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    KILLERS OF THE FLOWERS MOON

    Golden Globes 2024: 'Miglior Attrice in un Film Drammatico a Lily Gladstone - RECENSIONE - Dal 76. Cannes (16-27 Maggio 2023) - Fuori Concorso - Tra i più attesi!!! - Nuovo 'crime movie' per Martin Scorsese, tratto dall'omonimo romanzo di David Grann e ispirato a fatti realmente accaduti, per il quale recluta una nutrita squadra di star con Leonardo DiCaprio e Robert De Niro in prima linea, per un 'affresco amaro sui legami violenti tra America e capitalismo' - Dal 19 Ottobre

    "C’è voluto parecchio tempo, ma Apple è stata fantastica con noi, permettendoci di girare là fuori… C’era un sacco di erba… Io sono di New York. Abbiamo vissuto in quel mondo, insieme agli Osage, lo abbiamo fatto davvero e ci manca tantissimo... E' un western che si svolge tra il 1921 e il 1922 in Oklahoma. Quelli che vediamo sono senz'altro dei cowboy, ma oltre ai cavalli hanno pure delle automobili" (gli uomini bianchi) "sono sbarcati come avvoltoi e tutto è andato perduto. La criminalità aveva un controllo così capillare su ogni cosa che era più facile andare in galera per aver ucciso un cane che per aver ucciso un indiano"
    Il regista e co-sceneggiatore Martin Scorsese

    (Killers of the Flower Moon; USA 2020; Drammatico; 206'; Produz.: Appian Way, Apple TV+, Imperative Entertainment; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Killers of the Flower Moon

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis

    Titolo in italiano: Killers of the Flower Moon

    Titolo in lingua originale: Killers of the Flower Moon

    Anno di produzione: 2020

    Anno di uscita: 2023

    Regia: Martin Scorsese

    Sceneggiatura: Eric Roth e Martin Scorsese

    Soggetto: Tratto dal romanzo di David Grann: Killers of The Flower Moon: The Osage Murders and The Birth of The FBI, in cui si ricostruisce una serie di omicidi e crimini brutali legati alla scoperta del petrolio sul territorio della tribù Osage negli anni Venti. Nell'edizione italiana il libro titola Gli assassini della Terra Rossa: Affari, petrolio, omicidi e la nascita dell'FBI. Una storia di frontiera. Pubblicato il 18 aprile 2017, è stato inserito nella top ten dei saggi del "New York Times" ed è stato definito uno dei migliori libri di saggistica della rivista "Time".

    Preliminaria - Il nocciolo della vicenda:

    All’inizio del XX secolo la scoperta del petrolio trasformò l’esistenza degli Osage che diventarono da un giorno all’altro immensamente ricchi. L’improvviso benessere di questi nativi americani attirò l’interesse dei bianchi che iniziarono a manipolare, estorcere e sottrarre con l’inganno i beni degli Osage fino a ricorrere all’omicidio.

    Preliminaria - Premi:

    Golden Globes 2024:

    Miglior attrice in un film drammatico a Lily Gladstone

    Candidatura per il miglior film drammatico
    Candidatura per il miglior regista a Martin Scorsese
    Candidatura per il miglior attore in un film drammatico a Leonardo DiCaprio
    Candidatura per il miglior attore non protagonista a Robert De Niro
    Candidatura per la migliore sceneggiatura a Eric Roth e Martin Scorsese
    Candidatura per la migliore colonna sonora originale a Robbie Robertson

    Cast: Leonardo DiCaprio (Ernest Burkhart)
    Robert De Niro (William Hale)
    Lily Gladstone (Mollie Burkhart)
    Jesse Plemons (Thomas Bruce White Sr.)
    Brendan Fraser (W.S. Hamilton)
    John Lithgow (Procuratore Leaward)
    Tantoo Cardinal (Lizzie Q)
    Cara Jade Myers (Anna Kyle Brown)
    Janae Collins (Reta)
    Jillian Dion (Minnie)
    William Belleau (Henry Roan)
    Louis Cancelmi (Kelsie Morrison)
    Jason Isbell (Bill Smith)
    Sturgill Simpson (Henry Grammer)
    Tatanka Means (John Wren)
    Cast completo

    Musica: Robbie Robertson

    Costumi: Jacqueline West

    Scenografia: Jack Fisk

    Fotografia: Rodrigo Prieto

    Montaggio: Thelma Schoonmaker

    Makeup: Thomas Nellen (direzione)

