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    QUEL CHE RESTA DI MIO MARITO

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Lo strano viaggio di Jessica Lange, Kathy Bates e Joan Allen con una cadillac tutta rossa - Uscito al cinema il 17 Ottobre 2008

    "... Quel che resta di mio marito esplora i temi universali della ricerca di se stessi, della morte, delle relazioni umane, del potere dell’amore e dell’amicizia: mi è piaciuto seguire questi i temi e le loro inaspettate collisioni, con tutto quello che ne deriva, guardando queste donne scoprire il mondo e una nuova fiducia in se stesse...".
    Il regista Christopher N. Rowley

    (Bonneville; USA 2006; Commedia; 93'; Produz.: SenArt Films/Drop of Water Productions; Distribuz.: Teodora Film)

    Locandina italiana Quel che resta di mio marito

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    See Synopsis

    Titolo in italiano: Quel che resta di mio marito

    Titolo in lingua originale: Bonneville

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2008

    Regia: Christopher N. Rowley

    Sceneggiatura: Daniel D. Davis

    Soggetto: Daniel D. Davis e Christopher N. Rowley.

    Cast: Jessica Lange (Arvilla Holden)
    Kathy Bates (Margene Cunningham)
    Joan Allen (Carol Brimm)
    Tom Skerritt (Emmett L. Johnson)
    Christine Baranski (Francine Holden Packard)
    Victor Rasuk (Bo Douglas)
    Tom Amandes (Bill Packard)
    Tom Wopat (Arlo Brimm)
    Bruce Newbold (Vescovo Evans)
    Kristin Marie Jensen (Studente)
    Ivey Mitchell (Evelyn Brimm)
    Evan May (Robert Brimm)
    Erin May (Lauren Brimm)
    Laura Park (Riva Fox)
    Lyn Vaus (Meccanico)
    Cast completo

    Musica: Jeff Cardoni

    Costumi: Sue Gandy

    Scenografia: Christopher R. DeMuri

    Fotografia: Jeffrey L. Kimball A. S. C.

    Montaggio: Lisa Fruchtman, Anita Brandt Burgoyne, A. C. E.

    Casting: Avy Kaufman

    Scheda film aggiornata al: 07 Maggio 2023

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Arvilla Holden (Jessica Lange) recluta le sue due amiche del cuore (Kathy Bates e Joan Allen) per un viaggio attraverso l’America dei grandi spazi aperti. La destinazione è Los Angeles, la macchina è una Bonneville decappottabile del ’66, la missione è quella di portare le ceneri del marito di Arvilla all’odiosa figlia di primo letto, Francine. Il tragitto, però, si trasforma presto in un’occasione per stare insieme, tra risate, confidenze, litigi e incontri avventurosi. Commedia “on the road” tutta al femminile, Una cadillac tutta rossa diverte e commuove, anche grazie a un cast d’eccezione che vede per la prima volta insieme tre delle più grandi attrici del cinema americano: su tutte, naturalmente, primeggia una splendida Jessica Lange, già vincitrice di due Oscar e considerata ormai una vera e propria leggenda di Hollywood.

    IN DETTAGLIO:

    Tre amiche, una vecchia Cadillac decappottabile e una missione molto speciale: è l’inizio di una commedia on the road tutta al femminile, affidata a un cast d’eccezione che vede insieme per la prima volta tre delle più grandi attrici del cinema americano, il due volte premio Oscar Jessica Lange, il premio Oscar Kathy Bates e la candidata all’Oscar Joan Allen. Tra risate, confidenze, litigi e incontri avventurosi, la lunga corsa delle protagoniste verso la California diventa un viaggio alla scoperta di una nuova vita e di una libertà che sembravano aver dimenticato.

    Arvilla Holden (Jessica Lange) ha appena perso suo marito, Joe, dopo vent’anni di matrimonio e di intesa perfetta. Quando l’odiosa figliastra Francine reclama le ceneri del padre (che Arvilla ha promesso di spargere al vento), minacciando altrimenti di toglierle la casa, la donna accetta di mettersi in viaggio per la California, portandosi dietro l’urna di Joe. A bordo di una Cadillac Bonneville rossa fiammante le fanno compagnia le sue migliori amiche, Margene e Carol (Kathy Bates e Joan Allen), che decidono di non lasciarla sola in questa avventura. Se per Carol, la più timida, si tratta di una delle rare occasioni di separarsi dal marito e dai figli, Margene è ancora single e sprizza entusiasmo e ironia: così, mentre le tre donne attraversano i grandi spazi aperti dell’America, quello che sembrava dover essere un viaggio malinconico diventa l’occasione per tornare ad assaporare la libertà di un tempo e le gioie dell’amicizia. A rendere il tragitto ancora più ricco di sorprese sono gli incontri con il giovane autostoppista Bo (Victor Rasuk), e con il prestante Emmett (Tom Skerritt), camionista e gentiluomo che si lancia nel corteggiamento di Margene, con esiti imprevedibili. Tra piacevoli deviazioni, incidenti di percorso e una puntata a Las Vegas in cui anche Carol si lascia andare all’euforia del momento, la missione è finalmente compiuta e Arvilla consegna le ceneri di Joe in tempo per il funerale. Se non fosse che una nuova sorpresa attende tutti proprio durante la cerimonia…

