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    L'INTERVISTA

    NOI 4 - INTERVISTA all'attrice KSENIA RAPPOPORT

    18/03/2014 - NOI 4 di FRANCESCO BRUNI - INTERVISTA all'attrice KSENIA RAPPOPORT

    Come sei stata coinvolta in questo progetto?

    "Avevo già incontrato Francesco Bruni qualche anno fa mentre stava preparando la sua opera prima 'Scialla!', avevo letto il copione di quel film che mi piaceva moltissimo e Ci eravamo ripromessi di lavorare insieme ma al momento ero occupata con altri impegni e l’ipotesi sfumò. Bruni mi ha cercato di nuovo l’anno scorso chiedendomi di leggere la sceneggiatura di questo suo nuovo film, 'Noi 4', che mi ha subito interessato e divertito molto. Ho capito subito di essere in buone mani, è nato un clima molto familiare e il set veniva affrontato sempre da tutti come un’impresa comune. In un primo tempo sono stata però un po’ perplessa perché date le mie origini russe mi sembrava piuttosto strano interpretare una donna italiana al cento per cento. Di comune accordo con Francesco abbiamo deciso allora di farla diventare una straniera trasferitasi in passato in Italia, ma per me è stato comunque impegnativo cercare di entrare nella parte imparando gli atteggiamenti, il gergo, le parole romanesche più tipiche: quando leggevo la sceneggiatura immaginavo Lara pienamente romana, il personaggio era stato scritto con diversi dettagli che lo definivano in questo senso e mi dispiaceva perderli sostituendoli con qualcosa di russo o sloveno, anche se poi in fondo i problemi di cui si parla nel film sono universali e non hanno patria. Per fortuna ho potuto contare sulle indicazioni precise di Francesco che mi segnalava tante piccole cose, diversi dettagli utili che non potevo conoscere".

    Che cosa succede in scena al tuo personaggio?

    "Lara e suo marito Ettore sono due persone diversissime, hanno divorziato da anni, la passione che li attraeva reciprocamente all’inizio del loro legame è finita da tempo, quando li vediamo in scena hanno dei rapporti piuttosto complicati tra loro ma a mio parere hanno conservato calore e simpatia reciproca, sono diventati un po’come parenti, comunque legatissimi per sempre, per qualcosa che non si può evitare. Alla fine della giornata particolare in cui la nostra storia è ambientata Lara ed Ettore si ritroveranno in una situazione per cui sembrerà che tra loro possa tornare o possa nascere di nuovo un sentimento forte".

    Che cosa ti è piaciuto di Lara?

    "Il fatto che sia una donna forte, forse anche troppo. Trascorrendo con lei le varie settimane delle riprese ho capito che in fondo le avrei augurato di essere più debole, lei dentro di sé è morbida ma dopo anni di 'guerra' con il mondo che ha intorno è come se avesse infilato un’armatura di ferro che non può più togliere perché è diventata la sua pelle, è come se avesse dovuto costruirsi una corazza per andare avanti e combattere. Di lei mi piace il fatto che la prima cosa che sa fare è amare, volere bene alle persone, anche se cerca di mascherare questa sua attitudine: adora i suoi figli, ama anche suo marito ma è diventata una specie di soldato rigido perché la vita l’ha portata ad essere così, troppo forte. All’inizio del loro rapporto Lara si aspettava aiuto e collaborazione da parte di suo marito, lo avrebbe voluto come 'spalla' accanto a lei, avrebbe voluto contarci ma ogni volta che lui non è stato capace di aiutarla è stata obbligata dalla realtà a contare soltanto su se stessa: si può sbagliare qualche volta ma non cento. Alla fine impari la lezione e ne fai tesoro".

    Che tipo di rapporto si è creato con Francesco Bruni?

