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    L'INTERVISTA

    'PARLAMI D'AMORE' DI SILVIO MUCCINO: INTERVISTE AL CAST E AL CAST TECNICO

    13/02/2008 - IL CAST:

    SILVIO MUCCINO (Regista e Attore):

    Quando è nata l’idea di 'Parlami d’amore' ?

    "L’idea è nata per caso circa due anni e mezzo fa sul divano della vecchia casa di Carla Vangelista, dove lei ed io ci siamo conosciuti. Forse è più giusto dire che sono nati prima i personaggi, poi la storia".

    Com’è stato il passaggio dal libro al film ?

    "Per me è stato da un lato molto faticoso e rischioso, dall’altro, estremamente naturale. Essendo un attore e, all’occasione, anche sceneggiatore, avevo sperimentato l’inevitabile frustrazione di chi racconta e interpreta le sue storie sapendo che la realizzazione vera è affidata al regista. 'Parlami d’amore' mi ha portato a rivestire prima il ruolo di autore e poi, piano piano, mi ha condotto per mano verso quello che si è rivelato un destino inappellabile: essere anche regista di questa mia storia. Nel passaggio dal libro alla sceneggiatura sono stati ovviamente apportati dei cambiamenti e, di conseguenza, più che una sceneggiatura tratta dal libro, si può parlare di un film liberamente tratto dalla storia di 'Parlami d’amore'".

    Come è avvenuta la scelta dei nomi dei personaggi ?

    "L’idea del nome Sasha l’ha avuta Luca Di Fulvio, il compagno di Carla Vangelista. Mi è subito piaciuto perché completamente demodé e perché finisce in A, come in nomi femminili. Nicole, invece, è un nome talmente sensuale e femminile che è nato insieme al personaggio. Non poteva chiamarsi altrimenti. Anche Benedetta è un nome azzeccato per il personaggio, perché abbastanza aristocratico e, paradossalmente, significa l’esatto opposto di ciò che il personaggio è".

    A proposito di battesimi, il titolo 'Parlami d’amore' è stato scelto subito oppure avevate altre ipotesi ?

    "Il libro per molto tempo si è intitolato 'La stanza è calda' perché era la frase di apertura e nell’attesa di trovare un titolo più adeguato continuavamo a chiamarlo così. Poi l’abbiamo intitolato Cyrano, perché Nicole aiuta Sasha a sedurre Benedetta, proprio come accadeva a Cyrano de Bergerac con Cristiano. Poi è nato questo titolo, semplicemente perfetto per Sasha, Nicole e Benedetta".

    Come hai ricreato cinematograficamente il mondo di 'Parlami d’amore' ?

    "Esattamente come lo avevo sempre immaginato. Sono cresciuto per un anno e mezzo nutrendo un mondo immaginario e, ad un certo punto, quel mondo l’ho realizzato proprio come mi appariva. Le finestre di casa di Sasha, così come le mura di casa di Nicole, erano proprio quelle che avevo sempre avuto in mente".

    Ci sono nel film riferimenti e citazioni cinematografiche ?

    "Diciamo che ho scelto dei grandi esempi a cui ispirarmi. C’è una delle prime sequenze del film, quella di Sasha e Nicole che camminano su un ponte, che si ispira al film 'Fino all’ultimo respiro' di Godard, dove Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg camminano e dialogano di spalle sugli Champs-Elysées. Ho fatto riferimento a film come 'Harold e Maude', perché vorrei considerarlo il nonno di questa storia. Quel film, così come 'Parlami d’amore', racconta di un amore libero e rivoluzionario che non bada all’età o alla forma. E poi Bertolucci che io amo sopra ogni cosa. E’ un vero maestro e non nego di essermi nutrito del suo cinema, delle sue musiche e dei suoi personaggi, al punto che anche gli ambienti e gli interni notte di 'Parlami d’amore' sono ispirati ai suoi film. La camera da letto, ad esempio, per me è un tributo a 'Ultimo tango a Parigi'. C’è una scena dove Sasha viene picchiato sul ciglio di una strada ed è una citazione di 'Il conformista'. Ci sono anche riferimenti di altra natura, come il primo film di Alfonso Cuaròn, 'Paradiso perduto', che mi ha ispirato una scena tra Sasha e Nicole.
    Per la colonna sonora ho attinto a piene mani dal cinema americano degli anni ’70 che rappresenta un mondo unico e irripetibile: 'Harold e Maude', 'Tornando a casa' e 'Una squillo per l’ispettore Klute'; tutti film meravigliosi con musiche e personaggi unici. Le musiche dei Jefferson Airplane, Buffalo Springfield, Bobby Hebb. 'Sunny' di Bobby Hebb è una delle canzoni usate durante un ballo tra Sasha e Nicole. Si tratta di canzoni che più che raccontare un periodo, secondo me, raccontano uno stato d’animo, una libertà sentimentale e di pensiero che oggi abbiamo in qualche modo perso".

