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    Home Page > Movies & DVD > Okja

    OKJA

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - Dal 70. Festival del Cinema di Cannes (17-28 Maggio 2017) - RECENSIONE - Preview in English by Peter Debruge (www.variety.com) - Dal 28 Giugno sulla piattaforma Netflix

    "Non lo faccio mai di proposito, ma ogni volta che finisco un film il risultato è questo: le persone non sono in grado di dire a quale genere appartenga, dicono semplicemente che si tratta di un film di Bong Joon-ho, che per me è un gran complimento... Sì, in effetti è molto difficile dare un'etichetta di genere a un film come questo. E da una parte la cosa mi fa molto piacere, perché ho cercato di fare qualcosa di completamente nuovo, dall'altra però temo che il pubblico possa non sentirsi a suo agio, dato che il film sembra nella prima parte quasi un prodotto Disney per famiglie per poi trasformarsi in un film decisamente coreano e molto esplicito. Ma a dire il vero era quella la mia intenzione iniziale... La cosa più importante che riguarda Okja è che è un animale maltrattato e il sentimento che volevamo emergesse nel pubblico era chiedersi perché un animale così dolce e indifeso dovesse soffrire così. Questo è stato l'aspetto più importante di cui abbiamo tenuto conto nella fase di design".
    Il regista e co-sceneggiatore Joon-ho Bong

    (Okja; SUD COREA/USA 2017; Drammatico d'avventura Sci-Fi; 118'; Produz.: Kate Street Picture Company/Lewis Pictures/Plan B Entertainment; Distribuz.: Netflix)

    Locandina italiana Okja

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis
    Trailer

    Titolo in italiano: Okja

    Titolo in lingua originale: Okja

    Anno di produzione: 2017

    Anno di uscita: 2017

    Regia: Joon-ho Bong

    Sceneggiatura: Joon-ho Bong e Jon Ronson

    Cast: Seo-Hyun Ahn (Mija)
    Tilda Swinton (Lucy Mirando/Nancy Mirando)
    Jake Gyllenhaal (Dr. Johnny Wilcox)
    Paul Dano (Jay)
    Lily Collins (Red)
    Giancarlo Esposito (Frank Dawson)
    Steven Yeun (K)
    Shirley Henderson (Jennifer)
    Devon Bostick (Silver)
    Daniel Henshall (Blond)
    Je-mun Yun (Mundo Park)
    Hee-Bong Byun (Hee Bong)

    Musica: Jaeil Jung

    Costumi: Se-yeon Choi e Catherine George

    Scenografia: Ha-jun Lee e Kevin Thompson

    Fotografia: Darius Khondji

    Montaggio: Meeyeon Han (editor sul set); Jin-mo Yang

    Effetti Speciali: Kyung-soo Park (supervisore effetti speciali); Erik De Boer, Angela Ji, Jun Hyoung Kim e Jeon Hyoung Lee (supervisori effetti visivi)

    Makeup: Rebeccah Delchambre (direttrice); Louise McCarthy (direttrice unità di New York)

    Casting: Jenny Jue

    Scheda film aggiornata al: 21 Maggio 2020

    Sinossi:

    In breve:

    Mija è una giovane ragazza che deve rischiare il tutto per tutto per evitare che una potente multinazionale la separi per sempre dal suo migliore amico, un enorme animale di nome Okja.

    Synopsis:

    Meet Mija, a young girl who risks everything to prevent a powerful, multi-national company from kidnapping her best friend - a massive animal named Okja.

    For 10 idyllic years, young Mija (An Seo Hyun) has been caretaker and constant companion to Okja-a massive animal and an even bigger friend-at her home in the mountains of South Korea. But that changes when a family-owned multinational conglomerate Mirando Corporation takes Okja for themselves and transports her to New York, where image obsessed and self-promoting CEO Lucy Mirando (Tilda Swinton) has big plans for Mija's dearest friend. With no particular plan but single-minded in intent, Mija sets out on a rescue mission, but her already daunting journey quickly becomes more complicated when she crosses paths with disparate groups of capitalists, demonstrators and consumers, each battling to control the fate of Okja...while all Mija wants to do is bring her friend home. Deftly blending genres, humor, poignancy and drama, Bong Joon Ho (Snowpiercer, The Host) begins with the gentlest of premises-the bond between man and animal-and ultimately creates a distinct and layered vision of the...

