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    Home Page > Movies & DVD > Alexander

    FA TAPPA IN EUROPA IL GRANDE ALESSANDRO DI OLIVER STONE

    Alessandro è un vincitore. Sarà sempre conosciuto per almeno due ragioni: ha conquistato il mondo senza subire mai una sconfitta, e il suo animo grande e generoso. Forse è stato il guerriero più grande di tutti i tempi, più grande di Achille e Eracle. Crebbe sotto l’influenza di queste figure mitologiche greche e credeva in loro come nessun altro bambino. Di qui quella passione enorme e quel destino… Da studente sognavo di tornare indietro nel tempo con una macchina da presa e una piccola troupe per riprendere le campagne militari di Alessandro, 32 anni dopo ho finalmente avuto la possibilità di far rivivere quel periodo storico
    Il regista OLIVER STONE

    (Alexander, USA 2005; storico biografico; 175’; Produz.: Warner Bros/Intermedia/Pacifica Film/EgmondFilm & TV/IMF; Distribuz.: Warner Bros)

    Locandina italiana Alexander

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Alexander

    Titolo in lingua originale: Alexander

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Oliver Stone

    Sceneggiatura: Oliver Stone, Christopher Kyle e Laeta Kalogridis

    Cast: Colin Farrell (Alessandro)
    Angelina Jolie (Olimpia)
    Val Kilmer (Filippo)
    Anthony Hopkins (il vecchio Tolomeo)
    Jared Leto (Efestione)
    Rosario Dawson (Roxane)
    Christopher Plummer (Aristotele)
    Jonathan Rhys Meyers (Cassandro)
    Gary Stretch (‘Cleitus’)
    John Kavanagh (Parmenione)
    Eliot Cowan (Tolomeo)
    Erol Sander (Principe ‘Pharnakes’)
    Rory McCann (‘Crateros’)
    Neil Jackson (Perdicca)
    Garrett Lombard (‘Leonnatus’)
    Cast completo

    Musica: Vangelis

    Costumi: Jenny Beavan

    Scenografia: Jan Roelfs

    Fotografia: Rodrigo Prieto

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Per alcuni era un magnifico re guerriero, ambizioso, coraggioso e arrogante come solo i giovani sanno essere, che trascinava alla vittoria il suo esercito contro le soverchianti truppe persiane, ma anche un figlio che desiderava disperatamente l’approvazione di un padre severo, tormentato e combattuto dall’influenza della madre… per altri un implacabile conquistatore che non aveva mai perso una battaglia e guidava i suoi soldati al limite estremo del mondo allora conosciuto… un visionario i cui sogni, le cui imprese e il cui destino sarebbero echeggiati per l’eternità, contribuendo a disegnare quel mondo che oggi conosciamo. Era tutto questo e molto di più. Era Alessandro il Grande.

    Alexander di Oliver Stone è basato sulla storia vera del conquistatore più famoso della storia (COLIN FARRELL), un uomo che a 25 anni si era impadronito del 90% del mondo allora conosciuto, guidando in assedi e battaglie le invincibili armate di Greci e Macedoni per 22.000 miglia. Quando morì a 32 anni aveva costituito un impero mai visto fino ad allora. Ambientato nell’era pre-cristiana, quando vigevano regole morali e sociali molto diverse da quelle di oggi, il film racconta un mondo di grande bellezza e assoluta brutalità, ideali sublimi e tradimenti sconcertanti e parla della vita di Alessandro e del suo rapporto con la madre Olimpia (ANGELINA JOLIE), il padre Filippo (VAL KILMER), l’amico di una vita, Efestione (JARED LETO), la bella e ambiziosa moglie persiana Roxane (ROSARIO DAWSON) e il fidato generale e confidente Tolomeo (ANTHONY HOPKINS).
    Lo straordinario viaggio di Alessandro inizia quando, partendo dalla Macedonia, lancia il suo esercito contro le armate persiane che controllano l’Asia occidentale, poi contro lo stesso impero persiano. Alessandro estende il suo dominio in quella che è oggi l’Asia centrale, arrivando fino ai piedi dell’Himalaya, dove mai nessun occidentale era arrivato, e conquista anche l’esotica India. Cosa mai successa nella storia militare, Alessandro non venne mai sconfitto in battaglia. Inesorabile, spinge il suo esercito attraverso deserti, montagne e giungle in in terre misteriose, sconfiggendo chiunque osi opporsi.

