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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > LA SORGENTE DELL'AMORE - INTERVISTA al regista RADU MIHAILEANU (I. PARTE)

    L'INTERVISTA

    LA SORGENTE DELL'AMORE - INTERVISTA al regista RADU MIHAILEANU (I. PARTE)

    06/03/2012 - Il regista di TRAIN DE VIE e IL CONCERTO, RADU MIHAILEANU, ci parla diffusamente della sua nuova pellicola, LA SORGENTE DELL'AMORE (I. PARTE):

    Come è nato questo progetto ?

    RADU MIHAILEANU: "Tutto ha avuto inizio con un fatto di cronaca avvenuto in Turchia nel 2001. Fin dalla notte dei tempi, le donne di un piccolo villaggio tradizionale andavano ogni giorno a prendere l'acqua alla sorgente in cima a una montagna vicina e la riportavano al villaggio in pesanti secchi colmi fino all'orlo che spezzavano loro le spalle. A seguito di una serie di incidenti, le donne decisero di prendere in mano il loro destino e iniziarono uno sciopero dell'amore per convincere gli uomini a costruire una rete idrica nel villaggio. All'inizio gli uomini non presero sul serio le donne e ci furono episodi di violenza. Le donne non si arresero e alla fine la diatriba fu risolta dal governo. A livello più metaforico, mi sono anche ispirato a Lisistrata di Aristofane, in cui una donna, di fronte all'indifferenza degli uomini, indice lo sciopero dell'amore per mettere fine alla guerra. Mi è parso un soggetto ricco di problematiche molto attuali".

    Hai mai avuto esitazioni ad affrontare un tema del genere ?

    R. MIHAILEANU: "Essendo uomo, ebreo e francese, per molto tempo non mi sono sentito legittimato a parlare di una cultura che conoscevo poco, a maggior ragione perché sentivo che era essenziale abbordare questo tema dall'interno. Tuttavia, sono sempre stato convinto che il film avrebbe avuto un impatto più forte se inserito in un contesto musulmano, che ci avrebbe permesso di menzionare il Corano e l'Islam, due argomenti spesso poco conosciuti e oggetto di una serie di cliché e di fantasie. Per questo motivo ho innanzitutto cercato una regista di origini arabe in gradi di affrontare il progetto da un punto di vista più accurato. Non trovandola e avendo nel frattempo fatto mio l'argomento, mi sono lasciato convincere dai miei coproduttori a dirigerlo io, ma a due precise condizioni. Innanzitutto, ho insistito per avere a disposizione un periodo per documentarmi in cui potere, tra le altre cose, andare in alcuni villaggi e incontrare le donne che ci vivono: volevo avere il tempo di conoscere intimamente questa cultura per riuscire a coglierne tutte le sfumature e le angolazioni. In secondo luogo, mi sembrava essenziale girare il film in arabo, non solo per un'esigenza di autenticità e di sonorità, ma anche per evitare che i personaggi parlino la lingua dei colonizzatori. Era essenziale che anch'io adottassi il punto di vista di quella cultura e che cercassi di parlare con quella voce".

    Che tipo di ricerche hai condotto?

    R. MIHAILEANU: "Con Alain-Michel Blanc, il mio co-sceneggiatore, abbiamo innanzitutto letto molte testimonianze di donne arabe e numerosi libri di sociologia e testi sull'Islam. Abbiamo anche incontrato degli specialisti del mondo arabo che hanno studiato la condizione delle donne, come Malek Chebel e Soumaya Naamane Guessous. Poi siamo andati in villaggi simili a quello del nostro film a parlare con le donne: ci hanno raccontato moltissimi aneddoti che in alcuni casi sono stati inseriti nella sceneggiatura. Abbiamo stretto autentici legami di amicizia e scoperto dei pozzi di straordinaria ricchezza. Questo viaggio ci ha aiutato molto a scivolare pian piano nella loro soggettività e a mettere un po' da parte la nostra mentalità occidentale. Ed è forse l'aspetto più bello del mio mestiere. Nel corso delle nostre ricerche, abbiamo per esempio scoperto che le donne, comprese quelle dei villaggi molto isolati, hanno accesso, spesso in modo rudimentale, alle nuove tecnologie e sono quindi a contatto con altri stili di vita, senza per questo rinnegare le loro tradizioni. Questo intreccio di civiltà si ritrova nel film. Poiché La sorgente dell’amore ha la forma di un racconto orientale contemporaneo, non ambientato in un luogo specifico, ci siamo anche documentati su un vasta gamma di paesi musulmani per individuare i punti di contatto, in particolare riguardo alla questione femminile e ai rapporti delle donne con gli uomini, i figli, i genitori, la suocera, l'amore, il lavoro, le celebrazioni, la musica, ecc.".