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Il cinema del regista coreano Joon-ho Bong (Snowpiercer e il recente pluripremiato Parasite, tra cui 4 Premi Oscar e 1 Golden Globe) è un qualcosa che va oltre ogni consuetudine. Okja non fa eccezione. Un piccolo grande capolavoro che per parlare di manipolazione genetica, di indebito profitto e di raggiro dei consumatori su scala globale, o quanto meno di grandi proporzioni, sul piano di multinazionali, sceglie formule stilistiche che sembrerebbero in prima istanza ‘mortificare’ l’argomento in questione, fornirne un’espressione riduttiva, quando invece si verifica l’esatto contrario. Ne esce fuori una denuncia talmente forte da far male, intrecciata ad arte ad un cinema talmente potente da travolgere anche la più granitica delle coscienze emotive.

    Non sono informata sui fatti. Voglio dire, la versione da me recuperata del film vede delle parti, piuttosto estese, lasciate in lingua originale coreana senza sottotitoli, intrecciata alla parte, consistente, per fortuna, doppiata in italiano. E forse in

    questo modo il contrasto di mentalità si fa più imperante che mai. Il paradosso è che i toni sembrano quelli della commedia, rifilata in ogni battuta della sottile e pungente sceneggiatura, nella partitura musicale che entra nelle pieghe del contrasto in tutta consapevolezza. Ad inaugurare il palcoscenico sono due tacchi a spillo che si posizionano su un preciso punto decorato per lo stazionamento: ed ecco che compare lei, la Lucy Morando di Tilda Swinton che - come già in Ave Cesare! dei fratelli Coen - si sdoppia nel secondo personaggio della sorella gemella, in questo caso Nancy. Morando è la multinazionale che la stessa Lucy dipinge a tinte fosche fin dalle sue origini, quando era condotta dal padre, a quanto pare l’opposto di quel che si dice una bella persona. E Lucy/Swinton, con trucco e parrucco caricaturale alla Raffaella Carrà, si appresta a chiarire il suo ruolo cercando di illustrare

    il personale progetto di manipolazione genetica di super maiali, affidati nella crescita ad allevatori scelti e sparsi in diverse parti del mondo, attirati con il tranello di un Concorso che premierà il miglior supermaiale. In tutto questo Lucy/Swinton si auto inietta una buona dose di autocelebrazione, tentando di svecchiare la nomea di psicopatica e tradurla in una credibilità da manager di là da venire. Non può esserci mercato senza televisione ed il contributo del veterinario e conduttore televisivo promoter della Morando, Dr. Johnny Wilcox, viene incarnato da un Jake Gyllenhaal assolutamente esilarante e oltremodo satirico.

    Quando prende vita la realtà di questi allevamenti sparsi per il mondo, per la verità uno in particolare, arroccato sulle montagne e gestito da una ragazzina che vive sola con l’anziano padre, abbiamo l’impressione che si faccia largo un fantasy d’animazione. Entra in scena il super maiale - davvero super per mole - con una sorta

    di scatola elettronica fissata nel gigantesco orecchio. E’ subito evidente il rapporto instaurato tra l’animale e la bambina ed è di mutuo soccorso e di un dialogo fissato sul reciproco ascolto. Entrano qui in campo tutta la poesia e la filosofia di pensiero orientali che servono a porre sotto un’ideale lente di ingrandimento il contrasto tra la linfa più ‘spirituale’ ed ambientalista di marca orientale, appunto, rispetto ai piani lobbistici a scopo di lucro di marca capitalista occidentale. Ambientalisti ed animalisti - in cui si ritrae un solido e sensibile personaggio Paul Dano - entreranno direttamente in campo di lì a poco camuffati da pseudo terroristi, a seguito della fuga da casa della ragazzina per ritrovare il proprio animale ‘domestico’, trafugato dalla Morando. Se non è comprensibile alla lettera il dialogo con il padre nella foresta che le offre una statuina d’oro dell’animale - anche il padre ha guardato al

    profitto cedendo l’animale alla compagnia per denaro - le espressioni soprattutto della superba interprete - Seo-Hyun Ahn tradotta in Mija - non lasciano dubbi in proposito. E non è che l’inizio di un’avventura iconica, in quanto simbolo, esemplare, di rivolta contro un sistema.