    Il film racconta come Alessandro, un ragazzo divorato dal desiderio di gloria e di avventura, diventa una leggenda vivente, parla dei suoi legami con gli amici più cari, della sua morte solitaria come conquistatore di un enorme impero. Alexander è l’incredibile storia di una vita che unì il mondo conosciuto, che dimostra come la fortuna aiuta gli audaci”.

    Dal >Press-Book< di Alexander

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    Il GRANDE STONE CI OFFRE UN’AFFASCINANTE INTERPRETAZIONE DI UN INTRIGANTE CAPITOLO DI STORIA EPICA CON SOFISTICATI EFFETTI SPECIALI TUTT’ALTRO CHE GRATUITI. E IL RACCONTO DELLA VITA DI ALESSANDRO DA PARTE DI TOLOMEO AGLI SCRIBI DIVENTA UN’INTERESSANTE LEZIONE DI VITA PER LA CONTEMPORANEITA’. RIUSCIRE AD APPREZZARLA NON E’ DA TUTTI, E’ UNA QUESTIONE DI SENSIBILITA’.

    Una lezione nella lezione. E dal mito riemerge l’uomo in tutta la sua complessa personalità di cui regista (Oliver Stone) e protagonista (Colin Farrell) ne visualizzano il processo evolutivo attraverso un’intensa e variegata stratificazione emotiva oltre che fisionomica

    Sulle prime battute ci si chiede se Oliver Stone (Ogni maledetta domenica, J. F. K., Nato il 4 luglio…) abbia confezionato un film-documentario per le scuole o che altro, ma l’impressione a freddo svanisce ben presto man mano che ci si scalda addentrandoci in questo intrigante capitolo di storia che ha come protagonista un giovane indubbiamente d’eccezione come Alessandro

    (Colin Farrell). Il destino lo incorona re ancora giovanissimo a seguito dell’assassinio del padre Filippo (Val Kilmer) e va alla conquista del mondo, prendendo le distanze da una madre-piovra come Olimpia, sinuosamente strisciante alla stregua dei serpenti di cui ama adornarsi (calzata come un guanto da Angelina Jolie). L’impressione di una confezione ‘didascalica’ scaturisce quando, muovendo dal mito di Alessandro e dalla ‘grecità’ per simboli (un ritratto scultoreo, una mappa, la massima dell’Eneide di Virgilio “La fortuna aiuta gli audaci”), Stone dà voce alla storia per bocca di un testimone oculare elettivo. Si tratta di Tolomeo (Anthony Hopkins nel duplice ruolo di narratore protagonista e in voce off ), già fidato generale e confidente di Alessandro che a quarant’anni dalla sua morte (323 a. C.), rievoca l’essenza biografica di quel mito a se stesso e agli scribi cui va dettando. Così di lì a poco si scopre che tutto rientra

    armoniosamente in un progetto pianificato con sofisticata e puntigliosa cura da un regista come Oliver Stone, ritenuto tra gli autori più “viscerali” e fuori dal comune della cinematografia statunitense. Ne esce una sorta di lezione in flashback tra le più sentite emotivamente perché vissute in prima persona dal narratore stesso. Allora le iniziali perplessità si dileguano e lo spettatore dotato di un minimo di sensibilità si trova ben presto risucchiato nello sviluppo degli eventi, nella cadenza delicata di alcuni o nell’irruenza sanguinolenta di altri, rapito allo stesso modo degli scribi che ancor prima di scrivere le parole di Tolomeo, lo ascoltano assorti e sorpresi. Quello che ci pare voglia offrire Oliver Stone, malgrado si ritenga un drammaturgo e non uno storico, è proprio una lezione di storia con sentimento scartando dai sentimentalismi. Il che è tutt’altro che facile ma riteniamo che lo abbia fatto e con grande stile, declinando con

