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    LET THEM ALL TALK

    RECENSIONE in ANTEPRIMA - Negli USA il film debutta su HBO Max il 10 dicembre 2020

    Girato in appena due settimane e con la maggior parte dei dialoghi improvvisati dagli attori, Let Them All Talk, il nuovo film del regista premio Oscar Steven Soderbergh con Meryl Steep, Candice Bergen, Dianne Wiest e Lucas Hedges, ha stregato i critici americani per la sua capacità di andare a fondo nella psiche umana e nelle sue contraddizioni. Una piccola perla autoriale che ci auguriamo possa, prima o poi, avere l'onore di una distribuzione italiana.

    (Let Them All Talk; USA 2020; Dramedy; 113'; Produz.: Extension 765, HBO Films, LS Productions, Warner Bros.)

    Locandina italiana Let Them All Talk

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    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis
    Trailer

    Titolo in italiano: Let Them All Talk

    Titolo in lingua originale: Let Them All Talk

    Anno di produzione: 2020

    Anno di uscita: 2020

    Regia: Steven Soderbergh

    Sceneggiatura: Deborah Eisenberg

    Cast: Meryl Streep (Alice)
    Gemma Chan (Karen)
    Lucas Hedges (Tyler)
    Candice Bergen (Roberta)
    Dianne Wiest (Susan)
    Christopher Fitzgerald (Eddie)
    Saskia Larsen (Mika)
    Mary Catherine Garrison (Cliente)
    Elna Baker (Clovis)
    Samia Finnerty (Samia)
    Fred Hechinger (Fred)
    David Siegel (Superiore di Karen)
    David Shepherd (Direttore dell'hotel)
    Stephanie Phippen (Addetta all'imbarco)
    Dominic Crisonino (Guida)
    Cast completo

    Musica: Thomas Newman

    Costumi: Ellen Mirojnick

    Fotografia: Steven Soderbergh

    Montaggio: Steven Soderbergh

    Effetti Speciali: Fernando Torres Idrovo (supervisore effetti visivi)

    Makeup: Stephanie Pasicov (direttrice trucco); Annemarie Bradley-Sherron (direttrice parrucco)

    Casting: Carmen Cuba

    Scheda film aggiornata al: 23 Gennaio 2021

    Sinossi:

    In breve:

    E' la storia di un’autrice di alto profilo (Meryl Streep) che fa un viaggio con alcuni dei suoi amici più cari (Dianne Wiest e Candice Bergen) per divertirsi e curare vecchie ferite. Anche il nipote dell’autrice (Lucas Hedges) si unisce a lei e alla fine rimane invischiato nel dramma che si svolge tra il trio di amici. E, come se questo gruppo non fosse abbastanza vivace, anche l’agente letterario dell’autrice (Gemma Chan) si inserisce in questo racconto.

    Short Synopsis:

    A famous author goes on a cruise trip with her friends and nephew in an effort to find fun and happiness while she comes to terms with her troubled past.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Cercare di cogliere il raggio di luce in una bottiglia per la seconda volta” è il nuovo obiettivo di una scrittrice di successo…

    Let Them All Talk, ovvero Lasciali tutti parlare. Ed è esattamente quello che Steven Soderbergh fa, molto probabilmente per parlare di se stesso, attraverso quella che, in fondo, è la vera anima del soggetto di questo suo film, ‘confezionato’ per la tv, ma dal grande potenziale di cinema di nicchia: il processo creativo di scrittura, a cominciare dal valore della parola in sé. E che dire poi dei generi letterari? Occasione imperdibile per classificare, ad esempio i gialli, come letteratura di serie B, da ‘fast-food’, per ammiccare all’appropriazione indebita di idee, personaggi e fatti, quando ispirati alla realtà. E Soderbergh ne fa persino un punto etico: è giusto farlo? Non è che possa diventare una sorta di tradimento fino alle più tragiche conseguenze? Vale a dire: il diretto

    interessato, l’autentica fonte di ispirazione, può sentirsi tradita? La scrittura può cambiare lo stato delle cose, la realtà dei fatti? Può cambiare magari un’amicizia di lunga data nata tra i banchi dell’Università? E che ruolo può giocare, tutto questo, nei legami parentali più stretti? Questo lo si può leggere tra le righe di questa aulica, intellettuale e alquanto cerebrale pellicola, catturata per caso fortuito tra i vari spiragli in digitale, giacché ha visto la luce solo sulle frequenze statunitensi della HBO Max il 10 Dicembre del famigerato, ormai scorso, 2020.

