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    TO ROME WITH LOVE: WOODY ALLEN & ROBERTO BENIGNI! ATTENTI A QUEI DUE E... A QUEL CHE SEGUE!

    Seconde visioni - Cinema sotto le stelle - RECENSIONE

    "Io sono cresciuto guardando i film italiani, per i quali ho sempre avuto un’enorme ammirazione. Credo che ci sia un’influenza inconsapevole in me da parte del cinema italiano, della quale neppure mi rendo conto perché l’ho assorbita nel corso del tempo: sono pellicole che hanno lasciato il segno. Ovviamente, quando giri un film, tendi ad esprimere l’influenza di un cinema che senti vicino e che apprezzi... In America tutti abbiamo un’enorme considerazione dell’Italia, in quanto è un paese che ha contribuito moltissimo alla cultura mondiale. È vista come un paese solare, positivo nei confronti della vita. La immaginiamo come un paese legato alla famiglia, con personaggi variopinti e sopra le righe. Se avessi fatto un film in Svezia probabilmente sarebbe venuta fuori un’opera molto diversa... Quando arrivo in un luogo per girare un film, ne offro una mia personale impressione, scelgo ciò che mi ha colpito. Ho voluto fare un film ambientato a Roma che fosse divertente, non volevo inserire riferimenti a proposito della politica o dell’attualità italiana, che non conosco a sufficienza... Ho pensato che il personaggio di Roberto (Benigni), l’uomo comune investito da un’improvvisa fama, fosse interessante e riflettesse in qualche modo lo spirito del tempo.".
    Il regista, sceneggiatore e attore Roberto Benigni

    "Alla mia destra ho una delle persone per cui questo secolo andrà ricordato. Lui è l’unico che riesce a fondere insieme Ingmar Bergman o Groucho Marx… potremmo chiamarlo Groucho Bergman. Se fra cento anni verrà girato un altro 'Midnight in Paris', fra i personaggi potranno mettere Woody Allen! Lui che gira un film in Italia è un evento rarissimo, è come un’eclissi di luna, una nevicata in agosto. Ho accettato per poter lavorare con Woody, per il cast e anche per il nome del mio personaggio, Leopoldo Pisanello. Tutti vogliono essere famosi, ma quello che accade nel film al mio Leopoldo ha una grazia che corrisponde al 'tocco di Allen', la capacità di rendere il tutto favolistico. Fra l’altro durante le riprese tutti ci seguivano… addirittura è passata un’ambulanza con la sirena accesa che si è fermata per scattare delle foto con noi, e Woody ha detto che solo in Italia possono succedere cose del genere. Ma non voglio mettermi a fare battute accanto a Woody, sarebbe come suonare il pianoforte davanti a Mozart!".
    L'attore Roberto benigni

    (To Rome with Love (già 'Nero Fiddled' e 'Bop Decameron'); SPAGNA/USA/ITALIA 2011; commedia; 111'; Produz.: Gravier Productions/Mediapro/Medusa Film; Distribuz.: Medusa Film)

    Locandina italiana To Rome with Love

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    Titolo in italiano: To Rome with Love

    Titolo in lingua originale: To Rome with Love (già 'Nero Fiddled' e 'Bop Decameron')

    Anno di produzione: 2011

    Anno di uscita: 2012

    Regia: Woody Allen

    Sceneggiatura: Woody Allen

    Cast: Woody Allen (Jerry)
    Alec Baldwin (John)
    Roberto Benigni (Leopoldo)
    Penélope Cruz (Anna)
    Judy Davis (Phyllis)
    Jesse Eisenberg (Jack)
    Greta Gerwig (Sally)
    Antonio Albanese (Luca Salta)
    Ellen Page (Monica)
    Fabio Armiliato (Giancarlo)
    Alessandra Mastronardi (Milly)
    Ornella Muti (Pia Fusari)
    Flavio Parenti (Michelangelo)
    Alison Pill (Hayley)
    Riccardo Scamarcio (Ladro d'albergo)
    Cast completo

    Costumi: Sonia Grande

    Scenografia: Anne Seibel ADC

    Fotografia: Darius Khondji ASC, AFC

    Montaggio: Alisa Lepselter

    Effetti Speciali: Daniel Acon e Stefano Corridori (supervisori)