    la storicità degli eventi la vicenda “drammatica e gloriosa” di un giovane uomo, là dove l’incipit muove dalla fine, solennemente rimarcata dalla caduta al ralenti di quell’anello, simbolo di tante cose.
    Una lezione nella lezione dunque, che non poteva trovare terreno più fertile per ampi margini di interpretazione, là dove si appuntano i molti aspetti che di questo capitolo la storia lascia ancora oggi aperti e indefiniti. Proprio là Stone materializza coraggiosamente la propria visione personale e ci fa scoprire un piccolo grande uomo, riesumato dalle nebbie delle sue gesta, immense quanto le fragilità e la generosa nobiltà d’animo, fino a scoprire i contorni di un profilo inedito o comunque poco popolare. Con il novero dei nodi ancora da sciogliere e con tutta probabilità destinati a rimanere tali anche per gli storici, trattandosi di eventi riconducibili a Duemila anni fa, la figura di Alessandro ha rappresentato per Stone chiaramente una

    bella sfida, ma anche un soggetto particolarmente appetibile per la trasposizione sul grande schermo. Stone si è coraggiosamente caricato della responsabilità di trovare la formula adeguata per riempire, o per denunciare, tutti quei buchi aperti a supposizioni e alle molteplici teorie interpretative di cui si fa cenno nella stessa sceneggiatura. D’altra parte, come dichiarato dall’eminente storico che Oliver Stone ha tenuto come consulente scientifico, Robin Lane Fox del New College di Oxford (biografo di Alessandro), “…il fascino del personaggio è proprio in quello che non sappiamo e che lascia spazio all’immaginazione. Ed è anche quello che ha dato l’opportunità ad Oliver Stone di elaborare in questo biopic su Alessandro una visione decisamente personale”.

    Elegante e raffinata, stratificata a più riprese nella storia e opportunamente motivata, la cifra stilistica adottata da Stone per illustrare l’’eclettismo sessuale’ di Alessandro, specchio peraltro di usi e costumi dell’antica Grecia, ma non solo

    Uno dei

    motivi di maggior pregio del film, ma non è certo l’unico, sta proprio in questo scavo di interiorizzazione umana e nella poliedrica stratificazione che regista e interprete riescono a visualizzare, coinvolgendo emotivamente lo spettatore, nel processo evolutivo della sfaccettata personalità del personaggio. E non si tratta di una trasformazione epidermica, di look. Al di là del ricorso a diversi interpreti meglio rispondenti alle varie età di Alessandro, bambino e adolescente, là dove si stratifica molto è nell’età adulta, a cominciare da quando Colin Farrell veste un Alessandro ancora giovanissimo, piuttosto contenuto, quasi incerto, con un alcunché di efebico e un sottofondo di dolcezza, malgrado già in grado di dare ordini e pianificare l’attacco ciclopico che annienterà il sovrano di Babilonia Dario, figura questa, pur per breve tempo sullo schermo, incisivamente demarcata e contrapposta ad Alessandro da rimanere indelebile nella memoria. Sì che davvero stupisce la tiepida, quando non del tutto

    negativa, accoglienza che la critica USA ha riservato all’Alexander di Stone, con i numerosi commenti prevalentemente incentrati sulle tendenze omosessuali del personaggio, facendo piazza pulita della ricchezza di tutti gli altri elementi che fanno la vera struttura del film. Non è d’altra parte la prima volta che registi statunitensi di levatura sperano in una maggior comprensione delle loro opere da parte di pubblico e critica europei, ritenuti più naturalmente inclini alla riflessione, almeno quando non condizionati da venti e correnti dominanti. Ma come si fa a ridurre un film come questo alla modulazione delle accentazioni ‘gay’ manifestate dal protagonista! Perché il discorso è molto più complesso: Efestione è l’amico d’infanzia, ma soprattutto il solo veramente leale, l’unico di cui ci si possa fidare, estraneo alla sola idea di tradimento o intrigo sotterraneo cui, come vediamo, non sono invece immuni altri da cui Alessandro si deve ben guardare. Efestione è anche

    l’unico che da bambino non fa vincere l’amico per compiacerlo. Si tratta di un amore puro, incondizionato, qualcosa che va oltre la mera relazione sessuale o il semplice fatto di attrazione e che quindi ha anche una valenza ad ampio spettro morale. Per questo la cifra velata con cui Stone ha modulato, tratteggiato qua e là un aspetto che come si documenta, pare peraltro rientrare negli usi e costumi di popolo ed epoca in questione, (vedi le dichiarazioni alla voce >Commenti dei protagonisti< di questa stessa scheda), è senz’altro la più opportuna, peraltro elegantemente introdotta, motivata e contestualizzata con tocco raffinato, discreto e delicato così come doveva essere.

