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    Home Page > Movies & DVD > L'uomo nell'ombra

    L'UOMO NELL'OMBRA: EWAN MCGREGOR SCRITTORE INGLESE IMPRIGIONATO TRA MISTERI E SCANDALI DA DIPANARE PER ROMAN POLANSKI. UN THRILLER POLITICO TRA CHANDLER E HITCHCOCK, DOVE LA SUSPENSE CORRE SUL FILO DI DELUSIONI E TRADIMENTI DI OGNI GENERE POSSIBILE

    In BLU-RAY: dal 5 AGOSTO

    Seconde visioni d'Autore - Cinema sotto le stelle - 60. Festival del Cinema di Berlino (11-21 Febbraio 2010) - VINCITORE ORSO D'ARGENTO per la 'MIGLIORE REGIA'

    "Ammiro moltissimo i thriller di Alfred Hitchcock. Il modo in cui una persona qualunque si ritrova coinvolta in un mondo altro. Anche se ogni passo che fa ha una sua logica, tuttavia la storia diventa sempre più folle. Amo quel genere e Hitchcock ne era il maestro. Sicuramente, ho cercato di inserire un elemento simile in 'L'uomo nell'ombra'. È un tipo ordinario e senza nome, che svolge un lavoro che lo porta in un mondo straordinario. E noi andiamo in quel mondo con lui. Quello che mi affascina del genere thriller (e penso che Roman condivida) è la sua energia e carica narrativa... Parlare del potere è la cosa che mi interessa maggiormente e in tutti i miei romanzi, in qualche modo, esamino questo aspetto. Sono molto interessato al fenomeno dei leader che perdono il potere, che si tratti di Richard Nixon o di Margaret Thatcher. Come fanno per ritrovare un equilibrio? Cosa porta una persona in vetta e cosa significa poi perdere quel potere? Quando ho iniziato a scrivere, l'immagine di Tony Blair è volata fuori dalla finestra e ho creato (almeno spero) questa figura politica universale... Mi piace sempre mettere il tempo nei miei libri. Penso che questo sia dovuto al fatto di essere inglese, e come tale notoriamente ossessionato dal tempo. E per me era molto importante fornire la sensazione di un esilio in una cittadina costiera in inverno, in un luogo abbandonato da tutti... Il Primo ministro vive in un ambiente isolato. Lui si trova in un'isola, separato dal mondo, e in particolare da tutto l’apparato di sicurezza che normalmente lo accompagna. Penso che sia un aspetto che non riceve la dovuta attenzione. All'apice della Seconda Guerra mondiale, Winston Churchill camminava dal 10 di Downing St. al Parlamento con un solo poliziotto dietro di lui. E Churchill salutava con il cappello i passanti, tutto questo durante la maggiore guerra della storia, in cui 40.000 civili britannici sono stati uccisi dalle bombe! Come ex Primo Ministro, credo che Blair abbia 24 guardie del corpo a tempo pieno. Non può assolutamente guidare una macchina e andare su un volo di linea normale, se non molto raramente. Di sicuro, non passa per un corridoio pubblico e non deve affrontare tutti i consueti controlli di sicurezza negli aeroporti. Sono assolutamente affascinato dal modo in cui i nostri leader sono diventati una classe separata dal resto di noi, perché questo non è mai avvenuto in passato. Anche nel Medioevo, un re era solito portare gli uomini in battaglia. Ora invece i nostri leader vivono dietro a dei vetri antiproiettile. Questo condiziona il modo in cui si comportano e distorce i rapporti. Inevitabilmente, loro vivono in un mondo irreale, in cui dipendono molto dai membri della sicurezza e dagli aiutanti, che diventano il loro unico legame con il mondo reale... L'idea di nascondere un segreto tramite un codice all'interno del testo di un libro mi intrigava. Il manoscritto è assolutamente fondamentale nel libro e nel film, così la sua importanza cresce sempre di più, fino a che non diventa un personaggio a sé stante. È evidente e visibile a tutti, ma bisogna lavorarci, mentre non può essere portato fuori dall'edificio. Poi, lo scrittore lo scopre e finalmente trova la risposta di tutto il mistero. Ed è l'ultima cosa che vediamo prima dei titoli di coda".
    Lo scrittore e co-sceneggiatore Robert Harris