    Come hai tratteggiato i personaggi?

    R. MIHAILEANU: "Per molte delle donne protagoniste del film mi sono ispirato alle abitanti del villaggio dove ho vissuto prima di girarvi. Nella casa dove alloggiavo, c'era una coppia piuttosto simile alla coppia Leila/Sami: lui faceva la guida turistica e aveva sposato per amore una donna appartenente a un altro villaggio che spesso si faceva chiamare "la straniera", come nel film. Era quindi un uomo di mentalità aperta che non si era piegato alla tradizione del matrimoni combinati".

    Forse è proprio il suo status di 'straniera' che permette a Leila di lanciare lo sciopero con maggiore facilità.

    R. MIHAILEANU: "Avendo vissuto l'esilio e avendo saputo fondere due culture, la cultura del deserto, visto che viene dal sud, e la cultura della montagna, Leila è più libera delle altre. È più libera anche perché è stata aggredita: non ha più nulla da perdere e la sua indignazione la spinge a partire lancia in resta. Era quindi logico che fosse lei a guidare il movimento di rivolta delle donne, anche perché si sente protetta dall'amore del marito".

    "Vecchia Lupa" è un personaggio straordinario.

    R. MIHAILEANU: "Rispecchia una persona che abbiamo realmente conosciuto. Spesso nei villaggi le donne di una certa età acquisiscono una considerevole notorietà e quando restano vedove non hanno più nessuno in casa che tenga loro testa. E la "Vecchia Lupa" che abbiamo conosciuto accompagnava gli eventi salienti del villaggio con dei canti che stigmatizzavano in modo metaforico i difetti degli uomini. Incarnava il ruolo di una specie di "giudice di pace": le era capitato di denunciare degli uomini infedeli o che picchiavano le proprie mogli. Ci siamo quindi resi conto che Leila non avrebbe potuto ottenere soddisfazione da sola e che avrebbe avuto bisogno di un sostegno".

    E le altre donne che circondano Leila?

    R. MIHAILEANU: "Costituiscono quello che per molto tempo è stato definito il 'comitato centrale' dello sciopero: sono le donne più combattive e peraltro sono amiche. Ho scoperto in quella circostanza che sono spesso molto spiritose e che scherzano volentieri sulle questioni sessuali, sempre in modo metaforico. Spesso sono carenti di affetto e colmano questa mancanza guardando sdolcinate soap opera messicane ed egiziane di cui poi ricordano e citano alcune battute, come "Te quiero" che Esméralda ripete continuamente nel film!"

    Nessuno dei personaggi maschili è del tutto condannabile

    R. MIHAILEANU: "No, perché in un certo senso sono tutti delle vittime. Né Alain-Michel, né io amiamo scrivere personaggi completamente positivi o negativi. Crediamo che siano tutti il prodotto di una serie di fattori e che abbiano una soggettività in grado di giustificare le loro ragioni. Nemmeno il fratello di Sami è un bruto: ci rendiamo conto che avendo sofferto una tale mancanza d'amore non poteva che diventare così. Allo stesso modo, il figlio della 'Vecchia Lupa' è diventato un fondamentalista islamico perché è vittima di condizioni economiche spaventose e della sua paura di 'perdere la faccia' perché non è in grado di mandare dei soldi alla sua famiglia".