    Schegge di magnanimità e di mestizia. Anche i grandi piangono

    Non mancano, per questo giovane Alessandro euforico e temerario, momenti di malinconia, senso di solitudine e intensa sofferenza per diversi motivi, tra cui, non ultime, lealtà e amicizia tradite, la graduale presa di coscienza

    fino alla piena consapevolezza dell’alto prezzo da pagare per la gloria di un impero oltre i confini di ogni immaginazione. Sofferenze peraltro già preannunciate in un’altra lezione nella lezione, quella che il padre Filippo impartisce ad Alessandro bambino di fronte ad affreschi rupestri animati da protagonisti del mito greco, per un assunto cruciale. “Non c’è gloria senza sofferenza”. E la sofferenza è alta e pungente quando Alessandro deve fare i conti con la devastante situazione umana malgrado la vittoria militare, che ha anche il sapore e l’odore dei tormenti e della morte di una moltitudine di compagni, di cui Stone ne fissa un climax con il doloroso confronto tra Glauco morente e Alessandro che non riesce a trattenere le lacrime. Tale sensibilità rispecchia una generosa nobiltà d’animo che si appunta nel modo in cui il giovane re affronta la scoperta del cadavere dell’avversario già sconfitto Dario, rendendogli personalmente gli onori

    funebri e perseguendo i responsabili del suo assassinio. E analoga magnanimità d’animo Alessandro dimostra poi nei confronti della figlia maggiore e degli altri della famiglia del defunto, garantendo loro rispetto e protezione.

    Quando perle di spettacolarità e virtuosismi tecnici sono al servizio di simboli per un condensato di significati

    Stone tocca l’apice dei virtuosismi tecnici ad effetto pieno, caricando le immagini di un realismo spettacolare e simbolico, dai significati profondi che nascono dalla metafora visiva di un racconto epico alla contemporaneità. Qui troviamo sullo stesso livello, quali assi portanti la struttura della storia, bellezza estetica e contenuto, dove un frequente e variegato uso del ralenti mira ad enfatiche pause di riflessione. Dalla frenetica corsa della m.d.p. sulle ali dell’aquila (simbolo di regalità e di suprema protezione, reiterato in diverse accezioni in molti altri passaggi), che segue dall’alto lo scontro ciclopico della prima e più sensazionale battaglia di Gaugamela, al caleidoscopio

    dinamico di riprese che hanno l’effetto scultoreo di un altorilievo antico. Qui Stone sfrutta la fumosità giallastra del sollevamento della sabbia nel feroce e immenso scontro, dominato da insistite panoramiche a grande spettro, intercalate da suggestivi primi piani, per sortire in una fitta e variegata gamma di inquadrature a monocromo in cui limita il colore ad alcuni momenti e personaggi che emergono dallo sfondo. Magistrali e suggestive risoluzioni che sposano il realismo di una battaglia con la duplice rievocazione storica dell’evento sul filo della memoria: quella del racconto di Tolomeo e quella tradotta simultaneamente dallo spettatore. Sulla stessa linea trova degna collocazione il trionfale ingresso di Alessandro nella ricca Babilonia, già regno dello sconfitto re Dario, corredata da scenografici giardini pensili, immortalati in una fotografia ‘anticata’, ideale per la rievocazione. Tra gli altri virtuosismi del film, spicca, nell’altra estrema battaglia con gli elefanti, la soggettiva di Alessandro che, gravemente ferito,

    offre allo spettatore una visualizzazione del paesaggio circostante e di alcuni suoi flashback, filtrati attraverso una sfumata gamma di rossi, con tocchi di lirismo da ricordarci certa estetica simbolista di Takeshi Kitano.

