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    L'INTERVISTA

    Debutto con stile made USA con Shainee Gabel, il ritorno ravvicinato del ciclone Travolta, e della talentuosa Scarlett Johansson in A Love Song for Bobby Long

    02/09/2004 - Press Conference & Dintorni

    A Love Song for Bobby Long (Regia: Shainee GABEL)

    Shainee GABEL, John TRAVOLTA, Scarlett JOHANSSON e Gabriel MACHT

    SUL FILO DELLA POETICA LO SPACCATO CULTURALE E SOCIALE DEL SUD AMERICA: CON UN TRAVOLTA CHE TRAVOLGE E UNA JOHANSSON CHE INCANTA, PROTAGONISTI D’ECCEZIONE LA CITTA’ DI NEW ORLEANS E LO SCRITTORE TENNESSEE WILLIAMS

    L’accoglienza non poteva che essere tra le più calorose, non tanto per la giovane, debuttante regista, ingiustamente trascurata, quanto per John Travolta e Scarlett Johansson, la giovane e pure profonda attrice e quest’anno giurata, già a Venezia l’anno scorso (Lost in Translation). Per Travolta si tratta peraltro di un duplice approdo in laguna a distanza di poco più di un mese, dapprima in vacanza con la famiglia, ora per il film che non sapeva ancora di dover presentare in occasione della 61a Mostra. La Johansson parla della città di Venezia come una “bellezza criminale”, da creare un’ondata da shock.
    Entrambi gli attori, Travolta e Johansson, hanno modo di sottolineare l’importanza per il film giocata dall’atmosfera della città di New Orleans, dove è ambientata la storia, con il suo caldo umido che ha aiutato in qualche modo l’impronta di recitazione, ad esempio nella fatica del protagonista a camminare per un problema al piede. Puntualizza Travolta: “Piccoli dettagli che possono aiutare, aprire la strada e far capire che cos’è il personaggio e possono creare nuove idee, frutto dell’immaginazione e della ricerca. Questa è la cosa che amo di più del recitare. Per Scarlett Johansson New Orleans è letteralmente un personaggio protagonista del film: “New Orleans è un personaggio di per sé in questo film ed è un personaggio sexy, volgare ma molto caloroso e questo ha influenzato tutti noi. Come ha già detto John precedentemente, noi tutti abbiamo sofferto il caldo, ma l’atmosfera e il clima di New Orleans di per sé sono un personaggio del film, un posto con così tanta carica spirituale che giustifica i cambiamenti dei personaggi che possono verificarsi soltanto a New Orleans. Non potrei immaginarlo in nessun altro posto”.
    Ma la pellicola rasenta il virtuosismo intellettuale citazionistico letterario. E’ comunque anche un indubbio spaccato di cultura americana, in particolare del Sud dell’America: ci sono molti scrittori cui fa riferimento il personaggio di Travolta, Bobby Long, ex professore di letteratura, per l’appunto. A questo proposito precisa la stessa regista Shainee Gabel: “La città di New Orleans di per sé è veramente una culla per tutti gli scrittori. Sono molti gli scrittori americani ad esserne rimasti attratti passando da Tennessee Williams ed altri. E per questa attrazione c’è una ragione precisa: è un posto molto evocativo, vibrante ed ha una storia culturale molto insolita. E quindi è naturale che io stessa abbia subito l’influenza di questi scrittori per la mia sceneggiatura, Tennessee Williams in testa. E’ un lunghissimo elenco di nomi che comunque abbiamo discusso anche con la sceneggiatura”. Anche John Travolta dichiara di essere “cresciuto con Tennessee Williams per quanto riguarda il teatro e anche lo schermo, per cui quando Shainee mi ha fatto visionare la sceneggiatura, il copione mi ha ricordato molto la parte più contemporanea di Tennessee Williams e questo mi ha attratto moltissimo, perché è da molto tempo che gli attori non possono più fare queste cose fantastiche sulla base di questi scritti e sono stato attratto soprattutto da questo aspetto. Poi ho passato un po’ di tempo nella parte meridionale degli Stati Uniti, ho passato molto tempo in Texas, per esempio e penso di aver catturato proprio lo spirito. Sono stato anche in altre parti del Sud America ma penso che Shainee abbia preso la parte migliore, ha fatto centro, ha passato anche molto tempo lì, con persone vere, reali, ed ecco perché il film ha una connotazione così reale”. Ma se proviamo a parlare a John Travolta di predilezione culturale made in Italy, nei termini di immagine prima dell’Italia, ecco che salta fuori La strada di Federico Fellini: “La mia prima immagine dell’Italia l’ho avuta attraverso gli occhi di Fellini, da bambino, quando avevo cinque anni più o meno, ho visto il film La strada e pensavo che l’Italia all’inizio avesse quell’aspetto, avesse quell’immagine. E poi sono emersi altri cliches che si sono aggiunti a quello iniziale: Poi sono diventato un attore e ho potuto passare un po’ di tempo qui in Italia. Qui sono le mie radici … sono stato qui con Blow Out e sono passati ventitrè anni”.
    Come ha ampiamente dimostrato in questo film, anche se non è nuova la portata attoriale di Travolta, da artista consumato non si è certo lasciato impressionare dal dover interpretare un uomo vecchio e con menomazioni fisiche: “Il materiale di lavoro controbilancia il problema, perché è scritto in maniera tale da diventare poetico e quindi tutti i timori, le avversità non sono più ostacoli ma diventano poetiche. E’ un po’ come in Pulp Fiction: certo c’è un eroinomane che è anche un assassino nel mio personaggio, ma è scritto in un modo così poetico che veramente supera se stesso, si solleva da oltre se stesso e si ritrae qualcuno che comunica ad un livello superiore rispetto a quello ovvio che è l’età o la difficoltà fisica… Man mano che si comincia a diventare quel personaggio in tutta la sua essenza, allora diventa quello per il quale si vive con gioia: ritrarre personaggi ed esprimersi attraverso un personaggio particolare”. Se poi si ha l’opportunità di interpretare un anziano con difficoltà fisiche che d’altra parte non gli impediscono di ballare e di dimostrare che non si sono dimenticato le proprie doti al riguardo, John Travolta è ben felice di farlo, come appunto in questo film. A suo agio nelle vesti di celebrità, come altri suoi colleghi del resto, non ama che il suo lavoro assorba interamente la sua vita, come nel caso di svolgere attività di regia o di produzione, dicendosi appagato dalla dimensione di attore.

    (a cura di PATRIZIA FERRETTI)



     
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