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    Dietro le quinte: MARGIN CALL - Note di produzione (Film)

    MARGIN CALL - LA PRODUZIONE

    L’USCITA DI MARGIN CALL NON RISOLLEVERÀ IL MERCATO AZIONARIO, NON IMPEDIRÀ LA PERDITA DELLA CASA, NÉ RESTITUIRÀ I FONDI PENSIONE. MA FARÀ QUELLO CHE IL CAST, IL REGISTA E I PRODUTTORI SPERANO: OFFRIRE AL PUBBLICO UNA NUOVA E COINVOLGENTE VISIONE DI COME SI È SVOLTA LA CRISI, MOMENTO PER MOMENTO E, COSA ANCORA PIÙ IMPORTANTE, PERMETTERE AGLI SPETTATORI DI RICONOSCERSI, CON I LORO SOGNI, I LORO DEMONI E I LORO RIMPIANTI, NEGLI ARTEFICI, ANCH’ESSI UMANI, DELLA CATASTROFE.

    - LA REALIZZAZIONE DI MARGIN CALL -

    Dagli ultimi piani di un grattacielo di Wall Street, un pugno di banchieri, speculatori e analisti guardano la notte su Manhattan. Sono i testimoni di quelle che loro, e solo loro, sanno essere le ultime ore di un’era. Quando sorgerà il sole e si riapriranno le contrattazioni, il mondo piomberà in una crisi finanziaria epocale… una crisi che solo loro vedono arrivare e che hanno contribuito a creare. In simili circostanze, come riuscire a convivere con se stessi?
    Sulla scia della crisi che ha scosso i mercati finanziari mondiali nel 2008, molte persone si sono poste la stessa domanda degli artefici del disastro. Come può - un uomo affrontare la realtà di un fallimento, un fallimento che non farà saltare solo il suo posto di lavoro, ma quello di milioni di persone? Margin Call , il thriller di J.C. Chandor, ci porta dove nessuno film è mai arrivato fino ad ora: nel cuore di una delle maggiori banche di investimenti di Wall Street, troppo grande per fallire, tracciando l’acuto ritratto di un mondo e di un gruppo di uomini sull’orlo del collasso.
    Nell’arco di ventiquattro ore frenetiche, Margin Call accompagna il pubblico dal momento in cui si affacciano i primi sospetti che qualcosa sia andato terribilmente male alla piena consapevolezza delle dimensioni del disastro, fino a frugare tra le rovine - personali e finanziarie - quando suona l’ultima campana e il bagno di sangue della borsa si conclude. Dai semplici analisti ai potentissimi amministratori delegati, tutti coloro che fanno parte della gerarchia dell’azienda devono affrontare il contraccolpo di un incubo diventato realtà, e del ruolo che loro stessi hanno avuto. Il compito di portare sullo schermo questa storia è affidato ad un cast di attori straordinari, che comprende Kevin Spacey, Paul Bettany, Jeremy Irons, Zachary Quinto, Penn Badgley, Simon Baker, Mary McDonnell, Demi Moore e Stanley Tucci.
    Sostanzialmente, Margin Call porta a una verità che è nel contempo toccante e sconvolgente - gli uomini e le donne che hanno creato l’attuale crisi finanziaria sono persone comuni che, malgrado la loro abilità, intelligenza e spesso compensi sorprendenti, sono state vittime della loro stessa negligenza, della loro miopia e dell’ordine sbagliato delle priorità. Wall Street può essere senza anima, ma non le persone che lavorano nelle alte sfere. Margin Call è la storia di queste anime e della loro notte più lunga, più cupa, quando sono costrette a fissare l’abisso di cui sono responsabili.