    (The Ghost Writer USA/GERMANIA 2009; Thriller drammatico del mistero; 131'; Produz.: Medienboard Berlin-Brandenburg/Runteam/Studio Babelsberg/Summit International; Dtsribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana L'uomo nell'ombra

    Rating by
    Celluloid Portraits:

    (See Flash Review by Derek Elley, "www.variety.com", here - Voice: 'Il giudizio della critica' - 'International Press')
    Trailer

    Titolo in italiano: L'uomo nell'ombra

    Titolo in lingua originale: The Ghost Writer

    Anno di produzione: 2009

    Anno di uscita: 2010

    Regia: Roman Polanski

    Sceneggiatura: Robert Harris e Roman Polanski

    Soggetto: L'uomo nell'ombra è basato sul romanzo Il ghostwriter (Mondadori), scritto dall'autore di bestseller Robert Harris, che ha vinto l'International Thriller Writers’ Award per il 'Miglior Romanzo' del 2008. Harris ha lavorato con Polanski per adattare il libro e portarlo sul grande schermo.

    PRELIMINARIA - Genesi dell'idea:

    Quando è stato pubblicato il libro, molti commentatori hanno interpretato il romanzo come una velata critica al suo ex amico e Primo Ministro Tony Blair. Harris spiega la genesi dell'idea: "'L'uomo nell'ombra' è un'idea che ho avuto tanti anni fa, probabilmente una quindicina, molto prima che Tony Blair diventasse Primo Ministro. Ero interessato alla figura di un leader mondiale e a qualcuno che deve scrivere le sue memorie. Fin dall'inizio, ho pensato a un coinvolgimento tra il ghostwriter e la moglie dell'ex leader. Li vedevo mentre vivevano in qualche luogo isolato, ma non sono riuscito a renderlo. Non ho mai capito chi fosse questo leader mondiale o dove vivesse. Anno dopo anno, pensavo a questa idea, per poi metterla da parte. Così, è passato più di un decennio. Finalmente, nel 2006, ho sentito un'intervista alla radio, con una persona che voleva che Tony Blair venisse processato per crimini di guerra, aggiungendo che l'unico modo per evitare tutto questo sarebbe stato quello di andare a vivere in esilio in America, perché da lì non avrebbe potuto essere estradato. E io sono rimasto inchiodato alla poltrona, perché ho pensato subito che avrebbe potuto essere il personaggio principale, basato su qualcuno che si trova in questa posizione. Subito dopo, ho anche pensato alla location: in esilio negli Stati Uniti, come Solženicyn negli anni Settanta. A quel punto, tutto mi è sembrato chiaro".

    Cast: Ewan McGregor (Il Ghost Writer)
    Pierce Brosnan (Adam Lang)
    Eli Wallach (vecchio uomo a Vineyard)
    Kim Cattrall (Amelia)
    Olivia Williams (Ruth Lang)
    Tom Wilkinson (Paul Emmett)
    James Belushi (John Maddox)
    Timothy Hutton (Sidney Kroll)

    Musica: Alexandre Desplat

    Costumi: Dinah Collin

    Scenografia: Albrecht Konrad

    Fotografia: Pawel Edelman

    Montaggio: Hervé de Luze

    Makeup: Kyra Panchrnko

    Casting: Fiona Weir

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    "Quando un bravissimo ghostwriter britannico accetta di completare le memorie dell'ex Primo Ministro britannico Adam Lang, il suo agente gli assicura che è l'occasione della vita. Ma il progetto sembra maledetto fin dall'inizio, quantomeno perché il suo predecessore, storico assistente di Lang, è morto in uno sventurato incidente.
    Il ghostwriter, nel bel mezzo dell'inverno, parte per raggiungere il Premier in una casa sull'oceano, in un'isola sulla costa orientale degli Stati Uniti. Ma il giorno del suo arrivo, un ex ministro del Gabinetto britannico accusa Lang di aver autorizzato la cattura illegale di sospetti terroristi e di averli così consegnati alla tortura della CIA, un crimine di guerra. Lo scandalo porta stampa e manifestanti intorno alla dimora in cui Lang risiede con la moglie Ruth e con l'assistente personale, nonché amante, Amelia. Mentre lavora, il ghostwriter scopre che il suo predecessore potrebbe essersi imbattuto in un segreto oscuro che collegava Lang alla CIA e che forse qualcosa si nasconde nel manoscritto che ha lasciato. Lang era al servizio dell'agenzia di intelligence americana mentre era Primo Ministro? E il predecessore del ghostwriter non è morto in un incidente, ma è stato ucciso per la sconvolgente verità che aveva scoperto?
    Pieno di temi importanti, questo thriller ricco di atmosfera e suspense è una storia di inganni e tradimenti a ogni livello (sessuale, politico e letterario). In un mondo in cui niente e nessuno sono quello che sembrano, il ghostwriter scopre rapidamente che il passato può risultare mortale e che la Storia dipende da chi riesce a rimanere vivo per scriverla".

