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    Home Page > Movies & DVD > Good Kill

    GOOD KILL

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Dalla 71. Mostra del Cinema di Venezia - Andrew Niccol inscena la guerra come un videogioco, ma con morti vere e con la coscienza che va a pezzi insieme agli obiettivi. Una storia vera da far paura che vede primo protagonista Ethan Hawke - PREVIEW in ENGLISH by GUY LODGE (www.variety.com) - Dal 25 FEBBRAIO

    "Ambientato durante la più imponente escalation di attacchi con i droni, 'Good Kill tratta dei conflitti e dei dilemmi morali collegati all’uso di questa nuova tecnologia. Il film narra anche una storia molto personale: Tommy sta diventando vittima di una guerra che combatte all’altro capo del mondo. Il pilota è afflitto dalla morte causata dai voli reali e traumatizzato dai bombardamenti, ma si sente anche in colpa di essere lontano dalle esplosioni, in un ambiente con l’aria condizionata e privo di pericolo. Si relaziona più ai bersagli che osserva e ai loro familiari che alla sua stessa famiglia. Il film mostra quanto possano essere precisi i bombardamenti, come i militari vengano protetti e le morti di civili minimizzate. Però Tommy sta cominciando a mettere in discussione la missione. Sta creando più terroristi di quanti ne stia uccidendo? È impegnato in una guerra senza fine? Questo film è uno studio di un personaggio – la vita di un soldato – ma è anche un racconto morale dalle implicazioni epiche".
    Il regista e sceneggiatore Andrew Niccol

    (Good Kill; USA 2014; Thriller; 102'; Produz.: Voltage Pictures/Dune Films/Sobini Films; Distribuz.: Barter Entertainment)

    Locandina italiana Good Kill

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Good Kill

    Titolo in lingua originale: Good Kill

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Andrew Niccol

    Sceneggiatura: Andrew Niccol

    Soggetto: PRELIMINARIA - IL PILOTA DI DRONI, UNA NUOVA INAMMISSIBILE PROFESSIONE:

    Su questa nuova professione - il pilota di droni che combatte la guerra a distanza - in genere praticata da ex piloti, non mancano casi eclatanti.

    C'è quello di Brandon Bryant, riportato sulla stampa internazionale nell'ottobre del 2013. Per lui più di 6000 ore di volo, centinaia di missioni e il funebre attestato da bravo striker: 1.626 nemici uccisi in battaglia. Ma un certo punto il poveraccio non ce la fa più. L'aviazione vorrebbe trattenerlo e gli offre un bonus da 109 mila dollari. Ma dopo quasi sei anni di guerra, solo apparentemente virtuale, Brandon Bryant sta male. Lui che tra il 2007 e il 2012 non si è mai alzato in volo per l'Iraq o l'Afghanistan, ma ha solo guidato decine di droni da anonimi container del New Mexico e del Nevada, uccidendo centinaia di persone. Lui non ci sta più e non crede alla visione ufficiale dei suoi superiori che spacciano le missioni come "lavori puliti".

    "La verità, invece - ha spiegato Brandon in un'intervista - è che niente è davvero pulito". Insomma non crede più sia giusto guidare questi veicoli senza pilota (Uav) al grido 'Sono uomini malvagi, è bene eliminarli'. A Brandon diagnosticano alla fine un disturbo da stress post-traumatico. In uno studio del 2011, un'equipe medica dell'aviazione Usa ha rivelato che, su 600 combat dei droni, il 42% presentava "livelli di stress tra l'alto e il moderato" e il 20% era "esaurito ed emozionalmente spossato"... (Estratto da: Notizie ANSA)

    Cast: Ethan Hawke (Maggiore Thomas Egan)
    January Jones (Molly Egan)
    Zoë Kravitz (Vera Suarez)
    Jake Abel (Joseph Zimmer)
    Bruce Greenwood (Colonnello Jack Johns)
    Stafford Douglas (Billy)
    Alma Sisneros (Emily James)
    Kristen DeVore Rakes (Iris)
    Michael Sheets (Danny)
    Dylan Kenin (Capitano Ed Christie)
    Stephen M. Hardin (Proprietario del bar)
    Rich Chavez (Thomas Rutledge)