    Anche se possiamo dire, senza esagerare, che la crisi finanziaria ha colpito indistintamente tutti gli abitanti del pianeta, l’idea di Margin Call è venuta allo scrittore/regista esordiente J.C. Chandor per motivi molto personali. “Molti si sono chiesti perché avessi una conoscenza così chiara di questo mondo, pur non avendoci mai lavorato”, spiega il regista. “La risposta è che mio padre ha lavorato quasi 40 anni per Merrill Lynch, e quindi conosco bene la gente che popola questo ambiente e soprattutto le cose e le persone di cui si preoccupano di più”.
    Chandor si è consultato con il padre e con tanti veterani del mondo della finanza per assicurarsi che Margin Call fornisse una rappresentazione autentica dello scenario e delle personalità di quell’ambiente. Il padre Jeffrey afferma: “Quello che secondo me J.C. ha colto sono i periodi della mia vita quando dovevo rapidamente assumere persone nei periodi di boom e poi licenziarne quando le cose andavano male. Si sa che Wall Street non è un business ben gestito. Ci sono ottimi operatori di borsa, ottime banche di investimento e ottimi venditori, ma non tutte le compagnie sono di buon livello. Il talento di J.C. è stato quello di riuscire a mettere insieme tutti questi elementi in una storia che chiunque potesse capire. E’ bravissimo in questo”.
    Per l’attore e produttore Zachary Quinto (Star Trek), questa prospettiva così personale è stata fondamentale nel creare il fascino della sceneggiatura. “Era assolutamente chiaro, anche prima che conoscessi J.C., che la storia aveva origine da qualcosa che lui aveva dentro”, dice Quinto. “E’ magnifico vedere espressa sulla pagina in modo così fluido l’esperienza di una persona, è un’occasione imperdibile per un attore. Ci sono personaggi che per lui sono persone reali… interessantissimo per molti di noi… Con J.C. alla regia abbiamo risparmiato tempo ed energie, perché questo è il mondo da cui viene. Sa esattamente come comunicare con noi attori quando i personaggi si rapportano agli affari, ai numeri e al denaro e questo è veramente impagabile”.
    Questo rapporto così personale con l’argomento permette a Chandor di esplorare le vite dei personaggi, trasformando quello che in altre mani sarebbe diventata una predica contro le grandi compagnie in un empatico ritratto di gruppo con tante sfumature. “Al centro c’è la storia di alcune persone”, spiega Chandor. “Io ho cercato di avere uno sguardo imparziale e attento. Non sono un banchiere che sta difendendo altri banchieri, ma conoscendo molte di queste persone ci si rende conto che non sono neppure il male assoluto”.
    “Uno degli aspetti che preferisco della sceneggiatura è che non giudica”, sostiene Quinto. “Non è scritta per condannare questa gente o per metterla alla berlina. E’ un esame delle scelte che le persone fanno nella vita e di quanto invece è fuori dal loro controllo. J.C. ha una conoscenza profonda e personale e penso che ci sia molta onestà in questo”. L’opinione di Quinto è condivisa anche dal produttore Rob Barnum, che sottolinea: “Ci saranno migliaia di versioni di questa storia che diventeranno film con un messaggio… vedremo Wall Street come esempio dei mali del capitalismo. Ma non il nostro film, perché è una storia che parla di esseri umani”.
    La focalizzazione sull’elemento umano più profondo della crisi si è dimostrata cruciale; anche se i personaggi usano un linguaggio tecnico autentico, Margin Call non è la storia di manipolazioni finanziarie riservate agli iniziati. “Trascende i dettagli di quel gergo complicato”, dice Quinto. “E questo è stato molto importante per me quando ho letto la sceneggiatura. Penso che sia centrale per la nostra cultura, questa storia rende la crisi comprensibile a un pubblico molto vasto, e questo ci ha convinto che sarebbe stata la prima sceneggiatura che avremmo prodotto, il primo film per il quale avremmo lottato perché fosse realizzato”.
