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    L'INTERVISTA

    THE BIG WHITE di Mark MYLOD - PRESS CONFERENCE: 15 novembre 2005 - ROMA, Cinema Warner Moderno

    17/11/2006 - E' l'interprete protagonista ROBIN WILLIAMS a presentare alla stampa la commedia nera, sulla scia dei fratelli Cohen, THE BIG WHITE, in una sorta di 'show-conference' esilarante quanto denso di contenuti:

    Il regista Mark Mylod ha al suo attivo un solo film per il grande schermo, la commedia Ali G Indahouse (2002), un fenomeno abbastanza insolito di comicità. Robin Williams ha visto questo film? La sua cifra stilistica come attore lo scopre sempre più incastrato a metà tra il drammatico e il comico, in film indipendenti: qual’è la sfida nel fare questo tipo di cinema?

    R. WILLIAMS: “Si ho visto il film di Mark Mylod, Ali G Indahouse, e l’ho trovato molto divertente. E’ bello quando lavori con un regista scoprire che ha anche il senso dell’umorismo. Un regista senza senso dell’umorismo è come avere un direttore della fotografia cieco. E il fatto che io abbia fatto questi film più piccoli, indipendenti, è semplicemente perché quelli più grossi non me li hanno offerti. La cosa più difficile e complicata di quando fai questo tipo di film è che nel momento stesso in cui hai finito di girarli devi trovare subito da venderli, quindi devi trovare qualcuno a cui farli vedere e grazie a Dio abbiamo trovato questa sala dove mostrarlo. E ovviamente quando ti trovi così e non hai a chi venderlo e dove venderlo, ovvero, quando non hai la distribuzione, ti senti un po’ come quelli che distribuiscono i volantini sulla 42° strada: ‘andate a controllare, ho questo film fantastico, andate, venitelo a vedere!’. E a volte la pornografia trova più facile via alla distribuzione. La cosa positiva ovviamente di questo tipo di film è che comunque hanno il materiale: c’è la stoffa, c’è la sostanza in questi film. Gli Studios con questo buon materiale i film non li fanno più ormai da tanto tempo. Adesso hanno ricominciato a farli, comnque la cosa bella è che quando fai un film di questo genere, non devi aver a che fare con i grossi Studios che è già molto positivo”.

    Questo è anche un film sulle follie che si fanno in nome dell’amore, in questo caso per l’amore nei confronti della moglie. Robin Williams ha fatto qualche follia per amore?

    R. WILLIAMS: “Mi sono sposato: il dono che continua a dare sempre. Ovviamente se il matrimonio dovesse finire, a quel punto è quello che invece continua a prendere. In effetti si, è proprio questo: per amore di lei lui (il personaggio) è disposto a frodare, ad imbrogliare. Anche se non sappiamo che cosa abbia veramente lei, lui è convinto che se riesce a trovare i soldi e a portarla via da questa città, a portarla in un posto più caldo, lei potrà stare meglio e quindi si potrà curare”.

    Ultimamente Robin Williams lo si è visto sempre in film dove c’è un grande amore, collegato ad una certa malinconia. Come mai questo binomio amore-malinconia? E perché scelgono proprio Robin Williams che ha iniziato con folgoranti performances da comico? Perché, inoltre, Hollywood tiene lontano Robin Williams?

    Con la battuta sempre pronta, a portata di mano, Williams ribatte:

    R. WILLIAMS: “Hollywood mi tiene lontano perché io vivo a San Francisco. Sono io che mantengo le distanze. All’inizio mi hanno ingaggiato per commedie perché sono nato come comico. Il fatto che oggi si facciano molti più film che però hanno questa vena malinconica, secondo me dipende dal fatto che l’atmosfera, l’atteggiamento, lo stato d’animo dell’America contiene comunque questa vena malinconica. E dipende anche dal fatto che poi, man mano che cresci diventi più vecchio… Ho 54 anni… Di recente ho fatto anche un film, il cui titolo è ‘R. V.’, che invece è una commedia tout court, non c’è la malinconia se non per quel pizzico che è tipico delle commedie”.

    R. Williams conosce la commedia italiana? E quali commedie avrebbe voluto interpretare o con quale regista di commedie italiano avrebbe voluto lavorare?