    IN ALTRE PAROLE:

    "Quando a un ghostwriter britannico viene offerto di occuparsi delle memorie di un discusso ex Primo Ministro britannico, lui rimane intimorito dall'idea anche perché l'ultimo uomo impegnato nell'incarico è morto, dopo essere caduto da un traghetto. Ma il ghostwriter [viene sempre chiamato solo così] accetta comunque l'incarico, perché, come gli ha detto il suo agente, è un'opportunità magnifica e ben pagata, anche se è un lavoro duro. L'editore londinese gli dice che tutto dovrà essere pronto in un mese e che il ghostwriter dovrà cominciare subito e dunque partire per l’America già quella notte per raggiungere la casa dell'editore, su un'isola vicino alla costa orientale, dove l'ex Primo Ministro Adam Lang alloggerà durante il suo periodo di conferenze negli Stati Uniti.
    Le cose vanno subito storte. Intanto, il ghostwriter viene assalito tornando a casa. Poi, mentre aspetta di imbarcarsi sul suo volo, vede una notizia flash a proposito di Lang sugli schermi dell'aeroporto di Heathrow. L'ex Primo Ministro è accusato di aver catturato illegalmente dei sospetti terroristi in Pakistan e averli consegnati alla CIA per essere torturati. Un'accusa che, se si rivelasse vera, farebbe di lui un criminale di guerra in base alle leggi inglesi e internazionali. Inoltre, quando si sta dirigendo verso l'isola, il ghostwriter si ritrova sullo stesso battello da cui il suo predecessore, Mike McAra, era caduto due settimane prima.
    Arrivato alla lussuosa casa dell'editore, il ghostwriter si accorge che la casa è protetta da un imponente servizio di sicurezza, diretto da un gruppo di agenti britannici. Inoltre, c'è un'atmosfera cupa. Lang e la moglie Ruth hanno dei problemi di coppia e lui ha una relazione con la sua assistente personale, Amelia. Costei fa firmare al ghostwriter un accordo di riservatezza prima di mostrargli il manoscritto, facendogli promettere di non portarlo fuori dall'edificio. Il ghostwriter si mette al lavoro, e si stupisce che il libro sia superficiale e mal scritto. Ruth arriva e gli chiede quanto sia grave la situazione, ma lui risponde in maniera diplomatica. In seguito, il ghostwriter la accompagna all'aeroporto locale per incontrare Lang, che arriva con un jet privato che ha impresso il logo di una società chiamata Hatherton. Dopo essere stati presentati, il ghostwriter si sistema in un piccolo albergo. Il giorno successivo, il ghostwriter ha la sua prima sessione di colloqui con Lang, per registrare le informazioni che lo riguardano.
    Tornato al suo albergo, il ghostwriter incontra uno Sconosciuto che sta cercando Lang. Quando entra nella sua stanza, scopre che è stata invasa e perlustrata. Il giorno successivo, i cronisti si radunano intorno all'albergo del ghostwriter per prepararsi a una conferenza stampa della ICC a The Hague. Amelia propone al ghostwriter di abbandonare l'albergo e trasferirsi nella casa. Lui accetta e raggiunge la dimora, passando di fronte a un gruppo di persone che manifestano. Tra loro c'è lo Sconosciuto, che accusa il ghostwriter di lavorare per un assassino, perchè ha perso un figlio che era nell'esercito, in quella che lui definisce una delle 'guerre illegali' di Lang.
    Alla dimora, il ghostwriter è ospitato nella stessa stanza in cui stava McAra. Dopo che Lang e la sua squadra partono per Washington in cerca di supporto politico, il ghostwriter trova una busta nella sua stanza che contiene alcune delle ricerche svolte da McAra, tra cui delle vecchie fotografie dei giorni in cui Lang era a Cambridge e una fotocopia della sua prima tessera di partito. La data sulla tessera indica che Lang era iscritto già prima di innamorarsi di Ruth, cosa che contraddice la storia raccontata al ghostwriter. Inoltre, trova un numero di telefono e lo chiama, per sentire con stupore rispondere Richard Rycart, il Segretario di Stato, così il ghostwriter riattacca subito. E inizia a sospettare che la morte di McAra non sia stata un incidente o un suicidio.
    Iniziando a indagare, il ghostwriter raggiunge in bicicletta una baia dove è stato ritrovato il corpo di McAra. Lì, incontra un vecchio che conosce le correnti e che gli rivela che non è possibile che il corpo di qualcuno che cade dal traghetto possa arrivare in quella baia. Inoltre, apprende che una vecchia ha raccontato alla polizia di aver visto delle luci sulla spiaggia la notte che McAra è morto, ma la donna ora si trova in coma per essere caduta dalle scale una settimana prima. Sospettando un complotto, e con Lang ancora a Washington, il ghostwriter quella sera condivide le sue scoperte con Ruth. Dopo una serata intensa e carica di tensione, i due finiscono a letto insieme.