    Il cast tecnico e artistico ?

    "La Cattleya con me è stata molto generosa perché mi ha consentito di raccontare questa storia esattamente come l’ho sempre immaginata, garantendomi un cast tecnico e artistico di eccellente qualità. Ho avuto la fortuna di lavorare con Maurizio Millenotti, un genio dei costumi, e Arnaldo Catinari, direttore della fotografia, senza il cui apporto le immagini non avrebbero mai avuto lo stesso impatto. Anche il cast artistico è stato quanto di meglio un regista potesse sperare. Lavorare con Aitana Sanchez e Carolina Crescentini è stata un’esperienza indimenticabile, sia per l’enorme amore che riversano in questo lavoro, sia per la semplicità e l’immediatezza di cui sono dotate. Inoltre ho avuto il privilegio di dirigere Geraldine Chaplin e la cosa, devo ammettere, mi ha fatto un certo effetto. Anche il cast maschile è eccellente. Giorgio Colangeli aveva un compito non facile: il suo personaggio lo aspetti per tutto il film, e quando finalmente arriva ti aspetti una grande performance. E lui c’è riuscito perché è un grande attore. Max Mazzotta, nella parte di Fabrizio, mi ha stupito quando mi ha detto che era al suo primo ruolo drammatico. Max è un attore comico eccezionale, ma possiede anche una notevole predisposizione al dramma; il suo provino è stato talmente toccante che era come se non avesse fatto altro per tutta la vita. E poi c’è Flavio Parenti, la vera sorpresa del film. Flavio proviene dal mondo del teatro e alla sua prima esperienza cinematografica ha rivelato un modo assolutamente unico e particolare di recitare. Possiede carisma e una fisicità incredibile. E così tutti gli altri, come Andrea Renzi con cui ho lavorato in grande sintonia".

    AITANA SANCHEZ (Nicole):

    Chi è Nicole? Cosa ti piace e cosa non ti piace di lei ?

    "Nicole è una donna di 40 anni che si mette i golfini al contrario per ricordarsi che ha 40 anni e non 90, come a volte pensa suo marito. È una donna che dieci anni prima ha perso l’uomo che amava e da allora vive nel senso di colpa. Poi si è sposata con Lorenzo, un uomo con cui ha una vita molto stabile e senza scossoni, ma in realtà non vive più e non riesce ad andare né avanti né indietro. Quello che mi piace di più di Nicole è la sua voglia di vivere mai del tutto sopita e la sua onestà. Quello che forse mi piace un po’ meno è il suo affacciarsi alla vita senza avere il coraggio di buttarsi, ma limitandosi ad osservare gli altri".

    Ci sono dei film, dei libri, delle musiche a cui ti sei ispirata per diventare Nicole ?

    "Il libro che mi ha ispirato di più è ovviamente 'Parlami d’amore' in cui ho scoperto tutta Nicole, tutta la sua voce interna, ogni suo sentimento e pensiero. In seguito l’ho capita veramente parlando con Silvio, perché lui sa tutto di lei, anche di più di quello che c’è nel libro. È la prima volta che trovo un regista che conosce i personaggi meglio degli attori. Normalmente quando si studia in maniera approfondita un ruolo si finisce per saperne di più del regista, invece in questo caso è tutto il contrario, lui ne sa sempre di più. Con la musica mi sono ispirata a Chet Baker, e vedendo il film si capirà il perché, e attraverso altri film come 'Un uomo e una donna' di Lelouch. Nicole la sento talmente vicina che non ho cercato altri riferimenti fuori da questa storia".

