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    Home Page > Movies & DVD > Il buio nell'anima

    JODIE FOSTER 'NO LIMIT'

    "'Il Buio nell’anima' pone alcuni interrogativi morali di difficile soluzione. Penso che quando siamo minacciati, una parte di noi desidererebbe reagire con una sorta di brutalità primitiva, ma non lo facciamo, perché la civilizzazione ci insegna a non farlo. Così vedere qualcuno che scivola in una situazione moralmente discutibile è nel contempo affascinante e terrorizzante".
    Il regista Neil Jordan

    "Credo che tutti noi pensiamo che ci sono limiti che non oltrepasseremo mai e persone che non saremo mai... Eppure non puoi sapere come potresti agire in certe circostanze. Puoi definire, a livello intellettuale, la tua etica, ma fino a che non ti confronti con una situazione estrema, che ti cambia, non puoi sapere chi potresti diventare".
    L'attrice Jodie Foster

    (The Brave One USA/AUSTRALIA 2007; Thriller drammatico; 121'; Produz.: Warner Bros. Pictures in associaz. con Village Roadshow Pictures presentano una produz. Silver Pictures; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia)

    Locandina italiana Il buio nell'anima

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    Trailer

    Titolo in italiano: Il buio nell'anima

    Titolo in lingua originale: The Brave One

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Neil Jordan

    Sceneggiatura: Roderick Taylor, Bruce A. Taylor & Cynthia Mort

    Soggetto: Storia di Roderick Taylor & Bruce A. Taylor

    Cast: Jodie Foster (Erica Bain)
    Terrence Howard (Detective Mercer)
    Naveen Andrews (David Kirmani)
    Nicky Katt (Detective Vitale)
    Mary Steenburgen (Carol)
    Ene Oloja (Josai)
    Luis Da Silva Jr. (Lee)
    Blaze Foster (Cash)
    Rafael Sardinia (Reed)
    Jane Adams (Nicole)
    Gordon MacDonald (Murrow)
    Zoë Kravitz (Chloe)
    John Magaro (Ethan)
    Victor Colicchio (Cutler)
    Jermel Howard (Bandito alla metropolitana)
    Cast completo

    Musica: Dario Marianelli

    Costumi: Catherine Thomas

    Scenografia: Kristi Zea

    Fotografia: Philippe Rousselot (A.F.C./A.S.C.)

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Per Erica Bain (Jodie Foster), le strade di New York sono la sua casa e il suo lavoro: condivide i suoni e le storie della sua amata città con il pubblico radiofonico del programma “Street Walk”. Di notte, torna a casa dall’amore della sua vita, il fidanzato David Kirmani (Naven Andrews). Ma tutto ciò che Erica conosce e ama le viene strappato via durante una tragica notte, quando lei e David subiscono una aggressione, in seguito alla quale David muore e lei viene ferita gravemente.
    Anche se il corpo martoriato si riprende , le ferite più profonde non si rimarginano, come il dolore per la perdita di David e soprattutto una paura che le attanaglia la gola a ogni passo. Le strade della città che un tempo amava percorrere, anche i luoghi che le erano più cari e familiari, ora le appaiono estranee e minacciose.
    Quando la paura diventa un fardello troppo pesante da sopportare, Erica decide di armarsi per combatterla. La pistola diventa un mezzo tangibile per proteggersi da un nemico invisibile… o almeno così crede.
    La prima volta che spara a qualcuno è una questione di uccidere o essere uccisa. La seconda volta è sempre autodifesa… oppure ha scelto di non tirarsi fuori da una situazione pericolosa? La paura che prima la paralizzava è diventata da qualcosa di diverso… qualcosa che la porta a riprendersi la vita che le è stata strappata quella notte… qualcosa che Erica stessa non accetta.
    In città si diffonde la storia di un anonimo giustiziere e il detective della polizia di New York, Sean Mercer (Terrence Howard) si mette sulle tracce del killer. Tutto fa pensare che non si tratti di un uomo con la pistola… ma di una donna che si vendica.
    Con Mercer che la tallona e la sua coscienza in crisi, Erica deve decidere se la sua ricerca di una forma di giustizia, o di vendetta, sia la strada giusta".

