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    L'INTERVISTA

    62a Mostra: Lido di Venezia, 4 settembre 2005 PRESS CONFERENCE & DINTORNI : Persona non grata per la regia di KRZYSZTOF ZANUSSI

    05/09/2005 - Krzysztof Zanussi (regista); Nikita Mikhalkov (attore); Remo Girone (attore); Maria Bekker (attrice); Andrzej Chyra (attore); Victoria Zinny (attrice); Iwona Ziulkowska - Okapiec (TOR, produttore); Rosanna Seregni (Sintra, produttore); Luciano Sovena (Istituto Luce, produttore, distributore)

    Il personaggio protagonista risponde alla visione personale del regista?

    K. Zanussi: “Direi che, in generale, io mi identifico con questo personaggio. Anche la mia opinione personale ha a che fare con il mio Paese ma ha anche a che fare con la mia età.
    E’ facile essere idealisti quando si è molto giovani. Ed è cruciale rimanere idealista quando si è vecchi. Però è molto difficile, perché si vede quante aspirazioni, quanti buoni intenti non si sono realizzati. Per questo ho fatto questo film che affronta l’amara realtà. Personalmente, ci tengo a rimanere idealista… Il mio protagonista trova la serenità nel momento in cui si arrende e sa che non c’è molto che possa cambiare ma le nuove generazioni possono farlo
    ”.

    Due o tre anni fa l’Ungheria stava entrando in Europa e i sogni e le speranze erano molto grandi e adesso ci si chiede qual è l’opinione del regista al riguardo:

    K. Zanussi: “I sogni erano grandi, però la realtà non è poi così elevata. Cos’è successo al trattato europeo e agli ideali europei? Credo che siano in buona salute. Dobbiamo fare qualcosa. Io voglio lottare per l’Europa. E forse l’impeto che proviene dai nuovi paesi porterà qualcosa per cercare di cambiare la passività, la mancanza di energia, questa stagnazione spirituale ma anche morale, l’accettazione del male che vediamo ovunque in Europa oggi. Forse questo cambierà con la nostra adesione all’Unione Europea. Forse no. Comunque ci dobbiamo provare e sono molto felice che siamo membri della U.E. (Unione Europea), anche se non è così bella quanto avrebbe dovuto esser la sposa”.

    Quale impatto hanno avuto sul suo lavoro le rivelazioni sull’elenco in Polonia delle spie anche nei rispetti del Vaticano e il fatto che nessuno sapeva di chi poteva fidarsi? E per quanto attiene al ruolo della memoria nella vita polacca?

    K. Zanussi: “La maggior parte di noi intellettuali sapeva tanto riguardo a queste spie, e personalmente sapevo anche molto di più rispetto a quanto non sia stato pubblicato. Non è stata una sorpresa. Si sapeva che qualcuno faceva la spia sul Papa.
    Quanto alla memoria, c’è un bellissimo detto: ‘una nazione che non ha un passato non ha neppure un futuro’. E il continente che non si ricorda del passato non ha un futuro. Secondo me sotto stimiamo l’importanza del passato e di guardare a questo con senso critico. Dobbiamo capire il nostro passato non come ossessione, non in senso retrogrado. E’ una cosa moderna pensare al futuro in base al passato. E se l’Europa che si basa sui consumi si dimentica del suo passato, questo può essere pericoloso, perché non si può vivere senza
    ”.

    Sul senso della memoria aggiunge l’attore russo Nikita Mikhalkov che interpreta Oleg:

    N. Mikhalkov: “Potrei rispondere con le parole di Cecov. Cecov disse che ‘i Russi adorano il loro passato, detestano il presente e hanno paura del futuro’. Questo sarebbe molto triste. Sarebbe molto triste se uno non pensasse che proprio il futuro che noi temiamo si trasformasse in un presente che noi temiamo e in un passato che noi amiamo. In questo film, pur essendo triste, esiste questa sensazione fortissima e bellissima, come diceva Tolstoj, che la felicità che si trovi nella vita stessa”.

    Persona non grata è un film delicato, sulle corde emotive, fa un po’ il verso, tra le righe e vagamente, ad una sorta di intrigo internazionale. Però mette molto di questa coscienza un po’ laica e un po’ religiosa della sua terra. Quanto ha influenzato il film questa sua esperienza avuta in giro per l’Europa. C’è un segno di speranza? C’è una sua visione oggettivamente proiettata nel futuro con una speranza a partire dall’Europa?

    K. Zanussi: “Nel mio film il protagonista muore sereno e trova serenità prima di morire. Chiude i suoi conti sui sospetti e si libera. E questa liberazione è necessaria, equivale all’accettazione della sua condizione, della sua imperfezione, del suo carattere con i suoi difetti. Questo per me è un segno di speranza e un segno di ottimismo. Io rimango ottimista perché senza essere ottimisti non si possono fare film, non vale la pena. Non voglio avvelenare il mio pubblico con la mia propria disperazione. Se non ho fede nel futuro è meglio tacere”.

    Progetti futuri per Nikita Mikhalkov:

    N. Mikhalkov: “Sto iniziando a girare ‘Il sole ingannatore 2’, con gli stessi eroi, sullo scenario della guerra dal ’41 al ’43. E spero che sarà un grande film. Quando uno guarda ad un avvenimento che si chiama guerra come ad una apparizione storica, come un qualcosa di storico è una cosa. Ma quando si guarda a tre persone che camminano insieme, uno si ferma per fare i suoi bisogni, due vanno avanti per quattro passi e vengono uccisi di contro a quello che si era allontanato un momento resta vivo, ci si chiede questo cosa voglia dire. L’uomo dipende da Dio quando è sulla guerra e questo è il dramma, vero e concreto. Come ad esempio una bambina che pensa che il padre sia sparito ma è convinta che sia vivo e va alla sua ricerca sullo sfondo di un’immensa incredibile guerra. Se ad esempio 20 milioni di persone hanno fatto la guerra, voleva dire che c’erano 20 milioni di guerre individuali riferibili a persone con le loro gioie, sofferenze e paure, odorie impressioni, con la loro fedeltà eccetera. Ogni guerra è la guerra di ogni individuo, di ogni uomo come individuo. Ecco io adesso voglio girare un film sul quale sto lavorando attualmente, e questo sarà il mio film”.

    Ci si può anche chiedere, visto che ci sono persone più giovani nel cast, che cosa ne pensino loro di passato, presente e futuro e mentre la domanda spiazza Maria Bekker (Oksana), Andrzej Chyra (Waldemar) sembra vare le idee più chiare: avendo ormai quarant’anni e conoscendo abbastanza bene il passato, si dichiara piuttosto ottimista e, malgrado le cose terribili che continueranno a succedere nel mondo, il fatto di aver personalmente collegato la propria vita all’arte, lo fa ben sperare sulla sopravvivenza di questo genere di incontri, come quello della stessa mostra del cinema.

    (…) (SEGUE)

    (a cura di PATRIZIA FERRETTI)


     
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