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    'CARNERA, ALTRIMENTI DETTO 'LA MONTAGNA CHE CAMMINA': UN'ALTRA LEGGENDA VIVENTE DELLA BOXE ANNI TRENTA

    "Ho preso tanti pugni nella mia vita. Veramente tanti… Ma lo rifarei. Perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli…"
    Primo Carnera

    (Carnera - The Walking Mountain USA 2007; biopic; 123'; Produz.: 2029 Productions/Art Linson Productions/Tribeca Productions; Distribuz.: Medusa)

    Locandina italiana Carnera - The Walking Mountain

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    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: Carnera - The Walking Mountain

    Titolo in lingua originale: Carnera - The Walking Mountain

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Renzo Martinelli

    Sceneggiatura: Renzo Martinelli e Franco Ferrini (con la collaborazione di Alessandro Gassman)

    Soggetto: Renzo Martinelli

    Cast: Andrea Iaia (Primo Carnera)
    Anna Valle (Pina Kovacic)
    Paolo Seganti (Eudeline)
    Burt Young (Lou Soresi)
    Paul Sorvino (Ledudal)
    F. Murray Abraham (Leon See)
    Kasia Smutniak (Emilia Tersini)
    Eleonora Martinelli (Giovanna)
    Antonio Cupo (Max Baer)
    Stefano Meglio (proprietario night)
    Bruno Bilotta (Paul Journèe)
    Nino Benvenuti (Allenatore M. Baer)
    Joe Capalbo (Billy Duffy)
    Carlo Di Blasi (Arbitro Donovan)
    Lucrezia Maier (Zia Antonia)
    Cast completo

    Musica: Pivio & Aldo De Scalzi

    Costumi: Silvia Nebiolo e Massimo Cantini Parrini

    Scenografia: Rossella Guarna

    Fotografia: Saverio Guarna

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Vita, amori e soprattutto pugni - dati e presi - di una leggenda del pugilato. Primo Carnera (Andrea Iaia), la 'montagna che cammina', come fu definito il boxeur all'epoca, non è stato solo un grande combattente del ring ma soprattutto un idolo, inteso anche come mezzo di riscatto, per tanta Italia emigrata negli Stati Uniti. Il film fa rivivere l'epopea del campione mettendone a fuoco la lunga tranche americana degli anni Trenta con l'apoteosi del titolo mondiale prima dell'inevitabile declino.

    IN DETTAGLIO:

    "Anni 30.
    Un gigante di oltre due metri di statura diventa una delle più sorprendenti leggende della storia dello sport. Il suo nome è Primo Carnera, ma tutto il mondo lo conosce come 'La Montagna che cammina'. Nato a Sequals, un piccolo paese del Friuli, nel 1906, Carnera emigra giovanissimo in Francia, a Le Mans, per poter sopravvivere alla miseria che opprime l’Italia di quegli anni. Qui viene notato dal proprietario di un circo, Paul Ledudal (Paul Sorvino) che lo convince a trasformarsi in 'Juan Lo Spagnolo, il terrore di Guadalajara' e ad esibirsi come attrazione. Nel corso delle sue peregrinazioni, il circo di Ledudal arriva ad Arcachon, un paese nel sud della Francia. Qui vive l’ex campione francese dei pesi massimi, Paul Journée. È lui a notare il gigante e a segnalarlo al più famoso manager di boxe di quei tempi: Léon Sée (F. Murray Abraham). Sotto la guida esperta e spregiudicata di Sée, Carnera realizza un
    sogno ritenuto impossibile: nel 1933, al Madison Square Garden di New York, la 'Montagna che cammina' sconfigge Jack Sharkey e conquista il titolo mondiale dei pesi massimi. La storia che noi raccontiamo è la storia di un gigante che credeva fortemente in alcuni valori: la sacralità della famiglia, l’attaccamento alla propria terra e alle proprie radici, la capacità di sacrificare se stessi perché i propri figli possano avere un avvenire migliore, la forza di volontà nell’inseguire un sogno ritenuto impossibile, la consapevolezza che una sconfitta è tale solo se si rimane a terra. Non è sconfitta quando ci si rialza e si riprende a combattere. Il film sulla “Montagna che Cammina” rappresenta la più gigantesca operazione di post-produzione mai effettuata in Europa: 1500 inquadrature digitali e 20 mesi di lavoro al computer per ricostruire le grandi arene del passato: la Wagram Hall di Parigi, la Royal Albert Hall di Londra, il Madison Square Garden e il Garden Bowl di New York, cui si aggiunge un complesso lavoro di “crowd replication” (moltiplicazione di folla) mai effettuato prima in Italia, che ha consentito la creazione di folle composte da migliaia di persone".