    Il giorno successivo, il ghostwriter annuncia che tornerà in albergo per mantenere una certa distanza professionale. E dice a Ruth che non approfondirà le cose che ha scoperto, considerando che è soltanto un ghostwriter e non un cronista investigativo. Guidando un SUV destinato agli ospiti, si dirige verso il suo albergo. Mentre è in viaggio, il navigatore satellitare inizia a dargli delle indicazioni per arrivare all'ultima destinazione della macchina. Il ghostwriter cerca di disabilitarlo, ma alla fine ci rinuncia e decide di vedere dove lo porta l'auto. Invece del suo albergo, arriva al porto dei traghetti. Comincia a sospettare che sia la rotta che McAra ha preso la notte in cui è morto. Prende il traghetto e continua a seguire le istruzioni del navigatore satellitare, raggiungendo la sua destinazione: una casa remota nella campagna vicino Boston.
    Il nome sulla porta, Professor Paul Emmett, gli ricorda qualcosa. Controllando i suoi documenti, il ghostwriter trova Emmett in varie foto con Lang a Cambridge. Inoltre, nota che il capitolo finale del manoscritto di McAra inizia con un riferimento a Emmett. Poco dopo, una macchina con Emmett e la moglie entra nella proprietà. Il ghostwriter inizia a parlare con Emmett, chiedendogli informazioni sul suo rapporto con Lang, ma lui insiste a dire che i due si conoscono appena. Semplicemente, avevano recitato nella stessa rappresentazione a Cambridge e poi, molti anni più tardi, Lang era presente a un ricevimento dell'Arcadia Institution, un'organizzazione diretta da Emmett. Ma quando le domande del ghostwriter si concentrano sulle ragioni che hanno portato McAra a far visita a Emmett la notte in cui è morto, quest'ultimo sostiene di non saperne nulla e mostra la porta al ghostwriter.
    Mentre sta tornando indietro, il ghostwriter nota una berlina a poca distanza. Crede di aver eluso i suoi inseguitori, ma quando sta per salire sul battello per tornare all'isola, capisce di essere ancora seguito. Comunque, riesce a saltare dal traghetto mentre questo lascia il molo e si rifugia in un albergo locale. Il ghostwriter chiama nuovamente il numero di Rycart e questa volta ci parla. Rycart gli chiede se ha il manoscritto delle memorie di Lang e riceve una risposta affermativa. Rycart gli dice allora di rimanere dove si trova.
    Aspettando Rycart, il ghostwriter cerca l'Arcadia Institution sul suo portatile e scopre una serie di legami tra questa organizzazione angloamericana, Emmett, Lang, l'Hatherton Group - il cui nome era sul jet privato di Lang ed è collegato ai 'voli della tortura' della CIA - e la CIA stessa. Inoltre, apprende che Emmett era un agente della CIA quando ha conosciuto Lang a Cambridge. Il ghostwriter è sconvolto. A un certo punto, Ruth lo chiama per chiedergli dove si trova. Infatti, la polizia ha scoperto la sua macchina abbandonata sul battello. Lui le dice che si trova al molo, ma quando lei chiede perché si trovi sulla terraferma, mente e le risponde che deve recarsi a New York per vedere l'editore. Si sente bussare alla porta e lui attacca.
    Alla porta c'è la guardia del corpo di Rycart, che dice al ghostwriter di prepararsi e di venire con lui. Così, lo porta al parcheggio dove Rycart sta attendendo e insieme si recano in un ristorante locale. Rycart vuole vedere il manoscritto. Lui dice al ghostwriter che McAra lo stava aiutando a mettere assieme un caso contro Lang riguardante i voli della tortura della CIA. Ma McAra aveva detto anche a Rycart di aver scoperto qualcosa di più importante, qualcosa che dà un senso a tutto quello che è andato storto quando Lang era al potere. McAra non ha detto a Rycart di cosa si trattasse al telefono, aggiungendo solo, in maniera criptica, che la verità si trovava tutta "all'inizio" del manoscritto. Il ghostwriter glielo fornisce, ma lo avverte che è banale e che non contiene nulla di significativo, perché quello che McAra indicava come "l'inizio" era il periodo di Lang a Cambridge, quando ha conosciuto un agente della CIA: Emmett. Rycart, molto eccitato, ipotizza che Lang fosse al servizio della CIA quando era Premier, una tesi che spiegherebbe come ogni decisione che è stata presa risultasse nell'interesse degli Stati Uniti. E probabilmente McAra è stato ucciso perché conosceva questo segreto.
    In questo momento fondamentale della conversazione, Lang chiama dal suo jet privato e offre di passare a prendere il ghostwriter al molo dei traghetti e riportarlo sull'isola, in modo che possano continuare il lavoro sul libro. Su richiesta di Rycart, il ghostwriter accetta, anche se è molto riluttante, sensazione che aumenta quando Rycart gli rivela che ha registrato la loro discussione e che lo farà convocare come testimone dalla ICC, a meno che lui non lo aiuti a incastrare Lang.
    Il ghostwriter incontra Lang sul suo jet e chiede spiegazioni sulla teoria di Rycart, ma Lang sorride e sembra sinceramente incredulo di fronte a queste idee. Lui sostiene che non avrebbe mai ricevuto ordini da nessuno e che ha preso certe decisioni come Primo ministro perché le riteneva giuste. Ma quando l'aereo atterra sull'isola e i passeggeri arrivano al terminal, si sentono degli spari…".