    Musica: Christophe Beck

    Costumi: Lisa Jensen

    Scenografia: Guy Barnes

    Fotografia: Amir Mokri

    Montaggio: Zach Staenberg

    Effetti Speciali: Robert House (effetti speciali); Craig Lyn (supervisore effetti visivi)

    Makeup: Gretchen Bright (direttrice); Jeri La Shay, Bonnie Masoner e Reyna Robinson

    Casting: Hamid Ait Timaghrit, Jo Edna Boldin e Avy Kaufman

    Scheda film aggiornata al: 12 Ottobre 2022

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Good Kill è la storia di un uomo di famiglia (Ethan Hawke) che fa il pilota di droni e combatte la guerra contro i talebani da Las Vegas. Quasi una routine prima di fare colazione con la sua famiglia. Ma da un certo punto in poi nel pilota qualcosa si spezza e arrivano disagio e rimorsi... Le 12 ore di lavoro del protagonista diventeranno per lui un modo di mettere in discussione la sua esistenza e per far riflettere sulle guerre prossime venture e sulla loro eticità.

    IN DETTAGLIO:

    Good Kill racconta la storia del Maggiore Tommy Egan, un pilota di caccia con una lunga esperienza sul campo in Afghanistan e Iraq. La precisione, l’attenzione ma anche la paura e l’adrenalina caratterizzano le giornate dell’uomo che, ad un certo punto, si trova costretto a rivoluzionare le sue abitudini. Dagli aerei e dai cieli oltreoceano, Tommy si troverà a lavorare a pochi km di distanza dalla sua casa e dalla sua famiglia a Las Vegas, in un cubicolo comodo e accogliente, a pilotare aeromobili a pilotaggio remoto, più comunemente noti come droni.

    Good Kill, espressione nota tra i militari americani, rappresenta a tutto tondo il tormento dell’uomo causato da uno strumento che lo aliena dalla realtà, che procura in lui dilemmi di tipo etico e morale, che uccide a distanza, freddamente e senza nessun tipo di percezione. Ambientato nel momento di picco della guerra fatta con i droni, il film porta alla luce un problema tristemente attuale attraverso la storia personale – tratta da una storia vera - di Tommy e della sua famiglia.

    SHORT SYNOPSIS:

    A family man begins to question the ethics of his job as a drone pilot.

    A Las Vegas-based fighter pilot turned drone pilot fights the Taliban by remote control for 12 hours a day, then goes home to the suburbs and feuds with his wife and kids for the other 12. But the pilot is starting to question the mission. Is he creating more terrorists than he's killing? Is he fighting a war without end.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    “Dopo l’11 Settembre 2001 le forze armate statunitensi iniziarono a impiegare mezzi aerei senza equipaggio nella lotta contro la guerra del terrore. Tutto quello che vedrete si svolge nel 2010, durante la più grande intensa serie di omicidi mirati”.
    E questa è la didascalica premessa che va a spalmarsi sulla naturale classificazione di crimini di guerra, senza se e senza ma.

    Good Kill è il titolo del film ma anche il terribile mantra che il primo protagonista, il Maggiore Thomas Egan, ex Top Gun, frustrato di sedere ad una scrivania anziché continuare a volare, esprime ogni volta che, concentratissimo al computer, risponde gli ordini ricevuti di centrare il suo bersaglio. Potrebbe in effetti sembrare un video gioco ma non lo è affatto. Peccato che qui non si tratti di uccidere dei pixel, ma degli esseri umani! E’ l’annosa guerra tra militari americani e il terrorismo in terra afghana e territori

    limitrofi, peggiorata alquanto dopo l’11 settembre, al punto da rispondere alla difesa con un sofisticato piano digitale. Piano che suona inquietante proprio sul filo della sua precisione, grazie ai droni di nuova generazione letali al millimetro, per non mancare mai il bersaglio. Ed ecco che ‘la ripresa cinematografica della ripresa digitale’, reiterata nell’inanellarsi delle varie missioni di lavoro dalla propria sedia e non più su un aereo militare, diventa quanto più di orripilante ci si possa immaginare.