    Come descriveresti i colori e le atmosfere di questa storia, di questo film ?

    "C’è una parte più buia e più dolorosa; ad esempio la casa di Nicole con le luci rosse, i corridoi, il suo studio e le diapositive che nascono dal buio. Lei è una donna piena di dolore ancora dopo 10 anni. Poi c’è una parte luminosissima, che sono gli occhi blu di Sasha, tutto il blu di Sasha".

    Secondo te Silvio è come Sasha ?

    "Non lo conosco così bene, ma penso che ci sia molto di Silvio in Sasha, anche se non tutto. Silvio è un uomo sicuro di se stesso, in un momento della sua vita in cui ha il potere di fare tutto quello che vuole. E’ molto maturo per la sua età e sa perfettamente quello che deve fare. Sasha invece è un ragazzo ancora pieno di paure, che sta lottando per uscirne e cominciare a vivere anche lui, come Nicole. Perciò penso che sono due uomini in momenti diversi della loro vita, ma che, certamente, Silvio ha messo tanto di lui in Sasha".

    Secondo Aitana esiste o non esiste una donna che possa essere conquistata ?

    "Non so se tutte le donne possono essere conquistate da qualunque uomo… questa frase può sembrare polemica ma di sicuro non bastano le belle parole o le armi di seduzione per far 'cadere' una donna. Ci deve essere anche il momento adatto e la persona adatta".

    C’è una location che associ al film ?

    "Quando penso al film e alla sua parte gioiosa penso alla canzone 'Sunny' e al ballo in casa di Nicole; è un momento molto bello tra loro due che si divertono come due ragazzini. E’ una scena innocente piena di vita e voglia di vivere".

    Secondo te questo film ha anche un aspetto simbolico o metaforico ?

    "Tutta la storia può essere considerata una metafora. È una storia di due anime molto simili che si incontrano un po’ incidentalmente e che si cambiano reciprocamente la vita, al di là dell’età e della classe sociale, al di là di tutto. Sono due anime che si capiscono, predestinate un po’ ad amarsi".

    Si usa parlare della magia del cinema.. cos’è secondo te e quale potrebbe essere la magia di questo film ?

    "La magia di questo film è che parla d’amore, della bellezza dell’amore e confida nel potere di cura dell’amore contro le ferite della vita. Un amore che rende coraggiosi e forti".

    Lavorare con Silvio... com’è cambiato da quando lo hai incontrato ad oggi ?

    "Fin dall’inizio ho capito che Silvio era un ragazzo straordinario, capace di arrivare fino in fondo a tutte le situazioni, di spiegare ogni sfumatura e ogni sentimento, tutto quello che non è evidente. L’ho capito fin dai primi incontri e dalle prime letture, ma è sul set che l’ho apprezzato ancor di più. Riesce ad essere bravissimo sia come attore che come regista, tutti lo rispettano perché ha le idee chiare, una rara sensibilità, sembra che abbia fatto dieci film invece è la sua opera prima !"

    Aitana somiglia a Nicole ?

    "Io penso che tutte le donne assomiglino un po’ a Nicole, o almeno, a tutte piacerebbe assomigliare un po’ a lei. Anch’io mi sento un po’ Nicole a volte, anche se non in tutto. Ci sono molti aspetti in lei che sento miei, come la profondità femminile, le paure e poi il coraggio. In questo, credo, Nicole è molto donna".

    CAROLINA CRESCENTINI (Benedetta):

    Ti sei ispirata a dei personaggi particolari, fittizi o reali, oppure a film, libri per interpretare il ruolo di Benedetta ?

    "Avevo letto il libro di Silvio Muccino e Carla Vangelista. Va detto che la Benedetta del libro è molto diversa da quella del film. Un cambiamento che abbiamo voluto insieme a Silvio per rendere Benedetta più realistica, una ragazza che puoi realmente incontrare per strada. Un film che mi ha ispirato nella costruzione del personaggio è 'Swimming Pool' di Ozon. Un altro film che non è affine ma che mi è stato molto utile per il sapore del sesso è 'A snake of June' di Tsukamoto. Altri ancora: 'Ragazze interrotte', 'La sposa turca', 'Mysterious Skin' e 'Romanzo Criminale' in cui Patrizia è una donna estremamente seducente anche se si tratta di un altro tipo di seduzione, più matura. Benedetta invece è una bambina viziata, una che non deve rimboccarsi le maniche per avere quello che non ha già, lo pretende. È snob, molto leggera, ma tutto in lei, anche il suo rapporto con il sesso, in realtà è frutto di una maschera che nasconde insicurezza".