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    NELL’OMBRA, FINO ALL’ULTIMO RESPIRO E SENZA ESCLUSIONE DEI COLPI: QUELLI BASSI INFERTI DA UN’AZIONE INTERIORE O CHE COMUNQUE RESTA DIETRO LE QUINTE. ROMAN POLANSKI TORNA AL THRILLER IN SALSA HITCHCOCKIANA E LA MEMORIA CORRE AL MITICO ‘FRANTIC’ CHE, D’ALTRA PARTE, RESTA INSUPERATO. ‘L’UOMO NELL’OMBRA’ SI IMPONE AD OGNI MODO ALL’ATTENZIONE COME IMPECCABILE CONFEZIONE DI GENERE CON IL PROVVIDO CONCORSO DI MUSICA (ALEXANDRE DESPLAT) E DI UNO SPLENDIDO MONTAGGIO, SERRATO E FLUIDO AD UN TEMPO. DAL CAST SPICCANO, PER LA CAMALEONTICA ADERENZA AL TESTO - CARICO DI TOPOI ‘CLASSICHEGGIANTI’ TRA CUI CERTI MOTIVI FIRMA POLANSKIANI DI VECCHIA DATA (L’ACQUA) - EWAN MCGREGOR E PIERCE BROSNAN NONCHE’ LE DUE INQUIETANTI FIGURE FEMMINILI (OLIVIA WILLIAMS E KIM CATRALL)

