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    UN'OTTIMA ANNATA - A Good Year

    "I produttori di vini fanno sicuramente una vita difficile ma se le cose vanno bene, possono avere delle ottime annate. E’ quello che direbbe un produttore di vini francesi: ‘E’ stata una buona annata’".
    Il regista Ridley Scott

    "Ho pensato che si trattasse di una meravigliosa metafora. Quando Ridley (Scott) ed io abbiamo lavorato per 'Il gladiatore', la metafora era la morte ma oggi, in 'Un'ottima annata - a good year', abbiamo discusso anche di un tema come la reincarnazione, e non mi riferisco al ritorno dal mondo dei morti ma parlo piuttosto di quello che succede a Max, una persona che per certi aspetti era come morta ma che dall'esperienza in Provenza trova nuove energie e esce rinato. Ogni personaggio di questa storia affronta una situazione che gli cambierà la vita in meglio... Ogni singolo personaggio ha a che fare con qualcosa che lo fa crescere, lo cambia o infonde nuova linfa alla sua vita. In fondo é quello che mi è successo quando mi sono sposato ed ho avuto un figlio e questo vuol dire che è possibile uscire da situazioni che non ci piacciono e cambiare la nostra vita. Ed è a questo che si riferisce il titolo: alla vita di Max un uomo che va in Provenza, ritrova i ricordi dello zio defunto e le cose che questi gli ha insegnato, e questo gli apre il cuore. E a quel punto la sua vita cambia".
    L'attore protagonista Russell Crowe

    (A Good Year, USA 2006; commedia; 118'; Produz.: Scott Free Productions; Distribuz.: Medusa Film

    Locandina italiana Un'ottima annata - A Good Year

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    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: Un'ottima annata - A Good Year

    Titolo in lingua originale: A Good Year

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Ridley Scott

    Sceneggiatura: Marc Klein

    Soggetto: Tratto dal romanzo di Peter Mayle A Year in Provence

    Cast: Russell Crowe (Max Skinner)
    Albert Finney (Zio Henry)
    Marion Cotillard (Fanny Chenal)
    Abbie Cornish (Christie Roberts)
    Didier Bourdon (Francis Duflot)
    Tom Hollander (Charlie Willis)
    Freddie Highmore (Max da giovane)
    Isabelle Chandelier (Ludivine Duflot)
    Kenneth Cranham (Sir Nigel)
    Archie Panjabi (Gemma)
    Rafe Spall (Kenny)
    Richard Coyle (Amis)
    Ben Righton (commerciante 1)
    Patrick Kennedy (Commerciante 2)
    Ali Rodhes (bellezza ventenne)
    Cast completo

    Musica: Colonna sonora di Marc Streitenfeld

    Costumi: Catherine Leterrier

    Scenografia: Sonja Klaus

    Fotografia: Philippe Le Sourd

    Scheda film aggiornata al: 04 Gennaio 2015

    Sinossi:

