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    L'INTERVISTA

    GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA - INTERVISTA a DIEGO ABATANTUONO

    29/03/2009 - DIEGO ABATANTUONO: mi sento il figlio di PUPI AVATI

    Chi è Al, il misterioso e carismatico personaggio che lei interpreta nel film?

    "È una specie di caporione, un esperto campione di biliardo circondato da un’aura di leggenda e da uno speciale prestigio tra gli avventori per la sua esperienza da uomo vissuto. Non si capisce bene che lavoro faccia, appare al Bar Margherita soltanto la sera sul tardi, e vanta frequentazioni ed abitudini su cui si favoleggia: è un habitué di un locale frequentato da affascinanti entraîneuses, ma ha anche la strana abitudine di andare a mangiare le lasagne di notte... Ho subito aderito idealmente a questo personaggio perché la sua vita è speculare alla mia: a partire dalla seconda metà degli anni '60, io ho trascorso più tempo al bar che a scuola... L’epoca che raccontiamo nel film è precedente alla mia, ma la sostanza dei valori è quella: i bar in passato rappresentavano per tante persone una sorta di seconda casa, nascevano dei rapporti paralleli, quasi integrativi e compensativi rispetto a quelli che si avevano con i genitori e i fratelli maggiori, esisteva un’etica destinata a scomparire nel tempo perchè si giocava un po' tutti alla pari. Se oggi sono gli extracomunitari ad esser emarginati, all’epoca la stessa diffidenza era destinata ai meridionali, ma sia il bar raccontato da Pupi che quelli che ho frequentato in seguito io a Milano, per esempio, svolgevano una funzione di integrazione e di raccordo tra categorie sociali differenti. La vita del locale serviva a socializzare davvero con l’intersecarsi di meridionali e settentrionali, benestanti e squattrinati, anziani e giovani, tipi strani ed altri più che omologati. La differenza è che diversamente dai primi anni '50 del Bar Margherita nei caffè degli anni successivi che ho frequentato io erano ammesse anche le donne che iniziavano a farvi tappa all’interno di comitive di amici che si organizzavano per la serata…”

    Come si è trovato con i suoi compagni di lavoro?

    “Benissimo, ci siamo divertiti moltissimo sul set allestito a Cinecittà dove mi ha emozionato scoprire che la Bologna dell’epoca era stata ricostruita nella stessa scenografia in cui era stata allestita la strada che faceva da sfondo a “Concorrenza sleale”, il film di Ettore Scola che avevo girato qualche anno fa con Sergio Castellitto. Ho ritrovato vecchi amici e ho conosciuto altre persone destinate a restare nel tempo, dal brillantissimo Fabio De Luigi (avevo già lavorato con lui e continuerò a farlo molto volentieri) a Gianni Cavina, vecchio complice fin dai tempi di “Regalo di Natale”, alle new-entries come il fantastico Neri Marcorè, con cui ci
    spediamo continuamente sms surreali, e Luigi lo Cascio, che conoscevo come ottimo attore drammatico e che si è rivelato anche una bella sorpresa nel genere comico. Purtroppo ho incontrato per poco tempo Laura Chiatti e Luisa Ranieri, ma quel tempo mi è bastato per apprezzarle incondizionatamente, e poi ho trovato molto giusto e pertinente il gruppo di ragazzi, a partire dal giovane protagonista Pierpaolo Zizzi che interpreta l’alter ego di Avati... Ma il piacere più grande per me è stato quello di tornare a recitare con Pupi in un film che è insieme sia comico che emozionante".

    Tra voi due esiste ormai un rapporto speciale...

    “Si, abbiamo girato molti film insieme ed è nata tra noi col tempo una complicità particolare. Per Pupi ho una grande passione, mi ricorda tante figure che sono venute a mancarmi col tempo, tra di noi esiste per fortuna un asse privilegiato, è l’unico amico meno giovane di me in grado di farmi sentire un po' figlio, quello che per un verso mi toglie un po’ di responsabilità e per un altro mi rende più responsabile, perchè mi stimola a fare sempre e comunque bella figura. Posso contare su un rapporto fraterno con Gabriele Salvatores e su un’ottima intesa nel lavoro e nella vita con altri registi amici come Carlo Vanzina o Giovanni Veronesi ma la qualità del mio sodalizio artistico e personale con Pupi è più speciale. Ci sono molti modi di avere talento nel cinema, il bello del nostro lavoro che ogni rapporto è unico e Pupi ha il raro privilegio di conoscere il suo mestiere nella sua totalità, in ogni dettaglio tecnico. Da una ventina d’anni ho incrociato spesso per mia fortuna il suo bel percorso di regista e di uomo. Tra noi c’è indiscutibilmente molto affetto, mi emoziona sempre quando scrive e quando gira, mi fa sentire protetto dalla qualità del prodotto e dalla qualità del tempo trascorso insieme e mi arricchisce sempre come un genitore che ti insegna comunque delle cose…”

    LA REDAZIONE

    Dal >Press-Book< de Gli amici del Bar Margherita


     
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