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    L'INTERVISTA

    JULIETA - INTERVISTA al regista PEDRO ALMODOVAR (A cura di ALFONSO RIVERA, 'Cineuropa')

    19/04/2016 - "Credo nella ripetizione e nelle prove"

    07/04/2016 - JULIETA, di PEDRO ALMODÓVAR, è un dramma intimo pieno di riferimenti, simbolismi e sentimenti impetuosi, ispirato ad Alice Munro, che il regista della Mancha rivela

    Ogni film di Pedro Almodóvar è un evento che va al di là dei confini spagnoli e Julieta uscirà tre anni dopo Gli Amanti Passeggeri. Nelle sue dichiarazioni alla stampa rivela alcuni dettagli di questa storia dolorosa interpretata da Emma Suárez e Adriana Ugarte che condividono il ruolo del titolo.

    Se c'è una sequenza magica nel tuo nuovo film è quella sul treno che ricorda Hitchcock.

    "Mi affascinano i treni, quelli giocattolo e quelli dei film. Sognavo da sempre di girare un film in un treno vero e proprio. Di tutti i mezzi di trasporto dell'iconografia cinematografica, il treno è il mio preferito, poiché passa per tutti i generi, ma le scene che ricordo meglio appartengono, in effetti, a Hitchcock (La Signora Scompare, L'Altro Uomo, Intrigo Internazionale) e Fritz Lang (La Bestia Umana). Girare in un Talgo degli anni ottanta è stato difficile, non solo per lo spazio limitato in cui entravano a malapena gli attori, la macchina da presa e l'operatore, ma anche perché era un inferno di acari. Ma quelle scene erano fondamentali, perché il destino di Julieta viaggia sul treno. Perciò ho costruito la sceneggiatura del film attorno alla sequenza del treno notturno: in un luogo così metaforico e significativo la donna entra in contatto con i due poli dell'esistenza umana: la morte e la vita".

    La fatalità insegue senza sosta il personaggio centrale... perché?

    "Nel film ci sono due tragici addii, provocati dal fato e dalla sfortuna, che segnano la coscienza di Julieta. Il senso di colpa, che contagia anche la figlia, si è insinuato nella sceneggiatura, senza che me ne accorgessi del tutto: è venuto fuori quando l'ho considerato finito, quando i pezzi si assestano e si arricchiscono in modo autonomo, senza quasi che lo sceneggiatore intervenga perché lo emana la storia stessa. Il senso di colpa viaggia in treno con Julieta come una sorta di destino fatale".

    Quanto c'è delle storie di Alice Munro nella sceneggiatura finale?

    "Quando ho letto In Fuga ho pensato di adattare tre dei suoi racconti: Fatalità, Fra Poco e Silenzio, che hanno in comune la protagonista, Julieta, ma non sono consecutivi, sono storie indipendenti e ho cercato di unificarle, aggiungendo ciò che era necessario. Ho lavorato su una prima bozza, ho cercato di fare miei i tre racconti e mi sono mosso con la libertà che richiede la scrittura di una sceneggiatura, anche se si tratta di un adattamento. Ma alla fine l'incertezza ha avuto la meglio: non ero sicuro della sceneggiatura. Avevo paura di cambiare la lingua, la cultura e la geografia; così ho mantenuto la prima bozza, senza un piano concreto, anche se avevo acquisito i diritti di queste storie".

    Com'è stato adattare queste trame al territorio spagnolo?

    "Sono andato a rivedere il progetto di due anni fa, mi è piaciuto di più di quanto mi aspettassi e poi ho cercato di ambientare la storia in Spagna. Man mano che procedeva la versione spagnola mi allontanavo da Alice Munro: dovevo volare con le mie ali. Le sue storie sono comunque l'origine di Julieta, ma se è già difficile tradurre lo stile della scrittrice canadese in una disciplina quasi opposta alla letteratura come il cinema, farla passare per una storia spagnola è un compito impossibile. I fan di Alice Munro devono vedere nella mia Julieta un omaggio al premio Nobel".

    Perché il personaggio centrale torna nei luoghi del suo passato?

    "Credo nella ripetizione e nelle prove: l'essere umano si trova involontariamente coinvolto in situazioni che ha già vissuto prima, come se la vita ci concedesse l'opportunità di provare i momenti più difficili prima che arrivino davvero. Quest'idea è presente in Tutto Su Mia Madre: l'infermiera Manuela lavora per l'Organizzazione Nazionale Trapianti che aiuta i medici nel difficile compito di annunciare la morte alla famiglia della vittima per poi chiedere loro la donazione di uno dei suoi organi. Una notte fatidica è Manuela che deve subire lo stesso protocollo, ma come madre della vittima: conosce la scena, l'ha vissuta per anni, ma dal lato dei medici".

    (Tradotto dallo spagnolo)

    Fonte: Cineuropa


     
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