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    Home Page > Movies & DVD > Rifkin's Festival

    RIFKIN'S FESTIVAL

    RECENSIONE - Woody Allen torna a mettere le mani in pasta su riflessioni esistenziali di marca autoreferenziale passando per i classici del cinema, la vera arte, di contro al 'business' imperante, fatto di agenzie pubblicitarie e ... festival sempre più commerciali - Dal 6 Maggio

    "Sono quelle (le domande esistenziali) su cui continuare a interrogarsi, anche se alla fine ti rimarranno solo tristezze e paure molto umane... I protagonisti delle mie storie hanno sempre qualche tratto in comune con la mia personalità, ritrovo l’umorismo, i dubbi e le ansie. La famiglia mi accusa di trasformare in sintomi medici ogni preoccupazione... Se si guarda 'Un giorno di pioggia a New York' c’è un lieto fine. Ma più in generale è vero che perché il pubblico si interessi a un film serve sempre che le cose vadano male, che ci sia un problema e che questo venga affrontato. Vivendo io a Manhattan immagino ci sia una certa quantità di emozioni per me intrinseche, invece in una città straniera mi sento più libero...".
    Il regista e sceneggiatore Woody Allen

    (Rifkin's Festival; SPAGNA/USA/ITALIA 2020; commedia; 88'; Produz.: Mediapro, Gravier Productions, Wildside, Orange, Perdido Productions, Televisió de Catalunya (TV3); Distribuz.: Vision Distribution)

    Locandina italiana Rifkin's Festival

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    Titolo in italiano: Rifkin's Festival

    Titolo in lingua originale: Rifkin's Festival

    Anno di produzione: 2020

    Anno di uscita: 2021

    Regia: Woody Allen

    Sceneggiatura: Woody Allen

    Cast: Wallace Shawn (Mort Rifkin)
    Gina Gershon (Sue)
    Louis Garrel (Philippe)
    Elena Anaya (Dr.ssa Jo Rojas)
    Michael Garvey (Psichiatra)
    Damian Chapa (Festivaliero)
    Bobby Slayton (Festivaliero)
    Stephanie Figueira (Reporter all'Hotel)
    Luz Cipriota (Reporter all'Hotel)
    Godeliv Van den Brandt (Reporter all'Hotel)
    Manu Fullola (Reporter all'Hotel)
    Richard Kind (Il padre di Mort)
    Nathalie Poza (La madre di Mort)
    Cameron Hunter (Il giovane Mort)

    Musica: Stephane Wrembel

    Costumi: Sonia Grande

    Scenografia: Alain Bainée

    Fotografia: Vittorio Storaro

    Montaggio: Alisa Lepselter

    Effetti Speciali: Mariano García e Jon Serrano (supervisori)

    Casting: Patricia DiCerto

    Scheda film aggiornata al: 15 Maggio 2021

    Sinossi:

    E' la storia di una coppia americana: Sue (Gina Gershon), ufficio stampa cinematografica e Mort Rifkin (Wallece Shawn), suo marito, docente in pensione e appassionato di cinema. I due decidono di trascorrere una vacanza in Spagna e prendere parte al Festival del cinema di San Sebastian. La coppia viene travolta dalla bellezza tipica delle cittadine site nel nord della Spagna e dall'ammaliante magia del cinema che si respira durante l'evento.

    Sue subisce maggiormente la seduzione della settima arte che la spinge a iniziare una relazione con il giovane e affascinante cineasta francese, nonché suo cliente, Philippe (Louis Garrel). La cosa fa perdere la testa all'ipocondriaco Mort, che convinto di avere problemi cardiaci si precipiterà in visita da un cardiologo e farà la conoscenza della dottoressa Jo Rojas (Elena Anaya). La donna, in crisi con suo marito Paco (Sergi López), adora i grandi classici e ha molte affinità con Mort.

    Così mentre Sue passa il suo tempo in compagnia di Philippe, tra Mort e Jo si crea un'amicizia sempre più profonda che farà riesplodere in Mort quella grande passione per il cinema classico che tanto amava. L'ex professore avrà inoltre la possibilità di riflettere a lungo sulla su vita e ritroverà grande fiducia verso il futuro, superando finalmente quel blocco che fino a quel momento non gli aveva permesso di portare a termine il suo primo romanzo.

    Synopsis:

    A married American couple go to the San Sebastian Festival and get caught up in the magic of the event, the beauty and charm of the city and the fantasy of movies.

