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    Home Page > Movies & DVD > C'era una volta in America

    C’era una volta Sergio Leone e il mito di un’America rievocata in un lungo e intenso flashback di dolorosa memoria

    I bellissimi di ‘CelluloidPortraits’
    ’C’era una volta in America’ non posso non amarlo: è proprio la ‘summa’ di tutta la mia carriera, sia per quanto riguarda i contenuti che, soprattutto, lo stile”.
    Sergio Leone

    (ITALIA/USA, 1984; Gangster drammatico; 218'; Produz.: Arnon Milchan per The Ladd Company; Distribuz.: Titanus)

    Locandina italiana C'era una volta in America

    Rating by
    Celluloid Portraits:


    Titolo in italiano: C'era una volta in America

    Titolo in lingua originale: C'era una volta in America

    Anno di produzione: 1984

    Anno di uscita: 1984

    Regia: Sergio Leone

    Sceneggiatura: Sergio Leone, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli, Franco Ferrini

    Soggetto: Dal romanzo di Harry Grey The Hoods (Mano Armata)

    Cast: Robert De Niro (‘Noodles’ - David Aaronson)
    James Woods (‘Max’ - Maximilian Bercovicz)
    Elizabeth McGovern (Deborah Gelly)
    Treat Williams (James Conway O’Donnell)
    Tuesday Weld (Carol)
    Burt Young (Joe)
    Joe Pesci (Frankie Minaldi)
    Burt Young (Joe Minaldi)
    Danny Aiello (Capo della Polizia Vincent Aiello)
    William Forsythe (Cockeye)
    James Hayden (Patsy)
    Darlanne Fleugel (Eve)
    Larry Rapp (“Fat” Moe)
    Amy Rider (Peggy)
    Olga Karlatos (donna nel teatro cinese)
    James Russo (Bugsy)
    Mario Brega (Beefy)
    Arnon Milchan (autista)
    Scott Tiler (Noodles ragazzo)
    Rusty Jacobs (Max ragazzo/David Bailey)
    Brian Bloom (Patsy ragazzo)
    Adrian Curran (Cockeye ragazzo)
    Mike Monetti (“fat” Moe ragazzo)
    Noah Moazezi (Dominic)
    Jennifer Connelly (Deborah adolescente)
    Julie Cohen (Peggy adolescente)

    Musica: Ennio Morricone

    Costumi: Gabriella Pescucci

    Scenografia: Carlo Simi

    Fotografia: Tonino Delli Colli

    Scheda film aggiornata al: 28 Marzo 2010

    Sinossi:

    COMING SOON

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    COMING SOON

    Perle di sceneggiatura

    Il celebre scambio di battute tra Noodles e Moe al momento del loro incontro da vecchi, si carica di grande significato, una sorta di linfa consuntiva del film, esprimendo “lo scorrere del tempo, i mutamenti interiori delle persone e il dolore del ritorno”:

    Moe: “Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles?
    Noodles: “Sono andato a letto presto

    Commenti del regista

    Sul concetto di cinema:

    Per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito

    A proposito di questo suo ultimo film C’era una volta in America:

    Il tempo è il vero grande protagonista del film ‘C’era una volta in America’. Gli eventi cambiano, le cose, attraverso il tempo assumono… insomma, il tempo li determina. La cosa più difficile era far accettare al pubblico i passaggi dl tempo che però hanno un valore preciso: quello che volevo dimostrare era come attraverso il personaggio di Noodles che fa questo viaggio attraverso l’oppio – egli non sia mai uscito da quel 1930, sognando, attraverso l’oppio, tutto il suo futuro. Sapete che l’oppio è l’unica droga che crea immagini completamente nuove, ti lascia immaginare cose che non conosci e quindi questo offriva anche a me il pretesto – non essendo un regista americano – di viaggiare insieme a Noodles attraverso questa memoria del passato e quseta rêverie immaginifica che il film si porta dietro… è un’interpretazione, ecco…”.

    Da: Angela Prudenzi e Sergio Toffetti (a cura di-), Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, Fondazione Scuola Nazionale di Cinema (Quaderni della Cineteca), Roma 2000, pp. 36-37.

    C’era una volta in America può essere un fashback, e quindi una storia che Noodles ormai vecchio ricorda al momento in cui torna sui luoghi della sua giovinezza. Ma può anche darsi che Noodles non sia mai uscito dalla fumeria d’oppio (una droga che annulla la memoria e proietta nel futuro), e che il film sia perciò il sogno di un drogato. Quel sorriso è un sigillo a questa ambiguità… Quel mistero, quel senso di vago e indefinito, quei piccoli salti narrativi fanno parte della storia, anzi ne sono un elemento quasi essenziale… E’ un omaggio alle cose che ho sempre amato, e in particolare alla letteratura americana di Chandler, Hammett, Dos Passos, Hemingway, Fitzgerald. Personaggi che, quando li ho conosciuti, erano proibiti in Italia. Li ho letti in clandestinità ai tempi del fascismo, e come tutte le cose proibite hanno assunto un significato anche superiore alla loro importanza effettiva. In secondo luogo è la ricostruzione più compiuta di quell’America che ho inseguito e sognato per anni, l’America delle contraddizioni e del mito. Infine, è una riflessione sullo spettacolo, sull’arte visiva. Non a caso, il film inizia e finisce in un teatro di ombre cinesi: il pubblico delle ombre cinesi sta alle ombre cinesi come il pubblico del film sta al film. C’è una simbiosi tra loro e noi. E’ un doppio schermo, anzi un pubblico che guarda uno schermo su cui è proiettato un altro pubblico che guarda un altro schermo”.

