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    QUANDO DIO IMPARÒ A SCRIVERE

    RECENSIONE - dal 9 Dicembre su Netflix

    (Los renglones torcidos de Dios; SPAGNA 2022; thriller, drammatico; 154'; Produz.: Atresmedia Cine/Filmayer/Nostromo Pictures; Distribuz.: Netflix)

    Locandina italiana Quando Dio imparò a scrivere

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: Quando Dio imparò a scrivere

    Titolo in lingua originale: Los renglones torcidos de Dios

    Anno di produzione: 2022

    Anno di uscita: 2022

    Regia: Oriol Paulo

    Sceneggiatura: Guillem Clua e Oriol Paulo

    Soggetto: Tratto dall'omonimo romanzo di Torcuato Luca de Tena

    Cast: Barbara Lennie (Alice Gould)
    Eduard Fernández (Samuel Alvar)
    Loreto Mauleón (Monserrat Castell)
    Javier Beltrán (César Arellano)
    Pablo Derqui (Ignacio Urquieta)
    Samuel Soler (Rómulo/Remo)
    Federico Aguado (Teodoro Ruipérez)
    Adelfa Calvo (Dottoressa Dolores Bernardos)
    Antonio Buíl (Ruiz de Pablos)
    Dafnis Balduz (Ispettore Soto)
    David Selvas (Heliodoro)
    Raquel Ferri (Lucia)
    Joan Crosas (García del Olmo)
    Carles Gilabert (Portero Sanatorio)
    Francisco Javier Pastor (Uomo Elefante)
    Cast completo

    Musica: Fernando Velázquez

    Costumi: Alberto Valcárcel e Bárbara Delgado

    Scenografia: Sylvia Steinbrecht

    Fotografia: Bernat Bosch

    Montaggio: Jaume Martí

    Effetti Speciali: Àlex Villagrasa (supervisore effetti visivi)

    Makeup: Montse Sanfeliu (direttrice trucco); Carol Atxukarro (direttrice acconciature)

    Scheda film aggiornata al: 31 Gennaio 2023

    Sinossi:

    In breve:

    Alice, un'investigatrice privata, si reca in un ospedale psichiatrico fingendo di essere affetta da paranoia con l'obiettivo di raccogliere prove per il caso su cui sta lavorando: la morte di un detenuto in circostanze poco chiare. Ma la realtà che dovrà affrontare nella sua reclusione supererà le sue aspettative e metterà in dubbio la sua sanità mentale. Un mondo sconosciuto ed inquietante si aprirà davanti ai suoi occhi.

    In dettaglio:

    Nel 1979 Alice Gould de Almenara entra in un ospedale psichiatrico, accompagnata da un uomo.

    Il dottor Ruipérez che la accoglie, è messo in guardia dalla lettera di presentazione del dottor Donadío secondo cui, la donna, che avrebbe tentato di avvelenare il marito Heliodoro, è molto intelligente ed estremeamente abile nel manipolare il prossimo.

    La dottoressa Castell la introduce nella struttura notando come Alice si mostri posata e riflessiva. Ancor di più il dottor Arellano, che la prende in terapia, nota come la donna sia lucidissima anche nell'ammettere sue bugie o debolezze. Alice comincia allora le sue indagini sulla misteriosa morte di Damian García del Olmo. Lei, d'accordo con il padre della vittima, l'uomo che l'ha accompagnata, si è infatti introdotta nell'ospedale psichiatrico fingendo di essere paranoica, per poter indagare meglio sulla strana morte del ragazzo, fatta passare per suicidio.

    Alice fa amicizia con Ignacio Urquieta, persona lucidissima che però ha un'irrazionale fobia per l'acqua, che le spiega che il ragazzo morto in circostanze misteriose aveva litigato con il nano Ojeda, maniaco sessuale piuttosto molesto, che è grande amico dell'uomo elefante, un gigante psicopatico, ultimamente in competizione con Romulo, ritardato al pari del gemello Remo, gelosissimo di una ragazza che considera sua sorella.

    Addentratasi nel grande bosco che circonda la struttura, Alice viene chiamata madre dal timido Romulo e poi subisce un agguato dal nano Ojeda che la stordisce cercando di violentarla. La donna si risveglia con braccia e mani legate e l'accusa di omicidio del nano, trovato morto vicino a lei svenuta. Alice professa la sua innocenza ma in realtà ricorda poco, finché a parlarle non giunge lo stesso primario della clinica, il dottor Samuel Alvar, cui lei chiede conferme riguardo alla complicità in base alla quale lei si troverebbe lì per indagare su un omicidio e non in quanto malata di mente. Questa teoria, già accettata dai dottori Castell e Arellano, non è affatto confermata da Alvar che, anzi, dopo aver dimostrato che il suo presunto cliente, Del Olmo senior, nemmeno la conosce, inasprisce le cure della donna infliggendole elettroshock e shock insulinici perché ritorni in sé.

    Alice allora realizza che il marito ha ordito un piano diabolico contro di lei, avendone intuito le intenzioni, e d'accordo con Alvar l'ha chiusa nell'ospedale psichiatrico perché ci resti, potendo così godersi il suo ingente patrimonio. Dopo le prime perplessità, il dottor Arellano convince la dottoressa Castell di questa nuova versione che implicherebbe una corruzione di Alvar provata effettivamente da una lauta donazione del marito di Alice.

    Alice ordisce quindi un audace piano di fuga incendiando un reparto della struttura e mettendo in fuga i pazienti con la complicità dell'amico Urquieta. Nel caos creato però, viene perpetrato un assassinio ai danni di Romulo. La donna, praticamente già uscita, per l'affetto che la legava al ragazzo, decide allora di tornare indietro sostituendosi al medico legale incaricato, riuscendo così a risolvere il caso di omicidio, individuando nell'uomo elefante l'assassino, con tanto di prove schiaccianti.

