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    Home Page > Movies & DVD > Julieta

    JULIETA: PEDRO ALMODOVAR APRE UNA NUOVA FINESTRA SULL'UNIVERSO FEMMINILE PASSANDO PER LA FONTE LETTERARIA CHE FA CAPO AD ALICE MUNRO (IN FUGA)

    69. Festival del Cinema di Cannes (11-22 Maggio 2016) - CONCORSO - RECENSIONE ITALIANA in ANTEPRIMA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dal 26 MAGGIO

    "... Il senso di colpa viaggia nel treno di Julieta come una sorta di destino fatale. Questo elemento rende più oscuro il dramma e gli dà l’aspetto di un noir, cosa che Alberto Iglesias ha evidenziato nella colonna sonora. 'Julieta' trova la sua origine letteraria in Alice Munro. Da quando ho letto 'In Fuga' (Runaway) ho pensato di adattare tre dei suoi racconti al grande schermo (Fatalità, Fra Poco, e Silenzio). Tutti e tre i racconti hanno in comune la protagonista, Juliet, ma non sono consecutivi. Sono tre storie distinte che ho cercato di unificare, inventando ciò che era necessario... Sono un regista cinematografico e credo nella ripetizione e nelle prove. L’essere umano è involontariamente coinvolto in situazioni che ha già vissuto prima, come se la vita ci concedesse l’opportunità di sperimentare i momenti più duri prima che effettivamente arrivino..."
    Il regista e sceneggiatore Pedro Almodovar

    (Julieta; SPAGNA 2016; Drammatico; 96'; Produz.: El Deseo; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia)

    Locandina italiana Julieta

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    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Julieta

    Titolo in lingua originale: Julieta

    Anno di produzione: 2016

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Pedro Almodóvar

    Sceneggiatura: Pedro Almodóvar

    Soggetto: JULIETA parla del destino, dei sensi di colpa e del mistero insondabile che ci porta ad abbandonare i nostri cari, eliminandoli dalla nostra vita come se non avessero mai avuto importanza. E del dolore che questo brutale abbandono provoca alla vittima.

    Cast: Adriana Ugarte (Julieta giovane)
    Emma Suárez (Julieta)
    Michelle Jenner (Beatriz)
    Rossy De Palma (Marian)
    Inma Cuesta (Ava)
    Darío Grandinetti (Lorenzo)
    Daniel Grao (Xoan)
    Nathalie Poza (Juana)
    Agustín Almodovar (Revisore del treno)
    Mariam Bachir (Sanáa)
    Susi Sánchez (Sara, madre di Julieta)
    Pilar Castro (Claudia, madre di Beatriz)
    Priscilla Delgado (Antía adolescente)
    Bimba Bosé (Amica di Bea)
    Joaquín Notario (Samuel, padre di Julieta)

    Musica: Alberto Iglesias

    Costumi: Sonia Grande

    Scenografia: Antxón Gómez

    Fotografia: Jean-Claude Larrieu

    Montaggio: José Salcedo

    Makeup: María Manuela Cruz

    Scheda film aggiornata al: 17 Giugno 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antia tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni, dal momento cioè del suo concepimento. Al termine della scrittura non sa però dove inviare la sua confessione. Sua figlia l'ha lasciata appena diciottenne, e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere, ma la ricerca conferma che Antia è ormai una perfetta sconosciuta.

    SHORT SYNOPSIS:

    Julieta's life in 2015 finds her on the verge of madness; 30 years earlier, we see a more prosperous time in her life.

    Commento critico (a cura di ROSS DI GIOIA)

    Decisa a lasciare per sempre la Spagna per il Portogallo, dove sta per trasferirsi Lorenzo (Darío Grandinetti), l'uomo che ama, Julieta (Emma Suarèz) impacchetta una vita - o quello che ne rimane - fatta di ricordi rinunciabili, dolore, e un’ombra scura che l’accompagna. Ed è lì, tra scatole e pluriball, che la furia del passato torna a montare nel suo cuore. Una sorta di tsunami che lei argina anche stavolta, in qualche modo, come ha sempre fatto negli ultimi anni. Ma l'incontro con Beatriz, amica d'infanzia della figlia Antía, la quale l’ha rivista per caso sul lago di Como, rompe quei precari argini eretti su anni di menzogne raccontate a se stessa, e Julieta cambia idea: resta a Madrid. Perché dopo più di tredici anni senza notizie, ha nuovamente la forza di sperare di rivedere quella carne della sua carne, ormai donna, partita per sempre senza farsi più trovare. Tredici

    anni che vengono riversati, pagina dopo pagina, in un diario che inizia però ben prima, quando una venticinquenne Julieta (Adriana Ugarte), su un treno che viaggia nella notte, corre verso la vita…

