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    Home Page > Movies & DVD > Il Signor Diavolo

    IL SIGNOR DIAVOLO

    Un ritorno ai demoni del passato del regista Pupi Avati al romanzo gotico e a quel La casa delle finestre che ridono (1976) che è rimasto sempre nel suo cuore - RECENSIONE - Dal 22 Agosto

    "'Il Signor Diavolo' rappresenta una sorta di check up del mio rapporto con il mezzo cinematografico. Una verifica doverosa di quello che è il mio rapporto fra ciò che immagino, ciò che io, Antonio, e mio figlio Tommaso abbiamo immaginato, e ciò che poi risulta nel film. L’emozione che suscita, la tensione che sa mantenere, il livello di identificazione che produce nello spettatore. Erano diversi anni che non realizzavo un film destinato a una distribuzione theatrical, avendo lavorato per la televisione su intrecci narrativi più consolatori o comunque lontani da quel gotico padano che mi ha riportato ai miei inizi. Tornare a quelle atmosfere, a quegli stessi luoghi, con alcuni degli stessi interpreti di allora, ha avuto su di me un esito terapeutico, un riaffacciarsi del cinema in tutte le sue sfrontate potenzialità. E’ evidente che già nello scriverlo abbiamo avvertito una sensazione di libertà, di riaprirsi di quel mondo sconosciuto e spaventevole che ha dato forza e garantito sopravvivenza a titoli di una mia filmografia ormai remota. In questo film, come a volte era già accaduto, anche se non sempre, tutto ha funzionato. Il rapporto degli interpreti con l’ambiente, con il tono fotografico, con i costumi che indossavano, i dialoghi che si trovavano a recitare, tutto obbedisce a quella tensione che cercavo e che intride di sé il racconto. Racconto che ha per protagonista il male, quel male che sa occultarsi in ogni personaggio della complessa narrazione. Era quel male che volevo raccontare, quel male che muore e si rigenera in una infinità di vite nuove e imprevedibili. Avendo un romanzo pubblicato da Guanda alle spalle, nella realizzazione del film abbiamo deciso di arricchirlo di un triplo salto mortale nel finale, un salto mortale che andasse a sorprendere proprio chi il romanzo lo avesse letto. Credo che ci siamo riusciti e considero la chiusura di questo racconto, (finale che abbiamo girato persino all’insaputa della troupe) come uno dei finali più riusciti ed inquietanti dell’intera mia vicenda cinematografica".
    Il regista e co-sceneggiatore Pupi Avati

    (Il Signor Diavolo; ITALIA 2018; Drammatico; 86'; Produz.: Duea Film, Rai Cinema; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Il Signor Diavolo

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    Trailer

    Titolo in italiano: Il Signor Diavolo

    Titolo in lingua originale: Il Signor Diavolo

    Anno di produzione: 2018

    Anno di uscita: 2019

    Regia: Pupi Avati

    Sceneggiatura: Pupi, Antonio e Tommaso Avati

    Soggetto: Da un romanzo di Pupi Avati (Guanda editore).

    Cast: Filippo Franchini (Carlo Mongiorgi)
    Lino Capolicchio (Don Zanini)
    Cesare Cremonini (Giulio Mongiorgi, padre di Carlo)
    Gabriel Lo Giudice (Furio Momenté)
    Massimo Bonetti (Giudice Malchionda)
    Ludovica Pedetta (Infermiera Laura Poli)
    Alessandro Haber (Padre Amedeo, l'esorcista)
    Ariel Serra (Liù Quinterno)
    Andrea Roncato (Prof. Rubei)
    Gianni Cavina (Sagrestano)
    Chiara Caselli (Clara Vestri Musy)
    Lorenzo Salvatori (Emilio)
    Claut Riccardo (Paolino Osti)
    Eva Antonia Grimaldi (Madre di Paolino)
    Enrico Salimbeni (Giocatore)
    Cast completo

    Musica: Pompeo Iaquone (suono)

    Costumi: Maria Fassari

    Scenografia: Giuliano Pannuti

    Fotografia: Cesare Bastelli

    Montaggio: Ivan Zuccon

    Effetti Speciali: Sergio Stivaletti e Just Eleven

    Makeup: Elisabetta Flotta (direttrice)

    Scheda film aggiornata al: 09 Settembre 2019

    Sinossi:

    In breve:

    Siamo nell'autunno del 1952 in Veneto. Qui è in corso l'istruttoria di un processo per l'omicidio di un adolescente, considerato un demonio, ucciso da un coetaneo. Una cosa non da poco che vede coinvolta la Chiesa proprio alla vigilia delle elezioni politiche.

    In dettaglio:

    Autunno 1952. Nel nord est è in corso l’istruttoria di un processo sull’omicidio di un adolescente, considerato dalla fantasia popolare indemoniato. Furio Momentè, ispettore del Ministero, parte per Venezia leggendo i verbali degli interrogatori. Carlo, l’omicida, è un quattordicenne che ha per amico Paolino. La loro vita è serena fino all’arrivo di Emilio, un essere deforme figlio unico di una possidente terriera che avrebbe sbranato a morsi la sorellina. Paolino, per farsi bello, lo umilia pubblicamente suscitando la sua ira: Emilio, furioso, mette in mostra una dentatura da fiera. Durante la cerimonia delle Prime Comunioni, Paolino nel momento di ricevere l’ostia, viene spintonato da Emilio. La particola cade al suolo costringendo Paolino a pestarla. Di qui l’inizio di una serie di eventi sconvolgenti.