    Dal >Press Book< de Il buio nell'anima

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    CHE FILM STRAORDINARIAMENTE SCOMODO! SCONCERTANTE E TREMENDAMENTE ATTUALE! UN PERCORSO INTERAMENTE INTERIORIZZATO DA UN ‘GIUSTIZIERE DELLA NOTTE’ CHE QUESTA VOLTA E’ STATO PENSATO AL FEMMINILE, AFFIDATO ALLA SAPIENTE E SOFISTICATA PERFORMANCE, INEDITA E STRABILIANTE PER BRAVURA, DI JODIE FOSTER, QUI ALL’APICE DELLA SUA ARTE PIU’ ESPRESSIONISTA. MA PARADOSSALMENTE SI APPUNTA PROPRIO QUI, SUL CARISMA DELL’INTERPRETE PROTAGONISTA, IN CONTRASTO CON LA DISCUTIBILE E PUR COMPRENSIBILE, DATE LE CIRCOSTANZE, ETICA DEL PERSONAGGIO, LA RESPONSABILITA’ DI CHI AFFRONTA, PER RIPROPORRE PUBBLICAMENTE, IN CELLULOIDE, TEMI COSI’ SCOTTANTI E COMPLESSI DA OGNI PUNTO DI VISTA LI SI GUARDI, NON ULTIMO IL RISVOLTO MORALE. LA SIMPATETICITA’ CHE INEVITABILMENTE LO SPETTATORE PROVA NEI CONFRONTI DELLA PROTAGONISTA, RISCHIA DIFATTI DI FUORVIARE SUL MESSAGGIO CONTENUTISTICO E DI METTERE IN PERICOLO OBIETTIVITA’ E LA RICERCA DI RISPOSTE SECONDO COSCIENZA. SE GIA’ SI E’ PORTATI A CONDIVIDERE A COMPRENDERE IL PERCHE’ DI UN COMPORTAMENTO REATTIVO DI NORMA INACCETTABILE, LO SCONVOLGENTE FINALE

    A SORPRESA, RISCHIA DI FAR DERAGLIARE LE COSCIENZE VERSO UN ABISSO SENZA RITORNO NE’ RENDENZIONE. COSI’ SE IL FILM MERITA IL MASSIMO DEI VOTI SUL PIANO ESTETICO, SI PRENDE GROSSE RESPONSABILITA’ SUL PIANO DELLE SCELTE PERSONALI, PER QUANTO PLAUSIBILI E DEGNE DI TUTTA LA COMPRENSIONE POSSIBILE, TRASCURANDO DI EVIDENZIARE LE VERE RADICI DA CUI GERMOGLIA CERTA CRIMINALITA’ METROPOLITANA E NON, E MANCANDO DUNQUE DI FORGIARE, SU QUELLE RADICI, LE EVENTUALI SOLUZIONI PROPOSITIVE. IN ALTRE PAROLE MANCANDO IL VERO BERSAGLIO. E QUESTO NON E’ UN PERICOLO DA POCO

    E’ veramente difficile cercare di dare a Il buio nell’anima di Neil Jordan - davvero una discreta regia - un giudizio univoco, il più obiettivo e coscienzioso possibile, che metta d’accordo contenuti forti e altamente complessi con l’accattivante registro estetico-strutturale, là dove a dare particolare lustro alla pellicola c’è una inedita Jodie Foster. Inedita su più piani e per diverse ragioni che vanno oltre

