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    IL VILLAGGIO DI CARTONE: ACCANTO A RUTGER HAUER E ALESSANDRO HABER DEI VERI MIGRANTI NELL'APOLOGO DI ERMANNO OLMI

    68. Mostra del Cinema di Venezia (31 Agosto-10 Settembre 2011) - FUORI CONCORSO - RECENSIONE IN ANTEPRIMA - Dal 7 OTTOBRE

    "Un 'apologo' (per sostenere) la riscoperta di un'umanità rimasta integra nei valori, che vive l'esistenza come noi non siamo più capaci di viverla e ci riporta alle origini dell'uomo. Sarà l'Africa a salvarci... Da anni, ne ho da poco compiuti solamente 80, io mi interrogo sulla responsabilità di come vivere con gli altri: basterebbe, per fondare una società davvero civile, mettere in pratica i due ammonimenti 'Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te' e 'ama il prossimo tuo come te stesso'. Tutta la differenza con altre dottrine, filosofie, ideologie, sta in quella paroletta: ama. La prova concreta è tutta qui. Il mio protagonista, mentre vede crollargli fisicamente addosso il luogo sacro, ecco che accoglie in Chiesa gli emarginati, gli umiliati e offesi, minacciati dal potere delle ronde e qui capisce che inizierà un nuovo capitolo della sua missione sacerdotale. Ma a tutto il sapere e il ragionare manca quasi sempre la forza dell'uomo".
    Il regista, sceneggiatore e soggettista Ermanno Olmi

    (Il villaggio di cartone; ITALIA 2011; apologetico; 87'; Produz.: Cinemaundici in collaboraz. con Rai Cinema; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Il villaggio di cartone

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    Titolo in italiano: Il villaggio di cartone

    Titolo in lingua originale: Il villaggio di cartone

    Anno di produzione: 2011

    Anno di uscita: 2011

    Regia: Ermanno Olmi

    Sceneggiatura: Ermanno Olmi

    Soggetto: Ermanno Olmi

    Cast: Michael Lonsdale (Il vecchio prete)
    Rutger Hauer (Il sacrestano)
    Alessandro Haber (Il graduato)
    Massimo De Ffrancovich (Il medico)
    Elhadji Ibrahima Faye (Il soccorritore)
    Irima Pino Viney (Magdahà)
    Fatima Alì (Fatima)
    Samuels Leon Delroy (Il bardo)
    Fernando Chironda (Il cherubino)
    Souleymane Sow (L'avverso)
    Linda Keny (Madre Famigliola)
    Blaise Aurelien Ngoungou Essoua (Padre Famigliola)
    Heven Tewelde (Miriam)
    Rashidi Osaro Wamah (Il ragazzo testimone)
    Prosper Elijah Keny (Bimbo Famigliola)

    Musica: Sofia Gubaidulina

    Costumi: Maurizio Millenotti

    Scenografia: Giuseppe Pirrotta

    Fotografia: Fabio Olmi

    Montaggio: Paolo Cottignola

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Come un mucchio di stracci buttato là, sui gradini dell'altare. È il vecchio Prete, per tanti anni parroco in quella chiesa che ora non serve più e viene dismessa. Gli operai staccano dalle pareti i quadri dei santi e ogni altro addobbo, e mettono al sicuro gli oggetti sacri più preziosi dentro cofani speciali. Un lungo braccio meccanico stacca il grande Crocefisso a grandezza d'uomo appeso alla cuspide sopra l’altare per calarlo a terra come uno sconfitto. E’ inutile opporsi: nulla potrà fermare il corso degli eventi che l'incalzare delle nuove realtà impongono alla storia. Quando tutto sarà concluso, il 'saccheggio' avrà lasciato un vuoto doloroso, con le pareti nude e l’altare maggiore spoglio come un sepolcro. Lo sguardo del vecchio Parroco si leva verso il culmine del presbiterio dove la sparizione del Grande crocefisso è il compimento ultimo dell’atto sacrilego. Tuttavia, di fronte allo scempio della sua chiesa, il vecchio Prete avverte l'insorgere di una percezione nuova che lo sostiene. Gli pare che solo ora, quei muri messi a nudo rivelino una sacralità che prima non appariva. Da questo momento di sconforto dove tutto pare inesorabilmente e miseramente avviato alla dissoluzione, avrà invece inizio una resurrezione in spirito nuovo della missione sacerdotale. Non più la chiesa delle cerimonie liturgiche, degli altari dorati, bensì Casa di Dio dove trovano rifugio e conforto i miseri e derelitti. Saranno costoro i veri ornamenti del Tempio di Dio. E pure la vita del vecchio Prete troverà nuove vie della carità, della fratellanza, e persino del coraggio di compiere quegli atti d'amore che chiedono anche il sacrificio estremo, quale alto significato della consacrazione sacerdotale. Ha inizio un tempo in cui il mondo ha bisogno di uomini nuovi e giusti per smascherare l’ambiguità di tanto spreco di parole con l’oggettività degli atti e dei comportamenti.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    CON IL SUO 'VILLAGGIO DI CARTONE' ERMANNO OLMI PORGE UNO STRUGGENTE APOLOGO DELL'AMORE E DELLA CARITA' CRISTIANA

    Ogni riferimento qui, non solo non è puramente casuale - e quando mai una persona profonda ed un artista così raffinato come Ermanno Olmi potrebbe mai affidarsi al caso? - ma è strenuamente voluto, desiderato, sofferto e librato negli angusti spazi di un'atmosfera 'metafisica', quasi surreale, ridotta all'essenza, oltre che all'essenziale. Olmi agisce per sottrazione su scenografie e personaggi, perché è così che scopre e cattura al meglio momenti unici di umana natura e di una spiritualità senz'altro più presente, più forte ed altisonante nei vuoti che nei pieni. Ha perfettamente ragione lo stesso Olmi, ancor più alla luce della fiducia accordata al genere documentario degli ultimi anni, quando tiene a precisare, quasi a voler mettere in guardia lo spettatore, che Il villaggio di cartone più che un film è un apologo. La natura

    straordinariamente apologetica - una sorta di difesa della dottrina cristiana e ad un tempo un monito, un'auto confessione legata all'occasione imperdibile di rendere concretamente vivibile il messaggio evangelico - impregna la pellicola dal primo all'ultimo fotogramma e la trasposizione evangelica in questo spaccato di realtà contemporanea è talmente chiara e incisiva che non avrebbe avuto bisogno di alcun apostrofo esplicativo.