    In altre parole:

    Anni Cinquanta, Italia. Il pubblico ministero Furio Momentè sta raggiungendo Venezia da Roma, inviato dal tribunale per un processo delicato. Un ragazzino di quattordici anni ha ucciso un coetaneo, e la Curia romana vuole vederci chiaro, perché nel drammatico caso è implicato un convento di suore e si mormora di visioni demoniache. All'origine di tutto c'è la morte, due anni prima, di Paolino Osti. Malattia, hanno detto i medici, ma secondo Carlo, il suo migliore amico, Paolino è morto per una maledizione: Emilio lo ha fatto inciampare mentre, in chiesa, portava l'ostia consacrata per la comunione. Sacrilegio... E Paolino sul letto di morte avrebbe mormorato: "Io voglio tornare". "Far tornare" l'amico per Carlo è diventata un'ossessione che ha messo in moto oscuri rituali e misteriosi eventi. Fino alla morte di Emilio, ucciso da Carlo con la fionda di Paolino. Almeno così pare... Una storia intensamente nera, il ritratto di una provincia non addomesticata, mai del tutto compresa, un profondo Nord-est intriso di religione quanto di superstizione e in cui i confini tra vita e mistero si spostano come l'orizzonte nelle paludi... Un mondo dove tutto sembra possibile. Anche il Diavolo.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Potrà essere pre o post bellica, ma l’ambientazione rurale, le famiglie, i paeselli o le città, la gente che Pupi Avati porta da sempre sul grande schermo, sembra figlia di un neorealismo colorato o, per meglio dire, decolorato, in nuances seppiate, con cui ama sfumare i contorni di quelle storie intime che, ogni volta, vanno ad abitare pellicole desautorate, da cui negli anni, hanno preso vita commedie, piccoli e grandi drammi. Basti pensare a La seconda notte di nozze, Il papa di Giovanna, Gli amici del Bar Margherita o a Il cuore grande delle ragazze.

    Bisogna portarsi d’altra parte parecchio indietro nel tempo, fino al 1976, con La casa delle finestre che ridono, per ritrovare un esemplare horror nella filmografia di Pupi Avati. Non certo un genere prediletto, eppure la chiave con cui oggi torna ad aprire una nuova porta, tra le svariate aperte in precedenza, sul panorama umano di un’area

    geografica e di uno spicchio epocale circoscritti. Così non ci si sorprende tanto del fatto che Il signor diavolo sia ambientato in un autunno del 1952 in Veneto. Quasi ce lo aspettiamo, ed è ciò che tiene banco per la maggior parte del tempo, mentre ci si accorge appena di qualche sporadica, leggiadra, eppur sottile, battuta, rivolta alla politica dell’epoca, nonché alla Chiesa, che in quegli anni con quella ha flirtato a lungo fino a condizionarne cause ed effetti. A sorprendere abbastanza è proprio l’inizio - d’altra parte l’unico interessante brandello di celluloide horror doc - che, con l’agghiacciante finale, puntano a spiazzare lo spettatore. Quel che regna davvero ne Il signor diavolo di Pupi Avati, di fatto un inquietante caso giudiziario che ruota intorno ad un atto efferato commesso da un minore, è la sospensione. Una sospensione che gioca sul bilico funambolico tra il sovrannaturale, con il derivato presunto

    fattore demoniaco, e la superstizione. Sospensione che si fa strada tra le dinamiche del racconto-confessione in prima persona del ragazzino protagonista, non sempre chiarissime, mentre ci si fa largo tra una fauna umana spesso ‘stereotipata’, ed un’indagine che si ingolfa ad ogni giro di boa. La soluzione per questo piccolo rebus intimista? Potrebbe essere più importante di quel che sembra una battuta di sceneggiatura messa in bocca ad uno dei personaggi: "Nella cultura contadina il diverso, il deforme, vengono associati al demonio".

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)

    trailer Ufficiale:



    clip 'Sacrilegio':



    clip 'Arrivo a Venezia':



    clip 'I denti del maiale':



    clip 'Ammazzare il Signor Diavolo':



    clip 'Il segno segreto':

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO de IL SIGNOR DIAVOLO

    Links:

    • Pupi Avati (Regista)

    • Alessandro Haber

    1 | 2 | 3

    Galleria Video:

    Il Signor Diavolo - trailer 2

    Il Signor Diavolo - trailer

    Il Signor Diavolo - clip 'Sacrilegio'

    Il Signor Diavolo - clip 'Arrivo a Venezia'

    Il Signor Diavolo - clip 'I denti del maiale'

    Il Signor Diavolo - clip 'Ammazzare Il Signor Diavolo'

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