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    EILEEN

    RECENSIONE in ANTEPRIMA - Dalla 18. Festa del Cinema di Roma (18-29 Ottobre 2023) - Grand Public - Dal Sundance Festival 2023 - Anne Hathaway è qui la bionda dark lady che trascina in un intrigo di stampo criminale la timida e dimessa Thomasin McKenzie: il tutto all'ombra di uno scenario carcerario nella Boston degli anni Sessanta - Dal 7 Maggio

    (Eileen; Usa 2023; Drammatico; 97'; Produz.: Fifth Season, Film4, Likely Story, Omniscient Productions, Scott Rudin Productions; Distribuz.: Lucky Red)

    Locandina italiana Eileen

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    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis

    Titolo in italiano: Eileen

    Titolo in lingua originale: Eileen

    Anno di produzione: 2023

    Anno di uscita: 2024

    Regia: William Oldroyd

    Sceneggiatura: Luke Goebel, Ottessa Moshfegh

    Soggetto: Tratto dal romanzo omonimo di Ottessa Moshfegh.

    Cast: Thomasin McKenzie (Eileen)
    Anne Hathaway (Rebecca)
    Shea Whigham (Jim Dunlop)
    Owen Teague (Randy)
    Jefferson White (Buck Warren)
    Sam Nivola (Lee Polk)
    Siobhan Fallon Hogan (Mrs. Murray)
    Tonye Patano (Mrs. Stevens)
    William Hill (Guardia di sicurezza)
    Peter McRobbie (Warden)
    Peter Von Berg (Dr. Frye)
    Alexander Jameson (Buck Warren)

    Musica: Richard Reed Parry

    Costumi: Olga Mill

    Scenografia: Craig Lathrop

    Fotografia: Ari Wegner

    Montaggio: Nick Emerson

    Makeup: Anouck Sullivan (direzione)

    Casting: Rori Bergman, Jeanne McCarthy

    Scheda film aggiornata al: 02 Febbraio 2024

    Sinossi:

    L'amicizia di una donna con una nuova collega, nata presso la struttura carceraria in cui lavora, prende una svolta sinistra.

    Boston degli anni '60: Eileen (Thomasin McKenzie) vive in una squallida casa e lavora in una struttura carceraria. Sul posto di lavoro, la donna è stata emarginata dai suoi colleghi, ma le cose cambiano con una nuova arrivata. Una donna, dipendente dall'alcol, si unisce al personale della prigione, affascinando con la sua personalità sin da subito Eileen. Grazie alla nuova arrivata, Eileen sembra vedere una luce nell'oscurità della sua vita, ma l'amica la trascinerà in qualcosa di davvero pericoloso, che potrebbe distruggere completamente la sua vita...

    Al centro della storia c'è dunque il complesso rapporto fra la dottoressa Rebecca Saint John (Anne Hathaway) ed Eileen (Tomasin McKenzie), entrambe impiegate in un piccolo carcere. Il loro legame - trainato da una chimica che emerge sin dai primi scatti ufficiali - le porterà però ad essere coinvolte in uno scioccante crimine...

    In altre parole:

    Una coppia fa l’amore in un’automobile, di notte, sotto la pioggia. Da un’altra auto, qualcuno li osserva: è Eileen, una giovane donna che divide la sua vita tra un padre violento e alcolista e il carcere nel quale lavora come impiegata. Timida, dimessa, quasi invisibile, è tenuta a distanza anche dalle colleghe. Finché un giorno non arriva al carcere la nuova psicologa, Rebecca (Anne Hathaway), bionda, elegante, disinvolta, che prende in simpatia Eileen. Ambientato a Boston negli anni ’60, un film sulle ossessioni femminili, com’era il primo di Oldroyd (Lady Macbeth, 2016): una storia di attrazione fatale e di liberazione agognata che volge al noir, percorsa dai sogni repentini e dalle fantasie della protagonista Thomasin McKenzie (Last Night in Soho e Il potere del cane).

    Short Synopsis:

    A woman's friendship with a new co-worker at the prison facility where she works takes a sinister turn.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Di ‘dark lady’ il regista William Oldroyd sembra intendersene. E dopo la sua Lady Macbeth (2016) -che, a dispetto dell’omonimia shakespeariana, radica in ben altra fonte letteraria (Lady Macbeth del Distretto di Mcensk dello scrittore russo Nikolaj Leskov) - eccolo alle prese con l’affresco di un altro ritratto al femminile, conturbante di ingenuità e di pulsioni represse, oltreché di mortificazioni, frustrazioni e insoddisfazioni quotidiane, scaturite dalla situazione personale e familiare. E’ la Eileen del titolo, di cui sa farsi pieno carico una straordinaria, immensa, Thomasin McKenzie (Senza lasciare traccia, Il potere del cane, The Kelly Gang), della cui psicologia fragile, affranta da un groviglio di desideri soffocati nel nulla, il regista coglie ‘visivamente’ impulsi che restano tali, senza dar seguito all’azione. La McKenzie, dal canto suo, esprime tutta la profondità della voragine interiore del suo personaggio, di cui nel film si va scoprendo un lembo alla volta. E quel che

    sembrava ingenuo, e persino comprensibile, alla luce di un certo contesto, alla fine di un viaggio tanto insolito quanto indubbiamente emotivo, mostrerà il suo vero volto.