    Margin Call non è solo il lavoro di uno scrittore/regista esordiente, ma anche quello di tre giovani produttori al loro primo progetto: Quinto, Neal Dodson e Corey Moosa, i soci di Before the Door Pictures. “Era circa un anno e mezzo prima che uscisse Star Trek”, ricorda Quinto, “quando Neal e io abbiamo parlato per la prima volta del desiderio di avere il controllo delle storie che interpretavo come attore e di quelle che emergevano nel mondo del cinema. Da allora, questa è stata una delle esperienze più gratificanti che abbia mai avuto”.
    Gratificante, sì, ma anche altrettanto faticosa. “J.C. aveva ideato il progetto”, nota Penn Badgley (Easy Girl; Gossip Girl), che nel film interpreta il giovane analista finanziario Seth Bregman. “Ma poi c’è bisogno di produttori che si occupino di tutti gli aspetti, la troupe, i costumi, i macchinisti, gli elettricisti… Metti tutto insieme e nello stesso tempo devi assicurare i finanziatori che tutto sta funzionando. Chiaramente questi tre uomini non ci hanno dormito sopra, si sono messi alla prova, era il loro primo impegno come produttori e ora possono dire di avercela fatta”.
    Il loro lavoro ha colpito attori famosi come Paul Bettany (Il Codice DaVinci; Master and Commander), che interpreta Will Emerson. “Quanti anni ha Zach, forse 13 a vedere la sua energia”, scherza Bettany. “E’ davvero una persona straordinaria, instancabile, sempre al telefono per risolvere qualche problema. Ricordo la prima volta che mi sono trovato in macchina con lui, stava arrivando Demi Moore e c’erano problemi con la sua stanza, nel frattempo si stava preparando al suo ruolo, molto importante, lavorava, lavorava senza fermarsi mai. Forse io sono un po’ pigro”, continua ridendo Bettany, “ma c’era un’energia incredibile intorno a noi”.
    Ma Quinto è pronto a riconoscere l’importanza del contributo dei suoi soci. “Corey e Neal…”, sorride, “Non ci sono altre persone sulla faccia della terra di cui mi fidi di più. Mi meravigliano sempre con la loro intelligenza, la loro pazienza, la loro comprensione. E’ un triangolo di energia, perfetto perché bilanciato; ognuno di noi porta qualcosa di diverso all’equazione, qualcosa senza la quale l’equazione stessa non esisterebbe. Scherzando diciamo che Neal è il cervello, Corey il cuore, e io la faccia, ma sotto certi aspetti c’è del vero”.
    Qualsiasi differenza ci fosse stata nel triumvirato, è evaporata immediatamente quando hanno avuto tra le mani la sceneggiatura di Chandor. “L’abbiamo divorata”, ricorda Corey Moosa. “In genere abbiamo gusti diversi su ciò che riteniamo interessante e su che direzione prendere per una storia, ma questa volta ci siamo trovati tutti d’accordo in meno di 24 ore”.
    Questa sicurezza è stata messa alla prova durante il processo di sviluppo del film. “Abbiamo avuto la possibilità di avere più denaro a disposizione”, rivela Neal Dodson, “per aggiungere un inseguimento in macchina o uno scontro a colpi di pistola o finire il film con qualcuno in manette. Era una tentazione per la nostra giovane compagnia, al suo primo film, ma alla fine, proprio per questo abbiamo deciso di non metterlo a rischio”.
    Fortunatamente, come produttori esordienti, il trio di Before the Door ha ricevuto collaborazione per la realizzazione del progetto. Michael Benaroya e Rob Barnum di Benaroya Pictures, sono anche loro giovani produttori, ma con alle spalle film come New York, I Love You e The Romantics, sono stati in grado di risolvere il puzzle dei finanziamenti. “C’erano vari modi diversi per assegnare ogni ruolo… Ci sono scene molto potenti e potevamo avere vari budget. Penso che probabilmente sia stata scelta la versione ‘più grande’, ma tutto dipendeva dal cast”.