    "... Sicuro di sé e arrogante, ostinato e affascinante, Max Skinner (Russell Crowe) è un banchiere di successo specializzato in transazioni finanziarie. Squalo della finanza sulla piazza londinese, Max non conosce rivali nella corsa alla conquista delle borse europee. Il suo ultimo successo, infatti, è stato un 'misero' guadagno a sette cifre, con grande sgomento e dolore dei suoi rivali. Ma in fondo, il trionfo di Max è in linea con la sua filosofia di vita secondo la quale 'vincere non è tutto, è l'unica cosa!'.
    Poco dopo il suo ultimo exploit, Max riceve una brutta notizia dalla Francia: l'aniano zio Henry èmorto e Max, il suo parente più prossimo, è l'unico beneficiario della sua tenuta, che include un castello in Provenza con tanto di vigna.
    La tenuta si chiama La Siroque, ed è il luogo in cui Henry si è dedicato alla coltivazione dell'uva negli ultimi trent'anni.
    Max si reca al castello dove era solito trascorrere le vacanze da ragazzino insieme all'eccentrico zio, che non vedeva e non sentiva più da diversi anni. E mentre è immerso fino al collo con le questioni burocratiche legate all'eredità, Max viene sospeso dalla sua società in seguito ad un'inchiesta su alcune sue transazioni finanziarie apparentemente non del tutto pulite.
    E mentre scure nubi si addensano sul suo futuro londinese, Max comincia, suo malgrado, a sistemarsi e ad adattarsi alla vita al castello. Ri-incontra il vecchio e fedele vigneron del castello Francis Duflot (che ancora si occupa della vigna dopo trent'anni), che Max ancora ricorda dalle vacanze giovanili mentre la sua esuberante moglie Ludivine, governante della tenuta, accoglie con molto calore Max nella sua nuova casa.
    Max non sa ancora se la vita nel Sud della Francia sia adatta a lui e ai suoi ritmi e per questo telefona al suo migliore amico a Londra, l'immobiliarista Charlie Willis, per informarsi sul potenziale valore di mercato di un castello e di un'azienda vinicola come La Siroque. Charlie riferisce a Max che le piccole aziende vinicole che producono un buon vino possono valere diversi milioni di dollari, in quanto i cosiddetti vini da 'boutique', venduti in un numero limitato di bottiglie, vanno a ruba nelle più prestigioe enoteche del mondo. La tenuta sarà il suo conto in banca nel caso in cui dovesse perdere il lavoro.
    Mano a mano che Max si rituffa nei ricordi delle passate estati (trascorse in compagnia di un uomo la cui saggezza e filosofia hanno aiutato Max nella sua strepitosa carriera) considerando l'incerto e difficile futuro davanti a sé, le cose si complicano in seguito all'arrivo improvviso di una determinata ventenne californiana, Christie Roberts. Christie, originaria della Napa Valley, sostiene di essere la figlia illegittima dello zio defunto e questa rivelazione, se vera, fa di lei la cugina di MAx e di conseguenza, secondo la legge francese, l'unica beneficiaria di La Siroque.
    Sospettando che Christie stia architettando una frode, Max le fa domande sul suo passato mentre battibeccano sul futuro della vigna, i cui plonk (il nome che i Francesi danno ai vini cattivi) competono con quelli delle peggiori vigne del paese. Max, che ha assaggiato il terribile 'vin de pays' La Siroque, trova in cantina delle altre bottiglie etichettate come Le Coin Perdu ('l'angolo perduto'), il misterioso e leggendario vin de garage che nel corso degli anni è stato venduto a diverse migliaia di dollari sul mercato nero, almeno secondo l'affascinante proprietaria del bar locale, Fanny Chenal, dalla quale Max è decisamente attratto.
    Ma da dove viene quel vino e perché Duflot vuole restare a tutti i costi a La Siroque indipendentemente dal destino della azienda? E cosa dire degli insoliti vitigni trovati nella tenuta da Christie, che l'irascibile vinaio ha definito sperimentali e che un famoso enologo giudica privi di valore?
    I ricordi di Max e il passare del tempo risvegliano in lui emozioni e sentimenti che pensava fossero scomparsi per sempre, e che gli permettono di apprezzare nuovamente e da una nuova prospettiva la filosofia di vita dello zio Henry, e soprattutto della vita in Provenza: 'Non c'è nessun altro luogo al mondo in cui si può essere occupati facendo così poco e divertendosi così tanto!'".

