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    La zona d'interesse

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    LA ZONA D'INTERESSE

    Dal 14 Marzo in ben 537 sale italiane - OSCAR 2024: VINCITORE di 2 statuette: 'Miglior Film Internazionale' e 'Miglior Montaggio Sonoro' - RECENSIONE - Bafta 2024: 'Miglior Film Britannico'; 'Miglior Film in Lingua Straniera'; 'Miglior Sonoro' (Johnnie Burn e Tarn Willers) - Oscar 2024: 5 Nominations: tra cui 'Miglior film', 'Miglior Regia' e 'Miglior Film Internazionale' - Dalla 18. Festa del Cinema di Roma (18-29 Ottobre 2023) - sez. 'The Best of 2023' - GRAND PRIX DELLA GIURIA al 76. Cannes (16-27 Maggio 2023) - Concorso - Per il suo primo film non in inglese il regista e sceneggiatore Jonathan Glazer (Sexy Beast – L’ultimo colpo della bestia, Birth – Io Sono Sean, Under The Skin) sceglie una storia sull'Olocausto - Dal 22 Febbraio

    "Come fa un film ambientato nel 1943 a parlare a noi e di noi ? Questo ci siamo chiesti. La risposta è stata concentrarci su qualcosa di primordiale, non 'databile': la violenza insita nell'uomo, la capacità di fare il Male che è dentro di noi. Non furono 'anomalie', ma persone normali che si trasformarono progressivamente in assassini di massa. Completamente dissociati dai loro crimini che per loro non erano tali. Perché? Questa è la domanda da farsi oggi. È questo l'orrore. La filosofa Gillian Rose parla del rischio della 'sacralizzazione dell'Olocausto': il Male disceso dal cielo che ha colpito il popolo ebreo. Noi volevamo creare una specie di specchio, in cui possiamo ritrovare noi stessi. Un mio collaboratore tedesco che ha letto lo script, ci ha detto che la questione non è come persone comuni hanno potuto agire così. Ma farci riflettere su quanto siamo simili a loro: noi, la nostra vita, le nostre case..."
    Il regista e sceneggiatore Jonathan Glazer

    (The Zone of Interest; Gran Bretagna, Polonia, Usa 2023; dramma storico di guerra; 105'; Produz.: A24, Extreme Emotions, Film4, House Productions, JW Films; Distribuz.: I Wonder Pictures)

    Locandina italiana La zona d'interesse

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    See Short Synopsis

    Titolo in italiano: La zona d'interesse

    Titolo in lingua originale: The Zone of Interest

    Anno di produzione: 2023

    Anno di uscita: 2024

    Regia: Jonathan Glazer

    Sceneggiatura: Jonathan Glazer

    Soggetto: Il film è liberamente ispirato al romanzo La zona d’interesse di Martin Amis del 2014, edito in Italia da Einaudi nel 2015. L'autore letterario è morto il 19 maggio 2023, lo stesso giorno in cui il film è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes.

    Preliminaria - La trama del libro:

    Al Kat Zet, la zona d’interesse, la vita scorre placidamente: madri che passeggiano con le figliolette, ricchi pasti serviti alla mensa ufficiali, tediosa burocrazia negli uffici, caldi incontri nelle alcove. Tutto intorno un’altra vita, se questa è vita, freme e spira, a centinaia, a migliaia, giù per le fosse, su per i camini. Ma qui, lungo il viale alberato della zona d’interesse, comprendente terreni, officine e centro residenziale delle SS, due amici d’infanzia, Golo Thomsen, ufficiale di collegamento fra l’industria bellica e il Reich, e Boris Eltz, capitano valoroso e senza scrupoli, possono fantasticare sulle morbide forme della procace Hannah Doli, moglie dello spietato Kommandant del campo, come in un qualunque caffè del centro. Il grottesco per parlare dell’orrore. Amis affida quella dimensione a Paul Doli, che con i suoi tic, le sue ansie e le sue lascivie, incarna tutto l’assurdo del regime. Della tragedia è invece interprete Szmul, capo dei Sonderkommando, “gli uomini più tristi del Lager”. Szmul il corvo del crematorio, Szmul che traffica in cadaveri. E resta spazio, nel catalogo delle esperienze umane travolte dall’orrore, per l’investigazione dell’amore in tempo di strage, attraverso il racconto dei turbamenti passional-sentimentali dell’arianissimo Golo, terza voce narrante del romanzo. Ma può nascere qualcosa di buono sullo sfondo dei camini?

