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    THE ZERO THEOREM: LO PSICHEDELICO SGUARDO ESISTENZIALISTA SUL MONDO CONTEMPORANEO DI TERRY GILLIAM

    RECENSIONE IN ANTEPRIMA - Dalla 70. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - Dal 7 LUGLIO

    "Quando ho girato Brazil nel 1984, volevo dipingere l'immagine del mondo in cui pensavo stessimo vivendo allora. 'The Zero Theorem' è uno sguardo sul mondo in cui penso di vivere ora. La sceneggiatura di Pat Rushin mi ha intrigato per le molte idee esistenziali racchiuse nel suo divertente, toccante racconto filosofico. Per esempio: Che cosa dà significato alla nostra vita, che cosa ci procura gioia? Si può essere soli nel nostro mondo sempre più connesso e ristretto? Questo mondo è sotto controllo o è semplicemente caotico? Abbiamo cercato di fare un film che sia onesto, divertente, bello e sorprendente; un film semplice su un complicato uomo moderno in attesa di una chiamata per dare senso alla sua vita; un film sull'inevitabilità delle relazioni e sul desiderio d'amore; una storia piena di personaggi singolari e di sfavillanti situazioni che solleva interrogativi senza fornire risposte scontate. Speriamo sia diverso da qualsiasi film che abbiate visto di recente: niente zombie, niente crociati con il mantello, niente astronavi aliene. In realtà, forse ho mentito su quest'ultimo punto. Da vari decenni non lavoravo con un budget così ridotto, sono quindi stato costretto a procedere rapidamente e d'istinto, pressato soltanto dal tempo e dal denaro. Abbiamo contato sulla libertà di muoverci in uno spazio ristrettissimo e di fare iperbolici salti creativi. Il risultato ha sorpreso persino me. Sono orgoglioso di aver preso parte a The Zero Theorem".
    Il regista Terry Gilliam

    (The Zero Theorem; REGNO UNITO/ROMANIA 2013; Thriller drammatico Sci-Fi; 107'; Produz.: Zero Theorem/Mediapro Studios; Distribuz.: Minerva Pictures Group)

    Locandina italiana The Zero Theorem

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    See SHORT SYNOPSIS

    Titolo in italiano: The Zero Theorem

    Titolo in lingua originale: The Zero Theorem

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Terry Gilliam

    Sceneggiatura: Pat Rushin

    Cast: Matt Damon (Figura umana chiamata Management)
    Christoph Waltz (Qohen Leth)
    Tilda Swinton (Dr. Shrink-Rom)
    Ben Whishaw (Dottore 3)
    Peter Stormare (Dottore 2)
    David Thewlis (Joby)
    Mélanie Thierry (Bainsley)
    Lucas Hedges (Bob)
    Dana Rogoz (Pizza Girl)
    Sanjeev Bhaskar (Dottore 1)
    Emil Hostina (Clone magro)
    George Remes (Poliziotto)
    Tudor Istodor (uomo sulla strada)
    Radu Andrei Micu (titolare del Sexshop)

    Musica: George Fenton

    Costumi: Carlo Poggioli

    Scenografia: David Warren

    Fotografia: Nicola Pecorini

    Montaggio: Mick Audsley

    Effetti Speciali: Nick Allder e Adrian Popescu (supervisori)

    Makeup: Gabriela Gociu e Iulia Roseanu

    Casting: Irene Lamb

    Scheda film aggiornata al: 04 Agosto 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    La storia parla di un genio dell'informatica tormentato da un enigmatico progetto, che tenta di rispondere alla più angosciante delle domande esistenziali... l'assurdità del senso della vita.

