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    L'INTERVISTA

    QUESTIONE DI CUORE - INTERVISTA ad ANTONIO ALBANESE

    08/04/2009 - Come descriveresti il tuo personaggio?

    "Alberto è uno sceneggiatore, un uomo che ha sempre vissuto alla giornata, senza un amore fisso, tentando di fuggire da convivenze e routine. Per la prima volta, dopo aver condotto una vita disordinata, vive un dolore fisico e con esso una nuova consapevolezza. Quello che mi ha colpito del mio personaggio e di conseguenza anche della storia, è proprio questo rapporto di amicizia che si instaura tra due culture completamente diverse, almeno in apparenza. Una storia d’amicizia che si appoggia su un dolore che condividono, quello dell’infarto. Alberto è un personaggio interessante, perché racconta un po’ il nostro tempo. Per me è stato complesso e arricchente adottare una gestualità e un’interpretazione basate su elementi quasi misteriosi, come il dolore e l’affetto per Angelo (Kim Rossi Stuart) e la sua famiglia".

    Com’è stato lavorare con Francesca Archibugi?

    "L’interesse nei confronti di questo progetto è nato anche dal desiderio di lavorare con una regista donna che si è poi rivelata molto più forte e tenace di tutti i registi uomini con cui ho lavorato. Francesca è molto innamorata della storia, molto appassionata – caratteristica che tutti i registi devono avere e hanno - ma ha una forza particolare. Come dico io, non molla mai un crostino, è sempre sul pezzo. E, nello stesso tempo, dà anche ampia libertà agli attori nella ricerca di un loro approccio con i dialoghi, pur mantenendo il canovaccio molto rigido".

    Come definiresti il film?

    "Ogni buona commedia si trascina dietro un dramma o un dolore; é un genere che per sua natura riesce a focalizzare le situazioni drammatiche. Le parti più drammatiche che ho interpretato le ho individuate soprattutto nelle commedie. Se per commedia intendiamo una certa libertà di raccontare il nostro tempo e, quindi, i vizi e i paradossi della nostra società, possiamo chiamarla una commedia tendenzialmente drammatica, trattata con verità e buon senso. All’interno ci deve essere la vita ed è la vita che è una commedia, comunque e sempre".

    Qual è stata la scena più interessante?

    "Forse la scena della scrittura, quando il bambino s’incuriosisce di questo lavoro giocoso e misterioso. Alberto sta scoprendo quelli che sono i fondamentali dell’esistenza, come la semplicità, e lo fa cercando di trasmettere simpatia, di affascinare i bimbi e di conseguenza anche la donna. La scoperta delle cose vitali gli darà forza, voglia di ritrovare quella pace che aveva dimenticato. Tra i due personaggi, poi, c’è un gioco spesso infantile, una gioia pura che si può associare al periodo dell’adolescenza. Nella storia tutto ciò serviva a contrapporre i personaggi e creare i due estremi. Da un parte Alberto, affetto da bulimia sessuale, e dall’altra Angelo, innamorato e tranquillo che fa capire all’amico la condivisione dei sentimenti".

    Com’è stato il rapporto con gli altri personaggi del film?

    "La caposala (Chiara Noschese) è al centro della storia. È una donna che sente e vive quotidianamente il dolore. Per Alberto e Angelo lei rappresenta la prima e unica persona che collega il dolore alla realtà, l’unica a cui chiedere appoggio o consolazione. Nei confronti di Rossana (Micaela Ramazzotti), invece, Alberto ha uno sguardo quasi biblico; in lei vede una mamma, la femminilità, una donna che lotta per cercare di capire e sostenere il suo uomo. In Rossana vede la possibilità di convivere con una donna".

    Cosa ti è piaciuto di più del film e della tua interpretazione?

    "L’aspetto più interessante del film è il percorso emotivo che i due personaggi affrontano dopo l’incontro con il dolore. Per interpretare al meglio il mio ruolo mi sono documentato sull’infarto, sulle sue cause, sulla gestualità e tutta la sofferenza che ne consegue. E, soprattutto, sulla continua paura che l’infarto provoca e che io trovo straziante. Nel mio personaggio, poi, avviene un cambio, un’apertura, nonostante il dolore e la paura rimangano. È stato molto interessante per me mantenere giorno dopo giorno, scena dopo scena, piacevole o faticosa che fosse, questo strato di dolore permanente. Si racconta una verità e, come tale, va rispettata".

    LA REDAZIONE

    Dal >Press-Book< di Questione di cuore


     
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