    Casting: Juliet Taylor, Patricia Kerrigan DiCerto e Béatrice Kruger

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    TO ROME WITH LOVE è una commedia spensierata, un film caleidoscopico ambientato in una delle città più affascinanti al mondo. Il film ci mette in contatto con un architetto americano molto noto che rivive la sua gioventù, un borghese romano qualunque che all’improvviso si trova ad essere la massima celebrità di Roma; una giovane coppia provinciale attratta in incontri romanici separati ed un regista americano di opera che tenta di far salire sul palcoscenico un impresario di pompe funebri cantante.
    Il famoso architetto John (Alec Baldwin) è in vacanza a Roma, dove ha vissuto nel corso della sua giovinezza. Passeggiando nel suo vecchio quartiere incontra Jack (Jesse Eisenberg), un giovane abbastanza simile a lui. Mentre osserva Jack innamorarsi pazzamente di Monica (Ellen Page), la splendida e civettuola amica della sua ragazza Sally (Greta Gerwig), John rivive uno degli episodi più dolorosi della sua vita.
    Nello stesso momento, il regista di opera in pensione Jerry (Woody Allen) arriva a Roma con la moglie Phyllis (Judy Davis) per conoscere il fidanzato italiano della figlia Hayley (Alison Pill) Michelangelo (Flavio Parenti). Jerry è sorpreso nel sentire il padre di Michelangelo, Giancarlo (il famoso tenore Fabio Armiliato), che di mestiere fa l’impresario di pompe funebri, cantare arie come si sentirebbero a La Scala mentre si insapona sotto la doccia. Convinto che un talento così prodigioso non possa rimanere nascosto, Jerry coglie l’occasione per promuovere il talento di Giancarlo e ridare vigore alla propria carriera.
    Dall’altra parte c’è Leopoldo Pisanello (Roberto Benigni) che è una persona tremendamente noiosa che si sveglia una mattina e scopre di essere uno degli uomini più famosi d’Italia senza saperne il perché. Immediatamente i paparazzi cominciano a seguire ogni sua mossa e a porsi domande su ogni sua motivazione. Mentre Leopoldo si abitua alle diverse seduzioni della ribalta gradualmente si rende conto del costo della fama.
    Nel frattempo Antonio (Alessandro Tiberi) è arrivato dalla provincia a Roma nella speranza di fare colpo sui suoi parenti puritani con l’adorabile nuova moglie Milly (Alessandra Mastronardi) in maniera da poter ottenere un lavoro esclusivo nella grande città. A causa di incomprensioni e casualità che hanno delle conseguenze comiche la coppia è separata per un giorno. Antonio finisce col far passare un’estranea per sua moglie (Penélope Cruz) mentre Milly è corteggiata dalla leggendaria star del cinema Luca Salta (Antonio Albanese).
    Mentre Roma è una città in cui storie d’amore e commedia abbondano, TO ROME WITH LOVE di Woody Allen è un film su persone che hanno avventure che cambieranno per sempre la loro vita.

    SHORT SYNOPSIS:

    A story about a number of people in Italy, some American, some Italian, some residents, some visitors, and the romances and adventures and predicaments they get into.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    ED ECCO A VOI IL BOCCACCESCO-FELLINIANO 'FALO' DELLE VANITA'' DI WOODY ALLEN. 'NESSUN DORMA' E, SOPRATTUTTO, NON SI OFFENDA! LA VERITA' FA MALE, E' UN DATO DI FATTO, MA VOGLIAMO CONTINUARE A FARE 'I PAGLIACCI' O SARA' BENE COMINCIARE A TOGLIERCI LA MASCHERA E VEDERE SE DALLE CENERI DELLA DETURPAZIONE 'MAXILLO-FACCIALE' E SPIRITUALE, ORAMAI SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO A DISPETTO DI UNA MASCHERA LOGORA FINO ALLA TRASPARENZA, PUO' ANCORA RISORGERE QUALCOSA? MA IN TAL SENSO WOODY ALLEN SA BENE - E CI TIENE A RIBADIRLO - CHE ROMA E' PROVERBIALMENTE 'CAPUT MUNDI' E DUNQUE CIO' CHE PUO' TROVARSI A ROMA, PUO' BENISSIMO SPUNTARE ANCHE IN QUALCHE ALTRO ANGOLO, PIU' O MENO ESPOSTO, NEL RESTO DEL PIANETA

    A prima battuta To Rome with Love può sembrare una spensierata commedia, uno dei tanti omaggi alla città eterna, di solito 'discutibili', soprattutto agli occhi 'permalosi' degli orgogliosissimi nativi, malgrado tutto. Basti pensare

    al già criticato Mangia, prega, ama di Ryan Murphy, con Julia Roberts turista a Roma (ma non solo) in cerca di 'catarsi' personale sull'onda rigenerante di un bel piatto di spaghetti o di una pizza, nonché di tanto 'colorito' calore umano tutto italiano. E già si gridava al cliché, all'effetto cartolina, ad un ritratto stereotipato dell'italiano tipo, declinato in romanesco. Woody Allen mette subito le mani avanti e assesta il titolo finale To Rome with Love appunto, proprio sul prototipo cartolina dichiarato a viso aperto. Come se non bastasse sceglie le immortali note di Volare, dell'altrettanto immortale italianissimo Domenico Modugno, per accompagnare i titoli di testa. Ma attenzione! Tutto ciò non vi tragga in inganno, perché la leggiadra cornice di To Rome with Love, in cui rientra perfettamente il vigile urbano - uomo comune elevato al ruolo di 'narratore' che apre e chiude la 'singolar tenzone', in quanto testimone oculare