    In un futuro dominato dalle corporazioni, la popolazione è controllata attraverso videocamere, dalla figura umana chiamata Management. Qohen Leth è un hacker o, per meglio dire, un eccentrico e solitario genio dell'informatica, che soffre di una profonda angoscia esistenziale e lavora rinchiuso in casa, interrotto saltuariamente da Bainsley, una donna tentatrice che lo invita a fare del sesso virtuale, mentre Bob, un bambino prodigio figlio di Management, lo invita a continuare il suo lavoro senza distrazioni. Sotto il controllo diretto del 'Management', Qohen lavora senza sosta per risolvere lo "Zero Theorem", un problema matematico che potrebbe finalmente rivelare se la vita ha un qualche significato e senso. Qohen cercherà così di scoprire la ragione dell'esistenza umana e della condizione sociale attuale.

    SHORT SYNOPSIS:

    A computer hacker's goal to discover the reason for human existence continually finds his work interrupted thanks to the Management; this time, they send a teenager and lusty love interest to distract him.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    IL PLURALISMO IMMAGINIFICO DI TERRY GILLIAM QUESTA VOLTA SCONFINA NELL'INFINITO E TROVA L'ILLUMINAZIONE

    Quando si parla di Terry Gilliam, si parla di un autore e di un genere di 'visionarismo' legato a filo doppio ad un universo figurativo che intreccia spesso il favolistico al reale, la metafora al messaggio, mai scolpito nella pietra, anzi, si direbbe sfuggente come il grigio fumo di Londra. Ma non sempre tutto fila liscio, il risultato finale non è mai scontato né assicura un approdo felice e sicuro. Può capitargli di perdersi per certi suoi vicoli criptici e insondabili (Parnassus), o di attardarsi in sosta su percorsi che neppure le briciole di Pollicino consentono di ritrovare agevolmente la via di casa (I fratelli Grimm e l'incantevole strega). Devo dire che questa volta il nostro Gillian non solo ha fatto centro, ma è risultato gradevolmente spiazzante per l'intera durata di questa parabola 'tecno-esistenzialista' contemporanea davvero sopra

    le righe, appena irrorata di eleganti e raffinatissime citazioni (Blade Runner e Matrix in testa), incastonate in un corpo di sceneggiatura robusto e coriaceo come una roccia, rilucente di mille bagliori come un diamante, tra cyber spazi e luminosi spot pubblicitari coniugati con antiche architetture di palazzi o chiese semi diroccate, per un paesaggio urbano come stuprato, snaturato nella sua vera identità, per raggiungere, in una sorta di neo-decadentismo moderno, il genere di Kitsch inopportuno e invadente quanto basta per uccidere la naturale bellezza delle cose, dell'arte in senso lato, in nome del totale asservimento alla connessione globale. 'Se non sei connesso non puoi fare niente'. Non è così? E che succede quando "Siamo connessi tra noi da clip di memoria e fibre ottiche" in circostanze in cui si rivela a dir poco fuori luogo?

    Non possiamo fare a meno di considerare fin dalle prime battute la doppia faccia di The

    Zero Theorem, dietro il corpo centrale del film stesso, o, se preferiamo, la doppia anima. Un doppio fatto di percorsi intercomunicanti con la storia che vede al suo centro un personaggio 'immenso' come quello di Qohen Leth, incarnato da Christoph Waltz in un look all'insegna del "massimo cervello in un corpo minimalista", che per metà sembra uscito da una delle pagine de Il nome della rosa di Umberto Eco, sulle orme di un monaco dell'epoca medievale, dall'altra da un qualche reparto di clinica psichiatrica, là dove gli sdoppiamenti di personalità, i disturbi bipolari sono di casa. Il personaggio chiave che, parlando sempre in prima persona plurale e restando in perenne attesa di una non ben definita telefonata, ma percepita come assolutamente determinante, risponde all'identità di uno squinternato genio dell'informatica alle prese con la risoluzione del 'Teorema Zero', appunto, quello con cui deve misurare il senso della vita, a colpi di

    download e upload, facendosi largo tra un cubo e l'altro dei frammenti dell'equazione più colossale e impossibile mai immaginata. Equazione per la quale, come recita l'ossessivo mantra telematico, "zero deve essere pari al 100/100". E dei rischi che si corrono imbarcandosi in certo genere di applicazioni matematiche ne sa qualcosa il protagonista di Pi Greco - Il teorema del delirio di Darren Aronosfsky.