    Cosa ti piace e cosa non ti piace di lei ?

    "Benedetta è un personaggio particolare e mi piace molto perché è a più livelli, a più strati. Appartiene all’alta borghesia romana in cui crescono figli sbandati, incapaci di comunicare, abituati a ricevere soldi in cambio di affetto. È una ragazza che vive con una maschera addosso, che indossa la maschera della seduzione e della spocchia per relazionarsi agli altri. Spesso, però, la maschera le cade e ne esce fuori una fragilità smisurata. Mi piace proprio perché è contraddittoria, perché vuole far finta di essere qualcosa che comunque non sarà mai".

    Ci sono contatti tra Benedetta e Carolina ?

    "Siamo fragili nello stesso modo; c’è in noi lo stesso senso di inadeguatezza e di insicurezza, che lei risolve con una falsa forza, io con l’ironia e la goffaggine. Anche se in un modo completamente diverso anch’io porto una maschera. La mia è una maschera della positività, nel senso che tento di trovare sempre il buono in ogni cosa".

    Cosa pensi di Silvio che è alla sua prima esperienza di regista ?

    "Silvio è un’entusiasta e con la sua energia travolge tutti. Ha lavorato su di me, mi ha plasmata per creare quello che lui voleva. È un regista che non si accontenta e questo ti mette alla prova".

    C’è un’immagine, una battuta che associ d’istinto al film ?

    "'Stai guardando dalla parte sbagliata. Stai guardando dalla parte giusta'. Tutti i personaggi guardano dalla parte sbagliata. Tutti i personaggi hanno una necessità enorme di essere amati, però non si trovano mai nel momento giusto insieme".

    Sasha è come Silvio ?

    "No, Sasha è molto più debole, imbarazzato, e timido. Silvio è più scaltro e ha le spalle più larghe di Sasha".

    Secondo te esiste una donna che non possa essere conquistata ?

    "Onestamente me lo sono chiesta dopo aver letto la sceneggiatura.. Dipende. Se ti avvicini ad una donna con cura e sei delicato e sai attendere puoi conquistare qualsiasi donna".

    IL CAST TECNICO:

    CARLA VANGELISTA (sceneggiatrice)

    Come è nata l’idea del libro ?

    "Quando io e Silvio ci siamo conosciuti, abbiamo iniziato subito a parlare. Della vita, di noi, delle nostre paure, delle gabbie, delle esitazioni nel mettersi in gioco. Abbiamo notato che di fronte a certe cose le barriere di età e le diverse esperienze perdevano d'importanza e abbiamo pensato che ci sarebbe piaciuto raccontare due persone all'apparenza lontane e diversissime che scoprono il desiderio di un percorso comune nonostante tutto. Ci piaceva parlare dell'amore e del suo potere. Abbiamo scelto di farlo così".

    Come avete lavorato con Muccino alla scrittura del libro che ha la caratteristica di racconto incrociato ?

    "Abbiamo innanzitutto costruito insieme l'andamento della storia e il carattere dei protagonisti. Poi, separatamente, io e Silvio abbiamo scritto il percorso dei nostri personaggi, confrontandoci ogni tre o quattro giorni per sincerarci che stessimo seguendo uno sviluppo omogeneo. Solo alla fine abbiamo mischiato tutto insieme".

    Come avete affrontato con Muccino la trasposizione alla sceneggiatura ?

    "Con grande pazienza, scrivendo e buttando ogni volta che ci sembrava di 'tradire' lo spirito del libro. Inevitabilmente qualcosa è stato sacrificato, ma per noi l'importante era, appunto, rispettare in
    pieno l' atmosfera emotiva del libro e dei suoi personaggi".

    La scelta delle due protagoniste corrisponde all’idea che avevi di Nicole e Benedetta ?

