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    L'INTERVISTA

    IL CONCERTO - INTERVISTA al regista RADU MIHAILEANU

    02/02/2010 - In questo film si insiste molto sulla risata, si ride molto. C'è il riso pungente della satira, il riso liberatorio del riscatto, però possiamo individuare la vera parola chiave del film nella parola 'emozione'?, C'è in qualche modo una fierezza della rappresentazione dell'emozione, che va' al di là dell'ironia e delle risate?

    RADU MIHAILEANU: "Questo film ha nell'animo il temperamento slavo, e noi dei paesi dell'Est abbiamo sempre la tendenza ad andare verso gli estremi, a superare i limiti e i confini. Questo purtroppo in ambito politico non ha creato delle situazioni particolarmente felici, ma invece in ambito culturale si, in varie forse di espressione artistiche come la letteratura, il teatro o la musica, e non abbiamo mai avuto paura di manifestare e descrivere l'emozione. In tanti paesi europei c'è invece una certa reticenza a manifestare le emozioni come se avessero di per se' qualcosa di negativo. In Francia, all'inizio della mia carriera di cineasta, mi sono domandato che tipo di attegiamento adottare nei miei film, finchè non mi sono lasciato andare ed ho deciso che non potevo reprimere me stesso per esprimere quello che sono. Alcuni definiscono i miei film “melodrammatici”. Forse è vero, nel senso che comunque sono film che si sentono liberi di esprimere le emozioni. Io credo che sia importante non provare vergogna per nulla di quello che si fa' e di quello che ci succede, siano eventi piacevoli e divertenti o siano tragici. L'importante è continuare a ricevere e dare emozioni. Ecco perchè la parola emozione è così importante nel mio cinema, il quale non fa altro che riprodurre la vita, esaltandola e descrivendola in tutte le sue sfumature emotive, senza alcuna vergogna. Importante al pari dell'umorismo, che è l'unica arma che noi abbiamo contro tutte le barbarie, per poterci esprimere insieme alle nostre emozioni, non solo per noi stessi , ma soprattutto per il dialogo con gli altri. Io vivo per questo, per vivere emozioni forti e per farle provare agli altri: non solo emozioni banali o sciocche, ma anche emozioni intelligenti".

    Da dove nasce il suo amore per la Russia e la cultura russa, e qual'è il suo rapporto con la cinematografia russa? Come ha scelto il cast?

    R. MIHAILEANU: "Molti paesi dell'est hanno avuto in passato un rapporto di distacco e lontananza con l'Unione Sovietica, ma adesso questi rapporti sono sfumati soprattutto per la Romania. Nonstante ciò, alcuni, tra cui il sottoscritto, sono riusciti a rendersi conto della differenza tra quello che era la cultura e il popolo russo e il regime sovietico, sono riusciti a fare dei distinguo ben precisi. E sono riusciti ad avvicinarsi alla cultura russa, la più grande del mondo, tant'è che se andate adesso a Mosca, vi renderete conto di come assomiglia sempre più ad una metropoli americana.
    Io sono cresciuto vedendo film russi, per questo ho un legame molto stretto col cinema russo e con i suoi registi, alcuni dei quali sono senza ombra di dubbio tra i migliori al mondo.
    La scelta del cast russo ha richiesto due mesi. Volevamo dei grandi nomi per l'assegnazione dei tre protagonisti russi, volevo assolutamente i più famosi, le grandi star russe. Il problema era che ogni volta che facevamo un provino, ognuno diceva: ”Sono io la più grande star della Russia, sono io l'attore più famoso”: si comportavano come i personaggi del mio film, sono tutti dei grandi impostori e dei grandi bugiardi. Alla fine avevamo individuato tre attori, ma non riuscivamo a capire se erano effettivamente i più famosi o no, poi ho avuto l'idea di far vedere le loro foto ad una decine di signorine che tutte le sere frequentavano il nostro albergo, per accompagnarci in camera a “leggerci dei libri”, e vedere le loro reazioni per capire se realmente erano degli attori molto noti in Russia, e quindi in base al volere del popolo rappresentato da queste signorine sono riuscito a capire che sono veramente delle grandi star".

    Il nucleo di questo film è l'anti-comunismo? Secondo lei sarebbe stato possibile girare un film del genere una decina di anni fa', quando, in tema di antisemitismo, si pensava esclusivamente al nazismo e all'Olocausto, ignorando la situazione dell'URSS ai tempi di Breznev?

