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    PET SEMATARY

    RECENSIONE - Il ritorno al cinema di Stephen King - Dal 9 Maggio

    (Pet Sematary; USA 2018; Horror; 101'; Produz.: Alphaville Films, Paramount Pictures in associazione con Room 101, Inc. Production; Distribuz.: 20th Century Fox Italia)

    Locandina italiana Pet Sematary

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    See Short Synopsis
    Trailer

    Titolo in italiano: Pet Sematary

    Titolo in lingua originale: Pet Sematary

    Anno di produzione: 2018

    Anno di uscita: 2019

    Regia: Kevin Kölsch e Dennis Widmyer

    Sceneggiatura: Jeff Buhler

    Soggetto: Tratto dall'omonimo racconto dell’orrore di Stephen King.

    Cast: Jason Clarke (Louis Creed)
    Amy Seimetz (Rachel Creed)
    John Lithgow (Jud Crandall)
    Jeté Laurence (Ellie Creed)
    Hugo Lavoie (Gage Creed)
    Lucas Lavoie (Gage Creed)
    Obssa Ahmed (Victor Pascow)
    Alyssa Brooke Levine (Zelda)
    Maria Herrera (Marcella)
    Frank Schorpion (Padre di Rachel)
    Linda E. Smith (Madre di Rachel)
    Sonia Maria Chirila (La giovane Rachel)
    Naomi Frenette (Studentessa sconvolta)
    Suzi Stingl (Norma)
    Kelly Lee (Infermiera Kelly)
    Cast completo

    Musica: Christopher Young

    Costumi: Simonetta Mariano

    Scenografia: Todd Cherniawsky

    Fotografia: Laurie Rose

    Montaggio: Sarah Broshar

    Effetti Speciali: Louis Craig (supervisore effetti speciali); Shania Gharagozlou (coordinatore effetti visivi)

    Makeup: Annick Chartier (capo dipartimento makeup); Félix Larivière (capo dipartimento acconciature)

    Scheda film aggiornata al: 20 Maggio 2019

    Sinossi:

    Pet Sematary racconta la storia del dottor Louis Creed (Jason Clarke) che, dopo essersi trasferito da Boston in una zona rurale del Maine con la moglie e i suoi due figli, scopre un misterioso cimitero nascosto nel bosco vicino alla nuova casa. Quando una tragedia improvvisa colpisce la sua famiglia, Louis si rivolge al suo bizzarro vicino, Jud Crandall (John Lithgow), portandolo a commettere azioni che scateneranno malefiche conseguenze.

    Short Synopsis:

    Louis Creed, his wife Rachel and their two children Gage and Ellie move to a rural home where they are welcomed and enlightened about the eerie 'Pet Sematary' located near their home. After the tragedy of their cat being killed by a truck, Louis resorts to burying it in the mysterious pet cemetery, which is definitely not as it seems, as it proves to the Creeds that sometimes, dead is better

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    A volte è meglio essere morti”. L’inquietante massima sul poster del film, nonché battuta simbolo di sceneggiatura, suona sinistra quanto avvertimento premonitore di una sconcertante realtà. Poi non dite che non vi avevamo messi sull’avviso!

    Il ‘cimitero degli animali’ di Stephen King torna a scuoterci nel profondo. Dopo il Cimitero vivente di Mary Lambert, uscito nel 1989, ecco che arriva l’odierno remake Pet Sematary di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer. Inutile addentrarci in confronti sterili. Ognuno apporta le sue variabili sul tema, ma quel che conta è il risultato. E quello non manca. Cornice classica, senza novità apparenti, ma gli ingredienti della canonica ricetta horror sono qui riproposti, pure con una certa semplice eleganza, e con l’evidente obiettivo di iniettare piano piano l’atmosfera tipo ad effetto disturbante in progress, prima di sfociare in uno splatter in qualche modo trattenuto e senza la pretesa di far bella mostra di sé. L’effetto

    tensivo funziona alla grande per la maggior parte del tempo, anche se in non poche circostanze si prevede benissimo che cosa succederà l’attimo seguente. La struttura del film è del tipo circolare, con una sequenza d’inizio che introduce e resta in sospensione finché non la si riprende alla fine per svelare il non svelato: si dice del notturno iniziale, del giro di pista dall’alto sulla foresta in una panoramica che ammicca a dove nascerà e si svilupperà il problema, con la complicità di suoni e musiche da tragedia greca. Il fatto di aver scartato del tutto dai suoni stridenti, improvvisi, assordanti da spaccare i timpani e riproposti ad oltranza - alla Jaume Balguerò per intenderci (REC 2) - è già un notevole pregio.