    Dal >Press-Book< di Quel che resta di mio marito

    Synopsis:

    When Arvilla Holden's considerably older husband Joe dies while the two are vacationing in Borneo, she has his remains cremated and returns with them to their home in Pocatello, Idaho with plans to scatter them as he wished. Joe's resentful daughter from his first marriage, Francine, demands Arvilla relinquish the ashes so they can be buried in the family crypt in Montecito, California and threatens to sell Arvilla's home, which was left to Francine in her father's original will, unless she cooperates. Arvilla grudgingly agrees and invites her best friends, single and lonely Margene, a former teacher who lost her job because she advocated birth control to her students, and married Carol, a devout Mormon, to accompany her to the memorial service.

    The three women drive to Salt Lake City International Airport in Holden's refurbished 1966 Pontiac Bonneville convertible, but Arvilla decides to detour to the Bonneville Salt Flats, a place she and Joe had visited on their honeymoon. As they race across the flats, the top of the urn containing the ashes falls off and some of them are scattered in the wind. Arvilla decides to honor Joe's last request and scatter his ashes at other places they visited throughout their twenty-year-long marriage. This change of plans results in a road trip that takes the women to Bryce Canyon National Park, Skull Valley, Lake Powell, Las Vegas, and the desert near Palm Springs. During their journey they encounter Bo Douglas, a young man searching for the father he never knew, and Emmett, an aging long-distance truck driver who has devoted his life to the road ever since his wife died, in addition to exploring their friendship and themselves as they come of age for the second time.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Ed ecco un altro “film in cui le lacrime vengono asciugate dalle risate…”, almeno in teoria. Si direbbe questo un vero e proprio genere cinematografico, particolarmente caro negli States. Un precedente su questa analoga lunghezza d’onda era stato, ad esempio, l’Elizabethtown (2005) di Cameron Crowe, in cui si contemplava un altro viaggio ‘on the road’, con a bordo le ceneri del defunto padre di Drew (Orlando Boom), nonché marito della esuberante ed effervescente Hollie (Susan Sarandon). Tutt’altra storia, d’accordo, ma il McGuffin dell’urna cineraria di un familiare che sollecita un percorso ‘su strada’, destinato peraltro a diventare qualcosa di diverso dal semplice conteggio dei chilometri, sembra una predilezione di certa celluloide a stelle e strisce. Così Bonneville, ovvero, Quel che resta di mio marito, di Christopher N. Rowley (modesto regista di cui forse è proprio questo l’unico titolo degno di nota) non fa eccezione alla regola. E già l’opposta visione

    della cosa, riguardo ad un funerale, traspare fin dal titolo: se l’originale ‘Bonneville’ si riferisce alla decappottabile cadillac rossa su cui le tre signore si imbarcano alla ventura del ‘ritorno a casa’ del defunto’ in questione - un certo Joe - quello italiano si dichiara più esplicitamente mirato alle ceneri, ovvero, Quel che resta di mio marito, appunto. Ma c’è dell’altro, il genere di cui sopra, seppure in modo molto tiepido, va ad incrociarsi - piuttosto consapevolmente, si direbbe, a giudicare dalle lampanti citazioni - con il mitico Thelma & Louise di Ridley Scott, che, questa volta, si fa in tre: la fresca vedova Arvilla di Jessica Lange, la Margene di Kathy Bates, e la Carol di Joan Allen. Tre diversissimi caratteri per un’amicizia, di quelle vere!

    Ma se non fosse per questo illustre trittico in rosa, il film sarebbe ben poca cosa. Film che comunque non può nascondersi lacune

    e vuoti di sceneggiatura che aprono il varco ad inevitabili flessioni, tali da rischiare di portare la già modesta narrazione alla deriva. Se c’è una cosa che rimane alla mente, è la grassa risata di Margene (Kathy Bates), colei che sa farsi prima paladina del motto per cui, per l’appunto, “le lacrime vengono asciugate dalle risate…”. Anche se la prima protagonista è la Arvilla di Jessica Lange, colei che in voce fuori campo struttura il film sulle note di una lettera postuma, all’indirizzo della figliastra Francine (Christine Baranski), con pretese sulle spoglie del padre, pena lo sfratto dalla casa che per vent’anni è stata condivisa dalla seconda moglie (Arvilla/Lange). Pretese alquanto indelicate e senza la minima idea del tatto e del rispetto, visto che nell’immediato, Francine/Baranski le invia prestamente un’agente immobiliare alla porta. Ma la frustrazione fa largo all’idea di portare a destinazione, presso la californiana Santa Barbara, le ceneri