    E chi poteva mai essere l’alter ego del regista, calato nell’autorevole scrittore di fama, il fuso su cui annodare i fili di tutte queste riflessioni? Beh! Steven Soderbergh ha scelto il ‘Top di Gamma’, perché è proprio lei, Meryl Streep, ad inanellare una dopo l’altra le varie riflessioni sull’argomento, vale a dire sull’importanza della parola, e ancor prima di comparire, sguardo

    dritto in macchina, in un fugace ma intenso piano sequenza. La ragion di essere di una conversazione a tavolino con un’altra donna chiave: l’agente letterario Karen di Gemma Chan. E il dado dell’eleganza di stile è tratto! Ma l’insaziabile Soderbergh alza la posta! E lo fa usando più assi nella manica: la tessitura, com’è noto, ha necessità dei suoi fili primari, che non mancano di essere posti sotto i riflettori uno ad uno per una sorta di conoscenza preliminare. A cominciare da lei, appunto, scrittrice di successo con un Premio Pulitzer al suo attivo, vinto per un libro di cui si vorrebbe ardentemente un sequel, se l’autrice non lo considerasse il suo ‘Anticristo’, preferendone un altro. Chissà perché! Il che rischia di vanificare tutte le operazioni di convincimento dell’agente letterario, portavoce della casa editrice che ripone in quel sequel ogni speranza per lucrosi profitti assicurati. Ma la determinazione paga e

    la proposta alternativa di una crociera in nave, di contro ad un viaggio aereo che l’autrice non può affrontare, tanto per preparare il terreno, la sfanga finalmente su ogni rimostranza.

    E dunque non poteva essere che lei la prima: Alice (Meryl Streep) in quel di New York. Perché lei è il motore di tutto, del viaggio e di quel che ne consegue: “Quanti ospiti posso portare?”. Ed ecco una buona ragione per completare le presentazioni degli ospiti cui Alice/Streep andava per l’appunto pensando di portare in viaggio con sè. Perciò gli ospiti prescelti si susseguono, ritratti nel loro naturale contesto delle rispettive quotidianità di appartenenza: Susan (Dianne Wiest) a Seattle; Roberta (Candice Bergen) a Dallas, nonché il nipote Tyler (Lucas Hedges) a Cleveland. E’ poi curioso come nell’elettivo nucleo si infiltreranno presenze altre, in ruoli non sempre dichiarati, se non in prossimità di un interessante epilogo ‘con sorpresa’. Ma ecco

    che a un certo punto, imbastito per lo più sull’intreccio di conversazioni a coppie, appuntate sulla lavagna della routine a bordo di questa nave di lusso, il film vira quasi in una sorta di thriller psicologico. Il filo su cui corrono questi scorci di conversazioni sembra essere il secondo fine di ciascuno: ognuno di loro ha un obiettivo, un’idea rotante intorno a quella Alice/Streep che, da amica dei tempi che furono, è diventata per loro un’estranea, cambiata in tutto e per tutto, nel modo di essere e di pensare, poco disponibile al punto da centellinare il proprio tempo con i suoi ospiti, limitandosi alla sola cena, col pretesto della scrittura, della piscina e del suo personale spazio vitale. Ed ecco che la parola, non necessariamente del processo di scrittura, si affina pronta a pungere come un ago. Soderbergh fa in modo che tutti continuino a parlare fino a rendere, a

    tratti, fin troppo verbosa ed elegiaca l’intera storia, mentre intanto la sua macchina da presa circuisce ed ammanta la laconica e raffinata intellettuale Alice, davvero abile a nascondere i propri scheletri nell’armadio, colei che Meryl Streep cesella in punta di un tocco snob sotteso e cangiante, come solo lei riesce a fare. Un processo per sottrazione, ben più rappreso e in sospensione, rispetto alle mirabolanti esternazioni pur sempre snobiste esibite dalla sua Miranda ne Il diavolo veste Prada. Meryl Streep deve aver avuto anche in questo caso un interessante riferimento reale o persino un mix di personaggi interrelati col mondo della scrittura per incarnare la sua Alice in un modo tanto viscerale e naturale. Ma del resto è perfettamente nelle sue corde e rientra nei suoi straordinari parametri di approccio artistico, praticamente da sempre.

    Pazientare tra una riflessione e l’altra premierà man mano che ci si avvicina verso un epilogo drammatico

    e, per come andranno le cose per ognuno dei personaggi in campo, assolutamente imprevedibile: là dove non sempre l’amore vince sul denaro, né la parola nobile surclassa quella più facilmente vendibile. Il montaggio di quei fotogrammi che fanno da apripista all’epilogo e che vedono Alice/Streep protagonista assoluta, fanno infine a gara tra la bravura di un’interprete che fa sempre la differenza - alle volte, come in questo caso, scegliendo di stare sotto, piuttosto che sopra, le righe del pentagramma - e l’autorialità del regista Steven Soderbergh che gioca qui il tutto e per tutto nell’alternanza serrata di varie immagini: immagini fisse e d’altra parte rotanti l’una sull’altra, tra memoria, vita vissuta, e… pur sempre, scrittura. L’attimo raccolto in extremis, l’embrione di un racconto, il più intimo e vero, destinato a rimanere privato e dunque mai posto in vendita. Così come la comunicazione umana più autentica, sempre la stessa, sia prima

    che dopo l’era del digitale.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)









    Trailer Ufficiale Inglese in HD:

    Links:

    • Steven Soderbergh (Regista)

    • Meryl Streep

    • Dianne Wiest

    • Candice Bergen

    • Lucas Hedges

    • Gemma Chan

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    Let Them All Talk - trailer (versione originale)

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