    Il team è stato completato dal produttore Joe Jenckes, amico di vecchia data di J.C. che aveva portato la sceneggiatura a Before The Door e che è stato sul campo ogni giorno, dai produttori esecutivi di grande esperienza Cassian Elwes e Laura Rister, come anche Joshua Blum, la cui Washington Square Films ha ospitato a New York il film dalla pre produzione alla post produzione.
    Il cast che hanno messo insieme è il sogno di ogni realizzatore. Anche se il team produttivo non era di veterani di Hollywood tutti d’un pezzo, ha fatto collettivamente una buona impressione. Come conferma Simon Baker (The Mentalist) che interpreta Jared Cohen, un executive di alto livello della banca, “Lavorare in un film indipendente? Personalmente mi piace quel ritmo, quella libertà di giudizio. Queste persone sono ben organizzate, efficienti. Ma il cast è… voglio dire, puoi avere un budget illimitato e non riuscire ad avere un cast come questo”. La maggior parte di registi esordienti si riterrebbero fortunati ad avere uno o due attori famosi. Chandor e i suoi produttori possono vantare due premi Oscar, due candidati all’Oscar, e un buon numero di altri volti familiari nella lista degli Emmy, dei Golden Globe e dei BAFTA. Quinto osserva: “Nessuno di noi immaginava di poter avere attori di questo calibro come interpreti del film. Non avremmo osato neppure sognarlo. E’ incredibile trovarsi alla presenza di persone che abbiamo ammirato per anni… non riesco a crederci, è così bello che non so come sia successo”.
    L’attrazione iniziale è senza dubbio dovuta, ovviamente, alla sceneggiatura forte e intelligente di Chandor. “E’ piuttosto difficile trovare una sceneggiatura davvero buona”, conferma Stanley Tucci (Amabili resti, Il diavolo veste Prada), che interpreta Eric Dale, l’analista di rischi che viene licenziato. "E’ scritta in modo intelligente, assolutamente credibile - almeno per quanto ne sappia io che ho amici in quel mondo. Il dialogo è realistico senza autocompiacimenti naturalistici; ha un ritmo magnifico e una sensazione di drammaticità. Nessun eccesso. E’ come si suppone debba essere un indipendente”. L’opinione di Tucci è condivisa (quasi parola per parola) da Paul Bettany. “E’ alla David Mamet, ma in senso buono”, afferma Bettany. “E questa è una buona cosa, perché non è una brutta versione di Mamet. E’ molto parlato, veloce ed emozionante e inoltre mi ha offerto tante opportunità come attore”.
    Bettany non è il solo a lodare le qualità della sceneggiatura, che con il suo linguaggio vivido fornisce un ritratto unico di uomini e donne, normalmente molto potenti, nei loro momenti di maggiore vulnerabilità. “Di ogni personaggio”, spiega Zachary Quinto, “vediamo un lato diverso, scopriamo qualcosa di particolare, del loro mondo, della loro quotidianità. Questo aspetto mi ha intrigato come attore e ha avuto un ruolo nell’attirare un cast fenomenale. Quei momenti così privati sono ciò per cui viviamo”.
    Questo e il poter lavorare con Kevin Spacey, che è al centro del film, nel ruolo dell’executive Sam Rogers, un personaggio che vive un profondo conflitto. Di fatto, tutti i membri del cast hanno citato l’opportunità di poter lavorare con l’attore che ha vinto due Oscar come l’elemento chiave che li ha spinti a firmare per il film, e in quanto primo ad aver accettato Margin Call, Spacey è parte fondamentale del DNA della produzione come ognuno dei realizzatori. “Non riesco a dire quanto il sapere che Kevin Spacey e Stanley Tucci sarebbero stati nel film mi ha fatto saltare di gioia”, afferma Bettany. “Sono due attori con i quali ho sempre desiderato lavorare”. (Tucci restituisce il favore dicendo: “Bettany è uno dei miei attori preferiti, l’ho sempre ammirato”).