    del defunto sulla sua stessa decappottabile rossa Bonneville. Ed è così che, a malincuore - giacché il defunto aveva espresso le ben altre volontà di essere disperso nel mondo piuttosto che chiuso in un’urna - il variopinto e ben assortito trittico in rosa si fa strada: tra paesaggi mozzafiato lungo il Bryce Canyon, il Salt Lake - dove commettono ingenuità, a dir poco folli, a cose normali e nel mondo reale - passando per Las Vegas, dove alquanto improbabilmente, si erano date appuntamento con un camionista (il prestante Emmett di Tom Skerritt), incontrato casualmente per strada. Chi, tra i sani di mente lo farebbe? Stessa cosa per il giovane autostoppista Bo (Victor Rasuk), qui alquanto provvidenziale rispetto a quanto succede in Telma & Louise, giusto perché scritto sul copione e, giustificato, in parte, dalla restituzione del favore di essere state salvate in piena crisi, nel bel mezzo del Salt Lake.



    Eppure, nel film, le tre mature signore non solo riscoprono la profonda amicizia che le lega ma finiscono per rivivere una ‘seconda giovinezza’. Altra grande fissa tanto cara agli americani, almeno in questi termini. Ma è proprio qui che, non di rado, ci si riscopre ad annaspare, nella inutile ricerca di solidi appigli, mentre assaporiamo sgradevoli vuoti d’aria, di quelli che non danno scampo, dirottandoci verso alla noia. D’altra parte, da queste parti un lutto si gestisce in tutt’altri termini, e gran parte della contestualizzazione rischia di svuotarsi del significato con cui si vorrebbe riempire lo spazio disponibile. Comunque, qui, dietro il velo di malinconia palpabile, soprattutto nella vedova Arvilla/Lange, per quanto tenuta allegra soprattutto da Margene/Bates, affiora addirittura, in particolare nel finale, un genere di commedia persino brillante, solo un tantino macabra e sconveniente, che, del tutto imprevedibilmente, finisce con l’avere qualcosa in comune con la caduta dell’urna materna

    dalla mensola del caminetto in Ti presento i miei. Con la differenza che, arrivati finalmente al punto della consegna dell’urna alla figliastra, nel bel mezzo della cerimonia funebre, del defunto originale c’è rimasto ben poco. La spiegazione sta nel pezzo conclusivo di quella lettera avviata all’inizio - che nel frattempo si è fatta strada con qualche puntualizzazione infra percorso - con cui, la voce fuori campo della protagonista Arvilla di Jessica Lange, informa lo spettatore: sulle definitive sorti del defunto, così come sul proprio destino.

    Altre voci dal set:

    I Distributori (Teodora Film) VIERI RAZZINI e CESARE PETRILLO:

    "... 'Quel che resta di mio marito' è solo in apparenza una commedia leggera come potrebbero essere 'Perché lo dice mamma', 'Quel mostro di suocera', 'Il diavolo veste Prada' –citiamo non a caso questi titoli che sono rappresentativi del cinema americano di oggi: film matrimonialisti in cui si celebrano i valori più conservatori, in cui trionfano il sentimentalismo facile e la reazione perbenista dell’era Bush.
    Il percorso morale di Arvilla (Jessica Lange), la protagonista di 'Quel che resta di mio marito', ci ricorda molto quello di certo 'free cinema' degli anni Settanta, per osare un paragone azzardato, quello di Jack Nicholson in 'Cinque pezzi facili' o 'L’ultima corvèe'. Arvilla è un’ultracinquantenne che si trova di fronte a una scelta: perdere la casa o perdere un ideale. Contro ogni buon senso decide di perdere la casa, di rimanere senza tetto, pur di non scendere a compromesso con una realtà per lei scomoda.
    È un 'road movie' dalla struttura libera, in cui gli autori non si spaventano a mettere in scena tre donne di mezza età (personaggi fuorilegge secondo tutte le regole commerciali in America) o a parlare di argomenti che sarebbero all’ordine del giorno, ma vengono ormai relegati al cinema di nicchia: morte, solitudine o sesso occasionale. Non c’è possibilità di equivoco: benché (e per fortuna) in chiave di commedia, tutto il film è pervaso da un’ideologia controcorrente, dove trionfa, valore assoluto, la libertà
    ".

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di QUEL CHE RESTA DI MIO MARITO

    Links:

    • Kathy Bates

    • Jessica Lange

    • Joan Allen

    • Tom Skerritt

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    Galleria Video:

    Quel che resta di mio marito - trailer ufficiale

    Quel che resta di mio marito - trailer ufficiale (V.O.) - Bonneville

    Quel che resta di mio marito - spot TV

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