    Una intro volta ad onorare tutti i segnali dell’imminente catastrofe, di cui sono lastricati i fotogrammi d’inizio: lo sportello di un’auto aperta, l'impronta di sangue sul vetro del

    finestrino e molte altre per terra fino all’interno della casa. Un notturno inequivocabilmente inquietante prima che una bella dissolvenza in bianco apra su una giornata piena di sole. Giornata in cui una serena famigliola in auto sta lasciando Boston per la nuova casa, guarda caso nel cuore della location boschiva. Ah, stavo dimenticando il membro della famiglia più importante: il gatto maine coon chiamato Church! La quiete prima della tempesta annunciata! Ad innescare il tutto, una storia predestinata ad una vera e propria disfatta familiare, la scoperta di un ‘pet sematary’ di tradizioni oscure e di origini indiane: persino gli indigeni avi hanno tagliato la corda una volta compreso quale potere occulto dominava il posto. Tradizioni ora coltivate da bambini che fanno funerali in grande stile ai propri animali muniti di inquietanti maschere, pure animali: l’omaggio in codice a certi riti ancestrali rievocati anche a teatro da alcune pieces

    in particolare. Quel che è certo è che il nuovo inizio sperato dalla famiglia Creed non solo non avrà un epilogo felice, ma sarà l’inizio della fine.

    E’ un’escalation di strani accadimenti a far franare ogni possibilità di sistemare e cose e tornare alla normalità: il padre e medico Louis (un apprezzabile Jason Clarke) perde un paziente giovanissimo di colore - in caso di horror il nero viaggia su corsia preferenziale! - arrivato in ospedale in condizioni gravissime al punto da esibire la materia cerebrale del cranio sfondato. Louis è un uomo ateo che crede di sognare o di avere allucinazioni per quel che realmente accade: come il fatto di vedere e sentire il ragazzo deceduto, vale a dire l’iconico personaggio Victor Pascow (Obssa Ahmed), che inspiegabilmente gli appare chiamandolo per nome. Al cuore degli strani accadimenti c’è l’improvvisa morte del gatto Church: certo che per essere zona rurale i camion

    trafficano quelle strade (è lo Stato del Maine) in un modo e a velocità incredibili! E’ il vecchio vicino Jud Crandall (John Lithgow si conferma navigato interprete di razza) che suggerisce di seppellire l’animale in un posto paludoso davvero strano. Louis non ne comprende la ragione. Ma il ritorno in vita del gatto sarà la risposta postuma al potere di quel posto. Non il dolce e caro Church, piuttosto una malefica entità graffiante pronta a soffiare energicamente e a mostrare preoccupanti ostilità ad ogni particolare circostanza. Puntualmente in odore di disgrazia. E non è che l’inizio.

    Il film gioca anche sul registro consolidato del dare corpo alle nostre più inconfessabili paure e sensi di colpa: prediamo il caso della moglie di Louis, Rachel (Amy Seimetz), terrorizzata dal ricordo d’infanzia della sorella Zelda - altro iconico personaggio che tesse le sue fila di terrore tra le righe - della cui morte

    si sente ancora responsabile. Occhieggia qua e là l’incubo della sorella costretta a letto a causa di una invasiva deformità e che torna a perseguitarla: allucinazioni o malefiche presenze? E’ sempre questo il dilemma. Il nostro invece è quello di resistere alle terrificanti incursioni di quell’ascensore portavivande, sempre prodigo di brutte sorprese! Al piccolo Gage invece, si chiede di ritrarre il potenziale innocente agnellino sacrificale, per poter dare libera espressione alla sorellina maggiore Ellie (Jeté Laurence), la chiave umana, dopo il gatto, insignita a dare il giro di svolta all’horror conclamato. La bimba e il gatto sembrano difatti accomunati dal medesimo malefico destino: e con questo ho detto abbastanza e non voglio aggiungere altro. Se non spezzare una lancia in favore di certe raffinatezze di regia, per come dall’oscurità della sepoltura passa in carrellata verticale all’oscurità della vita. L’oscurità di una stanza vuota come l’anima di un padre che non

    sa rassegnarsi alla perdita della propria bambina.

    Così, se vale il detto ‘lascia stare il can che dorme’, figurarsi andare a stuzzicare il morto che riposa: vai a sapere se nella pace eterna o nella dannazione degli inferi! E come tradizione - non solo vampiresca - insegna, se qualcuno tornasse dal regno dei morti, non sarebbe come ce lo aspetteremmo. Si ritorna dunque al sottotitolo del tema Pet Sematary, nonché all’assioma declamato dal vecchio Judd/Lithgow: “A volte è meglio essere morti”.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)








    trailer ufficiale:



    teaser trailer:



    clip 'Church è tornato':



    clip 'Folklore':



    featurette 'Il vero orrore' (sub ITA):

    Links:

    • Jason Clarke

    • John Lithgow

    • Amy Seimetz

    1 | 2 | 3 | 4

    Galleria Video:

    Pet Sematary - trailer 2

    Pet Sematary - trailer

    Pet Sematary - trailer (versione originale)

    Pet Sematary - clip 'Church è tornato'

    Pet Sematary - clip 'Folklore'

    Pet Sematary - featurette 'Il vero orrore' (versione originale sottotitolata)

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