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    L'INTERVISTA

    LA FISICA DELL'ACQUA - INTERVISTA al regista FELICE FARINA e agli attori CLAUDIO AMENDOLA e PAOLA CORTELLESI (A cura dell'inviato FRANCESCO ANZELMO)

    23/04/2010 - LA FISICA DELL'ACQUA, un film di FELICE FARINA, uscirà nelle sale il 30 Aprile 2010, dopo una lunga e farraginosa gestazione durata circa 6 anni e che vede solo adesso un qualche lieto fine. Oggi il film esce con la distribuzione Iris Film nella timida cifra di 60 pellicole, ma l'uscita del film stesso è un esempio di tenacia e di coraggio in questi tempi bui per chi investe nella creatività e nell'arte. Soprattutto il regista FELICE FARINA, in qualche modo due volte padre di questa sua opera, sia perché ne è creatore in primis, sia per averlo salvato dal baratro, comprando il film all'asta fallimentare in seguito al tracollo della prima casa di produzione anni or sono. Quindi un film nel segno della caparbietà che andando in scena chiude una parabola che vede anche di mezzo i soldi dei contribuenti, come non fa a meno di notare FARINA, ricordando il contributo statale per la realizzazione della pellicola.

    Al centro della conferenza oltre alle questioni del lungo stallo per la difficile storia produttiva, si discutono le scelte attoriali forse drammaticamente poco adatte, insieme alle ragioni di molte scelte relative alla trama. Una conferenza stampa anomala, un po' fredda, che risente del periodo di latenza del film, in sala solo due dei quattro protagonisti (sono assenti Dionisi e il giovane Valvassori), CLAUDIO AMENDOLA e PAOLA CORTELLESI che insieme al regista si raccontano e creano l'atmosfera, altrimenti assente, da prima cinematografica.

    Pur essendo arrivati adesso ad un lieto fine, questo film comunque ha una storia produttiva terribile. È possibile tracciarne un quadro?

    F. FARINA: "Il film è stato terminato nel 2004, c'è stato un certo ritardo nelle riprese e nella creazione degli effetti speciali, dopo le riprese c'è stato un fallimento della casa di produzione, una cosa che aldilà di tutto può accadere, ogni tanto può succedere che una casa di produzione di sbagli. A quel punto io avevo due scelte, lasciarlo nel tribunale fallimentare o finirlo, cosa che ho fatto. Per questo impropriamente mi si da dell'eroe, forse meglio ero-pazzo. A me semplicemente piace fare, fare le cose, ho questa cultura del fare e questo mi è permesso dalla mia cultura molto tecnica ed eclettica. Ma è stato importante anche il supporto psicologico che ho avuto dal cast e dagli sceneggiatori che non mi hanno mai lasciato solo, cosi come gli amici del cinema italiano. I film hanno la loro vita, e questo film non voleva morire".

    P. CORTELLESI: "Questo film pur avendo avuto una storia travagliata di produzione, in fase di edizione, comunque ha avuto un lieto fine. Penso che Felice sia stato eroico, passati 6 anni lui comunque questa storia non l'aveva chiusa, non aveva mollato, ha ripreso in mano il film insieme a tanti amici, realizzando il sogni di portare sugli schermi questo racconto, di questo noi già siamo felici".

    C. AMENDOLA: "Io devo molto a Felice che mi fa tornare al cinema. Proprio con questo film, cui ho tenuto tantissimo, ho perso la voglia di fare il cinema, viste le circostanze che lo hanno accompagnato, e sempre con questo film mi è ritornato l'amore per questo mestiere. Un film che è stato così tanto tempo fermo, un film fatto con soldi pubblici, e questo mi disamora, soprattutto in un paese in cui il cinema è trattato così male dalle istituzioni nonostante le belle parole".

    Come ci si spoglia da personaggi importanti e comici come i Cesaroni o i personaggi della gialappa's, per poi fare un film di nicchia come questo?

    C. AMENDOLA: "L'unico modo è non vestirsene, anche perché poi si fa fatica ad uscirne! Ognuno poi può avere un metodo, ma non si entra nei personaggi, non si portano fuori dal set, il lavoro è quello di chiedere al regista come deve fare la scena, e io per fortuna ho avuto un regista bravo che mi diceva come fare. È un lavoro artigianale il nostro, dove vai e fai quello che hai letto, io so che vado a fare il film di Felice e so che non ci metterò la faccia dei Cesaroni!".

    P. CORTELLESI: "Io sono d'accordo con quanto dice Claudio, chi ancora si pensa che un attore sia il personaggio, identificandolo con un solo personaggio, pecca un po' di superficialità. Volendo lanciare un'anatema ad un attore basterebbe dirgli che tu possa interpretare sempre lo stesso personaggio!".

    In che modo avete preparato i personaggi insieme al regista, mettendoci qualcosa di vostro, oltre la sceneggiatura?

    C. AMENDOLA: "Abbiamo lavorato molto con Felice prima, ci siamo raccontati, abbiamo fatto molte prove, ma credo che il lavoro, l'interpretazione giusta viene fuori dalle sfumature suggerite dal regista e dallo sceneggiatore. Devo dire che siamo stati molto d'accordo su come dialogavano, su come si muovevano questi personaggi. Credo che quando un regista sceglie un attore si aspetta che quell'attore rappresenti il suo pensiero".

    P. CORTELLESI: "Ci si prepara aprendo bene le orecchie e leggendo bene quello che si sta interpretando, seguendo le indicazioni del regista. Io non amo la libertà sul set, un regista che ti lascia molto libero sul set non mi piace, uno stesso copione può essere interpretato in mille modi diversi, il regista ha l'immagine finale e sa dare la giusta sfumatura".

    Nel film c'è un'aria ambigua, sia sui personaggi sia sulle situazioni, come si diceva c'è un gioco di piani di realtà e di piani temporali. Quali sono stati i nuclei visivi, tematici e ispirativi che hanno poi creato il film?

    F. FARINA: "Il genere di questo film si è andato definendo, è nato dopo, nella massa del materiale c'è forse anche qualche traccia di commedia con qualche risatina. Tutto il materiale raccolto in fase di sceneggiatura è stata una bella esperienza per trovare un territorio mai esplorato da me. Da qui la voglia di sperimentare giocando con i generi e con le forme. Io sono convinto che il cinema gestisce le emozioni dello spettatore anche attraverso la forma e la rappresentazione delle immagini. Da qui è nato il mix definitivo dei generi e della forme. Credo che si sia toccato un tema un po' al bordo della coscienza, una verità sottratta, che è stato un nucleo molto forte di tragedia classica poi molto utilizzato. Per il resto, lo sdoppiamento dei piani della realtà nasce in noi seguendo la possibilità di rappresentazione di un viaggio nei piani della coscienza, in questo l'acqua ci aiuta essendo legata in qualche modo al mondo coscienziale".


     
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