    Ispirato a tre racconti di Alice Munro, qui fusi insieme in un corpo unico, con Julieta torna il cinema di Pedro Almodóvar fatto di tragedia decisa dal destino. Dopo l’inqualificabile Gli amanti passeggeri, autoparodia cheap del peggior almodóvarismo, il regista spagnolo usa l’accetta per sfrondare lo sfrondabile, regalando un film lineare e condensato attorno ad un fulcro stratificato di colpa, dolore, incomunicabilità. Niente luci stroboscopiche, niente eccessi fuorvianti o personaggi sopra le righe, niente segreti celati da doppifondi. Julieta è semplicemente Julieta, una donna dilaniata dall’assenza che aspetta da tutta la vita che la figlia ritorni, come Ulisse (non a caso Pedro l’ha voluta insegnante di lettere antiche), e che nel frattempo prova a respirare, senza riuscirvi. Perché l’Uomo

    Nero che accompagna le notti dei bambini, e di cui ci dimentichiamo una volta grandi, è tornato nell’esistenza di lei per non andarsene mai più. Sta lì, sempre, col suo mantello ben aperto per nascondere Antía (Priscilla Delgado da bambina, Blanca Parés da adolescente). Ed è nella guerra di Julieta all’Uomo Nero che Almodóvar arruola i suoi vezzi, addomesticandoli una volta tanto: i capelli ossigenati, il pescatore bonazzo (Daniel Grao) con moglie in coma, il sesso “riflesso” a rendere interessante il finestrino di un convoglio ferroviario, echi del cinema che fu (avete un problema se alla vista di una ingrigita Rossy de Palma nel ruolo della domestica Marian non riconoscete Rebecca - La prima moglie). Emma Suárez e Adriana Ugarte si avvicendano nel tempo e nel silenzio, riunite solo da un asciugamano in una ipotetica staffetta. La stessa staffetta che il destino vorrà anche per Antía. La stessa staffetta che,

    qui, Pedro fa con Almodóvar, tornando, se non a Tutto su mia madre e Parla con lei, almeno dalle parti di Volver e Gli abbracci spezzati per un film che ti rimane addosso. Come un profumo. O come un rimorso.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    THE SPANISH AUTEUR OFFERS UP HIS MOST SINCERE DRAMA IN HOMAGE TO CANADIAN SHORT STORY WRITER ALICE MUNRO.

    In what was meant to be his English-language debut, Pedro Almodovar optioned a trio of short stories by Pulitzer-winning Canadian author Alice Munro — “Chance,” “Soon” and “Silence” — about a Vancouver woman named Juliet Henderson, but it wasn’t until he rechristened the character “Julieta” and relocated her to Madrid that the narrative became his own. Like 2003’s “Talk to Her,” the film opens with a red curtain, except that here, instead of rising to reveal a theater stage, the scarlet fabric actually appears to be breathing. In fact, it is not a curtain at all, but a woman’s red blouse, behind which lies the heart whose secrets Almodovar respectfully proceeds to explore — a process that will span three decades and demand two leading ladies to accomplish.

    While “Julieta” represents a

    welcome return to the female-centric storytelling that has earned Almodovar his greatest acclaim, it is far from this reformed renegade’s strongest or most entertaining work. Instead, following the high-altitude frivolity of “I’m So Excited,” the director’s relatively tame 20th feature finds him once again adopting a serious (read, “respectable”) attitude, eschewing comedy and high-camp melodrama in favor of plain old mellow drama. While that approach should appeal to festivals (including Cannes, where the Sony Pictures Classics release could screen following its April 8 opening in Spain) and older arthouse patrons, it’s considerably less fun than the garishly over-the-top Almodovar of old.

    Not that “Julieta” could possibly be mistaken for the work of any other auteur. From that red-curtain opening to the final scene, in which a ladybug-bright car navigates a twisting mountain road, the use of color alone is a dead giveaway. When we meet her, Julieta (first embodied by Emma

    Suarez) is perhaps 50 years old, and though her faux blonde hairstyle suggests a failing attempt to cling to earlier times, a lifetime of tragedy shows in her eyes.

    She and her partner, Lorenzo (“Talk to Her’s” Dario Grandinetti), are packing up and preparing to leave for Portugal, but Julieta has unfinished business in Madrid, awakened by a chance encounter with a young woman named Bea (Michelle Jenner), who years before had been her daughter’s closest friend. This unexpected run-in is a shock for Julieta, who has spent the better part of the past 13 years coping with her daughter’s disappearance — only, we don’t know that yet.

    Almodovar has constructed an extremely unconventional mystery, one in which there is no crime or culprit. Rather, his leading lady is herself a riddle, and the film itself is a sincere effort to understand her, retracing 32 years since the chance encounter that set

    her life on this particular course. Working in a superficially Hitchcockian vein, which might explain Julieta’s unnatural blonde ’do and the Bernard Herrmann-like echoes Alberto Iglesias’ otherwise soft-jazz score, Almodovar is aided in his detective work by Julieta herself, who is a reliable enough narrator, but clearly too close to the incidents themselves to recognize the true nature of her own tragedy.