    elettivo di un mare di quotidianità proprio nel cuore della città eterna - non è che un tranello teso ad hoc dal malandrino Allen, del quale tutto si potrà dire, ma non certo che qui abbia peccato per carenza di ispirazione, come qualcuno, a torto, ha ventilato. Altro che mancanza di ispirazione! Altro che cartolina stanca e riciclata! C'è n'è per tutti, credetemi, e senza neppure troppi peli sulla lingua! Ed è forse questo ad aver infastidito qualche urticato palato, non certo la qualità del film, che a me pare, al contrario, tra le più raffinate e temerarie nel cavalcare la satira pungente, e persino irriverente, lanciata dal più candido e innocente dei pulpiti. Per colpire meglio i bersagli, si intende! Il precedente titolo Bop Decameron, ammiccando al Decamerone boccaccesco, la diceva indubbiamente più lunga su premesse e promesse di quel che poi, bleffando, si è tramutato in To Rome

    with Love: una pellicola estremamente stratificata sul poliedrico letto di un caleidoscopio culturale, non solo italiano - che scarta fortunatamente dall'irritante bozzettismo del precedente Midnight in Paris - così come sull'alcova di tradimenti, compromessi, ipocrisie e idiosincrasie personali o collettive, quelle che delineano il vuoto di un essere umano votato totalmente all'annullamento di se stesso declinato sull'apparire, sull'ossessione per fama e successo, alle volte nate dal nulla e morte improvvisamente nello stesso nulla che le ha partorite: significativo e candidamente 'spiazzante' in tal senso, il personaggio di Leopoldo Pisanello (Roberto Benigni) che incarna più di altri la dinamica di quella fama, di cui qui ben si tratteggiano le coordinate di 'arma a doppio taglio'.

    Allen si inoltra e procede senza indugio alcuno passando:

    1) per i palcoscenici del teatro, cui ammicca già fin dalle prime battute attraverso una gestualità insolitamente demarcata, quasi esasperata e innaturale, metafora della finzione sul palcoscenico

    della vita reale, registro battuto proprio di recente per altri versi da Ferzan Ozpetek in Magnifica presenza.

    2) per il cinema come Arte elettiva di crescita culturale, di formazione: singolare che tra tutte le possibili citazioni di film proiettati a Roma (Cinema Farnese) Allen abbia scelto La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo.

    3) per l'opera lirica - il personaggio di Allen, Jerry, è per l'appunto un regista di opera che non sa rassegnarsi alla pensione - in particolare Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, in cui il personaggio Canio, nel ruolo di Pagliaccio, impersona appunto un marito tradito dalla sposa Colombina. Tema interattivo con le dinamiche amorose boccaccesco-felliniane protagoniste in To Rome with Love.

    Da qui parte anche la ricerca alleniana - fortunata e geniale - del vero talento, nascosto, paradossalmente, negli anfratti di una sfera di mondo marginale ed universalmente emarginata, per la connaturata paura della morte: l'episodio che

    gira intorno all'impresario di pompe funebri con naturali doti da tenore Giancarlo (il famoso tenore Fabio Armiliato), in grado di raggiungere le sue vette più alte sotto la doccia. Episodio gestito per schegge incrociate con altri, secondo un andamento alternato: struttura semplice e piuttosto ordinaria che ha consentito ad Allen di spostare l'attenzione sul vero mordente, espresso da personaggi e situazioni metafora di un'attualità non solo romana. Non sono poche le frecciatine alleniane verso gli irriducibili 'Hollywoodiani' ad ogni costo, con l'immagine come priorità assoluta da coltivare: la battuta sugli attori frocetti interpreti di supereroi non è che uno dei dardi alleniani che sconfinano fuori porta - scartando peraltro da quel famoso effetto cartolina 'inter nos' di cui sopra - ribadito dal sexy personaggio di Monica (Ellen Page), aspirante 'attrice di gran calibro' con la parola magica 'Los Angeles' negli occhi e nel cuore. Per non dire dei red carpet

    in cui si appunta la divertente sequenza con l'arrivo di Leopoldo (Benigni) e consorte.

