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    SOMETHING GOOD: IL PRIMO FILM SULLA SOFISTICAZIONE ALIMENTARE TARGATO LUCA BARBARESCHI. CON UN CAST INTERNAZIONALE - TRA CUI LO STESSO BARBARESCHI, ANCHE SOGGETTISTA, SCENEGGIATORE E PRODUTTORE - IL THRILLER METTE IL DITO NELLA PIAGA DELL'ADULTERAZIONE CRIMINALE DEL CIBO AD HONG KONG

    RECENSIONE - Dal 7 NOVEMBRE

    (Something Good; ITALIA 2013; Thriller drammatico; 111'; Produz.: Casanova Multimedia/Rai Cinema; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Something Good

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Something Good

    Titolo in lingua originale: Something Good

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2013

    Regia: Luca Barbareschi

    Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Luca Barbareschi e Anna Pavignano

    Soggetto: Francesco Arlanch, Luca Barbareschi e Anna Pavignano. Liberamente tratto dall’opera letteraria Mi fido di te di Francesco Abate e Massimo Carlotto edita da Einaudi Stile Libero.

    Cast: Luca Barbareschi (Matteo)
    Zhang Jingchu (Xiwen)
    Kenneth Tsang (Mr. Feng)
    Gary Lewis (Gregory Poulson)
    Michael Wong (Commissario Xi Chan)
    Carl Long Ng (Xhao)
    Frank Crudele (Tomas Hodek)
    Branko Djuric (Mirko)
    Eddy Ko (Mr. Lao)
    Ankie Beilke (Monique)
    Alessandro Haber (Capitano Poloni)
    Daria Baykalova (Olga)
    Lucy Sheen (Fan)
    Kirt Kishita (Assistente del Commissario Xi Chan)
    Ozzie Yue (Capitano Mercury)
    Cast completo

    Musica: Marco Zurzolo (Colonna sonora originale); Maurizio Di Coste (suono)

    Costumi: Milena Canonero

    Scenografia: Francesco Frigeri

    Fotografia: Arnaldo Catinari

    Montaggio: Walter Fasano

    Casting: Loredana Scaramella e Stefano Oddi (Italia); Chan Dee Kam Pui (Cina)

    Scheda film aggiornata al: 14 Novembre 2013

    Sinossi:

    Un piccolo villaggio nella regione dello Yunnan, in Cina. Una giovane donna, Xiwen (Zhang Jingchu), perde il suo unico bambino, Shitou, che muore avvelenato da un alimento adulterato. Nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, Matteo (Luca Barbareschi) lavora per conto del gruppo Feng, una multinazionale con sede ad Hong Kong che, fra molti altri affari, traffica cibo contraffatto nel mondo. Per evitare l’arresto da parte delle autorità italiane e cinesi che gli stanno dando la caccia, Matteo fugge dall’Italia riuscendo a salvare dal sequestro un prezioso carico di alimenti adulterati del gruppo Feng. Poche settimane dopo, a Hong Kong, il fondatore e presidente dell’omonimo gruppo, Mr. Feng, nomina Matteo responsabile del traffico internazionale di alimenti: inizia una scalata al successo senza scrupoli.

    Hong Kong, tempo dopo

    Matteo è a un passo dalla nomina ad amministratore delegato del gruppo Feng dopo una lunga serie di successi. È proprio in questo momento di massimo prestigio che Matteo incontra Xiwen. Il trafficante di cibi adulterati e la donna che a causa di quel traffico ha perso un figlio, si conoscono per caso nel ristorante che lei ha aperto in memoria del bambino, per compiere una personale battaglia per l’autenticità degli alimenti. Entrambi ignorano la verità che l’altro nasconde e non immaginano che quell’incontro sconvolgerà le loro vite. Quella stessa notte, qualcuno, stanco di vivere nella sua ombra, mette in atto un piano per incastrarlo. Matteo è accusato di triplice omicidio e Xiwen è l’unica in grado di fornirgli un alibi. Convinta della sua innocenza mente per lui, mentre Matteo, colpito da quella donna, a sua insaputa salda per lei tutti i debiti del piccolo ristorante. Mentre l’uomo cerca di allontanare da sé i sospetti della polizia e di capire chi ci sia dietro il complotto, il suo rapporto con Xiwen si approfondisce. Fra i due, che dovrebbero essere destinati all’odio reciproco, divampa un amore più grande del caos che li circonda. Ma quando le rispettive verità vengono allo scoperto, entrambi si trovano a dover scegliere fra difendere il proprio passato o rischiare una strada nuova insieme…