    Casting: Rene Haynes, Ellen Lewis

    Scheda film aggiornata al: 11 Gennaio 2024

    Sinossi:

    In breve:

    Il film è incentrato su quanto accaduto in Oklaoma, nella contea di Osage agli inizi degli anni Venti. In questo periodo sono stati scoperti nella zona diversi giacimenti di petrolio e parallelamente si sono verificati una serie di omicidi, aventi come vittime alcuni cittadini facoltosi della tribù indiana di Osage.
    Essendo tutti proprietari di territori in cui è stata rinvenuta la presenza del bramato "oro nero", l'FBI ha aperto un'indagine sui decessi sospetti...

    Oklahoma, Anni Venti: e racconta la storia vera dell'assassinio di numerosi membri della Osage Nation, una zona ricca di insediamenti petroliferi e popolata da una comunità di nativi americani.

    Ernest Burkhart (Leonardo DiCaprio) interpreta un uomo che sposa Mollie (l'attrice nativa Lily Gladstone) una delle quattro sorelle che hanno ereditato una grande somma per il petrolio trovato nel proprio territorio, spinto dall'avidità di suo zio William Hale (Robert De Niro), una sorta di sceriffo locale, si troverà coinvolto nello sterminio di questo popolo.

    Short Synopsis:

    Members of the Osage tribe in the United States are murdered under mysterious circumstances in the 1920s sparking a major F.B.I. investigation involving J. Edgar Hoover

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Se dici Martin Scorsese, l’epopea è dietro l’angolo e, a quanto pare, sembra essersi standardizzata sulla stazza delle tre ore e mezza: lo è stato per The Irishman di quattro anni fa, e lo è oggi, con Killers of the Flower Moon. Tre ore e mezzo che volano leggere sulle ali di un autentico capolavoro. Un capolavoro da tutti i punti di vista, ricordandoci quando si guardava ancora al cinema come alla Settima Arte e non come ad una delle tante mediocri spirali di marketing. E l’Arte la si respira qui ad ogni passo, diretto verso questo scorcio di Storia Americana di inizio secolo, raccontato in punta di denuncia, con lo sguardo rivolto al cuore della questione, tanto quanto all’intimismo di rapporti umani, corrotti, avidi e putrefatti: una storia tanto intensa, quanto disperata, da mozzare il fiato, perché nel suo Killers of Flower Moon, Martin Scorsese manda in scena i

    legami più violenti tra America e Capitalismo. E lo fa strisciando nelle retrovie di famiglie di ‘etnia’ Osage, ‘decimate’ nel tempo, in osservanza ad un piano diabolico, cinicamente orientato ad ereditare ricchezze non proprie. Una storia di grande fascino se, di fatto, non rappresentasse un horror.

    Ci troviamo nell’ Oklahoma degli anni Venti: Martin Scorsese parte dal cuore pulsante di un popolo, una tribù di nativi americani, in quel di Osage County, alle prese con le loro tradizioni, non del tutto oscurate, ma indubbiamente riadattate, all’improvvisa fortuna che li ha sorpresi, con i numerosi giacimenti di petrolio emersi dalla loro terra. Una ricchezza che non poteva certo passare inosservata e che anzi, ben presto attira inevitabilmente il potere e l’avidità dell'uomo bianco, solerte ad approfittarne. A cominciare dalle stesse compagnie petrolifere, tutti vogliono intascare il "denaro indiano" e alcuni non esitano a sposare gli Osage per sperare di trarre profitto, a

    lungo termine, dall'eredità lasciata dalle mogli.

    Scorsese non manca di sottolineare l’evento ‘storico’, così come altri nel corso del film, in punta di pennello, condotto ad arte. Ed ecco allora prendere vita una danza al ralenti sotto la pioggia dell’oro nero, mentre si adopera in un affresco della storia degli Osage attraverso la raffinata chiave del cinema nel cinema: piccoli riquadri in bianco e nero nutriti di didascalie istruttive, si fanno strada rievocando il cinema muto, mentre una voce fuori campo ci introietta nelle viscere di questa tragica storia. E difatti, dal bianco e nero si passa ben presto al colore, appuntato su di lui, seduto nello scompartimento di un treno a vapore: lo zotico, per quanto di bell’aspetto, Ernest Burkhart di Leonardo DiCaprio, già cuoco nella fanteria durante la Prima Guerra Mondiale, prima di tornare a casa senza sapere esattamente di cosa fare della sua vita. La luce in fondo