    Gli attori più giovani, Zachary Quinto e Penn Badgely, sono stati fra quelli che hanno apprezzato di più le quotidiane lezioni che si tenevano sul set e fuori. “Che meraviglia poter ascoltare Paul Bettany e Kevin Spacey che parlavano di teatro una sera”, ricorda Badgely, “è stata una specie di lezione…mi sono trovato a ripensarci e a rifletterci nei giorni seguenti. E’ stata per me un’esperienza molto formativa”.
    Quinto è ancora più entusiasta e dice: “Kevin Spacey, non nego di aver avuto grandi aspettative, perché ammiro da anni il suo lavoro. Ma ha superato ogni immaginazione, fin dalla prima volta che mi sono trovato a colazione con lui. Kevin parlava del suo lavoro all’Old Vic di Londra [Spacey è il direttore artistico di quel famoso teatro], poi si è frugato nelle tasche e ha tirato fuori un taccuino dove aveva trascritto la sceneggiatura, per averla a portata di mano e consultarla se necessario. Dire che è un grande professionista è poco. Quando lavora, ogni sua energia è concentrata sulla recitazione e questo è di grande incoraggiamento”.
    Ma una cosa è stata attrarre grandi attori al film, e un’altra dirigerne le performance. Ma a detta degli attori, J.C. Chandor ha superato brillantemente l’esame. “J.C. è fantastico”, sostiene Stanley Tucci. “E’ intelligente. Molto gentile, si tiene in disparte, non ha problemi a cambiare qualche battuta se noi pensiamo che non funzioni o se lui pensa che non funzioni. E’ incredibilmente spontaneo e organizzato nello stesso tempo”. Penn Badgely conferma il giudizio di Tucci: “E’ un vero scrittore/regista, positivo e disponibile a cambiare, non è legato a doppio filo a niente. Non è preoccupato che arrivi qualcuno e faccia le cose in modo diverso e migliore”.
    Nello stesso tempo, Chandor si è assicurato che la sua visione apparisse sullo schermo. Come dice Paul Bettany, “Penso che J.C. abbia avuto il coraggio di lasciare che gli attori si esprimessero senza sentirsi minacciato dalla differenza di opinioni, ma ha avuto anche la capacità di essere chiaro quando pensava che stessero sbagliando. E’ coraggioso come regista e scrittore, hai vissuto tanto tempo con i personaggi e poi inviti altre persone nel tuo lavoro. Sono sicuro che possa essere tremendo, ma lui non l’ha mai fatto notare”.
    Ma il regista è stato anche pronto ad aiutare gli attori per i dettagli che potevano presentare qualche difficoltà. Demi Moore (Soldato Jane, Codice d’onore), che interpreta Sarah Robertson, responsabile del settore rischi, dice: “Senza mai giudicare la nostra mancanza di conoscenza, la vastità della sua competenza è sempre stata a nostra disposizione. Considerando che questo è un film indipendente, con tempi limitati, dove ogni cosa deve essere fatta velocemente, ci sono state volte in cui diceva ‘vi spiego cosa state dicendo, cosa significa questo linguaggio’. E lo spiegava in modo semplice, naturale, perché è cresciuto in quel mondo e lo conosce bene. Questo aumenta il tuo livello di fiducia con un regista esordiente”.
    “La sceneggiatura è arguta, ricca di suspense, i personaggi sono ben delineati”, commenta Jeremy Irons, che interpreta il misterioso e potente amministratore delegato della banca, John Tuld. “J.C. è un regista generoso, aperto, anche se è un esordiente e poi la sua conoscenza dell’argomento è vastissima. E’ capace di spiegarti il personaggio e il suo comportamento perché ci è vissuto accanto, ha una enorme esperienza dell’ambiente della finanza”.