    Alessandro come altri eroi dell’antichità: il revival dell’epica, per il recupero di un bagaglio di ideali e demoni sempre attuali che tornano a far riflettere la contemporaneità. Uomini dalle doti straordinarie che non sfuggono al fallimento dei propri sogni, soprattutto quando si comincia ad eccedere. Ed ecco l’assunto: l’apice della grandezza di Alessandro sta nell’averci almeno provato

    Non è la prima volta che registi americani si pongono di fronte a temi e personaggi, grandi protagonisti della storia, entrati a pieno diritto nell’olimpo del mito. La voglia di riproporli sul grande schermo non nasce tanto dall’ansia di raccontarne le gesta con la preoccupazione di rispettare un certo rigore filologico, quanto piuttosto di scavare il più possibile in profondità nel loro,

    sempre ricco come una cornucopia, personale bagaglio di interiorità umana. E’ il piacere di sorprendersi e di sorprendere con i frutti di questa loro capillare ricerca che, come in questo caso, non disdegnando certo il supporto necessario di storici istituzionalmente riconosciuti, anima la trasposizione in celluloide del loro racconto, importante non tanto e non solo come rievocazione di un passato storico, quanto come eccellente esempio per i posteri, per acquisire il senso della storia e degli ideali: non è un caso che riguardo al suo Alessandro, lo stesso Oliver Stone consideri: “Era trascinato dagli stessi demoni che ha la gente di oggi…”. Questo genere di stimoli ha mosso ad esempio già Ridley Scott per Il gladiatore e Wolfgang Petersen per Troy. Così non sembra far eccezione Oliver Stone con Alexander, grande in ogni circostanza, personaggio anch’esso legato al mito da innumerevoli e vittoriose battaglie, ma qui colto anche nelle sue

    più intime fragilità, oltre che nelle grandi doti. C’è sempre un uomo che rischia di rimanere schiacciato dal peso del suo mito. Non si può dunque che concordare con Stone e con la sua convinzione che la storia di Alessandro non appartenga solo al mondo antico. E non solo perché “era trascinato dagli stessi demoni che ha la gente di oggi”, ma anche perché “solo lui riuscì a unire per breve tempo Occidente e Oriente, diffondendo la cultura e il pensiero ellenistico nel mondo orientale”. Non è aspetto trascurabile il fatto che Stone abbia accettato la sfida di limare la dimensione del ‘condottiero conquistatore a qualunque prezzo’ per farci scoprire un uomo con “l’animo dell’esploratore”, optando per il profilo di un giovane ardito che “nel corso della sua marcia di 22.000 miglia non volle distruggere, ma reinventare ogni società nel quadro della sua visione di un mondo nuovo e, forse,

    di un nuovo destino del genere umano”. Una lezione per tutti, allora, anche per la contemporaneità. Una lezione di valori morali universali e senza tempo, così come declama la sceneggiatura: “L’eccesso in ogni cosa è la rovina del mondo, per questo noi Greci perseguiamo la moderazione”. Il crescendo della grandezza di Alessandro è speculare al crescere smisurato di ambizione fino alla caduta nell’eccesso, nell’arroganza, consapevole o incosciente, che incrina l’armonia con i suoi eserciti, con i compagni più vicini e amici d’infanzia. Cadere negli eccessi lo porta fuori binario. E’ forse la consapevolezza che “Non c’è gloria senza sofferenza” ad alimentare in lui una paura sotterranea crescente. Ed è forse nel tentativo di dominare quella paura che Alessandro cade strada facendo nella trappola degli eccessi, vittima della mollezza in corti straniere, tra alcol e ogni sorta di effimero piacere, fino alle estreme conseguenze. Ma il senso profondo dell’Alexander di Stone sta proprio nel modo in cui egli cadenza come si arriva a questi eccessi, dalla germinazione al graduale sviluppo, passando per stratificate trasformazioni interiori dei protagonisti, in particolare di Alessandro. Un discorso nel quale Stone coinvolge pienamente anche le ambientazioni, i contesti in cui nascono e si sviluppano tali mutamenti sfruttando le raffinatezze tecniche di cui si è già detto.

    Per tutte queste ragioni, eventuali imperfezioni o licenze che solo specialisti in materia potranno obiettare ed eventualmente discutere, non possono annullare un’accuratezza di ricerche, dalle fonti e consulenze storiche, militari, fotografiche e musicali (vedi le dichiarazioni in >Altre voci dal set< di questa stessa scheda) che fanno dell’Alexander di Oliver Stone un film di notevole impegno e dedizione, non certo confezionato alla leggera o in fretta come è stato ventilato, perciò un film meritevole di ogni rispetto e pure di un certo pregio.