    Un sistema pronto a manifestarsi sul versante più drammatico che ci si possa immaginare. Ci sono dei passaggi nella seconda parte del film, riprese e carrellate silenti, che immortalano i frammenti del cinema più potente che possiamo mai aver visto, ma anche l’umanità dolente e coraggiosa più grande che si possano trovare in un piccolo essere che non ha ancora raggiunto, si direbbe per sua fortuna, la fase adulta. Scene che fanno male allo stomaco e al cuore, destinate a restare dentro. Dentro la coscienza di ognuno mentre la lirica del dolore represso, ma non per questo accettato passivamente, raggiunge le vette più alte. Il modo di

    raggiungere e raccontare il dramma nel cuore dell’allevamento intensivo, la scoperta di veri scopi e dinamiche dell’allevamento, l’accoppiamento forzato, il mattatoio, l’intervento della sorella gemella Nancy/Swinton, il confronto diretto con la bambina concluso con un’insolita, agghiacciante, contrattazione, fino al ritorno, con quel drammatico costeggiare il recinto che ha molto in comune con un lager nazista - e molto altro che è meglio sentire e vedere che riferire - rappresentano il climax dell’intera storia. Ed è in particolare la nicchia narrativa in cui lo straordinario, geniale, regista Joon-ho Bong ha collocato certi passaggi a non avere eguali. Ci sono molti modi di raccontare denunciando, in questo caso uno tra gli innumerevoli scempi perpetrati dall’umanità per mero profitto, ma credo davvero pochi che sappiano farlo al meglio raggiungendo allo stesso tempo simili vette sul piano artistico.

    Secondo commento critico (a cura di Peter Debruge, www.variety.com)

    A young girl is devastated to discover that her beloved 'super pig' was little more than a publicity stunt for the genetically modified food industry in this heavy-handed parable.

    Most people think the problem with genetically modified food is that consumers don’t know what they’re eating, but if you ask Korean director Bong Joon-ho (“The Host”), the real trouble is that some of these lab-engineered animals might actually make perfectly fine pets — because what kid wouldn’t want to have a hippopotamus-sized miracle pig as a new best friend? Downright charming at times and irrepressibly gonzo at others, “Okja” hews to an all-too-familiar trajectory — the kind seen in countless children’s movies — as a bunch of mean meat-eaters attempt to separate a girl named Mija (An Seo-hyun) from her precious “super pig.”

    A century from now, the citizens of the future will look back and judge the current era

    for our eating habits. Oddly enough, even though many in the filmmaking community have strong feelings about respecting animals’ rights not to become dinner, the cause seldom finds its way on screen, which is perhaps the thing that sets “Okja” apart from, say, Paramount’s “Monster Trucks” — well, that and a potbellied Jake Gyllenhaal playing an in-your-face TV host; a guerrilla animal-rights group led by Paul Dano; and a double-dose of Tilda Swinton as a pair of ruthlessly competitive twins.

    Of these two Swinton characters, we meet good sister Lucy first, outfitted in Chanel and lisping through braces as she announces the publicity stunt that could save Monsanto — er, “Mirando Corporation,” an agrochemical company that manufactured nerve gas during the war, but has since cleaned up its act, sort of. Mirando now specializes in genetic engineering, having tweaked a breed of Chilean pig until it grows the size of a

    safari animal. Lucy’s plan is to distribute “thwenty-sith miracle pigleths” to different farmers around the world and see which one grows up to be the biggest, fattest and tastiest.

    Fast forward a decade to somewhere far from Mirando HQ, where Mija lives in a state of total naïveté, spending her days at Okja’s side. These are charming scenes, reminiscent of “Pete’s Dragon” (as she tosses real fruit to the animated creature) and “My Neighbor Totoro” (right down to the way Mija naps on the giant beast’s belly), featuring great visual effects work on the creature, designed to look adorably dog-like. Early on, Bong encourages us not only to fall in love with Okja, but also to recognize the animal’s unusual sensitivity and intelligence, inserting a manipulative scene of animal altruism in which Okja risks her life to save her owner (when, more likely, both would have ended up dead).