    Dal >Press-Book< di Un'ottima annata - a good year

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    DELIZIOSA E FELICEMENTE RILASSANTE PELLICOLA, ROMANTICA MA NON SDOLCINATA, RESA ZAMPILLANTE DA UNA COMICITA’ LIEVEMENTE FRIZZANTE, COME QUALCHE BUON VINO D’ANNATA. APPARENTEMENTE COSTRUITO SU UNA MORALUCCIA ELEMENTARE E, PERSINO SCONTATA, ‘UN’OTTIMA ANNATA- A GOOD YEAR’ SI IMPONE ALL’ATTENZIONE COME IL GENERE DI ‘FILM-ALCOVA’ DOVE CI SI ACCOCCOLA VOLENTIERI, RESPIRANDO E ASSIMILANDO IL FIORITO BOUQUET DI UN’ATMOSFERA DA OASI DI PACE, LA’ DOVE I VIGNETI E IL VINO DI PROVENZA PORGONO UNA FILOSOFIA DI VITA CON UN’ANIMA SUA PROPRIA, IMBIBITA DI SINCERITA’ E ONESTA’. IDILLIACO AFFRESCO, PARAFRASATO IN APERTURA DA RIDLEY SCOTT, SULLA PUNTA DEL PENNELLO IMPRESSIONISTA DI MONET, IN GRADO DI CONTRASTARE, FINO AD INGHIOTTIRLA, L’OPPOSTA FEDE NEL DIO DENARO PROFESSATA DALL’INCALLITO ‘MAXIMILIONE’ RUSSELL CROWE, IMPAVIDO E CONVINTO ‘FABBRICATORE DI SOLDI’ FINCHE’ NON CADE SULLA (BENVENUTA) ‘BUCCIA DI BANANA’ DEI RICORDI D’INFANZIA: TRASCORSI CADENZATI DA UNA SANA E GENUINA MORALE DI CUI AVEVA PERSO LE TRACCE NEL DIMENTICATOIO PERSONALE, DESTINATI

    A RIAFFIORARE, QUESTA VOLTA PER RESTARE, COME PER MAGIA.

    Primo piano su delle ninfee, una barchetta solitaria. Ma dove siamo? In una pittura di Monet? La citazione dell’incipit di Un’ottima annata - A Good Year è tutt’altro che casuale, dovendo inoltrare lo spettatore nel cuore di una delle più fascinose regioni della Francia: la Provenza. E se pensiamo che il celebre pittore impressionista Monet, affascinato dai riflessi della luce sull’acqua e dalle sue variazioni, ha dedicato proprio alle Ninfee un’intera serie pittorica che gli è valsa la nomea di precursore dell’astrazione lirica, possiamo capire quanto questo si leghi a Ridley Scott, cultore e sperimentatore d’arte, e di pittura in particolare, fin dalla giovinezza. Ma, soprattutto, cogliamo al volo, fin dai primi fotogrammi del film, l’anima del soggetto che Ridley Scott ci teneva evidentemente a mostrare fin dalle prime istanze. Forse mai prima d’ora la campagna, i giardini, gli angoli più infrattati

    tra il verde, oltre che nei ricordi di un’infanzia ormai perduta e lontana, furono così protagonisti come in questa deliziosa e felicemente rasserenante pellicola che Scott ha reso zampillante di una comicità lievemente frizzante, presumibilmente come alcuni dei vini d’annata qui tanto celebrati nei termini di vera e propria cultura. Ridley Scott e con lui la sua stella di punta Russell Crowe - che qui del temerario gladiatore Massimo ha conservato solo la radice comune del nome proprio, Max - sembrano aver riscoperto, con gusto, una vena romantica quasi d’altri tempi. L’eredità improvvisa di un Eden in quel di Provenza (scenari campestri da mille e una notte) sopraggiunta con la morte di un parente quasi del tutto dimenticato, ribalta, in una dinamica di tutto contrasto, la vita di Max che, con quel mondo vissuto nei trascorsi d’infanzia, si trova a riconfrontarsi “molte vendemmie dopo”, con il fermo proposito di liquidare

    la faccenda con tanto di vendita e di relativo incasso. Ovvio che le cose andranno diversamente.