    Cast: Christian Friedel (Rudolf Höss)
    Sandra Hüller (Hedwig Höss)
    Johann Karthaus (Claus Höss)
    Luis Noah Witte (Hans Höss)
    Lilli Falk (Heideraud Höss)
    Nele Ahrensmeier (Inge-Brigitt Höss)
    Medusa Knopf (Elfryda)
    Sascha Maaz (Arthur Liebehenschel)
    Daniel Holzberg (Gerhard Maurer)
    Max Beck (Schwarzer)
    Wolfgang Lampl (Hans Burger)
    Imogen Kogge (Linna Hensel, madre di Hedwig)
    Ralph Herforth (Oswald Pohl)
    Stephanie Petrowitz (Sophie)
    Freya Kreutzkam (Eleanor Pohl)
    Cast completo

    Musica: Mica Levi

    Costumi: Malgorzata Karpiuk

    Scenografia: Chris Oddy

    Fotografia: Lukasz Zal

    Montaggio: Paul Watts

    Effetti Speciali: Bodie Clare e Guillaume Ménard (supervisori effetti visivi)

    Casting: Simone Bär

    Scheda film aggiornata al: 01 Aprile 2024

    Sinossi:

    In breve:

    La zona d’interesse è la storia di una famiglia tedesca apparentemente normale che vive - in una bucolica casetta con piscina - una quotidianità fatta di gite in barca, il lavoro d’ufficio del padre, i tè della moglie con le amiche, le domeniche passate a pescare al fiume. Peccato che l’uomo in questione sia Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, e la deliziosa villetta con giardino in cui vive con la sua famiglia in una surreale serenità è situata proprio al confine con il campo di concentramento, a due passi dall’orrore, così vicino e così lontano.

    In dettaglio:

    Il titolo del film si riferisce alla cosiddetta 'zona d’interesse' (interessengebiet) intorno al campo di Auschwitz, in Polonia: un’area di circa 25 miglia amministrata e controllata dalle SS, delimitata da un muro sottile, in cui si trovavano i loro uffici e le case in cui vivevano con mogli e figli. La pellicola è ambientata negli anni Quaranta, durante la Seconda guerra mondiale, e mostra la vita quotidiana delle famiglie che abitavano in questa zona. In particolare seguiamo la famiglia Höss, che vive in un’elegante casa di campagna vicino al fiume. C’è il capofamiglia Rudolf, sua moglie Hedwig e i loro figli. Intorno a loro gravitano altre persone, con cui gli Höss condividono le giornate. Mentre Rudolf si dedica al lavoro d’ufficio, Hedwig prende il tè con le amiche e i bambini vanno in bicicletta nella natura. Poi ci sono le gite in barca, le scampagnate in compagnia, la cura del giardino. Tutto apparentemente normale, se non fosse che Rudolf è il comandante del campo di concentramento di Auschwitz e che al di là del muro migliaia di persone vengono deportate e uccise. Mentre la vita delle famiglie scorre tranquilla, in sottofondo si sentono i rumori sinistri dei prigionieri che marciano legati e nel cielo si vedono nuvole di cenere. Tutti sembrano inconsapevoli di quanto avviene a poca distanza da loro, ciechi o indifferenti all'orrore che ogni giorno si consuma oltre il muro. In questo contesto, si intrecciano storie di coraggio e storie d’amore clandestine e inaspettate.