    Neutralizzare la minaccia! Ma attenzione! Non si sta giocando con la playstation, noi uccidiamo le persone, tenetene conto. Non sono dei pixel a saltare in aria, ma tanta carne e tanto sangue

    Un classico da crisi di coscienza inevitabile, tale da trascinarsi dal lavoro alla sfera privata: a casa moglie e figli reclamano inutilmente una persona più espansiva e attenta alla famiglia, ma è più facile a dirsi che a farsi. Così, nel complesso personaggio

    del Maggiore Thomas Egan, incontriamo un Ethan Hawke straordinariamente compresso emotivamente: per non arrendersi e lasciarsi inghiottire da questo oscuro tunnel di eseguire ordini killer, ricacciando ogni repulsione etica, ovvia per ogni uomo cui sia rimasta una coscienza.

    La gente è stanca di veder scendere dagli aerei le bare avvolte da una bandiera. Non chiedermi se la guerra è giusta. Non spetta a noi

    A guidare il protagonista e gli altri in queste folli operazioni c’è un regista di prim’ordine come Andrew Niccol (Gattaca, In Time, The Host) che ritrae la vicenda, tratta da una storia vera, senza la pretesa di dare risposte - che poi arrivano comunque da sé - ma piuttosto di evidenziare le scomode domande che scaturiscono a fiumi dalla sorgente del problema. Con le riflessioni che persino il capo della squadra - il Colonnello Jack Johns di Bruce Greenwood - esprime pubblicamente in una sorta di auto

    analisi: se noi ci fermiamo, loro faranno altrettanto? E’ giusto non porsi il problema di risparmiare i civili che si trovano troppo vicini all’obiettivo da eliminare? E’ giusto obbedire a ordini follemente cinici e disumani? Quale guerra può giustificare così tanto? L’errore umano qui non è solo contemplato, ma perseverato con il genere di rigore matematico che non ammette indecisioni né ripensamenti, soprattutto quando la squadra passa sotto la direzione della CIA. Senza contare l’imprevisto, che nulla ha a che vedere con la guerra ma con la sfera privata emergente come uno schiaffo in pieno viso durante queste ‘osservazioni’ digitali. E allora ci si trova a chiedere: è giusto restare indifferenti di fronte agli inauditi maltrattamenti, assolutamente gratuiti, di un uomo sulla donna che picchia e violenta ripetutamente come fosse un animale di poco conto, invece che moglie e madre di suo figlio? Una vita fatta di queste cose puo'

    trasformare agevolmente anche un militare di alto grado in un uomo sull’orlo di una crisi di nervi. Ed è questo il caso del Maggiore Thomas Egan di Ethan Hawke. Ma non solo.

    Nello staff militare, ad un certo punto sopraggiunge anche una giovane donna, volontaria con oltre 500 ore di addestramento, la Vera Suarez di Zoë Gravitz, ben presto animata dalle stesse crisi di coscienza del Maggiore Thomas/Hawke, che, d’altra parte, rimbalzano come un muro di fronte al rigore di obbedienza degli altri colleghi. Così, dopo essere passato dal far fuori gruppi di talebani o supposti tali, e fare di seguito un barbecue facendo finta che sia tutto normale, trincerandosi dietro quel silenzio, inaccettabile per la famiglia, il Maggiore Thomas Egan di Ethan Hawke si troverà di fronte ad un bivio, dopo aver sbottato e ceduto alla fatidica crisi di nervi. E questo perché, come confessa alla moglie, “devo restare a

    guardare, per fare la stima dei danni”. Questione che alla lunga ti fa a pezzi dentro. Lo stesso bivio cui forse con minore esternazione emotiva e maggiore controllo affronta pure la giovane collega: “non mi sono arruolata per questo”.
    Così, al Colonnello Jack Johns di Bruce Greenwood, dopo tante riflessioni e dubbi che non hanno in alcun modo modificato di una virgola l’esecuzione implacabile di ordini dall’alto, per una guerra senza fine, non resta che l’amaro della constatazione dell’ovvio. Lo stesso amaro che resta a noi, di fronte all’evidenza.