    la complessità di questo personaggio femminile alquanto desueto per la gloriosissima carriera di attrice della Foster. Inedita anche perché mai forse prima di questa occasione - preziosa e pericolosa ad un tempo per un attore che sceglie di farsene carico così a fondo, andando in profondità quanto basta da sfiorare o, persino da abbracciare, l’abisso interiore e morale - aveva stratificato con insistita intensità per l’intera durata di un film, un percorso interamente interiorizzato. Anzi, a dire il vero sarebbe forse più corretto parlare di più percorsi: una sorta di labirintica cassa di risonanza interna ad una personalità diventata multipla a seguito di un’imprevista quanto brutale aggressione, di quelle che non solo lasciano il segno ma ti trasformano per sempre. E che ad un tempo ti sorprendono per non permetterti di riuscire a capire chi, perché, e fino a che punto, ‘l’estraneo che si è impossessato di te stessa’

    dopo un trauma di portata inimmaginabile, ha il totale controllo di azioni, scelte, impulsi, e fino a che punto questo ‘alieno interiore’ riesce a materializzare in immagini e fatti ben precisi, diciamo pure crimini, quel maremoto di rancore che ti ha sommersa. Così la nostra protagonista, ‘radiofonica’ professionista di gran classe, ci parla in prima persona con una costante voce fuori campo che ci rende diretti partecipi delle sue sensazioni, dei suoi atroci conflitti e di un malessere impossibile da classificare, comunque talmente forte da non poter restare entro limiti e confini dimensionali del sentimento, talmente forte da diventare il padrone indiscusso pur senza annullare del tutto quel barlume di personalità originale che tenta disperatamente, dal fondo in cui è scivolata e ricacciata, di riemergere e dire la sua. Così questa volta il ‘giustiziere della notte’, ancora immaginato al maschile con il mitico Charles Bronson nella pellicola di Michael Winner

    (Death Wish, Il giustiziere della notte, 1974) ha il fascino sexy e intelligente di una donna di classe trasformata da quella che si profila a tutti gli effetti una distruzione dell’anima, plausibilmente motivata. Non è certo un piacere per lei quello che in qualche modo si sente ‘obbligata’ a fare: è solo un imput irrefrenabile che la fa star male e che alimenta conflitti interiori che la consumano giorno dopo giorno. Quella ‘morte dell’anima’, ma forse sarebbe più calzante parlare di ‘agonìa’, è anche quella che le consente ad un tratto di rivedere con occhi diversi New York, la sua città normalmente amata, dopo quel tragico e brutalissimo accaduto in cui perde la vita il suo adorato fidanzato e promesso sposo (le partecipazioni arriveranno quando lui è già morto massacrato da teppisti criminali supportati dall’immancabile e indispensabile contributo di droghe, quelli che non hanno risparmiato neppure lei anche se

    è sopravvissuta). Si visualizza così e si riesce persino a sentire a pelle la presa di coscienza della nostra protagonista: quel rendersi conto che l’altro volto oscuro di quella stessa città c’è sempre stato, solo che non le era mai capitato di accorgersene o di prenderlo troppo sul serio, finchè il destino non l’ha obbligata a toccarlo con mano e a subirlo sulla viva carne, fino alla devastazione interiore. Un volto e un’anima resi in modo così sottilmente e sofisticamente stratificato da una straordinaria Jodie Foster qui all’apice della sua arte espressionista, da mettere in crisi lo spettatore anche non necessariamente giovanissimo. Si rischia di sentirci, per quanto razionalmente e moralmente non dovremmo, dalla parte della nuova ‘giustiziera notturna’. Sono talmente laceranti, profonde e comprensibili, e soprattutto non rimarginabili, le ferite che la vanno consumando, che non possiamo fare a meno di condividere, comprendere e fare nostro quel suo incolmabile