    "Assolutamente sì. Sia Aitana che Carolina secondo me sono perfette per i due ruoli. Aitana perchè - esattamene come ho empre immaginato Nicole - ha una bellezza sottile e discreta, che viene scoperta a poco a poco. Carolina perchè, come Benedetta, è esplosiva e intensa".

    Avendo visto il film ritrovi il mondo di 'Parlami d’amore' ?

    "E' stato molto emozionante vedere trasposta in immagini qualcosa che fino a quel momento era appartenuta solo alla mia scrittura. Il mondo di Parlami d'Amore, l'atmosfera, la voce dei personaggi immersi nella loro fatica di vivere fino alla scelta finale, è stato riportato in pieno sulla pellicola. Ogni volta che lo vedo per me ha qualcosa di magico e sono davvero felice del risultato finale".

    ARNALDO CATINARI (direttore della fotografia):

    Come ha lavorato alla preparazione del film ?

    "Abbiamo preparato il film in modo molto serio e preciso attraverso lo studio delle scene e la suddivisione delle stesse per inquadrature, in questo modo siamo riusciti piano piano a sviscerare il racconto per immagini e soprattutto siamo riusciti a capire il look da dare al film. Credo che solo attraverso un'analisi, che può sembrare a volte anche troppo puntigliosa, si possa arrivare a capire veramente quale sarà l'immagine e l'atmosfera che racconterà la sceneggiatura. E' molto importante immergere i personaggi in un ambiente visuale denso che suggerisca attraverso le varie atmosfere, i vari tagli di luce, la scelta dei colori, i movimenti di macchina, le emozioni che il testo scritto porta con se. La luce e la macchina da presa devono avere la stessa valenza dell'interpretazione di un attore, se si riesce in questo, credo si sia raggiunto lo scopo preciso del lavoro di un cinematographer e ci si sia affiancati per esaltarlo al lavoro della regia.
    Come è stato il rapporto con Muccino?
    Silvio ha un grande talento, è un regista puro che 'vede' anche in funzione della luce e della macchina. Istintivamente riconosce se un'immagine è profonda e prospettica e se racconta non solo in funzione della sceneggiatura ma anche della luce e del taglio dell'inquadratura, e questa è una dote di pochi. Lavorare con Silvio è stato, da un lato, molto impegnativo - non c'è una sola inquadratura del film o movimento di macchina che non sia stato pensato e discusso. Ha la maturità di un regista navigato e l'istinto e la passione che vorresti che avesse ogni regista alla sua opera prima. Lavorare con lui si è rivelato estremamente appagante e pieno di sorprese.
    Quale ritiene che siano le particolarità del film?
    Il film ha un impianto visuale complesso, la Roma che abbiamo scelto di raccontare è una città decadente, delabré ma di estremo fascino che nel liberty dei primi del 900 e nell'emozione del centro storico non poteva che avere degna rappresentazione, allo stesso tempo è la città che tenta di essere contemporanea nei locali notturni o nelle case di design e proletaria nella periferia, complesso come il racconto di un intenso melò moderno pieno di passione, amore e forza quale credo sia 'Parlami d'amore'".

    TONINO ZERA (scenografo):

    Come ha preparato il lavoro per film ?

    "Lo abbiamo preparato in circa dieci settimane, dopo vari incontri e sopralluoghi fatti insieme a Silvio Muccino, la produzione, Arnaldo Catinari e Millenotti, con i quali sin dall'inizio, ci siamo trovati tutti concordi su quale linea artistica seguire.
    Il percorso, proprio grazie a questa visione comune, è stato abbastanza semplice, pur non sottovalutando le difficoltà nella ricerca di un'ambientazione che si legasse alle esigenze registiche di Silvio e che allo stesso tempo potesse suscitare delle emozioni".

    Come ha lavorato alla scelta delle scene e come è stata la collaborazione con il regista ?

    "Gli ambienti più importanti sono 'casa Sasha' e 'casa Nicole', ambedue architettonicamente degli inizi del 900, pieni di gran fascino, che, usati come puri contenitori, sono stati quasi totalmente ricostruiti con interventi radicali a livello scenografico e di arredamento (fondamentale l'apporto visivo del Direttore della Fotografia Arnaldo Catinari).
    Non sottovaluterei comunque il lavoro di ricerca e la qualità di ogni altro singolo ambiente: 'la festa', 'la partita di poker' e vari esterni, poiché come vedrete nel film si è tentato di caratterizzarli, legandoli all'immagine dei protagonisti.