    Ma Olmi sembra sentirsi a tratti quasi intimidito dal percorso intrapreso, da una responsabilità che lo soverchia, e allora si sente spinto dalla necessità di sottolineare qualche passaggio già travolgente di per sè: la nascita del bambino di una migrante seguita dal celebre canto natalizio Venite Adoremus, l'appellativo di Caino al sacrestano (Rutger Hauer), l'abbigliamento che contraddistingue il discepolo di Cristo indossato da colui che apre loro il portone per il proseguo del viaggio, il discorso con lo sguardo dritto in macchina e dunque rivolto allo spettatore di chi giustifica il

    disturbo che reca per strada cercando di convincere la gente all'acquisto di libri precisandone le motivazioni. Olmi finge di non sapere di aver colto nel segno con un semplice fotogramma grondante già di per sé di silenzio mistico, del genere che solo la sua macchina da presa riesce a filmare trasmettendone l'integrità all'apice della sua fragranza, della sua essenza: la rimozione del Crocifisso dall'abside della Chiesa non è che un solo esempio. Sequenze che bastano a se stesse per raggiungere e colpire cuore e anima di chi guarda, purché dotato di un minimo di sensibilità.

    Ma mentre da un lato la poetica francescana occhieggia tra le righe, ad esempio con il motivo di liberare i luoghi di culto da 'simulacri' di Dio e dunque della spiritualità di ciascuno, di privarsi del superfluo (qui le stesse suppellettili della Chiesa) per 'accogliere' chi ha bisogno - e non mancano su questo registro

    toccanti sequenze - dall'altro Olmi si accontenta di sbozzare, scegliendo di fermarsi sul colpo di scalpello del 'non finito', di sfumare ad esempio sul metro delle responsabilità istituzionali: qui in perpetua caccia al clandestino, una caccia lasciata d'altra parte per lo più fuori dall'obiettivo, per quanto altisonante del rumore d'elica degli elicotteri in perenne perlustrazione e - forse qui si carica per eccesso - da reiterate scariche di mitraglia (mentre sulla sponda clandestina non manca chi medita di rendere pan per focaccia). Olmi indica la via del Bene alle persone comuni che per strada dovrebbero sentire la voce interiore della solidarietà e della carità cristiana ma forse dimentica un fatto di importanza cruciale, un pò meno poetico ma impellente e concreto. Non basta affidarsi al buon senso di qualche brava persona o magari di qualche 'morbido' funzionario di polizia (Haber) per dare un futuro all'Africa. E, soprattutto, non basta a

    ridar la vita a chi non ha mai raggiunto quella spiaggia e dunque non ha mai avuto l'opportunità di misurare la temperatura della carità esistente nel paese dell'ambìto approdo. La vera carità è di permettere loro una vita dignitosa nel loro paese, con strutture adeguate e possibilità di lavoro, così come eventualmente nel Paese di accoglienza. Per strada non dovrebbe trovarsi mai nessuno. La nostra carità è un dovere morale ma è un tamponamento sterile e insufficiente perché non può durare in eterno, occorre una soluzione vera, stabile, reale. Che bello poter arrivare a denunciare la clandestinità, non per rispedire quelle persone nello status di impellente bisogno al mittente del nulla, ma per trovare loro una collocazione attiva utile, socialmente integrativa! Mai più ci sarebbero 'villaggi di cartone' in chiese o canoniche di fortuna (nè rifugiato alcuno nei garage di qualche isolano riluttante ma fondamentalmente di buon cuore, per dirla

    con il Terraferma di Emanuele Crialese, pure alla 68. Mostra del Cinema di Venezia).

    Ma per fortuna Olmi non ha dimenticato del tutto questi orizzonti, tracciando almeno sul piano ideale, nel cuore degli stessi migranti che decidono da soli di tornarsene indietro, la parabola di una speranza che il loro futuro possa essere diverso perché quello dell'Africa sarà diverso, e non tanto quello presso inadeguati ed ostili Paesi d'accoglienza. Anche su questo registro Olmi sente la necessità di chiudere con un monito, ma questa volta forse è finalmente indirizzato alla 'mailing list' globale: "O noi cambiamo il corso impresso dalla Storia o la Storia cambierà noi".

    Pressbook:

    PRESSBOOK in ITALIANO de IL VILLAGGIO DI CARTONE
    PRESSBOOK in ENGLISH de IL VILLAGGIO DI CARTONE

    Links:

    • Ermanno Olmi (Regista)

    • Rutger Hauer

    • Alessandro Haber

    • Dalla 68. Mostra del Cinema di Venezia - IL VILLAGGIO DI CARTONE: IL VANGELO DEI FATTI, NON DELLE PAROLE, SECONDO ERMANNO OLMI. Dal 7 Ottobre (Anteprime)

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    Galleria Video:

    Il villaggio di cartone - trailer

    Il villaggio di cartone - clip 1

    Il villaggio di cartone - clip 2

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