    Short Synopsis:

    The commandant of Auschwitz, Rudolf Höss, and his wife Hedwig, strive to build a dream life for their family in a house and garden next to the camp.

    Shot entirely in Poland Glazers upcoming film is a story about everyday life of a German family living next to the German Auschwitz camp during the war. At the same time, the film will tell the story of a Polish family that helped prisoners of the camp. The film is loosely inspired by the 2014 novel Zone of interest by Martin Amis

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Una gestazione decennale per un film innovativo e travolgente

    Non si era mai visto un film così sull’Olocausto. La zona d’interesse di Jonathan Glazer (Sexy Beast-L’ultimo colpo della bestia, Birth-Io Sono Sean, Under the Skin) - liberamente ispirato al romanzo omonimo di Martin Amis, e già insignito del ‘Gran Prix della Giuria’ a Cannes 2023, vincitore di 3 Bafta 2024, oltre che detentore di 5 Nominations agli Oscar - è semplicemente un capolavoro. Capolavoro di segno opposto a quello di Steven Spielberg con Schlinder’s List. Fino ad oggi l’Olocausto lo si era guardato in faccia, seppure in una girandola di sguardi diversi, mentre Glazer genera qui uno spiazzante affresco radicato in un terreno fertilizzato dalla ‘negazione’. E’ la ‘negazione’ praticata quotidianamente dagli stessi protagonisti, ostinati ad aggrapparsi alla banale quotidianità, e ai loro privilegi, pur di evitare di guardarsi allo specchio: perché in tal caso, l’equilibrio di copertina potrebbe frantumarsi in

    un nanosecondo. Ma non basta. A rendere unico ed agghiacciante questo inedito affresco c’è uno stile innovativo che sfrutta immagini e sonoro per arrivare al cuore di ognuno. Una raffinata tavolozza per affrescare la sua ‘camera con vista sugli orrori negati’.

    Un film da ascoltare oltre che vedere, per una storia raccontata in uno stile unico!

    Quando si dice lo stile! La zona di interesse inizia e termina con uno sconcertante schermo nero e poi vuoto, alimentato sul filo di una cacofonia musicale di suoni, metafora altisonante del dolore. Si resta in attesa a lungo, ma non succede niente, e quando finalmente compare il primo fotogramma, anticipato dal cinguettio degli uccellini, sempre più vicino, è di natura ‘bucolica’, per così dire: una famigliola con bambini in riva al fiume, in gita relax. Il ritratto della normalità, fatta eccezione per un dettaglio che nel film diventa anche un motivo firma: le loro voci

    si sentono lontane e non sono esattamente in primo piano, ma valgono un piano sequenza. Al ritorno, sul crepuscolo, raggiunta la loro villetta in aperta campagna, con giardino e piccola piscina, si chiudono tutti in casa spegnendo una luce alla volta in ogni stanza, e, con il mondo tagliato fuori, ogni membro della famiglia è pronto ad assaporare la propria oasi di pace familiare. Ma la loro oasi di pace staziona per l’appunto nella fatidica ‘zona di interesse’ del titolo: e la ‘interessengebiet’ di cui stiamo parlando non si trova in un posto qualsiasi, bensì intorno al campo di Auschwitz, in Polonia, in un’area di circa venticinque miglia, amministrata e controllata dalle SS. Un’area delimitata da un muro sottile in cui si trovano i loro uffici e le case dove vivono con mogli e figli.

    Anni Quaranta, in piena Seconda Guerra Mondiale, in casa Höss per un alternativo ‘ritratto di famiglia’,