    Quale è stata la cosa più difficile ?

    "Enorme è stato lo sforzo produttivo della Cattleya, nel riuscire ad ottenere la disponibilità, peraltro non facile, della maggior parte delle locations richieste".

    Come si è trovato a lavorare con Silvio Muccino ?

    "Che dire di Silvio...! Il rapporto umano e artistico è stato di grande intesa, spontaneo, molto sereno.
    Un regista che al suo esordio ha mostrato professionalità, grande umanità verso la troupe ed in particolare enormi doti registiche".

    PATRIZIO MARONE (montaggio)

    C’è stata una fase preparatoria avvenuta prima dell’inizio delle riprese del film ?

    "Si. Con Silvio Muccino abbiamo innanzitutto discusso di emozioni, di profumi, di sapori, di parole ancor prima di parlare di inquadrature o di montaggio. Silvio aveva un idea ben chiara della visione intera del film, e quest'idea ha preso corpo lentamente e mi ha conquistato.
    Il suo voleva essere un ritratto di una storia comunque e sempre spiata dal punto di vista stesso del protagonista. Abbiamo preparato alcune tra le scene piu difficili, come la scena dell'incidente o la festa di villa Parisi, disegnando noi stessi dei bozzetti, riprendendoli con una telecamera e montandoli con musica ed effetti sonori e battute doppiate, una sorta di Animatic fatto in casa, un'esperienza fondamentale per stabilire due mesi prima l’inizio delle riprese un feeling totale, creativo, tra me e Silvio".

    Il montaggio avveniva già in fase di riprese ? E in questo caso come funziona l’interazione del montatore con il regista ?

    "E’ un’esperienza meravigliosa lavorare a stretto contatto con il regista, avendo l'opportunita' di svolgere una prima fase di montaggio direttamente sul set, ma anche molto importante l'interazione diretta con il resto dei reparti, respirare e vivere in tempo reale l emozione di una scena a volte puo essere un vantaggio che non va comunque esaltato interamente, perche credo che il ruolo del montatore sia anche quello di poter essere distaccato ed avere un punto di vista assolutamente diverso e critico da proporre al regista ragionando in funzione su tutto il materiale completo del film e non della singola scena. In questo film l'interazione e lo scambio critico con il regista e con il resto della troupe e' stato funzionale e creativo oltre che divertente".

    Come si è trovato a lavorare con Muccino ?

    "Silvio Muccino, anche se alla prima esperienza dietro la mdp per un lungometraggio, si è rivelato un regista preparatissimo sia tecnicamente che artisticamente. E’ riuscito a tenere un gruppo unito, a saperne trarre il massimo nell'energia creativa; non l’ho mai visto arrabbiarsi sul set né tantomeno al montaggio. E’ tenace; sa cio' che vuole, e fondamentalmente non ho mai avuto la sensazione di lavorare con un regista alla sua opera prima, anzi... tutt'altro. Silvio è pieno di talento ed è stato un grande piacere per tutto il mio reparto la collaborazione in questo film; ma la cosa più importante che mi ha regalato Silvio, è la sua sincera amicizia, rara tanto quanto un pezzo di pellicola bianco e nero di un film di di Bunùel".

    MAURIZIO MILLENOTTI (Costumi):

    Quali sono le caratteristiche principali che ha dato ai tre protagonisti principali ?

    "Nicole: una donna di quaranta anni desiderabile, intellettuale.
    Benedetta: una giovane borghese viziata, che è il personaggio che mi è piaciuto di più.
    Sasha: è giovane e ha le connotazioni del proletario (ma dentro resta sempre Muccino)".

    La scena più complicata è stata quella del ballo in maschera ?

    "Senza dubbio. È stata la prima scena del film, girata in breve tempo con grande fermento ed emozione. Dovevamo ricreare maschere metropolitane per una festa rock-pop-punk. Non ci siamo limitati a seguire le indicazioni del regista; siamo andati oltre con la fantasia, la creatività e un eccellente lavoro di gruppo".

    Come si è trovato a lavorare con Muccino ?