    Indubbiamente romantico, ma non sdolcinato (come fu invece il caso di Il profumo del mosto selvatico), Un’ottima annata-A Good Year, apparentemente costruito su una moraluccia elementare, persino scontata, si impone all’attenzione come il genere di ‘film-alcova’ in cui ci si accoccola volentieri, quasi assimilando lo spirito ‘panteistico’ che trasuda dall’insieme, e di cui si respira tutto il fiorito bouquet, fin quasi a restarne risucchiati. Atmosfera da oasi di pace, là dove i vigneti e il vino sono di casa per farne gli onori, porgendo una filosofia di vita con un’anima sua propria. Non è un caso che si rimarchi il ‘carattere’ del vino, come sincero e onesto, l’unico in grado di dire la verità. Filosofia che poi finisce per essere la vera incontrastata protagonista di questo film, recuperata gradualmente da parte di chi ne

    aveva smarrito ogni traccia nel dimenticatoio personale, alimentato da una vita modellata - un tantino di troppo - sul denaro. Condotta tradita persino, all’apparenza, dallo stesso soprannome di Max, ‘Maximilione’, nato invece da motivazioni un po’ più costruttive, legate in un certo senso al valore di una proprietà da conservare, coltivare, amare e veder crescere.

    D’altra parte la metamorfosi avuta in età adulta da parte del ragazzino Max, cresciuto con lo zio Henry, un’ottima compagnia di gioco (dal nuoto, al tennis e agli scacchi), con il vino come cultura, è stata notevole: oggi Max, manager di borsa che chiama simpaticamente ‘mezze seghe’ i collaboratori subordinati - dal canto loro agguerriti soffiatori di poltrone di comando alla prima occasione - ha una sua ben diversa filosofia: “Vincere non è tutto, è l’unica cosa”. Un impavido ‘fabbricatore di denaro’ alla Borsa londinese nella cui mente, una volta a tu per tu con

    i luoghi di infanzia, riaffiorano sempre più numerosi, i ricordi, con cui si ritrova, suo malgrado, a fare i conti, e sul serio. E di fronte a un tale idilliaco affresco, a chi non verrebbe voglia di trastullarsi qualche tempo? Una dimora-fattoria in stile agrituristico alla provenzale, dove le cantine appaiono ai nostri occhi alcove magiche senza tempo, in grado, appunto, di dissotterrare i ricordi più sommersi, e dove tavole imbandite con piatti tipici, presentati in dettaglio agli ospiti ( e allo spettatore), rubano la scena per pochi minuti per restare a lungo nel cuore e nei desideri inespressi dai palati più esigenti.
    Non vi è dubbio sul fatto che Scott abbia lavorato molto su questo contrasto tra la dimensione ‘provenzal-campagnola’ e la ‘spietata dinamica del mondo degli affari di borsa’ nella Londra contemporanea, sfruttando però anche la vena ironico-comica tipica della commedia, in cui incastona peraltro divertenti personaggi spalla,

    tra cui, ad esempio, la segretaria personale di Max. A Ridley Scott sono sufficienti poche rapide battute per tratteggiare fin dall’inizio i contorni di questa contrastante dualità, incarnata poi gradualmente dal personaggio di Max, così come non rinuncia al contrasto andando a chiudere la storia, orchestrato con il susseguirsi di nuove inquadrature sui personaggi o su scorci paesistici, giocati tra fermo immagine e breve scorrimento di pellicola, tra bianco e nero e colore. Una carrellata che sfuma la “Fin” (e) traccia, in rapida successione, senza tradire le note soft con cui si era avviato il tour, gli schizzi di un immaginario ‘story board’ per un ideale proseguo di percorso.

    Commenti del regista

    Un cambiamento chiave rispetto al romanzo:

    "... Quando mi sono accinto a realizzare il film mi sono reso conto che la storia andava leggermente ritoccata, per dare più corpo al personaggio di Max che deve imparare un’importante lezione di vita poiché la filosofia che lo zio Henry aveva cercato di instillare in lui non aveva attecchito fino ad allora".