    Ancora l’acqua. Roman Polanski, straordinario cineasta la cui reale statura è tradita dall’affascinante autorialità delle sue opere in celluloide - un regalo sempre apprezzato da cinefili e non - torna ad uno dei suoi topoi preferiti

    da lunga data. Motivo su cui la critica specializzata ha speso molte parole: “L’acqua: acqua di mare, acqua di fiume, acqua di lago, acqua dei rubinetti, acqua come l’origine della vita è per Polanski l’origine dei suoi film.” Era Francesco Suriano (Il sogno e l’acqua)(*) a rilevare la cosa scoprendola in pellicole ormai lontane nel tempo eppure intramontabili nella memoria collettiva: da Il coltello nell’acqua (il rapporto dei due personaggi è determinato dal vento e dall’increspatura del lago), a Chinatown (l’acqua è l’unica ragione per cui esistono i personaggi della storia), fino a Frantic (la doccia di Harrison Ford come elemento scatenante della storia). Insomma “L’acqua come ‘strada’ che porta e conduce all’interno della narrazione”. E in tal senso L’uomo nell’ombra non solo non fa eccezione, ma dell’acqua sembrerebbe persino rivendicare il protagonismo assoluto come perno in seno a questo nuovo ‘intrigo internazionale’, là dove l’anima politica - su

    cui tanto mediaticamente si è fin troppo insistito con pretese aderenze, reali o fittizie poco ci importa, alla realtà britannica all’altezza di Tony Blair - fa da sfondo all’imprevista avventura che investe letteralmente il nostro ‘ghostwriter quasi per caso’. Un camaleontico Ewan McGregor veste i panni di un personaggio, per certi versi un neo Marlowe chandleriano, introiettato proprio dall’acqua in quel che diventerà ben presto il suo incubo personale: l’acqua di un mare grigiastro ed increspato, quasi naturalmente incline alla tempesta imminente, che d’altra parte non arriva ma tiene comunque sulla corda di una suspense discreta, mai prorompente, eppure immancabilmente presente e rimarcata dalle autorevoli (Alexandre Desplat) cadenze musicali tipiche del thriller. Un mare che assume il ruolo dominante quale motivo di ritorno: per approdi, partenze e nuovi approdi sul campo di un luogo desolato nel suo sconcertante isolamento, tra chiaroscuri boschivi e vaste spiagge ventose: l’ambientazione ideale per chi

    detiene il potere come l’ex Primo Ministro britannico Adam Lang (un Pierce Brosnan più variegato di quel che ci si aspettasse) e deve proteggersi da ingerenze pubbliche e/o nascondere meglio verità che è più conveniente sottacere. Ma oltre all’acqua del mare come ingresso privilegiato alla storia Polanski chiede rinforzi alla pioggia pressoché incessante quasi a voler metaforicamente rilavare il nostro protagonista da un genere di sporcizia che torna inevitabilmente ad infangarlo e da cui non riesce proprio a liberarsi.

    E’ questo lo scenario ideale per lo sguardo obliquo e sinistro tipicamente ‘hitch-polanskiano’ in cui fanno la loro irradiante comparsa, sul filo del contrasto, le due, a loro modo inquietanti, figure femminili: la moglie Ruth Lang (Olivia Williams) e l’assistente Amelia Bly (Kim Cattrall), rientrando a pieno titolo nel novero dei vari tradimenti (sessuale, politico e letterario) contemplati dalla storia, ben architettata nel suo romanzo Il Ghostwriter da Robert Harris, anche

    co-sceneggiatore del film, e dunque complice delle varianti sul tema concesse alla celluloide sull’onda della genialità creativa di Roman Polanski.

    E dire che non si corre certo dietro ad un qualcosa di particolarmente originale. Si direbbe più forte l’interesse verso la nostalgica riaffermazione di un revival di classicità: l’uomo comune in situazioni straordinarie imprigionato in una suspense che non ha la benché minima intenzione di concedere una tregua né tanto meno di mollare la presa, ‘fino all’ultimo respiro’, è proprio il caso di dirlo, rappresenta, com’è ben noto, il topos per eccellenza del vocabolario hitchcockiano, di cui Roman Polanski non si conferma che il regale, compiaciuto, erede contemporaneo. E anche su questo registro torna l’affinità con la cornice elettiva del mitico Frantic, là dove a vestire i panni dell’uomo comune in situazioni straordinarie era uno splendido Harrison Ford, altisonante nei suoi silenzi e vibrante sulle corde di un angoscioso smarrimento fino