    R. MIHAILEANU: "Il mio film non è una denuncia del comunismo, anche se l'ho vissuto in prima persona. E' piuttosto una presa di posizione contro tutti i regimi dittatoriali e totalitari, sia di sinistra che di destra, che la storia dell'umanità ha visto sorgere in tanti paesi del mondo, pensiamo a Pinochet, alla Cambogia, l'Unione Sovietica, l'Italia o la Spagna. Questo film è contro qualsiasi forma di potere che arrivi a mettere in ginocchio le persone, ad impedire loro il proprio destino. Un altro tema del mio cinema, infatti, è quello della 'piccola impostura', un modo che tanti dei miei personaggi hanno per manifestare la loro reazione di fronte a un regime, che di fatto li costringe a stare in ginocchio, e per esprimere la volontà di rimettersi in piedi e riprendere in mano il loro destino e la loro dignità. Forse il nucleo centrale è proprio quello dell'importanza della dignità dell'individuo, della stima che ognuno di noi deve avere in se' stesso.
    In Francia, che è la realtà che conosco io, questo film poteva essere girato tranquillamente dieci anni fa', perchè sappiamo da tempo che i regimi comunisti hanno perseguitato di fatto gli ebrei, lo sappiamo dall'epoca di Stalin".

    Quanto l'hanno inspirata registi di origine russa emigrati in Occidente, come ad esempio Billy Wilder?

    R. MIHAILEANU: "Non so quanto mi abbiano inspirato in particolare per questo film, ma sicuramente una delle caratteristiche dei miei film è quella di unire l'umorismo con la tragedia. Mi viene naturale perchè sono ebreo, sono di origine romena, e ho queste radici culturali molto forti. E' vero che tra i cineasti che amo di più ci sono Chaplin e Billy Wilder, registi che sono stati costretti a lasciare i paesi dell'Est, per trasferirsi negli Stati Uniti e che hanno fatto un percorso simile al mio, che ho lasciato la Romania per andare in Francia, riscoprendo una nuova cultura pur rimanendo legato alle mie origini naturali".

    Qual'è il suo rapporto con la musica? Che importanza ha nei suoi film?

    R. MIHAILEANU: "Credo che la musica sia importante nella vita personale di ognuno di noi, infatti si dice che la musica è in noi stessi. Credo che anche chi non è in grado di suonare alcuno strumento musicale, anche chi non ha orecchio, ha di fatto una musica interiore, perchè la musica è fatta di energia, e l'espressione musicale è la forma d'arte più vicina all'energia che scaturisce dall'universo. Io sono abbastanza vicino alle filosofie orientali, e quindi credo molto a questo scambio di energie. La musica è una forma espressiva molto pura, universale e libera, completamente libera. Molto più di quanto non lo siano la letteratura, il teatro o il cinema. Essa è il linguaggio più universale che esista, per le suggestioni che è in grado di far nascere in ognuno di noi. Purtroppo al giorno d'oggi ci troviamo nella condizione di non riuscire a far uscire la musica che abbiamo dentro di noi. E non sapete quanto noi all'estero stiamo aspettando che l'Italia liberi e faccia di nuovo sgorgare la sua bella musica e si sbarazzi della brutta musica".

    Nei tuoi film è sempre presente la componente dell'immigrazione, e anche in questo i musicisti che arrivano a Parigi sembrano una pacifica “invasione di barbari”. Cosa possiamo imparare noi da questi migranti? E in particolare dalla cultura gitana, che ha un ruolo importante in questo film?

    R. MIHAILEANU: "Nei miei film traggo spesso ispirazione dalla mia vita. In questo, in particolare, c'è l'incontro tra i 'barbari dell'Est' e i 'ricchi dell'Ovest'. E' vero che questi barbari che vengono dall'est conservano un'energia vitale quasi primordiale e spirituale, è vero anche che l'occidente è riuscito a raggiungere la propria ricchezza, ma forse corre anche il rischio di morire a causa di questa ricchezza. L'occidente sembra quasi assopito, incapace di cogliere la sua energia vitale e di metterla in sintonia con quella dell'universo e senza questa energia è difficile vivere pienamente, poichè essa è proprio il motore stesso dell'esistenza. Credo che in fondo l'armonia suprema sia proprio questo: sia l'unire 'l'uno' e 'l'altro', altrimenti non esiste la felicità. Se 'l'altro' sta male anche io sto male: l'altro siamo noi.
    Nel caso dei gitani, li sento molto vicini, sia perchè da piccolo ho passato molto tempo con loro, sia perchè sento la loro cultura vicina a quella ebraica, entrambe nomadi e perseguitate nei secoli.
    E' sicuramente un popolo geniale con tante qualità singolari, spesso disprezzato perchè considerato “diverso” a causa di grandi malintesi e incomprensioni. Sono molto attento a cosa accade ai gitani in Europa e in particolare in Italia. Prendiamo la mafia, ad esempio. Essa esiste in moltissimi paesi del mondo ma ciò non vuol dire che tutti gli abitanti di questi paesi siano dei mafiosi, ci sono degli indiviui che lo sono, e lo stesso vale per i gitani: alcuni commettono dei reati ma ciò non vuol dire che tutti i gitani commettano dei reati".

    In conclusione puoi parlarci del tuo prossimo film?

    R. MIHAILEANU: "Il mio progetto futuro è un film in arabo sulla condizione delle donne arabe dal titolo 'La sorgente delle donne'".

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringrazia Francesco Pocchi (QuattroZeroQuattro)


     
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