    In una Boston all’altezza degli anni Sessanta è una strana soggettiva ad aprire questa storia prevalentemente ‘al femminile’: uno sguardo che dall’interno di un’auto spia l’interno di un’altra auto in riva al mare, dove una coppia è alle prese con effusioni amorose. Il fatto che Eileen/McKenzie che osserva, arrivi al punto di infilarsi un pugno di neve nelle mutande, rende l’idea della questione. Eileen si occupa di un padre affetto dai cosiddetti effetti post traumatici di guerra, ex poliziotto, vedovo e talmente assorbito dai suoi fantasmi da non evitarsi di affogarli, in ogni momento possibile, con l’alcool, non mancando altresì di rimarcare la mancanza di personalità della figlia, impiegata nel piccolo carcere locale. Un contesto non certo edificante, almeno finché non arriva sul campo la

    bionda e disinvolta psicologa Rebecca (nome hitchcockiano per eccellenza) di Anne Hathaway. Quel che si dice un corto circuito per Eileen/McKenzie, come ipnotizzata dalla conturbante dottoressa, alla stregua di un raptus tra ammirazione e attrazione.

    Il rapporto di amicizia che nasce spontaneamente tra le due donne, praticamente i due opposti, le porta ad una frequentazione innocua, sulle prime, e alla condivisione di certi casi particolari tra i reclusi. In particolare quello di un ragazzo (il Lee di Sam Nivola), detenuto nel carcere bostoniano perché ha ucciso suo padre nel sonno. Quel che si direbbe il caso disperato di un ‘cattivo ragazzo’, almeno finché non viene a galla un’altra verità: quando la dottoressa Rebecca/Hathaway interroga il ragazzo da solo. La bionda dottoressa, dal canto suo, tradisce i suoi scheletri nell’armadio, tenuti a bada da un fumo compulsivo innaffiato con l’alcol. E per quanto sventoli l’immagine della donna sicura di sé, e

    tanto sveglia da stendere con un pugno il primo insolente di un bar in vena di avances, qualcosa di sotteso in lei, trapela qua e là, sfuggendo, d’altra parte, a manifestarsi pienamente. Per questo Eileen/McKenzie è attratta da questa donna decisa, indubbiamente determinata e coraggiosa, così, quando riceve un invito la vigilia di Natale a casa sua - che poi sua non è - non si fa problemi a raggiungerla con gioia, cogliendo l’occasione di rompere i tristi schemi ‘congelati’ delle sue ‘vuote giornate’, colorite solo dalla sua immaginazione. Immaginazione che, come abbiamo modo di constatare, travalica i desideri di ‘sbocciare’ sessualmente, varcando altre soglie. E’ come scoprire il primo seme del prossimo germoglio in noir, e questa volta non solo come rigurgito di cattivi pensieri.

    Ma che cosa potrà mai succedere alla vigilia di Natale tra due donne sole, diventate care amiche l’una per l’altra? Beh, si direbbe l’inimmaginabile! Il

    terreno di quella casa, alla vigilia di Natale, si imbrunisce sempre più quando Eileen/McKenzie scopre che quella è l’abitazione non sospetta della signora Polk (Marin Ireland), la madre del patricida Lee/Nivola, detenuto nel carcere dove lavorano entrambe. Ed è questo il momento per rivelazioni scioccanti che pescano in una verità altra, fatta degli abusi da parte del padre ai danni del ragazzo, con la complicità, per quanto involontaria, della madre stessa. Quale giustizia? Quale punizione? In una società di ‘vite al limite’, ogni cosa deflagra sulle spiagge più desolate di una dimensione umana ormai degenerata ed infranta sulla scogliera più buia e scoscesa. Così, un innesto ancor più truce è rappresentato dal monologo da gran teatro, o, per meglio dire, da tragedia greca, della madre del ragazzo nella estorta confessione: una vetta emozionale ad alta intensità nella grande interpretazione di Marin Ireland, protagonista di un climax scioccante che cala finalmente

    i veli su una piaga alle volte nascosta proprio nell’alcova familiare.

    Il film lambisce perciò, per quanto a volo d’uccello, le pieghe più oscure dell’animo umano, e non soltanto quello femminile, laddove certi coni d’ombra sconvolgono soprattutto quando vengono a galla e si vedono costretti a misurarsi con la luce. Ma si dà il caso che, lungi dal dipanare ogni filo di una matassa dai molti risvolti, destinati a restare irrisolti, che a quell’oscurità si possa persino far l’abitudine e decidersi in suo favore. E si direbbe proprio questa la scelta di Eileen/McKenzie, appuntata su un finale alquanto inaspettato: almeno non nei termini di così sconcertante e, oltremodo, sospeso.

    Links:

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    Galleria Video:

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