    a matrice hitleriana

    Siamo ovviamente negli anni Quaranta, durante la Seconda Guerra Mondiale. Ed ecco che, per l’appunto nella casa di una di queste speciali famiglie, in particolare la famiglia Höss, Glazer insinua la propria macchina da presa, anzi, dieci, per l’esattezza, fisse, e in grado di monitorare il libero movimento nelle stanze di questi protagonisti. A cominciare dal capo famiglia Rudolf (Christian Friedel), che, dettaglio non di poco conto, è anche il Comandante del campo di concentramento di Auschwitz, a pochi metri di distanza dalla sua bella villetta, oasi di pace e normalità. Campo di cui si avverte il tragico e pesante ‘ingombro’, da un sonoro in sottofondo che ne cattura ‘voci’, ‘respiri’, ‘lamenti’, ‘percosse’ e ‘spari’, mentre il cielo si tinge di grigio fumo. Ma tutto questo non sarà mai in prima linea, eppure, proprio nell’assenza, molto più imponente: c’è d’altra parte un fotogramma drammaticamente iconico che staglia il

    comandante Rudolf/Friedel di profilo in un’aura fumogena, satura di urla e spari, che non necessita di parole per esprimersi in tutta la sua devastante potenza. L’agghiacciante alter ego del ritratto di famiglia.
    La macchina da presa sceglie dunque di filmare i dietro le quinte dell’Olocausto attraverso la lente quotidiana privata di queste persone. Persone che scelgono di ignorare la tragedia che si consuma ad un passo da loro tuffandosi in una normalità apparente, fatta di compleanni, di feste, di momenti ricreativi davanti ad una tazza di tea. E se è possibile, la moglie Hedwig (Sandra Hüller) del comandante, nel suo piccolo, riesce ad essere persino peggiore di lui. La qualificano: le sue glaciali uscite verbali; l’indifferenza nello scegliere abiti, pellicce, o preziosi trovati nel dentifricio, tra i beni trafugati agli ebrei; i maltrattamenti usati ai danni dell’inserviente ebrea, fino a biascicate minacce che non si possono sentire; l’ostinazione nel voler restare

    in quel posto, quando il marito viene trasferito per ‘lavoro’. Da tutto questo evince il ritratto di una donna mediocre, peraltro alquanto rozza e sgraziata nel portamento, ma soprattutto, mentalmente limitata e disgustosamente folle, proprio per quella voglia di ridere e spassarsela, sognando di tornare ad una stazione termale in Italia in cui si era tanto divertita, laddove qualcuno aveva suonato la fisarmonica alle mucche.

    Con la favola-metafora nel film anche una fugace presenza, portatrice sana di una reale presa di coscienza:

    Proprio il comandante Rudolf Höss è tanto tenero con i figli e con gli animali quanto rigoroso nell’applicare lo sterminio pianificato. Rudolf/Friedel è difatti solito raccontare favole alle figlie. Favole che prendono vita con la ‘fisionomia di un negativo fotografico’, geniale idea di eccellente valenza visiva e significante. Sull’onda poi di Hansel e Gretel, ogni riferimento è ovviamente tutt’altro che casuale, in particolare sul passaggio della strega spinta nel forno.

    E se Steven Spielberg in Schlinder’s List non aveva esitato a guardare in faccia l’Olocausto e a mostrarlo in tutta la sua devastante tragedia, in un realismo quasi documentaristico, non aveva d’altra parte neppure resistito al ricorso, in punta di metafora, di un indimenticabile unicum cromatico innestato nella pellicola rigorosamente in bianco e nero: il cappotto rosso di quella bambina, in cromia desaturata come ‘memoria storica’ impone, ne La zona di interesse di Glazer si accende in vivacità di tono per espandersi all’intero schermo. Ma il significato è esattamente lo stesso. Glazer rincara la dose, declinando un contrapposto tra la bellezza e la purezza dei fiori del giardino, curati personalmente dalla signora Höss - ripresi in primissimo piano - e l’orrore consumato appena dietro il muro che non manca mai di farsi sentire in sonoro, anche se la cosiddetta ‘regina di Auschwitz’ è convinta di nasconderne meglio la vista una

    volta che le viti appena piantate saranno cresciute. Ma l’ipocrita concetto all’insegna dell’occhio non vede cuore non duole non vale evidentemente per la madre di lei, venuta in visita e ospite per qualche giorno. Presenza fugace la sua, ma unico perno di svolta sull’onda del rigurgito di coscienza: per quanto felice sulle prime nel constatare la fortuna occorsa alla figlia nel privilegiato e ‘paradisiaco’ contesto privato, ben presto ne comprende il prezzo: con il ‘baccano’ degli orrori e l’inevitabile fetore che sale, tale da imporle di chiudere le finestre. La sua è una partenza improvvisa e silente: se ne andrà da quel posto senza dire nulla, né salutare, neppure sua figlia.