    The film tells the story of an American couple attending the San Sebastian International Film Festival. The charm of that small city in the North of Spain and the charm of the world of cinema soon seduce the couple. She has a slip with a brilliant French film director, while he falls in love with a young Spanish resident in the city.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    IL CINEMA, LA SALVIFICA SEDUTA PSICHIATRICA PER WOODY ALLEN

    Si vede che andando in là con gli anni, ad 85 suonati, Woody Allen non ama cambiare registro. Si potrebbe dire che usi il cinema come mezzo elettivo per un’auto-psicoanalisi ad oltranza. Si interroga e si dà le risposte, spruzzando qua e là l’ennesima minestra riscaldata con quel pizzico di peperoncino umoristico che non si fa mai mancare. E che difatti non manca neppure in questo Rifkin’s Festival dove, come in altre occasioni, fa un giro fuori porta, nello specifico, al San Sebastian Festival in Spagna, per inoltrare a se stesso, prima ancora che ad un pubblico immaginario, l’ennesima ‘scorribanda’ tra domande esistenziali a grappolo, in particolare in materia di affetti e tradimenti, passando per l’autobiografica ipocondria, nonché per l’Arte cinematografica con la A maiuscola: non quella dei festival che non sono più gli stessi, e si preoccupano di Box office ed

    incassi passando per i sit in promozionali delle agenzie di stampa, ma quella dei classici che non ci sono più. Motivo questo, richiamato qua e là fino alla noia: ribadito in effetti qualche volta di troppo (si sa, con l’età che avanza!), in voce narrante dietro il protagonista.

    Ad ogni svolta d’angolo, dunque, sentirete l’alter ego di Woody Allen inneggiare al cinema europeo dei classici, con il mitico Federico Fellini in testa. Beh! Ad un Festival del Cinema ci starebbe! Senonché la storia di fondo, sulle note di musiche che suonano sempre le stesse corde o similari, fin dall’apertura del film - potresti chiudere gli occhi ed ascoltare un solo minuto per indovinare un film di Woody Allen! - si alimenta di innamoramenti altri, in seno a coppie ormai datate e … annoiate da capolinea. A cominciare dal protagonista, ancora tanto ambizioso da pensare di poter scrivere non un romanzo qualsiasi,

    bensì un capolavoro. In realtà sembra avvinto da una sorta di blocco dello scrittore, tale da passare il tempo a stracciare le pagine di ciò che scrive. Beh, il Mort di Wallace Shawn, attempato e bruttino ex professore cinefilo - manco a dirlo! - si ritrova perennemente insoddisfatto e frustrato nel vedere, palesemente in ‘affaire’, la moglie Sue (Gina Gershon), press agent, sempre in compagnia dell’aitante giovane e vanesio regista francese convinto di risolvere con l'arte il conflitto israelo-palestinese (Louis Garrel). E’ per l’appunto il Mort di Shawn l’alter ego elettivo di un Woody Allen che, d’altra parte, a mio avviso, ha commesso un imperdonabile errore di fondo: non può dirsi particolarmente illuminata la scelta di limitarsi alla sola regia, delegando ad altri l’interpretazione del primo protagonista. La fatica di dirigere ed interpretare alla sua età probabilmente lo ha fatto desistere, ma il respiro del film ne ha risentito sicuramente,

    perché, di fatto, in Rifkin’s Festival, non c’è alcun attore a tenere alto il vessillo dell’interpretazione.

    Se c’è un pregio in Woody Allen attore è che ha quell’ironia innata perfino nella fisionomia che, collegata al copione, pattina a meraviglia ovunque. Un caracollante neo Stan Laurel, un’anima chapliniana che cerca di sopravvivere a se stessa, alle sue paure destinate ad averla vinta. Allen si limita a cavalcare sullo script la micro metafora del cuore malato del protagonista, destinato a rifiorire di florida salute con la giovane dottoressa, infelicemente sposata ad un artista fedifrago, nella più improbabile delle storie sul filo di affinità cinefile, dando vita ad un cocktail tra i più surreali. La cifra surreale viene del resto ribadita, anche qui ad oltranza, sul versante dei sogni del protagonista, ben riconoscibili perché in bianco e nero, mentre incespicano nella nuda, e non troppo edificante realtà, a colori. Un tentativo annacquato di

    ammiccamento felliniano?

    Insomma Rifkin’s Festival finisce per essere una vera e propria seduta psichiatrica - quella che per l’appunto avvia e chiude il racconto del protagonista - di cui noi potevamo fare benissimo a meno ma che evidentemente continua ad essere indispensabile per l’autore, Woody Allen, ipercritico e carico di risentimento persino col Padre Eterno. Forse memore dell’indimenticabile Monologo con la Morte di un Vittorio Gasmann in stato di grazia (Brancaleone atto II°, ovvero, Brancaleone alle crociate), Woody Allen lo ripropone qui in una sua versione rivisitata e corretta, lasciando un varco aperto per la tanto temuta spada di Damocle che da sempre incombe sull’umana natura: quella del severo monito medievaleggiante (nel Non ci resta che piangere di Roberto Benigni): “Ricordati che devi morire”. Monito cui, con il mitico Troisi all’apice dell’ironia, ci piace rispondere, “mo’ me lo segno”! Così come, indirettamente, sembra sottoscrivere lo stesso Woody Allen.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)







    trailer ufficiale:



    trailer ufficiale (V.O.):

    Links:

    • Woody Allen (Regista)

    • Gina Gershon

    • Louis Garrel

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    Galleria Video:

    Rifkin's Festival - trailer 2

    Rifkin's Festival - trailer

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