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    'GRAZIA E FURORE' DI HEIDI RIZZO TRA I FILM SCELTI PER LA RASSEGNA 'DONNE DOC. IL CINEMA DELLA REALTA', UN ALTRO SGUARDO'. Tre documentari al femminile a cura di Mario Sesti (L’ARCA laboratorio per le arti contemporanee, TERAMO, Largo San Matteo, 19 –20 novembre 2011)

    17/11/2011 - DONNE DOC è una rassegna-incontri, a cura di Mario Sesti (Direttore della sezione L’Altro Cinema/Extra del Festival Internazionale del film di Roma) organizzata dal Comune di Civitella del Tronto, la Regione Abruzzo, la Fondazione Tercas, Naca Arte e Mama Studio, in collaborazione con la Città di Teramo e L’ARCA laboratorio per le arti contemporanee, che si inaugura nella sala proiezioni de L’ARCA in Largo San Matteo a Teramo Sabato 19 novembre alle ore 18.00 e proseguirà domenica 20 dalle ore 16.00.

    La rassegna presenta tre documentari: La terra negli occhi di Gaia Adducchio, Grazia e furore di Heidi Rizzo e L’universo di Keit Haring di Christina Clausen. Dopo ogni proiezione seguirà un dibattito con le registe presenti condotte dal curatore Mario Sesti. Domenica 20 alle ore 16 alla presentazione del documentario di Heidi Rizzo, interverrà in veste di produttore, il noto regista EDOARDO WINSPEARE, autore di noti lungometraggi quali Il miracolo e Galantuomini.

    Tre registe, tre film documentari, tre storie che affrontano con significativi linguaggi: la ricostruzione psichica e fisica di adulti segnati da un lutto senza attenuanti, la cronaca della vita in un angolo del meridione di due giovani al tempo della globalizzazione, la biografia di un artista che ha cambiato per sempre non solo il significato di un segno in uno spazio, ma anche il senso di quello spazio. Potrebbero essere un reportage, un racconto, un saggio, e invece sono tutto ciò e insieme, sono anche cinema, ovvero quel linguaggio fatto di immagini e di suoni capace di parlare anche a chi non consuma di solito reportage, romanzi o saggi. Dei film questi documentari hanno le intensità emotive e la temperatura dei corpi, la fluidità della narrazione e la contemporaneità del mondo.

    I tre film sono stati presentati IN ANTEPRIMA MONDIALE al Festival Internazionale del Film di Roma, quasi tutti sono stati selezionati nella sezione L’Altro Cinema-Extra, ma, soprattutto, a incalzarne la falcata e a renderne acuta la messa a fuoco e la reattività a corpi, cose e fatti, è la soggettività femminile addestrata, laboriosa, sensibile e instancabile. Se il documentario è oggi il genere che rappresenta il cantiere aperto più vivace del cinema, sarà casuale che nel documentario le donne riescono a rompere più efficacemente, rispetto al cinema tradizionale, il monopolio di uno dei mestieri più maschilisti del mondo? DONNE DOC potrebbe essere il primo segnale che proprio questo sta accadendo.

    GRAZIA E FURORE

    di Heidi Rizzo, Italia, 2011 - 65’

    Cosa lega l’accanimento della boxe thailandese e l’assiduità degli esercizi del balletto? Cosa hanno a che fare due giovani appassionati kickboxer salentini con la stilizzata disciplina delle arti marziali e con l’estenuazione dei gesti delle pose della danza classica? Lo sguardo prensile dell’ autrice, il trotto continuo del ritmo e un occhio che non perde e non giudica nulla di ciò che incontra, seguono un pugile e la sua ragazza ballerina, tra la Puglia e la Thailandia, una periferia meridionale e una brulicante metropoli asiatica. Il film si abbandona ad una pulsazione costante dove ogni cosa è tenuta insieme dalla destrezza dei corpi e dal calore degli affetti: i figli, la moglie, la madre e soprattutto i due fratelli al centro del film, tra i quali esiste una corrispondenza misteriosa e gemellare. In questo esordio, prodotto da Edoardo Winsperare, c’è qualcosa come una idea sconosciuta dell’uso della vita, e di questo pianeta, che economia e politica cercano senza successo da anni.

    LA TERRA NEGLI OCCHI

    di Gaia Adducchio, Italia, 2010 - 60’

    Nell’ottobre 2002 un terremoto colpì il paesino di San Giuliano di Puglia in Molise, uccidendo 27 bambini e costringendo gran parte della popolazione ad abbandonare il piccolo centro. Oggi, dopo otto anni, questi stessi abitanti stanno per ritornare alle loro case, eppure il dolore per la morte dei bambini è più vivo che mai. Come si sopravvive alla perdita di un’intera generazione? La ricerca delle responsabilità, quieta e intransigente, non infiamma o stravolge la pietà della raccolta meticolosa delle testimonianze. L’indignazione non purifica dalla inesorabile ferita del lutto. Raccontare il dolore, il destino e le colpose responsabilità sociali e istituzionali senza mai ricorrere alla solennità, alla retorica, al ricatto dei sentimenti. Raramente la registrazione del racconto dei parenti delle vittime di una calamità così odiosa e ingiusta ha saputo lavorare ad una ritrattistica d’attualità così composta, dignitosa e, proprio per questo, più memorabile ed efficace di qualsiasi urlo o denuncia.

    L’UNIVERSO DI KEITH HARING

    di Christina Clausen, 82’, 2007

    Vero e proprio fenomeno estetico e sociale in grado nell’arco di un decennio (1980-1990) di rivoluzionare l’arte contemporanea, Haring rivive in questo film che ne ripercorre la biografia sin dall’infanzia. Eccellente la provvista di repertorio che consente allo spettatore un percorso approfondito, non convenzionale e per molti versi inedito (l’autrice ha potuto usare dei materiali video che la famiglia gli ha messo a disposizione) nell’ambiente e nella storia di uno degli artisti più popolari e significativi dell’immaginario artistico contemporaneo, anche grazie alla collaborazione di personalità come Madonna e David LaChapelle. “L'arte è per tutti!” - così Keith Haring riassumeva il senso delle sagome stilizzate con cui ricopriva le strade di tutto il mondo: il film non racconta soltanto l’originalità dirompente e il talento inimitabile di un artista, ma anche la mente e il cuore di una creatività sorgiva e inarrestabile che ha tracciato se stessa in ogni angolo del pianeta. Per tutti.

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringrazia lo Sudio PUNTOe VIRGOLA.

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