    Sottrarre non significa sminuire ma incrementare il pathos: il tocco di stile di Jonathan Glazer

    Un tocco di stile che opera per sottrazione, altro illuminato motivo firma del regista e sceneggiatore Jonathan Glazer. C’è posto anche per tresche amorose fuori

    dal pentagramma matrimoniale, al di qua del muro, ma nel film sono più gli ammiccamenti che le elaborazioni compiute: più espliciti e indubbiamente più sconcertanti nell’ambito del comandante Rudolf/Friedel, che non per lei, la moglie Hedwig/Hüller, espressi in punta di fredda distanza al telefono e in una scena nella serra con il giardiniere. Scena che si nega prima ancora di cominciare. Operare per sottrazione per lasciare più spazio laddove si ritiene valga la pena soffermarsi. Ed è per l’appunto il caso dell’agghiacciante sequenza in cui, disegno alla mano, gerarchi nazisti illustrano al Comandante il nuovo circuito strutturale dei nuovi forni crematori. Non entro nei dettagli perché c’è da non credere alla meticolosa e spietata descrizione sulla loro portata innovativa. Ci sembrerebbe di ‘bestemmiare’ tentando di ripetere tale rapporto ufficiale. Eppure, quel comandante criptico e rigoroso nel suo inquietante compito lavorativo, tale da raccogliere promozioni sul campo, riesce ad essere incomprensibilmente

    tenero ed estremamente premuroso con i figli - la scena in cui li fa uscire in fretta e furia dal fiume per un motivo che vi lascio solo immaginare - si accompagna al gioco del bendaggio - metafora di una cecità a ben più ampio spettro - per la sorpresa di compleanno. E che dire della sua dichiarazione d’amore allo stato puro per il proprio cavallo quando deve partire per ‘lavoro’?

    Il finale poi, lascia senza fiato

    E che dire del finale? Illuminato e sagace. Sul filo di una possibile malattia - dopo visita medica di cui Glazer taglia il responso - o rigurgito di coscienza in extremis? Proprio quando Rudolf sta per ritornare alla casa di Aushwitz e ne è felice, a differenza della moglie che accoglie con estrema freddezza la notizia, Rudolf/Friedel scende diverse rampe di scale proprio dopo la telefonata, ma deve fermarsi a più riprese per vomitare. L’entrata

    delle due donne per le pulizie a seguire, in anfratti non ben identificati e che non vorremmo mai riconoscere, finché non possiamo più ignorare la raccolta dei resti delle ceneri dal pavimento, ci prepara ad un finale che ha dell’incredibile. Il contesto di quelle pulizie diventa un’operazione in progress sinergica a trasfigurare gradualmente quel posto in quel che è diventato oggi. Ed è un qualcosa che non si può descrivere a parole, va solo visto ed ascoltato, inchinandosi alla potenza di quelle sequenze come il miglior omaggio alla Memoria dell’Olocausto in uno stile da cineasta doc.

    Pressbook:

    Pressbook Italiano de La Zona d interesse

    Links:

    • Jonathan Glazer (Regista)

    • Sandra Hüller

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    Galleria Video:

    La zona d'interesse - secondo trailer ufficiale

    La zona d'interesse - trailer ufficiale

    La zona d'interesse - trailer ufficiale (V.O.) - The Zone of Interest

    La zona d'interesse - featurette 'Dietro le quinte' (sub ITA)

    La zona d'interesse - featurette 'Intervista al regista e al cast' (sub ITA)

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