    In fondo, il film è un'ode all'amore

    R. MIHAILEANU: "Non sono capace di fare film 'contro'. Malgrado le tragedie e le barbarie che ci circondano, preferisco dedicarmi alla bellezza della vita, pur trattando problematiche importanti. Si tratta quindi di un film 'a favore di'. A favore della bellezza della donna e della bellezza dell'amore, un amore che tuttavia deve affermarsi liberamente, a rischio di mettere a repentaglio una relazione. È in queste circostanze, quando l'amore è spinto a trincerarsi, che vediamo chi è capace di generosità. Questo film è un grido d'amore di alcune donne che dicono ai propri uomini: 'Amateci e guardateci'. Perché l'amore comincia dallo sguardo".

    Anche l'acqua è una metafora dell'amore

    R. MIHAILEANU: "In alcuni canti arabi tradizionali, si dice che l'uomo deve "innaffiare" la donna, come se fosse un fiore o una terra fertile. E le donne chiedono ai loro uomini di non dimenticarsi di annaffiarle. In altre parole, di non trascurarle e di continuare a guardarle. Finché gli uomini non portano l'acqua al villaggio, non possono innaffiare le donne. La siccità che colpisce il villaggio è dunque una metafora del cuore che si inaridisce".

    Parli anche della volontà delle donne di appropriarsi del proprio corpo

    R. MIHAILEANU: "È un tema centrale, in particolare nelle comunità rurali. Nel nome della tradizione, molte donne sono state educate con l'idea che non sono altro che delle fattrici. Alcune arrivano a definirsi, con una certa brutalità, delle 'vacche da ingravidare'. Numerose donne che ho conosciuto restano incinte da 15 a 20 volte nel corso della loro vita. Le più giovani tra loro oggi reclamano dei mezzi di contraccezione per poter controllare il proprio corpo e la natalità. Va da sé che molto spesso ignorano il significato del concetto di piacere, malgrado siano il prodotto di una civiltà molto sensuale, a partire dalla musica e dalla danza, fino ad arrivare alla cucina molto speziata. Per questo motivo ho utilizzato Le 1001 notte: per ricordare che la cultura orientale è ricca di sensualità, contrariamente ai luoghi comuni attuali che confondono Islam e islamismo".

    La cultura e l'istruzione come fattori di emancipazione sono molto presenti

    R. MIHAILEANU: "In paesi come il Marocco, la Tunisia e il Libano, un numero crescente di donne impara a leggere e a scrivere. Ma rimane il tabù menzionato nel film: il diritto della donna di leggere il Corano e di dare il suo parere sulle sura che sono volutamente soggette a interpretazione. Eppure nel Corano c'è scritto che "l'essere umano deve elevarsi attraverso il sapere", un'affermazione che comprende sia gli uomini che le donne. Quindi nel film Leila pone la questione: chi impedisce alla donna di elevarsi attraverso il sapere? Questa rivoluzione dell'emancipazione delle donne per mezzo della conoscenza resta ancora in gran parte incompiuta".

    Avevi deciso fin dall'inizio di fare intervenire un imam?

    R. MIHAILEANU: "Bisogna ammettere che ci sono ancora molti occidentali prevenuti secondo i quali tutti gli imam sono integralisti, mentre la maggior parte di loro non predica la violenza, ma al contrario esalta la riflessione e l'amore del prossimo. Per me era dunque essenziale creare un imam che incarnasse la saggezza. Anche se, per tradizione, deve stare dalla parte degli uomini, percepiamo il suo imbarazzo nello sposare i loro ragionamenti e alla fine permette alle donne di esprimersi e le ascolta veramente. E la cosa più straordinaria è che Leila gli offre un altro punto di vista sulle scritture e che lui lo ascolta e lo capisce. Dunque cambia grazie a una donna: ha l'umiltà e la saggezza di ammettere che lei ha ragione".

    (SEGUE nella II. PARTE)

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