    R. WILLIAMS: “Ovviamente conosco Roberto Benigni (in America Bob) che mi piace moltissimo, è un grande comico dotato peraltro anche di una vena politica, può permettersi di prendere in giro il Papa, pure tedesco… pensate se il Papa fosse stato brasiliano! …Con le suore che ballavano la samba!... Le sorelle del ritmo!... Sapeste quanta gente tornerebbe in Vaticano, a quel punto! … Oppure un Papa di colore, americano ma di origine africana… (show gag dal vivo) … Tornando a Benigni, se dovessi scegliere di lavorare con qualche regista italiano di commedie, sceglierei lui per primo, anche se sarei di fatto disponibile a lavorare con qualsiasi regista di questo genere. Ovviamente conosco solo lui, ma è probabile che ne conoscerò altri, e dunque mi farebbe molto piacere”.

    Quanto dista la personalità del personaggio interpretato da R. Williams in ‘Good Morning Vietnam’, da quello di oggi in ‘The Big White’?: nel 1° caso c’è un amore che muore sul nascere, mentre nel 2° diventa più forte!

    R. WILLIAMS: “In realtà l’amore in questo caso è un amore che è molto stretto e molto forte, c’è un forte legame: lui (il mio personaggio) ama il personaggio interpretato da Holly (Hunter) così tanto da poter fare qualsiasi cosa, mentre in ‘Good Morning Vietnam’ è un amore che in un certo senso è separato, è diviso dalla cultura, dalla guerra e dalla non conoscenza della lingua. E’ un po’ un amore agro-dolce che il mio personaggio vuole ma che non riesce mai ad incastrarsi, ad andare mai veramente avanti: così i due protagonisti si lasciano esattamente come noi abbiamo lasciato il Vietnam, senza capire realmente”.

    In ogni suo film Robin Williams fa in modo che il pubblico sia dalla sua parte... si ritaglia questo ruolo da buono sempre e comunque, malgrado questo personaggio sia, ad esempio un truffatore. Si sente così buono anche nella vita?

    R. WILLIAMS: “Si, mi sento buono nella vita. E, ovviamente, quando sei comico, è anche molto bello poter far ridere le persone anche in un’altra lingua. L’obiettivo e il compito del lavoro che fa il comico è di portare con sé questa gente a fare questo viaggio, quindi a coinvolgere in quello che sta facendo. Credo che sia il miglior complimento che si possa ricevere sentirsi dire: ‘ho fatto, ho vissuto, questa esperienza, quindi ti ho seguito’. Siccome c’è tutta questa pazzia che in realtà gira intorno al film, io devo in un certo senso mantenere sempre il fuoco, il centro, perché in fondo tutto quello che il mio personaggio fa, lo fa comunque per amore della moglie, e arriva anche al punto di portare nel mezzo alle montagne, in mezzo alla neve, questo cadavere e farlo mangiare dagli animali, tornando poi indietro, facendo finta di nulla, frodando la compagnia di assicurazioni. Però è importante mantenere questa parte centrale, e se riesce a coinvolgere la gente su questo, poi, tutto il resto funziona”.

    Negli anni Ottanta la sua carriera registra uno strepitoso successo con ‘Mork & Mindy’, per proseguire poi su altri binari. E’stata una sua scelta quella di abbandonare per non tornare più ad interpretare ruoli a rischio, tipici di serials televisivi in grado di dare successo di pubblico, quanto di intrappolare in un determinato clichè interpretativo?

    R. WILLIAMS: “Mork & Mindy’ l’anno chiuso dopo 4 anni, prima che potesse diventare una serie. Certo, se una serie va oltre i quattro anni, hai la cosa positiva, che fai un sacco di quattrini, ma anche la cosa negativa, cioè che rimani assolutamente intrappolato in questo personaggio, perché poi il pubblico guarda la serie tutti i giorni… Tra parentesi, sebbene l’abbiano chiuso, ‘Mork & Mindy’ continuano a mandarlo in onda ripetutamente e dunque la gente continua a vederlo. Il fatto positivo per me è che è stato un grandissimo successo, poi però è finito, il che mi ha liberato, consentendomi di fare altre cose, ‘Braccio di ferro’ e tutto il resto…”.

    ... SEGUE


     
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