    Dal >Press-Book< di Carnera - The Walking Mountain

    Commento critico (a cura di DANIELE CATENA)

    Carnera, grande produzione italiana, esce nelle sale con lo scopo di meravigliare e colpire gli spettatori grazie all’utilizzo di tre elementi. Il mito, l’italianità e gli effetti speciali. Questi tre elementi sono fondamentali affinché un’opera del genere possa raggiungere il successo meritato, ma in Carnera i tre elementi non appaiono amalgamati come dovrebbero.
    La storia del pugile Primo Carnera è ovviamente epica ed interessante. È il classico esempio di come un uomo “nessuno” riesca a diventare il simbolo di qualcosa di importante. È l’ideale del bravo italiano che sa farsi valere; rappresenta l’uomo puro che può contare solo sulle proprie forze. Amato dalla sua nazione ed apprezzato in tutto il mondo, Primo, scala velocemente la strada del successo arrivando fino in cima e conquistando, a New York, il titolo mondiale dei pesi massimi.
    Questo mito è però stato reso fin troppo teatrale dal team degli sceneggiatori che ha deciso di caratterizzare

    ogni personaggio in modo vistoso e ben riconoscibile. I dialoghi sono pochi e concentrati, presumibilmente per lasciare maggior spazio possibile alle immagini ed alle azioni. Troppe gag comiche e la molteplicità dei cliché riguardanti la società italiana dei primi del ‘900 trasmettono la sensazione che il film, seppur italiano, sia stato concepito per una distribuzione estera. Ciò distacca lo spettatore dall’azione non permettendo un potente trasporto drammatico.
    L’utilizzo massiccio degli effetti speciali, fa di Carnera il film europeo che ha subito il più intenso lavoro di post-produzione. La ricostruzione digitale delle arene in cui il pugile si è battuto, ha richiesto 20 mesi di lavoro, ma, rispetto alla qualità degli effetti a cui siamo abituati, le ricostruzioni digitali di Carnera appaiono finte ed irreali. L’utilizzo del blue screen si denota dai contorni degli attori che presentano delle sfumature blu su tutti i bordi dell’immagine.
    Interessante è invece la scelta degli attori.

    Luca Confortini, che si è occupato del casting, ha saputo scegliere gli attori con il fisico più adatto per il ruolo da interpretare. Primo Carnera è stato recitato dall’attore emergente Andrea Iaia che ha saputo ricostruire la fragile psicologia del personaggio.
    In generale il film appare scadente. L’appartenenza nazionale del mito Carnera non è bastata a risollevare il ritmo di un’opera che poco riesce ad attirale gli spettatori. Gli effetti speciali sono solo abbozzati e c’è da chiedersi se è davvero necessario l’utilizzo della tecnologia ai fini di un racconto di questa tipologia. La cinematografia italiana è interessante proprio per la capacità di raccontare delle belle storie ed è forse questo l’ambito in cui ci si dovrebbe muovere per poter realizzare dei film di buona qualità.

    Links:

    • Burt Young

    • Kasia Smutniak

    • F. Murray Abraham

    1

    Galleria Video:

    Carnera.mov

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