    Commenti dei protagonisti:

    Colin Farrell (Alessandro) : “Oliver ha scritto una sceneggiatura straordinaria. In vita mia non avevo mai letto niente con tante luci e ombre e con un potenziale simile. E’, semplicemente, la cosa migliore che abbia mai letto. Alessandro era un uomo che non si sarebbe fermato davanti a niente per realizzare il suo sogno e sono convinto che non fosse spinto dall’avidità e dal desiderio di conquista. Per tutta la sua vita Alessandro ha cercato delle risposte e secondo me anche l’amore. Era spinto da una grande passione. Sarebbe potuto restare nel suo bel palazzo in Macedonia, godendosi il privilegio di essere re. Ma sentiva dentro di sé un vuoto che non riusciva a colmare e che lo ha spinto ai confini del mondo… Secondo la filosofia del tempo, condividere la conoscenza e il corpo era una cosa naturale tra gli uomini. Era Eros, amore puro, crescita, condivisione. Non c’era ‘omosessualità’ o ‘bisessualità’. C’era sessualità inevitabile quando accadeva. Efestione era la persona con cui Alessandro era cresciuto, l’unico suo compagno, nel senso più vero del termine, e un vero amico che voleva solo il meglio per lui”.

    Angelina Jolie (Olimpia, madre di Alessandro) : “Sono una madre e così ho visto Olimpia come una madre. Molti sostengono che fosse folle, ma chi può dire che non avrei fatto lo stesso per mio figlio. Può apparire terribile, ma nel 330 a. C. la vita non era facile, gli assassini frequenti e Olimpia era una donna dura, a volte impaurita. Voleva che Alessandro diventasse grande e forte, io mi sono identificata con questo aspetto”.

    Val Kilmer (Filippo, padre di Alessandro) : “Per lui (Oliver Stone) è una storia molto personale, il che è insolito per biografie cinematografiche, soprattutto epiche. Il film esprime una intimità particolare. Il soggetto della storia è la formazione di Alessandro, raccontata sullo sfondo di un mondo in cui i miti erano assolutamente reali… Filippo aveva gettato le fondamenta del potere di Alessandro. Tutte le fonti storiche parlano di lui come di un grande personaggio, amante insaziabile e alcolizzato, ma anche condottiero dotato di notevoli capacità in battaglia. Filippo conosceva la natura umana e dopo essersi impossessato di un paese, vi stabiliva la pace e incoraggiava i matrimoni misti. Era stato prigioniero di guerra per molti anni, durante i quali aveva studiato nuove e più avanzate tecniche militari, e sapeva impiegarle per rendere il suo popolo più ricco e sicuro”.

    Jared Leto (Efestione, amico intimo di Alessandro) : “Credo che Alessandro e Efestione avessero un legame fraterno che superava la semplice amicizia. La cosa più importante era l’amore che provavano l’uno per l’altro, non basato sul rapporto fisico, ma su quello spirituale. E questo provocava tensione nei rapporti tra Efestione e Olimpia e poi Roxane”.

    Anthony Hopkins (Tolomeo, il narratore della storia) : “Oliver è un regista veramente straordinario, e io ho lavorato con i migliori. Non c’è niente di scontato in Oliver, non c’è niente di scontato nel film. Sono magnifici e fuori dal comune”.

    Christopher Plummer (Aristotele, tutore di Alessandro nell’infanzia) : “E’ un personaggio difficile, perché sappiamo poco di lui. E’ impossibile fare ricerche, perché su Aristotele esistono milioni di opinioni, quindi mi sono messo nelle mani di Stone. Ho cercato di esprimere la sua intelligenza, la sua energia, la sua capacità straordinaria di insegnare”.

    Nota: Principali testimonianze raccolte dal >Press-Book< di Alexander

    Altre voci dal set:

    Il produttore Moritz Borman: “Molti di noi conoscono le conquiste di Alessandro, ma non lui, la sua anima, la sua interiorità. La sceneggiatura di Oliver si chiede da dove viene, quali sono stati i suoi tentativi, le sue sofferenze, come ha interagito con il suo ambiente culturale, cosa è successo quando ha incontrato culture diverse e si è confrontato con situazioni apparentemente impossibili. Questa non è una lezione di storia, ma uno script su un uomo cui tutti noi ci sentiamo vicini, di cui condividiamo i temi. Nella sceneggiatura Alessandro vive la sua storia, una storia drammatica e gloriosa”.