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Sarebbe sufficiente quel profilo! Un profilo sottile come uno spicchio di luna calante stagliato nella piena oscurità di una notte senza stelle, da dare l'impressione di essere inghiottito da un momento all'altro nelle profondità di un grande schermo completamente nero. Un profilo che si arroga il diritto di essere lì per librarsi nel monologo-confessione di una verità inconfessabile. Basterebbe questo a tradire per Luca Barbareschi, regista interprete e produttore (Casanova Multimedia) di Something Good (terza regia dopo Ardena, 1997 e Il trasformista, 2002), liberamente tratto dall’opera letteraria Mi fido di te di Francesco Abate e Massimo Carlotto (edita da Einaudi Stile Libero), un autentico esteta in e per la celluloide, oltre che autore di un certo interesse.

    E' questo potente e prorompente inizio, che paga pegno pieno al teatro, suggestivo motivo di ritorno rivisitato nell'epilogo, la spina dorsale di questo piccolo ma importante film italiano dal respiro internazionale: non un

    film di genere, ma semmai di generi che, mano nella mano, raccontano questa storia a tratti incredibile, tanto raggelante da far passare l'appetito per l'ora di cena o di farci venire voglia di seguire le orme del nostro protagonista, andando a controllare nella cucina del ristorante integrità e provenienza degli alimenti, modalità di conservazione e cottura. Potrà risultare strano che per un film che muove dalla 'denuncia' appuntata su uno dei più crudeli scandali - purtroppo uno tra i tanti, basti pensare agli inimmaginabili abusi di alcune multinazionali farmaceutiche - come quello della adulterazione alimentare a scopo di lucro, con tanto di concorrenza internazionale al seguito, si adagi su tanta dolcezza e poesia. E che questa dolcezza e poesia possano esser contaminate, senza troppi scossoni, da infiltrazioni di quella inaudita violenza che conduce dritti dritti alla resa dei conti tipicamente di stampo mafioso. Che la si chiami 'yakuza', se Giappone

    e Cina si trovano nei paraggi come in questo caso - d'altra parte in buona compagnia di India e Italia di cui è appunto portavoce il protagonista Matteo, in codice 'Mercury', calibrato al centimetro dallo stesso Barbareschi - o in altro modo, l'epilogo al bagno di sangue è sempre lo stesso e muove dalle corde del medesimo ring. Un vero e proprio traffico che risulta ancora più truce di qualsiasi altro (pesce radioattivo, suino agli antibiotici e cibi trattati con il make up di coloranti vari ad alto tasso di tossicità) perché operato a danno di bambini, intossicati a migliaia o persino morti, come nel caso del figlio di quattro anni (per succo di frutta ai pesticidi) della giovane cinese Xiwen, interpretata con dolce candore da Zhang Jingchu. L'esemplare tessera di un drammatico mosaico dell'orrore!