    In leaping back to the beginning of Julieta’s story, Almodovar also returns to the early days of his own career, casting a beautiful new muse, spiky-haired Adriana Ugarte, as the character’s younger self. Looking more like an ’80s glam rocker than the PhD student described by Munro (“she was not bad-looking for a scholarship girl, not bad-looking at all”), Julieta meets two strangers on a late-night winter train. The first is a pathetic older man who takes the vacant seat opposite her and awkwardly tries to strike up a

    conversation, forcing Julieta to flee the compartment. In the dining car, she finds a younger and considerably more handsome prospect, a fisherman named Xoan (Daniel Grao). Both men are lonely and seeking companionship, and Julieta’s choice has profound consequences — or so she believes — resulting in both pregnancy and death that very night.

    Just shy of nine months later, Julieta tracks down Xoan, showing up the day after the funeral of his wife, who has spent the previous five years in a coma. “A man needs a woman, not a vegetable,” volunteers his busybody housekeeper (Rossy de Palma, a familiar face in Almodovar’s films during roughly the same years she occupies this narrative), dropping hints that Xoan has been seeing another mistress, a local artist named Ava (Inma Cuesta) who will soon become Julieta’s best friend, once Xoan agrees to make her a respectable woman.

    Julieta is happy to be both

    married and a mother, and in a series of the film’s least interesting scenes, we witness her daughter Antia (alternately played by Priscilla Delgado and Blanca Pares) growing up before her eyes. In an awkward tangent, Julieta visits her parents’ pueblo, discovering that her father is having an affair right under the nose of his bedridden wife. Some years later, troubling fidelity issues emerge in her own marriage. Tragedy follows, forcing the family to move to Madrid, where, in a clever sleight-of-hand, Almodovar switches actresses: We see Antia and best friend Bea lift the depression-inert Ugarte from the tub and dry her with a big brown bath towel; when she emerges, it is Suarez whom we discover in her place, aged not by time but by misfortune.

    Apart from their matching hairstyles, there’s not much to connect Ugarte and Suarez, but Almodovar’s gamble of using two actresses pays off. Considering that

    the film represents his wish to reveal the wounded soul of this life-worn woman, dividing the role actually amplifies the desired impact: Ugarte plays Julieta’s radiant, sexy and relatively naive younger self, while Suarez captures the complexity that develops with time.

    And yet, through no fault of the performances — which favor expressive surfaces to inner psychology in that stilted tendency of daytime television and pre-Method Hollywood cinema — Julieta’s emotional turmoil never quite resonates. Instead, Almodovar’s curious nonlinear construction obscures too much of what Julieta is suffering, withholding the source of her pain (Antia’s disappearance) so long that the catharsis barely registers when she realizes that her assumptions — a mix of misplaced guilt and overall failure to identify with her own flesh and blood — were wrong all along.

    If Julieta isn’t capable of understanding the situation herself, how can those around her possibly hope to help? Like Lorenzo, who

    takes to stalking his own wife in order to comprehend her behavior, audiences must patiently wait until Julieta explains the incidents that have left her life in limbo all these years. And though the film’s final minutes offer a hint of optimism, they arrive so soon after Almodovar finally explains her state of mind that it undermines the impact.

    And so, we are left to ponder the film’s obsessive assortment of colorful compositions and charged artifacts — most notably, a dismembered male figure sculpted by Ava (actually the work of Miquel Navarro, from the director’s own collection). Even when working in earnest, Almodovar can’t hold back his own gaudiness, which threatens to overwhelm Julieta’s emotions at all times, just as the loud paintings, posters and wallpaper frequently eclipse the foreground action. To the extent that Almodovar’s films are a bold expression of his personal taste, Munro seems an odd source of

    worship. In many ways, her sensitivity is the antithesis of the director’s flamboyance, and one really ought to go back and read her three stories (especially “Silence,” which explains so much missing from the movie’s final act) to answer the mystery behind the mystery — fleshing out what Almodovar admired, but only partly managed to capture.

    Perle di sceneggiatura


    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Warner Bros. Pictures Italia e Silvia Saba (SwService)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di JULIETA

    Links:

    • Pedro Almodóvar (Regista)

    • Adriana Ugarte

    • JULIETA - INTERVISTA al regista PEDRO ALMODOVAR (A cura di ALFONSO RIVERA, 'Cineuropa') (Interviste)

    Altri Links:

    - Sito ufficiale Warner Bros. Pictures
    - Pagina Facebook

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    Galleria Video:

    Julieta - trailer

    Julieta - trailer (versione originale)

    Julieta - trailer (versione originale sottotitolata in inglese)

    Julieta - clip 'E' libero questo posto?'

    Julieta - clip 'Che ti è successo?'

    Julieta - clip 'Sei arrivata tardi'

    Julieta - clip 'Non farmi ricatti'

    Julieta - clip 'Che sorpresa!'

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