    Secondo commento critico (a cura di GUY LODGE, www.variety.com)

    ANDREW NICCOL TAKES ON THE TOPICAL ISSUE OF DRONE STRIKES IN A TENSE WAR DRAMA NOTABLE FOR ITS TACT AND INTELLIGENCE.

    Sci-fi futures characterized by complex moral and political architecture have long been writer-director Andrew Niccol’s stock-in-trade. Yet while there’s not a hint of fantasy in “Good Kill,” a smart, quietly pulsating contempo war drama, it could hardly feel more typical of Niccol’s strongest work. To many, after all, drone strikes — the controversial subject of this tense but appropriately tactful ethics study — still feel like something that should be a practical and legal impossibility. Those who haven’t considered its far-reaching implications, meanwhile, will be drawn into consciousness by Niccol’s film, which sees Ethan Hawke’s former U.S. fighter pilot wrestling with the psychological strain of killing by remote control. At once forward-thinking and exhilaratingly of the moment, this heady conversation piece could yield substantial commercial returns with the right

    marketing and release strategy.

    Niccol has, of course, covered this kind of topical dramatic territory before in 2005’s Amnesty Intl.-approved underperformer “Lord of War,” which starred Nicolas Cage as a faintly disguised incarnation of Soviet arms dealer Viktor Bout. “Good Kill,” however, feels closer in tone and texture to the stately speculative fiction of his 1997 debut, “Gattaca,” and not merely because of Hawke’s presence in the lead. The spartan Las Vegas airbase where Major Thomas Egan (Hawke) wages war against the Taliban from the comfort of an air-conditioned cubicle seems, in terms of its bleak function and lab-like appearance, a faintly dystopian creation — one where distant life-and-death calls are made at the touch of a button. The perils of playing God, of course, were also explored in Niccol’s prescient screenplay for “The Truman Show,” with which “Good Kill” shares profound concerns about a growing culture of extreme surveillance that

    itself goes unmonitored.

    Needless to say, however, this particular world is no product of Niccol’s imagination: The apparent future of warfare is in fact, as Bruce Greenwood’s hardened commander likes to bark at awestruck new arrivals, “the fucking here and now.” Pilots are recruited in shopping malls on the strength of their gaming expertise; joysticks are the new artillery. The film opens on the Afghan desert, as caught through a drone’s viewfinder and transmitted to Egan’s monitor. A terrorist target is identified, the missile order is given and, within 10 seconds of Egan hitting the switch 7,000 miles away, a life ends in a silent explosion of dust and rubble. (The title refers to Egan’s regular, near-involuntary verbal reaction to each successful hit.)

    Another day’s work done, Egan hops in his sports car and heads home to his military McMansion, where his wife, Molly (January Jones), and two young children await. It’s

    an existence that theoretically combines the gung-ho ideals of American heroism and the domestic comforts of the American Dream. Niccol forges this connection with one elegantly ironic long shot of Egan’s car leaving the arid middle-of-nowhere surrounds of the control center (which have an aesthetic proximity to the Middle East, if nothing else) and approaching the glistening urban heights of Vegas — hardly the city to anchor this uncanny setup in any greater sense of reality.

    For all intents and purposes, Egan, who previously risked life and limb flying F-16 planes in Iraq, has lucked out. It doesn’t feel that way to him, however, as he finds it increasingly impossible to reconcile the immense power he wields from his planeless cockpit with the lack of any attendant peril or consequence on his end. Niccol’s script and Hawke’s stern, buttoned-down performance keep in play the question of whether it’s adrenaline or moral

    accountability that he misses most in his new vocation, but either way, as new, more ruthless orders come in from the CIA, it’s pushing him to the brink of emotional collapse. Egan finds a measure of solidarity in rookie co-pilot Suarez (a fine, flinty Zoe Kravitz), who challenges authority more brazenly than he does, but can’t explain his internal crisis to his increasingly alienated family.