    Così Allen maneggia con divertita leggiadrìa i variopinti fili con cui tesse la sua pruriginosa tela. Tela che, man mano che si va avanti, ci si accorge sempre più e sempre meglio, non essere solo tricolore, scorgendo una ricchezza cromatica impreziosita di cangiantismi e sfumature talora acidule, in armonica convivenza con il caldo e irriverente rosso della succinta mise della escort Anna (Penelope Cruz), una vera star, giocoforza in incognita, negli ambienti festaioli popolati dalla 'creme della creme'. Ogni riferimento sembra in questo caso davvero puramente casuale, anche se calza a pennello con la 'romanità di palazzo', non c'è che dire, perché anche questa è una delle 'glorie' di cui, purtroppo, non può fregiarsi solo Roma e l'Italia, anche se soprattutto di recente, ne è diventata un simbolo elettivo: ogni Paese ha le sue di vergogne

    e alle volte ci si può sorprendere della poca fantasia che accomuna 'culture' diverse tra loro, eppure così familiari, su certi registri, da sembrare quasi unite da stretta parentela.

    Ed è poi 'vaneggiando' più o meno bonariamente tra raggi 'tramontati' o, per meglio dire, 'tramontabili', di sindacati e rigurgiti di marca comunista, convertiti in "molto di sinistra" (l'aspirante genero Michelangelo-Flavio Parenti), che Woody Allen torna, anche ripetutamente, su uno dei registri diventati uno dei 'leit motiv' delle sue 'autobiografiche' esternazioni in celluloide: la psicanalisi, motivo su cui assesta, peraltro brillantemente, un'esilarante sequenza in cui gioca con la filastrocca che incrocia il suo perno portante nella parola "grancassa". Da non perdere!

    To Rome with Love è dunque tutt'altro che un film leggero, sembra piuttosto una satira farsesca che tradisce un cuore da 'dark comedy', estremamente colta e non solo per la 'moltitudine' di citazioni, più o meno consapevoli: non ultima Lo

    sceicco bianco di Federico Fellini, là dove una coppia di sposini della provincia marchigiana è in luna di miele per l'appunto a Roma. Milly (Alessandra Mastronardi) da Pordenone sembra la legittima erede della felliniana Wanda, giovane moglie appassionata di fotoromanzi che approfitta del viaggio per incontrare appunto lo "Sceicco bianco", idolo del suo fotoromanzo preferito, qui in To Rome with Love aggiornato allenianamente con il popolare attore Luca Salta (Antonio Albanese). Allen non rinuncia a mostrarci l'effetto magico, trasognato, esercitato dalla fama e dal mondo del cinema, raccolto da tutti i lati, compreso quello dei dietro le quinte di un set cinematografico (là dove si appunta il cameo di Ornella Muti), non sempre edificanti e cristallini come dimostra appunto, l'incontro Milly-Salta, condito con l'intermezzo di Riccardo Scamarcio in qualità di ladro d'albergo.

    Alla luce di tutto questo, sembra davvero alquanto strano che ci si possa domandare che fine abbia

    fatto il famoso architetto John (Alec Baldwin), ambigua 'presenza' giocata tra realtà e finzione quale voce della coscienza interattiva tra i personaggi dell'aspirante architetto Jack (Jesse Eisenberg) e Monica (Ellen Page), amica della sua fidanzata Sally (Greta Gerwig). Personaggio, quello di Baldwin, che sfuma nelle retrovie del suo ruolo di guida morale non appena il suo ruolo semplicemente si conclude, vale a dire quando i personaggi hanno definito la strada da intraprendere, hanno fatto o subìto delle scelte. Verrebbe quasi la tentazione di considerare fuor di metafora l'inconsistenza, il vuoto che sembra abitare le menti di stampa e fotoreporter sempre a caccia di scoop, a costo di inventarselo di sana pianta, anche sull'acqua corrente quando non disponibile. Quella vacuità qui pruriginosamente illustrata da Allen cavalcando la farsa nel suo calderone decameroniano che, per rigor di giuramento di fedeltà alla titolazione originale, è andato legittimamente a caccia di difetti e non

    di virtù. Non per questo intende negarne l'esistenza - delle virtù si intende - semplicemente non rientrano in questa cornice. Certo che, quando Allen spazia con ampie carrellate a tutto tondo sui nostri monumenti, sulla nostra Arte incomparabile nel mondo, e quando una indiretta battuta tradisce 'velenosamente' il fatto che lui (il suo personaggio) non legge i giornali italiani (neppure io, pensa un pò!), sembra quasi di potergli leggere nella mente e nel cuore uno dei messaggi portanti di To Rome with Love: 'Guardate chi eravate e che cosa siete diventati'! Potrà anche far male ma, come dargli torto? Per dirla in lirica, 'Nessun dorma' e, piuttosto che offendersi, ci si dia da fare a cambiar registro e a voltar pagina il prima possibile. Come cantilenava un vecchio adagio 'Non è mai troppo tardi'! Almeno così si spera!

    Bibliografia:

    Studio Lucherini Pignatelli

    Pressbook:

    PRESSBOOK BREVE in ITALIANO di TO ROME WITH LOVE
    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di TO ROME WITH LOVE

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