    "Sapevo che era un bravissimo sceneggiatore ma in questa occasione l’ho trovato molto preparato anche come regista, abbiamo instaurato tra noi fin da subito un rapporto di grande collaborazione. Io forse ho anche esagerato, per me l’approccio al personaggio non è stato semplice, provavo a rendere Lara un po’ più vicina a quella che io sono davvero nella vita e Francesco è stato molto carino ad accettare pazientemente tante mie proposte, è stato gentile a non mandarmi al diavolo perché ero sempre molto propositiva: questo atteggiamento proviene direttamente dalla scuola russa che ho frequentato che prevede sempre una decisa e concreta partecipazione al progetto. Forse a volte non è giusto, ma in altri casi riesci a portare davvero un contributo creativo positivo. In genere io sono una persona ipercritica, se mi si chiede di giudicare un mio film posso esserne soddisfatta ma non sono mai felice della mia prova, sono sempre più che esigente verso me stessa, almeno finora è sempre stato così. Quando mi rivedo nei miei film mi accorgo sempre di tanti miei errori, difetti e sbagli anche se poi per fortuna i miei registi pensano regolarmente che io esageri e mi rassicurano".

    Che rapporto si è creato con Fabrizio Gifuni?

    "Fabrizio è un grandissimo attore, vorrei tanto vederlo a teatro dove tutti mi dicono che è geniale. Ci siamo trovati molto bene, in grande sintonia, abbiamo dato vita ad una relazione professionale molto aperta e profonda, protesa verso una forte creatività comune. I nostri due personaggi sono sempre in tensione tra loro e più sono intense le scene più gli attori che li interpretano sono amici e più facile diventa la loro complicità creativa. Francesco Bruni spesso ci ha anche lasciato liberi di improvvisare, tenendo però sempre ben presente il copione di fondo che era molto solido e preciso".

    Come si è trovata invece con Lucrezia Guidone?

    "È una ragazza di grande talento, quando si trova in scena è un’attrice che crede molto nella disciplina, porta con sé l’abitudine al rigore del teatro, quando la vedi recitare è sempre molto vera e inevitabilmente ne ammiri l’intensità nella recitazione. Lara e sua figlia Emma sono sempre in conflitto tra loro ma c’è un grande affetto di fondo, è normale che tra le madri e le figlie grandi si creino certe dinamiche, c’è più passione, viene fuori una forma di conflitto che si chiude però sempre con l’amore. E poi Lucrezia è una persona eccezionale, col tempo abbiamo instaurato tra noi quasi un rapporto di madre-figlia all’insegna di una grande tenerezza, siamo restate in costante contatto anche dopo la fine delle riprese del film".

    Ricordi qualche momento particolare della lavorazione?

    "Quelli più divertenti e gratificanti sono arrivati in occasione di alcune riprese che prevedevano che una mia lunga corsa attraverso le strade di Roma: per girare queste scene ho corso come una matta per due notti ai Fori Imperiali. Sono sempre piuttosto allenata, corro da sempre - la mia vita scorre fra il teatro, il cinema e la corsa - ma non mi era mai capitato di farlo all’alba, ero incantata dalla grande bellezza della città c’era una luce magnifica, ricorderò per sempre quelle sequenze anche perché dovevo saltare scavalcando una specie di protezione a Piazza Venezia e da un punto di vista atletico è stato piuttosto faticoso, soprattutto perché erano le 4 di mattina…"

    Quali analogie e quali differenze hai notato tra questo film e gli altri che hai girato nel nostro Paese?

    "Le donne che ho interpretato in passato erano sempre straniere, anche nel carattere. Lara è stata la più italiana, vivendo lei già da lungo tempo a Roma è diventata più vicina e più affine alla città e all’umanità che la abita. A proposito di similitudini tra le diverse occasioni di lavoro un elemento comune credo risieda nel fatto che in Italia mi sono sempre sentita ben accolta, rispettata e valorizzata, sono stata molto fortunata sia con quest’ultimo film sia in occasione delle riprese de La sconosciuta e de La doppia ora perché Bruni, Tornatore e Capotondi sono autori diversissimi tra loro ma tutti comunque disponibili e super professionali, pur nella differenza delle varie personalità degli autori, dei progetti e dei personaggi: in Italia è sempre un’altra vita ma si lavora molto bene".

    LA REDAZIONE


     
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