    alle lacrime, incastrato, quasi ammaliato, obbligato da circostanze impreviste - come lo è per altri versi McGregor ne L’uomo nell’ombra - a seguire il labirintico percorso di un luogo a lui estraneo, o comunque non familiare. Percorso che si fonde con quello della sua ricerca, là dove spuntano sinistri indizi annotati a mano, vuoi su una scatola di fiammiferi (Frantic), vuoi sul retro di una foto (L’uomo nell’ombra). “L’irruzione dell’avventura nel quotidiano” - d’altra parte - “non può che essere una breve parentesi, fatta della sostanza dei sogni, destinata a disciogliersi alla luce del giorno” (**). Ma come osservato a suo tempo, non solo sono possibili variazioni, anzi, il cinema di Polanski, per quanto all’interno di uno spazio precedentemente delimitato, “vuole essere cinema di variazione” e mai è stato così vero come nel caso de L’uomo nell’ombra. Ci sarà mai un disgelo, una primavera, alla fine di questo incubo?

    Un incubo sinuoso e viscido, non a caso alimentato da una pioggia pressoché incessante, grigio come la cenere sotto cui si occultano verità scomode, ammantato da una natura boschiva in cui è facile perdersi, metafora di quel che vive il nostro ‘ghostwriter’ proprio in questa ‘parentesi’ dal quotidiano che, come dotata di una volontà sua propria, non sembra destinata a chiudersi.

    Ma se, quasi per uno scherzo del destino, Roman Polanski sembra condividere lo spazio umbratile del nostro ‘ghostwriter’, non rinuncia a respirare a pieni polmoni l’ossigeno impagabile di un’arte che nessuno potrà mai togliergli e che, a dispetto di ogni tappeto rosso negato, non manca di ripagarlo con il dovuto riconoscimento. Il Leone d’argento vinto a Berlino non è che la consequenziale dimostrazione. Ma la dimostrazione più vera è quel che resta immortalato sulla celluloide de L’uomo nell’ombra, quando la verità tanta cercata, ormai rivelata - e usiamo di proposito

    un apprezzamento criptico per non rovinarvi il finale - trova liricamente la sua elettiva collocazione sbattuta dal vento sul grande schermo, andando così ad assimilare sui titoli di coda, fiction e realtà. Quasi un campanello di sveglia per lo spettatore che, nel frattempo, risucchiato nella spirale di suspense confezionata su misura per lui, si è sicuramente dimenticato di trovarsi al cinema. E’ questo un genere di raffinatezza che, non disdegnando di calcare orme già battute, solo i grandi maestri della celluloide sono in grado di generare.

    (*) Francesco Suriano, Il sogno e l'acqua (p. 65) e (**) Gabriele Pedullà, Incroci di generi (p. 51) in Roman Polanski (A cura di Edoardo Bruno), Roma 1993 (Gremese editore).

    Commenti dei protagonisti:

    EWAN MCGREGOR (Il Ghostwriter):

    Anche l'elemento politico della sceneggiatura attirava McGregor, così come la necessità di valutare attentamente i nostri leader:

    "I politici prendono delle decisioni fondamentali sulla vita o la morte per conto nostro, per poi ritirarsi e finire in un mondo fatto di conferenze ben pagate, mentre non vengono considerati responsabili delle decisioni che hanno preso o delle bugie che hanno raccontato, facendola franca. Questo mi rende furioso e il film è veramente molto attuale".

    PIERCE BROSNAN (Adam Lang):

    "È un thriller politico, ma non del tutto. C'è un sapore shakespeariano, è una tragedia giacobina. Un uomo è intrappolato nelle vicende della sua vita e della sua personalità con una donna che non conosce veramente. Io ero indeciso se amare Adam Lang o pensare che fosse un cretino totale, fino a credere che fosse sincero e volesse il meglio per la sua nazione. Ci sono molte cose nascoste in questi personaggi. In realtà, è un nido di vipere che si ritrova in questa casa gelida...".

    Altre voci dal set:

    Lo scrittore e co-sceneggiatore ROBERT HARRIS (Come giornalista politico che per un periodo è stato vicino a Tony Blair, prima e dopo che diventasse Primo Ministro, Harris si trovava in una posizione privilegiata, al centro del palcoscenico della politica britannica):

    "Ho avuto tante informazioni riservate e ho avuto accesso a materiale che nessun giornalista all'epoca poteva avere, figuriamoci un romanziere. Sono riuscito a ottenere delle informazioni sul modo in cui la gente reagisce sotto pressione, come si vive all'interno di una bolla di sicurezza, il rapporto con il potere, l'eccitazione e l'adrenalina. E questo mi ha dato la tranquillità di poter immaginare come qualcuno si comporterebbe in questa situazione".