    (Da Francesco Mininni, Sergio Leone, Il Castoro Cinema. La Nuova Italia, n. 139, Roma 1989, pp. 12-13)

    Sui personaggi, in particolare Noodles (De Niro) in C’era una volta in America:

    I miei personaggi sono eroi perché sono raccontati con affetto. Chi è Noodles ? Noodles (Robert De Niro) è come una vetrata che uno attraversa senza sapere fino in fondo chi è e quello che vuole…”.

    Da: Angela Prudenzi e Sergio Toffetti (a cura di-), Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, Fondazione Scuola Nazionale di Cinema (Quaderni della Cineteca), Roma 2000, p. 39

    Altre voci dal set:

    Ennio Morricone sulla musica in C’era una volta in America:

    … Il lavoro maggiore lo ha richiesto il sottolineare i momenti temporalmente diversi, e poi il film ha una componente onirica talmente significativa… Credo che il risultato sia una musica fortemente evocativa, struggente, che intreccia più temi e costituisce una struttura musicale ben più importante di quella di un semplice Leitmotiv. La sua valenza drammaturgica è indubbia. Leone sapeva quando far parlare la musica, quando sostituire le note alle parole e ai gesti, era uno dei pochi in grado di farlo. Certi sguardi sorretti dalla sola musica, credo siano nella memoria di tutti”.

    Da: Angela Prudenzi e Sergio Toffetti (a cura di-), Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, Fondazione Scuola Nazionale di Cinema (Quaderni della Cineteca), Roma 2000, p. 78

    Links:

    • Sergio Leone (Regista)

    • Robert De Niro (Regista)

    • Robert De Niro (Attore)

    • Jennifer Connelly (Attrice)

    1

    Galleria Video:

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    Tra mito e verità

    In quest’impasto ambiguo e volutamente irrisolto di mito e verità si trova uno dei motivi più stimolanti dell’opera
    Giuseppe Rausa

    (Giuseppe Rausa, C’era una volta in America, in “Segno Cinema”, anno IV, n. 15, p. 71)

    International Press

    Italian Press

    E’ di scena la memoria

    … il tema vero di ‘C’era una volta in America’ è la memoria, che annulla il tempo e accresce la sofferenza umana… La struttura temporale a incastri consente a Leone di anticipare e/o ritardare i colpi di scena, secondo una strategia sottile, un poco misteriosa. Si ha sempre l’impressione che esista una verità da scoprire e alla fine si scopre che la verità era già evidente fin dall’inizio, dal prologo delle ombre cinesi nella fumeria d’oppio. E la storia si chiude circolarmente nella stessa fumeria, allo stesso livello temporale, sullo stesso personaggio di loser, che Robert De Niro fa suo con una straordinaria identificazione”.
    Fernaldo Di Giammatteo

    (Fernaldo Di Giammatteo, Nuovo Dizionario Univerale del Cinema di Fernaldo di Giammatteo (in collaborazione con Cristina Bragaglia)-I film, Roma 1994 (II ediz., p. 263 )

    Questo film-sogno di Sergio Leone sul mito americano è un sogno tutto europeo

    Difficile dire se c’era una volta in America è l’opera più bella del suo autore; certo è la più ambiziosa, la più meditata, la più ricca di stimoli e di cultura. Quel che si è perso in immediatezza, compattezza e favolosa ingenuità si è guadagnato in complessità (basti pensare all’ormai famosa struttura narrativa ad incastri), in intensità poetica e in suggestione evocativa… Questo è il film-sogno di Leone sul mito (del cinema) americano… Ma è un sogno tutto europeo, a cominciare dai ritmi dilatati della narrazione, all’attenzione spropositata per i dettagli, all’interesse primario volto alle situazioni più che all’azione, elemento quest’ultimo, i cui interventi fulminanti, quasi disturbano un universo che pare muoversi silenzioso e sommesso, all’epos melodrammatico che funge da costante background e avvicina quest’America all’Italia del Bertolucci di ‘Novecento’…”.
    Giuseppe Rausa

    (Giuseppe Rausa, C’era una volta in America, in “Segno Cinema”, Anno IV, n. 15, novembre 1984, p. 70)

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