    al tunnel gli compare quando lo zio, William Hale di Robert de Niro - proprietario agricolo spietato e subdolo, a dispetto del miele spalmato in superficie - gli offre un’opportunità di lavoro come autista di una donna Osage, la Mollie Burkhart di Lily Gladstone. Peccato che dietro la loro fiorita storia d'amore, nasca e sbocci una truffa sui dividendi in progress, tale da causare la morte di diverse decine di amerindi!

    Così, a trent’anni di distanza (Voglia di ricominciare di Michael Caton-Jones) Leonardo Di Caprio e Robert De Niro tornano a far coppia sul grande schermo, questa volta per Martin Scorsese, regista che, dal canto loro, hanno avuto modo di conoscere bene in presa diretta in svariate esperienze personali sul set di altri film. E, anzi, proprio Leonardo DiCaprio, si accinge a fare doppietta con Roosvelt, ancora di Scorsese, atteso di seguito a Killers of the Flower Moon. Ecco, la ‘monumentale’

    coppia pattina a meraviglia sulla pista di un copione che dei loro personaggi ha previsto ogni sfumatura di carattere e di battuta, perfettamente onorata da entrambi. Copione ricco e brillante scritto a quattro mani dallo stesso Scorsese con Eric Roth, su ispirazione del romanzo di David Grann, Killers of The Flower Moon: The Osage Murders and The Birth of The FBI. Scrittura che colloca sul podio, a pari merito con l’illustre tandem maschile DiCaprio-De Niro, la co-protagonista femminile Lily Gladstone (Certain Women) che, con la sua Osage Mollie Burkhart, tornisce una donna molto ‘controllata’ ed introspettiva, ma al contempo carica di coraggio, determinazione e consapevolezza. Performance che la Gladstone, per l’appunto di origine nativa americana - da bambina ha vissuto nella riserva indiana Blackfeet nel Montana - mostra di aver sentito in maniera viscerale. Donna che trova forza e coraggio per andare a Washington, con una delegazione, per parlare al

    Presidente degli Stati Uniti della terribile situazione subita dalla sua gente, senza tutela alcuna, tanto meno da chi si professa loro protettore. Non a caso, sul banco degli imputati, a seguito di innumerevoli tresche criminali, una volta che sul campo giunge finalmente l’FBI (ai suoi albori, guidata dal ranger Tom White di Jesse Plemons), finisce proprio lo zio William/De Niro: colui che fin dall’inizio abbindola il nipote Ernest/DiCaprio spingendolo a sposare una Osage (Mollie/Gladstone) al fine di poter mettere le mani sulle sue proprietà.

    Senza mai dimenticare la prospettiva storica - tra uno scatto in bianco e nero e l’altro incastonati nel colore - Martin Scorsese porta così alla ribalta, un intimo affresco della trasformazione della terra degli Osage in un cimitero ad opera dell’uomo bianco. Affresco che va ad incorniciare i cangianti pigmenti di una tra le annose storie di prevaricazione ad opera dell’uomo bianco. Così facendosi strada tra:

    riprese spettacolari mirate in ogni direzione; piani sequenza; primissimi piani; baluginanti soggettive di incendi che diventano affreschi nell’affresco; simboli come la visionaria comparsa di un gufo in prossimità della morte - il tutto legato a maglia stretta da un impeccabile montaggio, vera e propria opera di cesello con le musiche - Martin Scorsese raggiunge l’apice con un finale inaspettato. Finale che permette l’incontro straordinario di questo suo epico brano di cinema con il format teatrale quasi da cabaret, in cui tiene a metterci la faccia, comparendo direttamente, microfono alla mano, a concludere l’assunto sugli Osage d’America. Ma l’ultima parola la lascia all’immagine, con un indiretto, colorito omaggio floreale alla memoria, popolato di persone che dalla corolla muove verso i petali, in una suggestiva ripresa che, dal piano ravvicinato appuntato sulla percussione dei tamburi, guadagna il campo lungo di una visione d’insieme compiuta. Il lirico supporto agli scatti in bianco

    e nero, fotografie di denuncia, delle innumerevoli vittime innocenti, ormai senza tempo e senza giustizia, ma oggi recuperate dall’oblio. E’ questa la Storia raccontata ad arte da un Maestro, autoriale doc, quale Martin Scorsese! E gliene siamo profondamente grati.

