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    ACHILLE RIUSCIRA' MAI A SUPERARE LA TARTARUGA? QUESTA E' LA DOMANDA CHE QUI SI PONE IL MAESTRO TAKESHI KITANO, GUARDANDO AD UNA NUOVA CONQUISTA DI IDENTITA' PERSONALE, TRA ARTE E AMORE. E COME SEMPRE IN SENO AD UN PERCORSO INTERIORE NON FACILE

    Dalla 65. Mostra del Cinema di Venezia

    “’Akires to kame’ è il terzo film della mia trilogia sull’arte e lo spettacolo. In ‘Takeshi’s’ ho voluto raccontare il conflitto psicologico tra me stesso e il mio personaggio mediatico, mentre in ‘Kantoku Banzai!’ ho messo in scena il conflitto creativo dell’artista. Con ‘Akires to Kame’ ho trovato la risposta ai quesiti posti nei due film precedenti: è sufficiente essere coinvolti nell’atto creativo. Il successo del pubblico e della critica sono irrilevanti per il processo artistico in se stesso. Quel che conta veramente è continuare il proprio percorsoâ€.
    Il regista Takeshi Kitano

    (Akires to Karne GIAPPONE 2008; commedia; 119'; Produz.: Office Kitano/The Bandai Visual Company/TV Asahi/Tokyo FM Broadcasting Co.; Distribuz.: Ripley's Film)

    Locandina italiana Achille e la Tartaruga

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    Titolo in italiano: Achille e la Tartaruga

    Titolo in lingua originale: Akilles to Kame

    Anno di produzione: 2008

    Anno di uscita: 2008

    Regia: Takeshi Kitano

    Sceneggiatura: Takeshi Kitano

    Cast: Takeshi Kitano (Machisu)
    Kanako Higuchi (sua moglie Sachiko)
    Nao Omori
    Kumiko Aso
    Ren Osugi
    Masatô Ibu
    Yûrei Yanagi
    Akira Nakao
    Aya Enjôji
    Eri Tokunaga
    Mariko Tsutsui
    Reikô Yoshioka

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Machisu, figlio unico di un ricco collezionista d’arte, ha una passione infantile per la pittura. I complimenti di un famoso artista amico del padre inducono il bambino a sognare di diventare un giorno pittore. Il precoce Machisu inizia a dipingere ovunque e in qualsiasi momento portando alla disperazione i suoi insegnanti. La tragedia irrompe nella vita del bambino rendendolo orfano e mettendo una brusca fine ai privilegi ai quali era abituato, ma non intaccando il suo zelo artistico. Cresciuto, il giovane Machisu è un ragazzo solitario che riesce a pagarsi gli studi all’accademia delle belle arti lavorando in officina. Egli muove i primi passi nell’affascinante mondo della creatività artistica ma incassa anche le prime amare critiche da parte di un gallerista. Presto però incontra la bella Sachiko che, convinta di essere l’unica a capire la sua arte, gli offre tutto il suo incoraggiamento. Il matrimonio è seguito dalla nascita di una figlia mentre Machisu, infiammato dall’amore e dalla speranza, si dedica con sempre più enfasi alla sua arte. Sulla soglia della maturità Machisu continua a non essere un pittore quotato. Egli però rimane dedito alla sua passione, incoraggiato dalla fedele e devota Sachiko ormai divenuta la sua più preziosa collaboratrice. Ogni nuova opera spinge l’artista a esplorare in modo sempre più radicale la sua ispirazione. Alla disperata ricerca di riconoscimento, gli esperimenti artistici di Machisu e Sachiko raggiungono dei limiti che oltrepassano la tolleranza dei vicini e persino della loro figlia adolescente. Achille riuscirà mai a superare la tartaruga?

    Dal Catalogo della 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    IN QUESTO ‘RACCONTO CRUDELE DELL’ARTE’, VAGAMENTE ‘FIABESCO’, IN CUI TRONEGGIA IL CONFLITTO DELL’ARTISTA TRA PROCESSO CREATIVO E SUCCESSO COMMERCIALE, TAKESHI KITANO OFFRE LA SUA RISPOSTA: TRARRE LA GRATIFICAZIONE PRIMARIA DALLO STESSO PROCESSO CREATIVO E ANDARE AVANTI A QUALUNQUE COSTO