    Molti degli attori sono stati, o sono, protagonisti di loro film o serie televisive, e formano quindi l’insieme solido ed equilibrato che il film richiede per una conclusione non scontata, ma il cast e i realizzatori sono stati all’altezza della sfida. “Adoro i film corali”, dice Stanley Tucci. “E’ stata una delle ragioni per cui ho accettato questo film. Mi piacciono per l’amicizia che si crea con gli altri attori. Se il regista ha fatto bene il suo lavoro e scelto la gente giusta, tutti lavorano allo stesso livello e adottano lo stesso tono… il film guadagna in compattezza e coerenza. Penso che J.C. ci sia riuscito”.
    Questo sforzo è stato aiutato dall’ambientazione in interni del film; Margin Call si svolge quasi tutto in alcuni uffici e sale conferenze. Questo non solo ha ristretto il budget, ma ha pagato in termini di esprit de corps per il cast e la troupe. “L’aspetto speciale di questa esperienza, diversa da tutte quelle che ho avuto, è che tutto si svolge sullo stesso piano di un edificio per uffici”, dice Demi Moore. “Noi eravamo nel nostro ministudio e c’era qualcosa di molto intimo, qualcosa che puoi trovare in teatro, tutti sono nello stesso posto e basta fare qualche passo per trovare il camerino di qualcuno. E’ molto diverso quando ognuno scende dalla propria roulotte o si muove da un posto all’altro”.
    Il produttore Corey Moosa condivide il punto di vista di Moore e la sua metafora: “Gli attori non scendevano 42 piani per andare nelle loro roulotte, stavano bene lì. Passavano più tempo fra loro, si è creato un magnifico senso di familiarità, veniamo tutti dal teatro….”.
    A parte i vantaggi dell’edificio comune, i limiti del budget di Margin Call sono diventati parte del progetto, semplicemente per i temi della storia. “Se si gira un film su Wall Street”, osserva il produttore Rob Barnum, “devi essere responsabile finanziariamente. E’ ironico vedere film su Wall Street che criticano pratiche finanziarie irresponsabili che loro stessi applicano”.
    Anche se il film è ambientato negli uffici di una banca, la città in cui si svolge è molto presente. “Si vede sempre New York sullo sfondo di ogni inquadratura”, fa notare Paul Bettany, “è magnifico. Certo, sembra un cliché, ma è una città così fotogenica… per l’altezza degli edifici, l’ampiezza degli spazi… E’ semplicemente straordinaria, io vivo a New York e vederla così me l’ha fatta apprezzare ancora di più”.
    Questa prospettiva - culturale e personale - rende Margin Call diverso dagli altri film che hanno cercato di descrivere la crisi e i suoi effetti sulle persone, sulle famiglie e sulle industrie in tutto il mondo. Per Penn Badgely, la possibilità di interpretare un ruolo in questo film è stato come partecipare in qualche modo a eventi che hanno cambiato il mondo. “Penso che questa crisi finanziaria sia una delle più importanti e continuerà a essere presente nella mente delle persone ancora per molto tempo”, dice. “Per un giovane attore adesso è l’equivalente di un film di guerra, credo che i film sulla crisi che stanno uscendo diventeranno un genere cinematografico in futuro”.
    Anche per Stanley Tucci, Margin Call rappresenta la possibilità di parlare di un’esperienza quasi universale, osservare una spirale di eventi fuori controllo. “Penso che l’aspetto di questa sceneggiatura che ci ha portato qui sia la sua intelligenza e la sua sincerità nell’indagare questo mondo, non in modo melodrammatico o hollywoodiano, ma semplice e umano. Umanizza tutti quegli eventi che sono solo astrazioni per molti di noi, ma che non sono per niente astratti quando queste società iniziano a crollare. Tutto il paese ha sofferto - hanno sofferto le persone semplici, il ceto medio e i ricchi. Tutti hanno sentito le ripercussioni del danno che hanno inflitto. E per me ha significato non solo cercare di capire meglio quello che è successo, ma anche voler essere parte del racconto di questa storia”.

    Dal PRESSBOOK di MARGIN CALL

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