ADRIEN BRODY (Premio Oscar per Il pianista) veste i panni del mercenario ex militare Royce in PREDATORS di ROBERT RODRIGUEZ. Mercenario si, ma con riluttanza. Che gli piaccia oppure no Royce si ritrova comunque a capo di un gruppo di combattenti d'elite, che stanno iniziando a capire di essere stati portati in un pianeta alieno... per diventare delle prede. Ed ecco come ADRIEN BRODY vede il suo personaggio, questo riluttante leader degli umani:
"I soldati contemporanei mi assomigliano. I film attuali sono cambiati, ormai sono più radicati nella realtà. I soldati non sono dei superuomini. Penso che questo faccia parte di quello che mi attirava nel progetto, volevo creare un eroe tragico e pieno di difetti per il film. Royce è essenzialmente un solitario. In un certo senso, è la sua maggiore qualità come assassino e la sua maggiore debolezza come essere umano. In questa situazione, gli viene chiesto di fare una scelta per condurre le persone e occuparsi di loro, cosa che lui ritiene lo porterà a essere ucciso o che comunque non pensa di essere in grado di fare. Ci piaceva l'idea di creare un personaggio costretto a compiere una scelta contro la sua natura".
ADRIEN BRODY (Premio Oscar per Il pianista) veste i panni del giovane e ambizioso scienziato Clive Nicoli in SPLICE di VINCENZO NATALI, appena dismessi quelli del mercenario ex militare Royce in PREDATORS di ROBERT RODRIGUEZ.
Il suo attuale personaggio agisce in segreto al fianco della collega Elsa (SARAH POLLEY) per un esperimento a dir poco inquietante: creare un nuovo 'cocktail' di DNA umano e animale. Mai idea fu più insana di questa...!
Adrien Brody VINCE il Golden Globes 2025 come 'Miglior Attore in un Film Drammatico' per il ruolo di László Tóth in The Brutalist di Brady Corbet:
"László Toth è un architetto ebreo ungherese che fugge dall'Europa dopo la guerra e arriva in America per iniziare una nuova vita e ricongiungersi con la moglie da cui è stato forzatamente separato. È il viaggio di un rifugiato legato al suo passato di cui è anche stato spogliato. Sta cercando di trovare la sua strada in una nuova terra con un nuovo insieme di regole... Per poter impersonare László Toth, ho dovuto costruire un personaggio basato su un fondamento di verità. Ho attinto da due profonde influenze nella mia vita - crescere come figlio di un rifugiato ungherese e rappresentare le memorie di Wladislav Szpilman come raccontate ne 'Il pianista'. Sebbene siano due personaggi completamente diversi, i mesi trascorsi a fare ricerche e a entrare in contatto con il passato di Szpilman e gli orrori di quell'epoca mi perseguitano ancora e hanno offerto una comprensione emotiva alle strazianti esperienze e perdite che
caratterizzano il viaggio di László in America come rifugiato... Ho visto 'The Brutalist' come una storia di perseveranza silenziosa e della necessità di impegnarsi per l'eccellenza. Anche quando ti hanno strappato il terreno da sotto i piedi... Questo film comprende un arco di trent'anni della vita di un uomo". Adrien Brody
"Per molti ho vinto un Oscar a 29 anni... ma nessuno ha visto ciò che ho dovuto perdere per arrivarci... Sono nato nel Queens, New York, in una famiglia umile di artisti. Mia madre era fotografa e mio padre pittore, quindi fin da piccolo respiravo arte. Ma non è stato un cammino facile: ho fatto audizioni, mi hanno rifiutato ancora e ancora , e ho passato 17 anni facendo piccoli ruoli prima che il mondo sapesse davvero chi ero. La frustrazione di sentire che non avanzavo mi perseguitava, ma non ho mai lasciato andare l'idea che un giorno avrei avuto il mio momento...Quel momento arrivò con 'Il pianista'. Per interpretarlo dovetti consegnarmi completamente: vendetti il mio appartamento, la mia macchina e mi isolai dal mondo. Persi più di 13 chili per sentire sulla mia pelle la fame del personaggio. Mi allontanai persino dalle persone che amavo, perché avevo bisogno di vivere il dolore per trasmetterlo sullo schermo. Fu così intenso che, quando vinsi l'Oscar come attore più giovane nella storia in quella categoria, mi ritrovai vuoto, immerso in una depressione che mi obbligò a fermarmi del tutto... Poi arrivarono gli alti e bassi. Hollywood non fu sempre generosa con me: ruoli che non funzionavano, progetti che non uscivano e un'industria che facilmente ti dimentica se non continui a brillare. Ci furono silenzi, fasi di solitudine e momenti in cui dovetti ricostruirmi di nuovo. Ma ogni caduta mi rese più umano, più consapevole di cosa significhi ricominciare... Il successo non sempre ti salva... a volte ti affonda ancora di più. Ma ciò che conta davvero è chi sei quando la fama si spegne e resti solo tu davanti allo specchio" Adrien Brody
"I soldati contemporanei mi assomigliano. I film attuali sono cambiati, ormai sono più radicati nella realtà. I soldati non sono dei superuomini. Penso che questo faccia parte di quello che mi attirava nel progetto, volevo creare un eroe tragico e pieno di difetti per il film. Royce è essenzialmente un solitario. In un certo senso, è la sua maggiore qualità come assassino e la sua maggiore debolezza come essere umano. In questa situazione, gli viene chiesto di fare una scelta per condurre le persone e occuparsi di loro, cosa che lui ritiene lo porterà a essere ucciso o che comunque non pensa di essere in grado di fare. Ci piaceva l'idea di creare un personaggio costretto a compiere una scelta contro la sua natura".