    Sembra che il ‘McGuffin’ del nuovo film di Takeshi Kitano (già Leone d’Oro alla Mostra di Venezia nel 1997 per Hana-Bi, Dolls, 2002; Zatoichi, 2003), epilogo della trilogia sull’arte e lo spettacolo, stia proprio nel paradigma del titolo Achille e la tartaruga, ovvero uno dei più famosi paradossi di Zenone, la cui rappresentazione didascalica in versione di fumetto animato e coloratissimo, che anticipa i titoli di testa, introduce lo spettatore dentro il percorso dell’intera vita di un artista. Il colore non è del resto un ingrediente secondario trattandosi di un film sull’arte. E’ lo stesso Kitano a rivelarci che Achille e la tartaruga ha un suo colore dedicato, riconducibile peraltro ad

    un artista in particolare: il colore è il giallo, ripetuto in numerosi elementi della storia, tra cui spicca il girasole; e l’artista, che va a ricongiungersi proprio con il girasole - si direbbe non a caso, forse perché il più ‘tragico’ - è Van Gogh.
    Si diceva il percorso di una vita, in cui Kitano si avventura seguendo le fasi canoniche di infanzia, adolescenza e maturità. E questa per lui non è certo una regola. Per una volta ha voluto rispettare l’asse temporale reale, che con le superflue successive didascalie - davvero ridondanti e inutili in quanto è già tutto ben chiaro sullo schermo - costituiscono l’unica banalizzazione di un film di per sé profondo e interessante, anche se, malgrado l’ovvia sintesi effettuata nei confronti della visualizzazione di una vita intera, il film a tratti può risultare ugualmente fin troppo prolisso.
    Il nesso, sul filo della metafora, tra il paradosso

    di Zenone e il film a cominciare dal titolo, è poi dichiarato dallo stesso regista: “Nel mondo dell’arte si riscontra spesso un meccanismo simile e abbastanza comune: dopo che qualcuno ha costruito una teoria e ha concettualizzato quella che inizialmente ci sembrava una cianfrusaglia qualsiasi, spesso iniziamo a vederci delle qualità artistiche. Achille e la tartaruga è il ritratto di un pittore e la vita di un artista è generalmente piena di paradossi…â€.
    Ma se Kitano ha qui dismesso il carattere atemporale con cui si è soliti identificare la maggior parte della sua opera cinematografica, non sembra però aver dismesso né la poesia né il languore di un dramma umano interiorizzato che, pur non raggiungendo le vette di Dolls e di Zatoichi, comunque traspaiono in maniera piuttosto forte. Un dramma mostrato seguendo il metodo del ‘goccia a goccia’, in cui non mancano peraltro numerose morti per suicidio, là dove, d’altra

    parte, pian piano cominciano a farsi strada, guadagnando sempre più terreno, i toni distesi della commedia. Paradossalmente il dramma abbraccia così schegge di humour, in particolare quando l’ossessione per l’arte evidenziata dal nostro protagonista Machisu (il nome è un dichiarato omaggio al celebre Matisse) fin dall’infanzia, che tutto è stata meno che una passeggiata, progredisce in un crescendo di follia fino a sfiorare la morte, quella fine poi consapevolmente cercata e paradossalmente mai trovata. Il nostro protagonista deve tutto il buio del tunnel in cui si è cacciato - coinvolgendo una moglie talmente asservita al suo uomo che ci si augura impensabile in qualsiasi realtà, anche in Giappone - all’ossessiva ricerca del riconoscimento pubblico della sua opera, negatogli dai fatidici ‘galleristi-mercanti’, indebiti padroni autorizzati del mercato d’arte.
    Il modo in cui il nostro artista/Achille/Kitano raggiunta la vecchiaia e un’assoluta follia, uscirà da un tunnel di contraddizioni portato all’estremo/superando la sua tartaruga,

    potrà sembrare semplicistico e gratuito, ma forse non lo è se letto come il premio ideale a risarcimento della cornucopia di crudeltà che la vita ha riservato a quest’uomo fin dai suoi albori.

    Links:

    • Takeshi Kitano (Regista)

    • Takeshi Kitano

    • 65 Mostra: Lido di Venezia 28 agosto 2008 PRESS CONFERENCE & DINTORNI: AKIRES TO KUMA (ACHILLE E LA TARTARUGA) per la regia di TAKESHI KITANO (Interviste)

    • Dalla 65. Mostra del Cinema di Venezia arriva al cinema 'ACHILLE E LA TARTARUGA' di TAKESHI KITANO (Anteprime)

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