
    Golda Meir: "Deve avere il mio nome sulle labbra tutto il tempo"
    (ridono entrambi)

    Golda Meir/Mirren racconta a Henry Kissinger/Schreiber di quando era bambina: "A Natale, in Ucraina mio padre sbarrava le finestre di casa per proteggerci dai cosacchi che si ubriacavano e aggredivano gli ebrei. Li picchiavano in strada per divertimento. Mio padre ci nascondeva in cantina. E stavamo in silenzio sperando che gli assassini non ci trovassero... Il volto di mio padre Henry. Non dimenticherò mai quello sguardo. Voleva solo proteggere i suoi figli. Non sono più quella ragazzina nascosta in cantina!"

    Links:

    • Helen Mirren

    • Liev Schreiber

    • Camille Cottin

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    Galleria Video:

    Golda - trailer ufficiale (V.O.)

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