    Perle di sceneggiatura

    Ernest Burkhart (Leonardo DiCaprio): Gli Osage presero il nome dai fiumi Missouri e Osage. Ni-U-Kon-Ska, "figli delle acque di mezzo". "Andate via!", disse in Grande Padre Bianco, ci sono tanti tantissimi lupi affamamti. Riesci a trovare i lupi in questa immagine?

    Altre voci dal set:

    "... Leonardo DiCaprio mi ha detto: 'Jackie, penso che abbiamo lavorato a un capolavoro'... Con 'Killers of Flower Moon' ho avuto l'esperienza più incredibile della mia carriera cinematografica... E' stato realizzato brillantemente non solo da pare mia, ma da tutti... Segue il libro e il libro è totalmente accattivante. Il cast nativo è stato incredibile e la recitazione... Lily Gladstone è fantastica. Le immagini erano emozionanti. Sembra incredibile..."
    La costumista Jacqueline West

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di KILLERS OF THE FLOWERS MOON

    Links:

    • Martin Scorsese (Regista)

    • Leonardo DiCaprio

    • Robert De Niro

    • Brendan Fraser

    • John Lithgow

    • Jesse Plemons

    • Lily Gladstone

    • Killers of the Flower Moon (BLU-RAY + DVD)

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    Galleria Video:

    Killers of the Flower Moon - trailer ufficiale finale

    Killers of the Flower Moon - teaser trailer ufficiale

    Killers of the Flower Moon - trailer ufficiale

    Killers of the Flower Moon - teaser trailer ufficiale (V.O.)

    Killers of the Flower Moon - clip 'Il prezzo per gli Osage'

    Killers of the Flower Moon - featurette 'Backstage' (sub ITA)

    Killers of the Flower Moon - featurette 'Robert De Niro è William Re Hale' (sub ITA)

    Killers of the Flower Moon - featurette 'Leonardo DiCaprio è Ernest Burkhart' (sub ITA)

    Killers of the Flower Moon - featurette 'Lily Gladstone è Mollie Burkhart' (sub ITA)

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    International Press

    "The Guardian" – “Questo è un film assolutamente coinvolgente, una vicenda che Scorsese vede come la storia segreta del potere americano, un’epidemia di violenza nascosta che inquina la falda acquifera dell’umanità”.

    "The Wrap" – “Killers of the Flower Moon è vasto e vitale nella sua ambizione, nel suo scopo e nella sua portata emotiva, un thriller western e un grande affresco, ed è un film di crimine di Scorsese quanto si può osare immaginare”.

    "THR" – “La durata di tre ore e mezza è pienamente giustificata da un’escalation verso la tragedia che non allenta mai la presa – un’illustrazione sordida della cancellazione storica con echi nei giochi politici odierni tristemente divisivi”.

    Indiewire – “La migliore interpretazione dell’intera carriera di Leonardo DiCaprio. L’ex idolo dei matinee non ha mai avuto timore di interpretare personaggi loschi e scostanti, ma la sua interpretazione ricca di sfumature e senza compromessi del cretino Ernest Burkhart traduce in nuove meraviglie la costante mancanza di vanità dell’attore”.

    "Rolling Stone" – “[Un film] traboccante di reverenza per una cultura che è sopravvissuta a un trauma orribile, ed è pieno di slanci esaltanti, riferimenti alla storia del cinema ed esplorazioni del confine tra il sacro e il profano. E sì: è un capolavoro”.

    "The Playlist" – “Killers of the flower moon, un’epica viscerale, racconta la storia della rovina di un popolo, del male nei cuori degli uomini bianchi e del veleno che diffondono, e dell’oblio che si verifica quando la loro macchia ti tocca. È potente, anche quando ti chiedi se qualcun altro avrebbe potuto raccontare questa storia”.

    "Variety" – “Nella sua forma attuale, Killers è comunque una storia vera avvincente… È coinvolgente fin dall’inizio, la tensione palpabile si riflette meticolosamente nella colonna sonora di Robbie Robertson, che sembra un battito cardiaco costante. Ma continua ad andare avanti”.

    Italian Press

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