    La brillantezza, il coraggio e la franchezza dimostrati nella vicenda, convincono i medici della struttura ad indire un consiglio per dichiarare la sanità mentale della paziente e rilasciarla.

    Nel consiglio, il primario Alvar, messo in minoranza, accetta di dimettersi e se ne va, non prima di aver dimostrato di aver ragione, facendo riapparire l'uomo che aveva accompagnato Alice nell'ospedale. Questi è il medico che aveva in cura la stessa, il dottor Donadío, e non l'uomo che, secondo l'ultima tesi su cui si reggeva tutto il castello di carte della donna, si sarebbe spacciato per García del Olmo per truffarla, d'accordo con il marito.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Se Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza…
    Il paragone sorge spontaneo: da un certo punto in poi si notano sempre più le analogie con il noto Shutter Island di Martin Scorsese, laddove già Leonardo DiCaprio soffriva di una particolare patologia oligofrenica, altrimenti detta malattia mentale, di cui si rendevano note le cause da trauma, con la naturale tendenza a rileggere la realtà dei fatti, in un modo altro da quello effettivo. Anche in quel caso lo spettatore veniva tratto in inganno ed era messo in grado di comprendere solo da un certo punto in poi. Ma almeno da quel punto in poi la realtà delle cose si riprendeva finalmente il suo primo piano e non c’erano più dubbi. Diverso è l’intricato labirinto narrativo che forgia la struttura filmica di Los renglones torcidos de Dios, ovvero ‘le linee storte di Dio’, tratto dall’omonimo romanzo (1979) di Torcuato Luca de

    Tena. Da qui il regista e sceneggiatore spagnolo Oriol Paulo (El Cuerpo, Contrattempo, Durante la tormenta, nonché già sceneggiatore per Guillem Morales di Con gli occhi dell’assassino), dipana sul grande schermo una delle matasse più difficili da sciogliere in ogni suo nodo.

    Immagine simbolo di questa impossibilità a tracciare una linea definita tra verità e menzogna, è lo stesso poster del film, che enfatizza il concetto con la visione ‘frantumata’, ottenuta con il naturale frazionamento multiplo data dal vetro ‘modulato’ di una porta. Perché esplorare la mente umana alle volte può essere più disorientante che non percorrere un intricato labirinto, di cui la struttura narrativa stessa del film sembra farsi carico, ricalcandone l’immagine più viva. E l’immagine più viva è data dall’attrice protagonista madrilena Bárbara Lennie (il cui talento era già ben noto fin da Il regno e Magical Girl), qui chiamata ad incarnare il personaggio scivoloso, e mai pienamente raggiungibile,

    dell’investigatrice privata Alice Gould, che decide volontariamente di farsi ammettere come paziente in una clinica psichiatrica, per indagare su un omicidio. Delle sei Nominations ai Premi Goya (gli Oscar spagnoli), doverosa dunque, quella alla ‘Migliore Attrice Protagonista’ andata per l’appunto a Bárbara Lennie. Se la tessitura del film è complicata - 155 minuti che straordinariamente volano via al top della tensione emotiva - al punto da mandare in tilt persino lo schema temporale, la mente della protagonista lo è ancora di più, e neppure alla fine, per quanto sia possibile trovare una risposta veritiera, ci si può abbandonare all’assoluta certezza di quella stessa verità rivelata. Perché potrebbe esisterne anche un’altra, a seconda di quale bandolo della matassa decidiamo di tirare il filo. Insomma più che un thriller, un vero rebus, eppure di gran fascino e classe.

    La potente performance della protagonista chiama lo spettatore a porre attenzione a quanto succede su

    due binari: da una parte la sua ricerca della verità sull’omicidio in veste di detective sotto mentite spoglie, dall’altra gli enormi sforzi per dimostrare la sua sanità mentale. Due binari paralleli che sembrano essere destinati a non incontrarsi mai e che invece arriveranno al punto di convergere, generando, d’altra parte, una frizione cangiante in un qualcosa che si ostina a mantenere sfumature tra verità e menzogna, lasciando credere che tutto è possibile, magari alla luce di un complotto ben ordito. La ragione di essere del titolo italiano Quando Dio imparò a scrivere, vale tanto l’originale Los renglones torcidos de Dios (le linee storte di Dio), richiamando l’idea dell’errore di ‘scrittura’ dei principianti, nella creazione umana distorta, scorretta, identificata nella malattia mentale. Malattia di cui l’ospedale psichiatrico in questione, qui offre un variopinto parterre, con personaggi a dimensione ‘freaks’: il nano maniaco sessuale, l’uomo elefante, i gemelli Romulo e Remo mentalmente

    vaganti o del tutto assenti, il tizio (l’Ignacio Urquieta di Pablo Derqui) affetto da idrofobia. Personaggi satellite intorno alla madre terra della protagonista, che entrano a pieno titolo nel gioco, come pedine attive in una terrificante partita a scacchi, in cui si scarta dalla vittoria. Il finale stesso, denudato della certezza assoluta, vedrà e conterà comunque sul campo enormi perdite. Ma il tocco d’autore, sebbene si avessero sul tavolo le carte in regola per scrivere definitivamente la parola fine, sta nell’essere riusciti a torturare lo spettatore anche a schermo spento. E questo, francamente, non è da tutti, e rischia di far davvero la differenza.

    Links:

    • Barbara Lennie

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    Galleria Video:

    Quando Dio imparò a scrivere - trailer

    Quando Dio imparò a scrivere - trailer ufficiale (V.O.) - Los renglones torcidos de Dios

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