    Squisitamente essenziale il corollario di personaggi satellite, tra cui il Management (cameo allargato per un Matt Damon mai così tanto cinico prima d'ora), per lo più in campo attraverso l'occhio monocromo di telecamere di controllo cui Gillian dà corpo e anima traducendolo nel bianco e nero tipico degli albori della celluloide, quando il cinema era muto, con evidente doppio fondo di significato, silente ma vigile, non mi vedi e non mi senti ma ci sono, sempre e comunque, vedo e soprattutto controllo tutto, al punto da condizionare vita

    e destini delle persone fino all'annientamento di ogni loro volontà individuale. Ed è proprio al centro di questa spirale di annientamento che incontriamo il disturbato para schizofrenico Qohen, assolutamente isolato in esasperata solitudine quando non in compagnia dell'informatico quindicenne figlio di Management o della Dr. Shrink-Rom (Tilda Swinton nella inconsueta ed esilarante performance di una alquanto invadente psichiatra virtuale protagonista di umoristici siparietti), o, ancora, della bella e giovane Bainsley di Mélanie Thierry (la ragazza che ispirò la musica di Novecento ne La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore).

    Ma a Gillian, lo sappiamo bene, non sono mai bastate le parole, pur belle rotonde e piene, alle sue argomentazioni, alle sue disquisizioni filosofico-esistenzialiste - solo uno come Gillian può stilare tra le ipotesi teoricamente possibili che "la vita possa essere vista come un virus che infetta il perfetto organismo della morte" - applicate intorno ad una società non ben inquadrata

    ad annum (con un precedente sugli anni Ottanta con il Brazil del 1985) ma concepite e sfumate sul riflesso della nostra società contemporanea, connessa quanto basta a rendere plausibile il visionario scenario sci-fi, a tratti 'folkloristico' materializzato da Gillian sulla celluloide con The Zero Theorem. Ed ecco che ogni fotogramma del suo immaginario figurativo, oltre a grondare creazione artistica da ogni poro, scrive la sceneggiatura parallela in un vero e proprio mosaico simboli e metaforiche postille: a cominciare dall'eccentrico abbigliamento di Management/Damon, dello stesso motivo decorativo della tappezzeria delle poltrone, simbolo e metafora plurima del rendersi invisibile, del mimetizzarsi per non farsi riconoscere, dell'operare nell'anonimato tipico di chi conta veramente, del 'burattinaio' che tira i fili di una moltitudine di 'pinocchietti', avanti e indietro, avanti e indietro, sui destini delle persone così come dell'economia globale, perchè ristrutturando il caos in un ordine (apparente) delle cose, si ricava denaro. L'effetto collaterale

    è placebo e anestetizzante la reale personalità, ma questo per un Management che si rispetti, un grande uomo di affari, non è certo un problema. Ogni tanto qualcuno potrà anche provare strane sensazioni - "Hai mai la sensazione che il mondo intero ti stia ridendo alle spalle?" - ma di solito si finisce per non prenderle troppo sul serio.

    Sarebbe presuntuoso voler dare una visione d'insieme di questo 'script visuale' intessuto con quello verbale, ci basta l'aver offerto almeno una vaga idea del linguaggio formale, del tocco di stile che possiamo trovare in questo affascinante 'teorema' esistenziale, costellato di input che sembrerebbero spingerci verso una sorta di 'neo via lattea zen', dove pare possibile trovare un nuovo, suo proprio, livello di appartenenza: non prima di aver imboccato l'avvolgente 'buco nero' del 'niente per niente', dalle inedite nuances pastosamente cupe eppure magicamente favolistiche, non senza aver fatto i conti con un interessante

    'paradosso' chiamato anima.

    Pressbook:

    PRESSBOOK Completo in ITALIANO di THE ZERO THEOREM
    ENGLISH PRESSBOOK of THE ZERO THEOREM

    Links:

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