    Robin Lane Fox (Oxford, New College), autore della biografia di Alessandro: “Ho incontrato Oliver per la prima volta tre anni fa e mi ha sommerso di domande, la cosa è durata mesi. Voleva conoscere tutto, da come i greci si sarebbero comportati a un banchetto, a ciò che Aristotele significava per Alessandro. Credo che la forza di Oliver sia nel sentire il personaggio e nel suo senso epico e stupirà gli storici per come è riuscito a comunicare il bene e il male di Alessandro. Sarebbe stato impossibile raccontare tutti gli eventi della straordinaria vita di Alessandro, e restano ancora misteri che non saranno mai svelati. Capisco perché Oliver ha deciso di omettere alcuni avvenimenti, o di modificarne lievemente la sequenza. Il fascino del personaggio è proprio in quello che non sappiamo e che lascia spazio all’immaginazione… Oliver e la sua troupe sono stati molto attenti e per armare i soldati e farli muovere sul terreno si sono basati su fonti storiche, e il risultato è una battaglia veramente terrificante, con un eccezionale livello di autenticità. Secondo me le scene di battaglia del film dovrebbero circolare nelle scuole e nelle università per suscitare discussioni”.

    Capitano Dale Dye (uno dei massimi esperti militari del cinema) : “Addestro persone che diventano soldati e che sono capaci di recitare. La prima cosa che imparano è che c’è qualcosa più importante di loro. Imparano a vivere con gli altri in una unità e a sostenere la missione di questa unità. Il mio compito è stato di trasformarli in soldati macedoni credibili, con una enfasi sul termine ‘soldati’. Devono capire questo concetto prima di poter capire il resto”.

    Rodrigo Prieto (direttore della fotografia) : “Io e Stone non volevamo qualcosa che sembrasse imposto da un occhio moderno. Oliver voleva invece che le immagini esaltassero la percezione di trovarsi realmente lì, di sentire il posto e l’epoca, quindi il nostro approccio è stato soggettivo. Ogni decisione in termini di stile doveva essere legata a ciò che Alessandro sentiva in quel momento… Abbiamo deciso di avere un look e un’atmosfera diversi per ogni periodo della vita di Alessandro. Le sequenze in Macedonia, con Alessandro bambino, hanno colori puri, innocenti. Per la battaglia di Gaugamela abbiamo voluto i colori del deserto e della sabbia, quindi abbiamo usato filtri tabacco, che danno un tono aranciato e una pellicola con più grana. Babilonia è dorata, piena di colore, ma quando Alessandro attraversa l’Hindukush tutto diventa più freddo. Per le sequenze in India, abbiamo voluto l’opposto della Macedonia e siamo intervenuti sul negativo per accentuare il contrasto”.

    Jan Roelfs (scenografo) : “Babilonia è il set più ricco che abbia mai fatto. L’ingresso di Alessandro a Babilonia è il culmine della sua carriera. Lui non ha mai visto un tale splendore in tutta la sua vita, mai ha incontrato una cultura che per molti versi è superiore alla sua… Ho deciso di integrare i famosi giardini pensili di Babilonia nel progetto, quindi è un palazzo aperto. Ho voluto soffitti altissimi e vari livelli del palazzo, uno dopo l’altro”.

    Budd Carr (supervisore delle musiche) : “Nel ritmo e nelle melodie affiorano tante influenze musicali, frutto delle culture dei paesi conquistati da Alessandro: Persia, Afghanistan, Egitto, India. Poiché il film è ambientato nel 320 a. C., non si può consultare una collezioen di cd per scegliere il materiale. Nelle sceneggiature di Oliver ci sono sempre scene in cui è presente la musica, quindi abbiamo gruppi di musicisti che suonano in Macedonia, in Persia, a Balkh (Afghanistan) e in India. Vangelis, che conosce bene la storia musicale di quei paesi, ha composto, registrato e prodotto musica originale da far suonare a quei musicisti. La sua colonna sonora è possente ed evoca il passato, mescolando diverse influenze etniche e vari strumenti”.

    Nota: Principali testimonianze raccolte dal >Press-Book< di Alexander

    Bibliografia:

    Sito ufficiale: “www.alexanderthemovie.com”

    Links:

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    [continua]