    vuoto interiore divenuto dolore costante, represso e nascosto con fatica sempre maggiore. Le cose si fanno poi davvero difficli se a questo si aggiungono la tremenda attualità di queste atrocità cittadine, vedi la ripresa diretta del misfatto poi trasferito da un cellulare all’altro, e la velata, ma evidente critica alle istituzioni preposte alla sicurezza civica: un corpo di polizia evidentemente insufficiente, carente quando non troppo perso dietro ai meandri burocratici, che qui in qualche modo si autodenuncia finendo per capire e persino avallare anche le più inammissibili, illegali e immorali reazioni del cittadino disperato che cerca di ‘contribuire’ e ‘rimediare’ alla carenza istituzionale a suo modo.
    Allora sorge una riflessione spontanea: quale società, quale futuro, quale messaggio per le giovani generazioni? Quale argine per l’intolleranza comprensibilmente dilagante da parte della gente comune, alle prese con questo nuovo western contemporaneo che ha smesso i panni dello spettacolo per farsi cruda realtà?
    Il

    divieto di questo film ai minori di 14 anni, in tal senso, finisce per risultare inadeguato. Altro che 14! Non si è mai abbastanza preparati per accogliere con il dovuto distacco un film come questo, così come la dimensione della sua protagonista, estremamente complessa e leggibile su più livelli, sino al finale a sorpresa che porge, con una soluzione dal sapore ‘hollywoodiano’, un messaggio ‘da paura!’
    Vengono i brividi ad assistere all’epilogo della storia e ci chiediamo anche: fino a che punto l’essere umano - quello che distrugge, quello che subisce, quello che reagisce nel modo che meglio crede - è senza speranza? C’è ancora una possibilità di redenzione o è irrimediabilmente compromesso?

    Commenti dei protagonisti:

    L'attrice (e qui anche produttrice esecutiva) JODIE FOSTER:

    "Quando metti una donna in un ruolo come questo, devi porre domande diverse, perché le sue azioni sono atipiche. In genere, le donne non uccidono persone che non conoscono, non uccidono a caso e questo, secondo me, rende il percorso di Erica più interessante. E’ stato importante esplorare la sua angoscia, la sua confusione interiore. Lei non sa esattamente cosa sta facendo, o perché, ma nello stesso tempo è sorpresa delle proprie azioni. Si rende conto che la paura si è trasformata in qualcosa di irriconoscibile e questo le ha fatto indossare i panni di un killer. Il suo confrontarsi con il pericolo cambia nel corso del film. La prima volta è qualcosa di anomalo e subisce una terribile violenza. La seconda volta è ancora casualità, si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma la volta seguente capisce di avere di avere una via di fuga, ma non la sceglie. Forse non ha perfettamente chiari i motivi, ma secondo me è proprio rivivendo una situazione di terrore puro riesce ad avere un’esperienza completamente diversa. Riesce a cambiare i personaggi e il risultato e se può cambiare il risultato, forse allora può riportare in vita chi è morto, per quanto folle possa sembrare".

    Altre voci dal set:

    Il produttore JOEL SILVER:

    "Quando abbiamo letto lo script, ci è piaciuto lo stile d’azione, ma soprattutto che parlasse di qualcosa di più profondo. Era ricco di emozioni e suspense, me affrontava anche la storia emotiva di una donna che aveva vissuto una terribile tragedia. Erica Bain è stata aggredita e ferita, il suo fidanzato ucciso. Fisicamente lei si riprende, ma la sua vita è completamente cambiata, deve trovare dentro di sé la forza per ricominciare e lo fa… ma è il modo in cui lo fa che la rende diversa. Per sopravvivere deve trovare il coraggio di superare la paura e riprendersi la vita a tutti i costi. E questo la rende 'Il Buio nell’anima'".

    La produttrice SUSAN DOWNEY:

    "La sceneggiatura originale era stata scritta da padre e figlio, Roderick e Bruce Taylor. Era perfetta per il genere, ma con una donna come protagonista. Quindi abbiamo voluto che Cynthia Mort aggiungesse una voce femminile, perché la storia è essenzialmente il percorso di Erica ed era importante capire dal un punto di vista di una donna perché e come lei sceglie di agire e quali sono le conseguenze".

    Links:

    • Neil Jordan (Regista)

    • Jodie Foster

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    • Terrence Howard

    • Naveen Andrews

    • Luis Da Silva Jr.

    • Zoë Kravitz

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