    La voce fuori campo ha finito per risultare superflua e dunque omessa:

    "Roman (Polanski) ha suggerito di raccontare buona parte della storia, come ha fatto Wilder, utilizzando spesso la voce fuori campo. Ma il problema in questo caso, come abbiamo scoperto, è che la storia procedeva benissimo utilizzando semplicemente l'azione e i dialoghi, mente la voce fuori campo non aggiungeva nulla. In effetti, ci rallentava. Così, nella seconda versione della sceneggiatura abbiamo eliminato questo aspetto. Tuttavia, non volevamo perdere il tono oscuro della storia, che dipende dal fatto che il pubblico capirà solo alla fine chi è veramente il ghostwriter. È un problema che non avevamo ancora risolto all'inizio delle riprese, tanto che probabilmente ci siamo interrogati più su quello che su qualsiasi altra cosa. E poi Roman ha trovato un finale straordinario, che penso potrà diventare uno degli aspetti più memorabili della pellicola, ma che è quasi sussurrato. Proprio come 'Chinatown' aveva bisogno di una fine oscura".

    Il personaggio del narratore rimane senza nome:

    "Sono rimasto influenzato dal celebre romanzo 'Rebecca' di Daphne Du Maurier, in cui non conosciamo mai il nome del narratore e l'idea di un ghostwriter si adatta perfettamente. Lui porta lo spettatore dentro un mondo e ce lo descrive. È un tipo decisamente ordinario, che svolge un lavoro che lo porta a incontrare persone straordinarie".

    Sul personaggio Adam Lang, (interpretato da Pierce Brosnan):

    "Lang è un misto di tutti i politici di cui ho letto e a cui sono interessato. Ha fascino e si capisce bene perché è stato eletto. E Pierce ha un fascino e un'autostima notevoli. Lang non è Blair, ma ha alcuni dei suoi vezzi interpretativi. Io volevo anche suggerire come le carriere politiche sono delle tragedie, perché durano pochi anni e poi la tua vita non è più la stessa".

    Il produttore ROBERT BENMUSSA (che ha lavorato con il regista fin dal 1992 per Luna di fiele):

    "In tutti i film di Polanski, ci sono molti strati e uno dei temi ricorrenti nelle sue pellicole è la lotta per portare alla luce una verità nascosta, per mostrare la realtà dietro alle apparenze, senza dimenticare l'ironia".

    (A proposito del punto di vista narrativo, fondamentale nelle opere di Polanski):

    "Ci sono sempre molti strati nel lavoro di Polanski, ma anche delle costanti. Tutti i suoi film hanno il punto di vista di un personaggio. Qui, stiamo con il ghostwriter dal primo fotogramma all'ultimo, tutto viene visto dal suo punto di vista e lo spettatore cammina con lui. È una caratteristica delle pellicole di Polanski".

    Links:

    • Roman Polanski (Regista)

    • Ewan McGregor

    • Tom Wilkinson

    • Pierce Brosnan

    • Olivia Williams

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    Galleria Video:

    L'uomo nell'ombra - trailer.flv

    L'uomo nell'ombra - trailer (versione originale) - The Ghost Writer.flv

    L'uomo nell'ombra - trailer HD (versione originale) - The Ghost Writer.mp4

    L'uomo nell'ombra - Intervista a Ewan McGregor (versione originale sottotitolata).flv

    L'uomo nell'ombra - Intervista a Kim Cattrall (versione originale sottotitolata).flv

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    International Press

    DEREK ELLEY, "www.variety.com":

    "The best thing that can be said about Roman Polanski's pic version of Robert Harris' bestseller 'The Ghost' is that auds won't need to read the original novel. With a few exceptions, and necessary tightening, it's pretty much all up on the screen - page by page of plot, line by line of dialogue - in one of the most literal adaptations (by the British journo-turned-novelist himself) since the Harry Potter series. Low on sustained tension, and with a weak central perf by Ewan McGregor in the titular role, 'The Ghost Writer' looks set for moderate biz at best in Europe, with much briefer haunting of North American salles".

    Italian Press

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