    It’s the peculiar mechanics of drone warfare that enable “Good Kill” to be at once a combat film and a war-at-home film, two familiar strains of military drama given a bracing degree of tension by their parallel placement in Niccol’s tightly worked script: The pressures of Egan’s activity in the virtual field bounce off the volatile battles he fights in the bedroom and vice versa, as the film’s intellectual deliberations over the rights and wrongs of this new military policy are joined by the more emotive

    question of just what type of man, if any, is mentally fit for the task. (Or, indeed, woman: One thing to be said for the new technology is that it expands the demographic limits of combat.) Rife as it is with heated political questioning, this essentially human story steers clear of overt rhetorical side-taking: The Obama administration comes in for some implicit criticism here, but the film’s perspective on America’s ongoing Middle East presence isn’t one the right is likely to take to heart.

    Just as Niccol’s narrative structure is at once fraught and immaculate in its escalation of ideas and character friction, so his arguments remain ever-so-slightly oblique despite the tidiness of their presentation: How much viewers wish to accept the pic as a single, tragic character study or a broader cautionary tale is up to them. He overplays his hand, however, with a needlessly melodramatic subplot that finds Egan

    growing personally invested in the fate of a female Afghan civilian living on their regular surveillance route, while Greenwood’s character is given one pithy slogan too many (“fly and fry,” “warheads on foreheads”) to underline the detachment of empathy from the act of killing. Happily, such instances of glib overstatement are rare in a film that trusts its audience both to recognize Niccol’s interpretations of current affairs as such, and to arrive at their own without instruction.

    It can’t be a coincidence that Hawke’s styling — aviators, snug leather bomber, Ivy League haircut — gives him the appearance of Tom Cruise’s “Top Gun” hero Maverick Mitchell gone somewhat to seed. His nuanced, hard-bitten performance, too, bristles with cracked machismo and seething self-disappointment; the actor has had a good run of form recently, though his brittle, closed manner here still surprises. Supporting ensemble work is uniformly strong, with Jones, who has form

    when it comes to playing the repressed wives of inscrutable men, finally landing a film role worthy of her work in “Mad Men.”

    The filmmaking here is as efficient and squared-off as the storytelling, with Amir Mokri’s sturdy lensing capturing the hard, unforgiving light of the Nevada desert, and foregrounding every sharp angle of Guy Barnes’ excellent production design — which makes equally alien spaces of a pod-like military boardroom and the beige, under-loved walls of Egan’s home. Sound work throughout is aces, making a virtue of the sound effects that are eerily absent as those present: In drone warfare, at least in Vegas, no one can hear you scream.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Barter Entertainment e l'Ufficio Stampa Barter Entertainment – Echo.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di GOOD KILL

    Links:

    • Andrew Niccol (Regista)

    • Ethan Hawke

    • Bruce Greenwood

    • Zoë Kravitz

    • January Jones

    • Jake Abel

    • Good Kill (BLU-RAY + DVD)

    1 | 2

    Galleria Video:

    Good Kill - trailer 3

    Good Kill - trailer

    Good Kill - trailer 2

    Good Kill - trailer (versione originale)

    Good Kill - clip 'In famiglia'

    Good Kill - clip 'Good Kill!'

    Good Kill - clip 'Come è andata?'

    Good Kill - clip 'I droni sono ovunque'

    Good Kill - clip 'Pronti al fuoco'

    Good Kill - clip 'Ritorno in prima linea'

    Good Kill - clip 'La squadra'

    Good Kill - clip 'Non è colpa tua'

    Good Kill - clip 'Sei distante'

    Good Kill - clip 'Questo non è volare'

    Good Kill - clip 'Mi sento un codardo'

    Good Kill - clip 'Non una parola!'

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