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    IL POTERE DEI SOLDI

    RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by ANDREW BARKER (www.variety.com) - Dal 12 SETTEMBRE

    (Paranoia; USA/FRANCIA 2012; Thriller drammatico; 106'; Produz.: Gaumont/Demarest Films/EMJAG Productions/IM Global/Kintop Pictures/Reliance Entertainment; Distribuz.: M2 Pictures/Moviemax)

    Locandina italiana Il potere dei soldi

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    Titolo in italiano: Il potere dei soldi

    Titolo in lingua originale: Paranoia

    Anno di produzione: 2012

    Anno di uscita: 2013

    Regia: Robert Luketic

    Sceneggiatura: Jason Dean Hall e Barry Levy

    Soggetto: Dall'omonimo romanzo (2004) di Joseph Finder.

    Cast: Liam Hemsworth (Adam Cassidy)
    Amber Heard (Emma Jennings)
    Harrison Ford (Jock Goddard)
    Gary Oldman (Nicholas Wyatt)
    Josh Holloway (Agente Billups)
    Embeth Davidtz (Judith Bolton)
    Julian McMahon (Meechum)
    Richard Dreyfuss (Padre di Adam)
    Lucas Till (Aaron Cassidy)
    Angela Sarafyan (Alison)
    Christine Marzano (Nora Summers)
    Charlie Hofheimer (Richard McCallister)
    Kevin Kilner (Tom Lundgren)
    Meredith Eaton (Rebecca)
    Jon Douglas Rainey (Tecnico analista Wyatt)

    Musica: Junkie XL

    Costumi: Luca Mosca

    Scenografia: David Brisbin

    Fotografia: David Tattersall

    Montaggio: Dany Cooper

    Effetti Speciali: Raymond Henry e Timothy Lynch

    Makeup: Bill Corso (per Harrison Ford)

    Casting: Diane Heery e Jason Loftus

    Scheda film aggiornata al: 30 Settembre 2013

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Un giovane uomo sottrae i fondi della compagnia per cui lavora per creare un ricco fondo pensione per un collega, ma viene colto sul fatto dal suo capo. Dopo essere stato accusato di appropriazione indebita, accetta di diventare la spia del capo per evitare una denuncia e viene costretto a infiltrarsi in una compagnia rivale per rubare informazioni su un progetto top secret.

    SHORT SYNOPSIS:

    A boss blackmails one of his young employees to spy on a rival company

    An entry-level employee at a powerful corporation finds himself occupying a corner office, but at a dangerous price: he must spy on his boss's old mentor to secure for him a multi-billion dollar advantage.

    The high stakes thriller Paranoia takes us deep behind the scenes of global success to a deadly world of greed and deception. The two most powerful tech billionaires in the world (Harrison Ford and Gary Oldman) are bitter rivals with a complicated past who will stop at nothing to destroy each other. A young superstar (Liam Hemsworth), seduced by unlimited wealth and power falls between them, and becomes trapped in the middle of the twists and turns of their life-and-death game of corporate espionage. By the time he realizes his life is in danger, he is in far too deep and knows far too much for them to let him walk away.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Non passa molto tempo prima che ci si ritrovi assaliti da un languido rimpianto. Dopo la blasonata doppietta in celluloide di Oliver Stone con il primo Wall Street (1987) e il tardivo atto secondo di Wall Street - Il denaro non dorme mai (2010), dopo l'autoriale thriller finanziario di J. C. Chandor declinato in Margin Call (2012), da questo Paranoia (Il potere dei soldi) di Robert Luketic (21, La dura verità) ci si aspettava francamente qualcosa di più e di meglio, anche alla luce di blasonatissime presenze nel cast quali: Harrison Ford nel suo inedito look manageriale da nuovo squalo della situazione (Jock Goddard); Gary Oldman che, salvo rare eccezioni (La talpa, 2012), non smentisce mai ruoli interscambiabili sulla lunghezza d'onda del 'cattivo di turno' (Nicholas Wyatt); e Richard Dreyfuss, qui in un personaggio focale il padre di Adam), che un copione all'acqua di rose non gli rende giustizia, sulla

    falsariga di un background che sarebbe stato anche interessante se non fosse rimasto sfocato e appiattito sulla piattaforma di poche e frettolose battute verbali. Il che, tra l'altro, finisce purtroppo per tratteggiare l'intera storia, diventando la caratteristica di un film nel quale non c'è niente da scoprire al di là di quel che viene detto sui vari fronti. Ma non è solo per questo che Il potere dei soldi di Luketic manca di spessore corporale, tanto quanto di un'anima catalizzatrice.