    "Con Silvio ho lavorato benissimo e a stretto contatto. Mi sono stupito di un ragazzo così giovane con le idee così chiare. I personaggi li abbiamo creati insieme come è mia abitudine fare con i registi già affermati. Si è rivelato una vera sorpresa, una persona preparata e consapevole. È stato un piacere collaborare con lui".

    ANDREA GUERRA (Musiche):

    Ci parla della canzone 'Tear down these houses' ?

    "L’ostinato di archi è una mia fissazione. Gli attribuisco la descrizione di una tumultuosa passione, spesso inafferrabile, e la caparbia e mai doma volontà nel tentativo di raggiungerla.
    Con Silvio abbiamo pensato subito che un’artista autentica come Skin fosse l’ideale per il progetto.
    La canzone è nata insieme alla colonna sonora. Su questa semplice progressione di accordi e sul tema di archi e pianoforte, oltre alla canzone ho anche incentrato la musica del film. La dolcezza, la rabbia, le melodie e le pause sono a mio avviso il 'vestito perfetto' per questa pellicola".

    Come descriverebbe la colonna sonora del film ?

    "Un implacabile leitmotiv di archi e pianoforte su una progressione di quattro semplici accordi rivisitati con timbri e linee di orchestrazione. E’ il plot di questa soundtrack che ha accompagnato la tumultuosa fuga verso la liberazione da una passato scomodo e la scoperta dell’amore da parte del protagonista, Sasha".

    Come è stato lavorare con Silvio Muccino ?

    "Ho lavorato a strettissimo contatto con Silvio per più di due mesi… E’ stato un incontro bellissimo, con lui tutto è istintivo, immediato, spasmodico e penso che questo si è riflesso positivamente nella musica che ho scritto per 'Parlami d’amore'. Mi sono domandato spesso se stavo musicando Silvio o il suo film !"

    RICCARDO TOZZI (Produzione):

    Come e quando Cattleya ha pensato che il libro 'Parlami d’amore' poteva diventare un film ?

    "La nostra Francesca Longardi, che era in contatto da tempo con Carla Vangelista e Silvio Muccino, aveva avuto modo di leggere una parte del libro, mentre era in scrittura. Era rimasta molto colpita e mi ha chiesto di leggerlo. Anche a me il testo e' piaciuto moltissimo, e mi e' parso chiaro che fosse anche una base molto forte per un film".

    Che Silvio Muccino dovesse essere il regista del film è stato chiaro fin da dall’inizio ?

    "Da tempo volevamo fare un film con Silvio. Ci sembrava che avesse tutte le caratteristiche per debuttare: competenza tecnica, capacita' di racconto e...gran voglia di farlo. Quando abbiamo letto la bozza del libro ci e' parso evidente che fosse il materiale giusto per la sua prima regia".

    La scelta delle due protagoniste come è avvenuta ?

    "Come con tutti i registi, abbiamo lavorato al cast insieme. Ogni ipotesi e' stata verificata da Silvio con i provini. Sia Carolina che Ajtana, ad esempio, hanno fatto provini strepitosi".

    Cattleya ha messo a disposizione di Muccino un cast tecnico di grande qualità nonostante si trattasse di un’opera prima. E’ stato semplice ?

    "La dimensione di un film dipende dalla sua natura, non dall'esperienza del regista.
    'Parlami d'amore' era una sceneggiatura che aveva bisogno di molta atmosfera, di compressione (cioe' molte scene e molti 'tagli') e di gran cura nella messa in scena. Richiedeva dunque valore produttivo e collaboratori di prim'ordine. Che hanno lavorato con Silvio con grande entusiasmo. Silvio ascolta senza riserve ma ha sempre presente il senso di quello che il film richiede".

    Il cimema italiano sta dando ottimi risultati al botteghino. Cosa ne pensa ?

    "Penso che la ripresa del cinema italiano sia nata anche dalla maggiore cura che in molti abbiamo adottato nel portare avanti tutte le fasi del film: scrittura, casting, riprese, edizione. E' il lavoro del produttore. Gerard Brach diceva che e' come segliere la migliore suite d'albergo, mettere lo champagne in ghiaccio, stendere sul letto una bella ragazza e uscire quando entra il regista".

    Dal Press-Book di PARLAMI D'AMORE

    LA REDAZIONE


     
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