    Ah, those were

    the days — before Mija realized her super pig was destined to become super pork. Like the unsuspecting turkey that enjoys a spoiled life being fattened only to get a rude awakening the day before Thanksgiving, neither Mija nor her enormous pet has any idea what’s in store for Okja — which makes the young girl all the more devastated when Dr. Johnny (Gyllenhaal, sweaty and screechy in a performance that’s three times as weird as it needs to be) shows up to meet Okja and bring her back to New York City. Naturally, Mija wants to recover Okja, and so she sets off, armed with her solid-gold dowry, to beg, steal or buy back the big pig.

    If all of this sounds like a pretty routine kids movie, that would be true, if not for the steady use of the “F-word” and a few eruptions of rather intense violence —

    no less distressing because Dano’s Jay and his ski-masked Animal Liberation Front are so apologetic during their attacks, politely insisting that they never meant to hurt anyone. There’s also a tough-to-stomach scene in which Okja is introduced to her “boyfriend,” resulting in some rough breeding. Bong has clearly included this scene just to upset, since Okja is sent to the slaughterhouse long before she could have piglets. And then, of course, there are the horrors of the slaughterhouse itself, in which hundreds of super pigs are penned in what looks like the yard of a German concentration camp, then carved up for meat inside.

    Whether genetically modified or not, most people don’t want to know where their food comes from, but Bong insists, creating a sequence that’s more frightening than anything in “The Host.” If Upton Sinclair’s “The Jungle” was able to galvanize the public into insisting upon reform in the

    meat-packing industry, perhaps “Okja” could bring about change as well — though it’s important to remember that Sinclair was more concerned with the working conditions in such factories than the ethics of what we eat.

    Certainly, this is a far different kind of creature feature from Bong’s “The Host,” although audiences can’t help but recognize the same mix of over-the-top flamboyance and reductive philosophy. (Toxic waste is bad! Meat is murder!) Nearly all the scenes involving Gyllenhaal and Swinton play like those unhinged Asian game shows where exaggerated personalities in eyesore costumes hyperventilate on camera. It’s Bong’s prerogative, but still bizarre to see Westerners depicted this way, and Swinton in particular seems to have beamed in from some parallel dimension. When the actress’s two characters finally meet, we expect them to clash, but instead, Hillary-haired Nancy leans in to light her sister’s cigarette, and Lucy is never heard from again.

    Shot in

    bright, cinematic widescreen by DP Darius Khondji, this Netflix-produced feature belongs on the big screen, where no one would mistake Okja for a real animal, and yet the CG is convincing enough to suspend disbelief. Bong has chosen to make Okja a larger-than-life animal, but she could just as easily be a talking pig (there’s plenty of “Babe” DNA here already) — the key is that his audience be able to recognize her soul. And yet, Mirando employees repeatedly insist that super-pig meat is quite the delicacy, which puts audiences in the strange position of wondering how the movie’s main character might taste.

    trailer ufficiale:



    teaser trailer ufficiale (sub ITA):



    clip 'Sono Lucy Mirando':



    clip 'Okja, il maialino gigante':



    clip 'Fare il presentatore televisivo è stressante':



    clip 'Noi amiamo gli animali':



    clip 'Il mattatoio':



    clip 'Assicurati che la cliente e il suo acquisto tornino a casa':



    featurette 'Diario di produzione' (sub ITA):



    featurette 'Il cast di Okja parla di Mija' (sub ITA):



    featurette 'I pareri della critica':

    Perle di sceneggiatura

    Links:

    • Joon-ho Bong (Regista)

    • Jake Gyllenhaal

    • Tilda Swinton

    • Paul Dano

    • Lily Collins

    • PARASITE - INTERVISTA al regista BONG JOON HO (Interviste)

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    Galleria Video:

    Okja - trailer 2

    Okja - trailer (versione originale sottotitolata)

    Okja - trailer (versione originale)

    Okja - clip 'Sono Lucy Mirando'

    Okja - clip 'Okja, il maialino gigante'

    Okja - clip 'Fare il presentatore televisivo è stressante'

    Okja - clip 'Noi amiamo gli animali'

    Okja - clip 'Il mattatoio'

    Okja - clip 'Assicurati che la cliente e il suo acquisto tornino a casa'

    Okja - featurette 'Diario di produzione' (versione originale sottotitolata)

    Okja - featurette 'Il cast di Okja parla di Mija' (versione originale sottotitolata)

    Okja - featurette 'I pareri della critica'

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