    Se solo andiamo ancor più indietro negli anni - i gloriosi anni della celluloide a stelle e strisce - ci imbattiamo in un Sydney Pollack concentrato nell'assestare un altro dei suoi migliori tiri al bersaglio con una pellicola davvero mitica. Mi riferisco a Il socio (1993) che, oltre a poggiare le proprie fondamenta su una sceneggiatura (ispirata all'omonimo best seller di un autore come John Grisham) ed una

    regia a dir poco granitiche, vedeva un Tom Cruise al top della sua espressione artistica. Se qualcuno avesse dimenticato - ipotesi pressoché impossibile! - questa intramontabile 'gloria della celluloide', proprio qui, ne Il potere dei soldi Luketic ne rinverdisce alcuni tratti focali, scippando però sequenze troppo risapute e mal assemblate per elevarsi al rango di citazioni: dalle allettanti regalìe di casa, auto e stipendio da capogiro, al contratto di superlavoro con tranello sotterraneo sottaciuto (ne Il socio i legami con la mafia di Chicago nel blasonato studio legale di Memphis, ne Il potere dei soldi il furto di segreti industriali declinato sullo spionaggio obbligato dal ricatto senza scrupoli), dalla scoperta delle classiche 'cimici' diffusamente disposte in casa del protagonista, alle dinamiche del tentato svincolamento dalla trappola individuata, passibile di omicidi annunciati come copertura di rito a garanzia del silenzio di testimoni scomodi, fino all'ingerenza dell'FBI, da tempo sulle tracce dei

    malavitosi, nella vita del protagonista, del quale viene richiesta la collaborazione per il definitivo incastro degli stessi. A collante dell'intero 'pacchetto' troviamo inoltre, analogamente, le forti motivazioni personali (vedi i rispettivi background familiari) dei nostri protagonisti che, teoricamente, giustificano la loro ardente tensione verso il genere di escalation professionale che porta sugli alti scranni, quelli che scartano dal target dell'eterno "robot da scrivania", con equivalente, spudorato, riscontro finanziario.

    Si direbbe lo scialbo di un affresco originale in cui a riaffiorare, quale prima pecca di un diffuso deficit, è per l'appunto l'impronta data dai due giovani protagonisti: è sufficiente uno sguardo incrociato tra l'Adam Cassidy di Liam Hemsworth (Hunger Games) e il Mitch McDeere di Tom Cruise, tra la Emma Jennings di Amber Heard (The Ward-il reparto, The Rum Diary- Cronache di una passione) e la Abigail 'Abby' McDeere di Jeanne Tripplehorn. Ma se preferite, dal momento che ne Il potere dei

    soldi di Luketic l'informatica gioca un ruolo da 'prima donna', provate ad affacciarvi sulle sponde di un analogo riscontro, tra lo stesso Adam/Hemsworth (Il potere dei soldi) e il Jacob Moore di Shia Labeouf (Wall Street-Il denaro non dorme mai). Giacché, sfortunatamente, i due protagonisti dominano il campo, in particolare proprio Liam Hemsworth - che dimostra ampiamente di non avere le forze sufficienti per un ruolo trainante come questo - non salvano la situazione i frizzanti duetti tra Jock/Ford-Nicholas/Oldman, qui antagonisti boss finanziari, ex colleghi da sempre in esacerbata competizione, peraltro, quasi in una sorta di revival, ora di nuovo in lite sul grande schermo dai tempi ormai lontani dell'Air Force One (1997) di Wolfgang Petersen. Persino le cadenze, dalle dinamiche discutibili, del finale de Il potere dei soldi, non sollevano il latitante filo tensivo che si consegna definitivamente alla dozzinale prigionìa della banalità.

    Secondo commento critico (a cura di ANDREW BARKER, www.variety.com)

    Director Robert Luketic’s thriller “Paranoia” has a host of problems, but the biggest seems to be that no one in it is nearly paranoid enough. This is a film in which titans of industry discuss nefarious world takeover schemes with the discretion of Bond villains, tech whizzes work on top-secret military projects in the middle of dive bars, and corporate henchmen chase targets through crowded restaurants with guns drawn to deliver messages most people would send via text. Indifferently made and nearly tension-free, this Liam Hemsworth starrer should generate moderate opening weekend B.O.; after that, it would be well advised to look over its shoulder.