    Barbareschi intreccia con raffinata eleganza il percorso 'dannato' del suo personaggio e quello della giovane madre

    cinese che, per rendere giustizia alla memoria di suo figlio apre, non senza difficoltà, un umile ristorante, votato alla genuina qualità alimentare. Due opposti apparentemente inconciliabili quelli di Matteo e di Xiwen che, invece, contro ogni previsione, troveranno l'uno nell'altra, e viceversa, la linfa vitale per una reciproca 'redenzione', seguendo le correnti di un andamento per lo più plausibile, là dove la parola 'fiducia' potrebbe figurare davvero come paradossale. Barbareschi sembra muoversi altresì con agevole padronanza tra le note più orecchiate del thriller con 'love story', le dinamiche di questo sporco traffico criminale, che denuncia a chiare lettere senza sentirsi obbligato a chiedere prestiti al documentario, non rinunciando a quella che sembra imporsi all'attenzione quale priorità stilistica: la ricerca dello scorcio estetico, ma non estetizzante, nella persona, nelle cose, nelle ambientazioni per metterlo al servizio di un contenuto da rimarcare in un unico momento: non si è affidato alle parole

    ma alle immagini, essenziali e potenti - gli onori funebri al piccolo da parte della madre Xiwen e della famiglia - per offrire il suo rispettoso omaggio a tutti i bambini, con le loro famiglie, vittime del traffico reale di adulterazione alimentare. Barbareschi si affida alle immagini anche per intrecciare tra loro, in un allusivo intimo legame, cibo e cifre a più zeri, finché non le ripropone, protagoniste assolute sulla cresta di un ricercato contrapposto, con gli scorci urbani in notturno di una Hong Kong dispensatrice di magica bellezza, testimoni silenti degli spietati accordi stretti man mano sulle sponde di squallide banchine di porto, popolate dagli elettivi moli di attracco per le operazioni di carico e scarico delle derrate alimentari adulterate. E' questo lo stile dell'arringa tenuta da Barbareschi come capo d'accusa di un crimine che muove il colossale giro d'affari più vergognoso che ci si possa solo immaginare.

    Così,

    l'aura delicata e romantica, con il generoso sguardo filtrato dalle varie superfici riflettenti che si frappongono ad una visione diretta, dalla luce soffusa di lanterne rosse, dalle canoniche ombre cinesi o dai volteggi di una macchina da presa non si rado impegnata in una giostra di primi piani concepiti come un intreccio di frammenti danzanti, 'protegge' fin dove può da una verità crudele e insostenibile presentata in quanto tale in sequenze particolari come l'informativa sull''Operazione White Africa', o come la gara d'appalto indetta da 'Life for Life', nutrici dell'insensata legittimazione delle peggiori forniture alimentari tra quelle programmate dal traffico di contraffazione di genere, per il quale persino il gesso può essere venduto al posto del vero latte perché 'per chi ha fame, il latte adulterato è meglio di niente'.

    Mi sembra che il Something Good di Luca Barbareschi abbia gli ingredienti giusti per una ricetta di cui si può assolutamente

    fidare e che non solo non possiamo davvero rifiutare ma che vi invitiamo a condividere, con il calore che si prova di fronte ad un raro brano di 'arte di bandiera' ritrovata - di questi tempi è davvero un miracolo, tra un pò della bandiera italiana ci rimarrà solo l'asta! - sulla scia dell'evidente orgoglio rivendicato da Barbareschi tramite il suo Matteo quando, portando galantemente la colazione made in Italy a letto alla sua deliziosa compagna cinese, ci tiene a precisare che 'croissant' è francese e che si dice 'cornetto'.

    Perle di sceneggiatura

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano 01 Distribution e Mirella Seletto e Serena Giovinazzo (WaytoBlue)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di SOMETHING GOOD

    Links:

    • Zhang Jingchu

    • Alessandro Haber

    • Luca Barbareschi

    Altri Links:

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    Galleria Video:

    Something Good - trailer

    Something Good - clip 1

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    Something Good - clip 4

    Something Good - clip 5

    Something Good - clip 6

    Something Good - clip 7

    Something Good - intervista video a Zhang Jingchu 'Xiwen' (versione originale sottotitolata)

    Something Good - intervista video a Gary Lewis 'Gregory Poulson' (versione originale sottotitolata)

    Something Good - intervista video a Frank Crudele 'Tomas Hodek' e Carl Long Ng 'Xhao' (versione originale sottotitolata)

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