    Inhabiting a strange simulacrum of modern-day New York where Brooklyn is still unfashionable, Silicon Valley companies are headquartered in Lower Manhattan and nightclub doormen profess a “no hipsters” entrance policy, Hemsworth’s oft-shirtless protagonist, Adam Cassidy, is an entry-level programmer at a multinational tech company, supporting his

    sick live-in father (Richard Dreyfuss) out in the boroughs.

    Given the chance to make a product proposal for the company’s oleaginous CEO, Nicholas Wyatt (Gary Oldman), Adam whiffs his pitch, and his subsequent mouthing off to the board gets him and his whole team fired. Unruffled by the setback, Adam convinces his fellow pink-slippees to go out drinking with their curiously uncanceled corporate credit cards, and the gang goes to town with Ciroq bottle service in a trendy club.

    Deciding that a frattish, disgruntled former employee with a taste for Diddy’s signature vodka is precisely the person in whom to entrust an illegal corporate espionage project, Wyatt recalls Adam to the company the next morning, enlisting him to spy on rival tech giant Eikon (pronounced “Icahn”), run by Wyatt’s former mentor, the Steve Jobs-like Jock Goddard (Harrison Ford).

    Quickly rising through the Eikon ranks, Adam is teamed with the company’s marketing head, Emma

    (Amber Heard), a driven Ivy Leaguer determined to succeed in a man’s world — that’s literally how she’s introduced at parties — with whom Adam previously enjoyed a one-night stand. As Adam works his way deeper into Goddard’s inner-circle and Emma’s bedroom, he navigates a few mild double-crosses (every single one of them telegraphed by the film’s trailer) and begins to wonder if his very personal safety might be in jeopardy — his first clue coming around the 45-minute mark, when an FBI agent shows him autopsy photos of three recent Wyatt-commissioned corporate spies who, like Spinal Tap drummers, all seemed to perish in mysterious circumstances.

    Romantic-comedy veteran Luketic, working from a script adapted from Joseph Finder’s novel, clearly has no illusions that he’s making “The Conversation” (or even “Duplicity”), and there’s nothing wrong with tuning one’s brain down to a lower frequency for a fun, old-fashioned thriller. Yet even the

    most by-the-numbers suspense tropes somehow slip through this film’s fingers. A particularly boilerplate scene in which Adam attempts to download intel from Emma’s computer while she’s in the shower frantically cuts between the slowly creeping download bar, Adam’s darting eyes, and Emma gradually emerging from the bathroom … only to abruptly cut to the two peacefully back in bed with no explanation.

    As bad as the attempts at tension may fare, “Paranoia” is even worse when it attempts to smarten up. An early sequence in which Wyatt’s corporate fixer (Embeth Davidtz) is tasked with instructing Adam on the shadow-play rituals of executive culture seems ripe for satire, yet even after his big Pygmalion makeover, Adam’s grasp on corporate lingo still amounts to lines like “They made me an offer … a big-ass offer!”

    Hemsworth and Heard are both extremely beautiful, and would be ideal models for Abercrombie & Fitch’s business casual collection,

    yet neither suggests more than a glimmer of personality beneath their chiseled exteriors here. As for the overqualified veterans on call, Ford looks tired, Dreyfuss is sprightly, and Oldman seems content to amuse himself with an accent modeled on the Geiko gecko. At least bit players Lucas Till and Angela Sarafyan manage to sneak in some likable moments playing Shaggy and Velma to Hemsworth’s Fred.

    The film’s technical attributes are all suitably professional, though Luketic betrays a weakness for gimmicky time-lapse, fast-forward and stuttered-frame footage that makes little contextual sense. A mostly electronic score from Junkie XL is occasionally quite irritating, using cell-phone chirrups as recurring motifs and cuing up doom-laden swells to accompany Hemsworth doing nothing more exciting than opening the curtains.

    Perle di sceneggiatura

    Nicholas Wyatt (Gary Oldman) citando Picasso: "Un bravo artista copia, un grande artista ruba"

    Jock Goddard (Harrison Ford): "La competizione stimola l'innovazione".

    Links:

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    1 | 2 | 3

    Galleria Video:

    Il potere dei soldi - trailer

    Il potere dei soldi - trailer (versione originale) - Paranoia

    Il potere dei soldi - spot TV

    Il potere dei soldi - clip 'Sembri nervoso'

    Il potere dei soldi - clip 'Niente colazione?'

    Il potere dei soldi - clip 'Io ti seppellirò'

    Il potere dei soldi - featurette 'Liam Hemsworth' (versione originale sottotitolata)

    Il potere dei soldi - featurette 'La storia' (versione originale sottotitolata)

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