    Commenti dei protagonisti:

    ALBERT FINNEY (lo zio Henry): "Max conserva dei ricordi dello zio che risalgono a quando trascorreva le vacanze con lui da bambino. E sono ricordi piacevoli, positivi che ci fanno capire che si divertiva molto a stare con lo zio Henry. Il giovane Max amava stare in compagnia dello zio e la filosofia che Henry impartisce al ragazzo ha a che fare soprattutto con il vino, anche se è comunque una filosofia che insegna a godersi la vita. E credo che sia un’ottima influenza per quel ragazzo".

    FREDDIE HIGHMORE (Max da ragazzo): "Credo che il pubblico dopo aver visto il film riscoprirà i ricordi della sua infanzia. Il film spingerà tutti a guardarsi indietro e a considerare le cose che ci sono successe nella vita. Quando era un ragazzo, Max non si rendeva conto di quanto fossero importanti gli insegnamenti dello zio Henry ma una volta adulto, tornando in quei luoghi si rende conto di quanto abbiano contribuito alla sua crescita e a fare di lui l’uomo che è".

    RUSSELL CROWE (Max): "Max ha avuto un’infanzia felice perché ha avuto la fortuna di avere uno zio ‘bon vivant’ che gli ha fornito tutte le informazioni necessarie a diventare un buon uomo. Ma lui ha preso solo il lato competitivo degli insegnamenti dello zio e ne ha fatto il suo mantra, al punto tale che ormai la competizione non lo diverte neanche più... Una delle cose più importanti che Ridley (Scott) mi ha detto quando ne abbiamo parlato la prima volta è stata: ‘C’è un detto provenzale secondo il quale non sei tu a possedere il castello, ma è il castello che possiede te. E questo è stato uno degli elementi sui quali abbiamo lavorato. Max deve recarsi in Provenza per prendere possesso della sua eredità e quando arriva lì, gli eventi fanno in modo che ci debba restare. E lui all’inizio si sente come un pesce fuor d’acqua ma poi piano piano cresce e cambia, ed è di questo che parla questa commedia, e lo fa con tanta umanità, il che gli conferisce un grande realismo".

    ABBIE CORNISH (Christie Roberts): "Christie è una ventunenne americana della Napa Valley in California. Ad un certo punto scopre che il suo vero padre è vivo e vive nel sud della Francia e di conseguenza decide di andare a trovarlo... Purtroppo, appena arrivata viene a sapere che Henry è morto ma incontra un cugino, Max, che non aveva mai sospettato di avere. Quando Christie arriva alla porta del castello, aggiunge un qualcosa alla situazione che cambierà Max. All’inizio lui non crede affatto che quella sia la figlia dello zio, e si tiene a distanza ma alla fine, i due personaggi troveranno qualcosa l’uno nell’altra che farà sì che vadano d’accordo".

    MARION COTILLARD (Fanny Chenal): "... Fanny è la proprietaria del ristorante. E’ una donna con il cuore spezzato che ha deciso che la vita è molto più facile, e meno dolorosa, senza amore e si è organizzata la vita in maniera da non dover soffrire più. Il suo locale si chiama La Renaissance, che vuol dire ‘rinascita’. Ma a volte, e per nostra fortuna, è la vita a portarci ciò di cui abbiamo bisogno, anche se non sappiamo ancora di cosa si tratti. E sebbene Fanny non voglia confessare il suo bisogno d’amore, in realtà è esattamente così. E inoltre, se lo merita".

    Altre voci dal set:

    Il romanziere PETER MAYLE: "Un narratore, un romanziere non riesce mai a divorziare completamente dai suoi personaggi più importanti. Qualche brandello gli resta sempre appiccicato addosso, che gli piaccia o meno perché i personaggi che uno scrittore crea sono spesso un riflesso di ciò che é, o che sente e Max è in un certo senso rappresentativo di alcuni sentimenti che provavo quando avevo la sua età, vale a dire desiderare andare via da Londra e cercare qualcosa di diverso. Naturalmente Max lo fa in maniera più plateale di come lo abbia fatto io".

    La scenografa SONJA KLAUS: "La Canorgue è molto interessante. Abbiamo dovuto risistemare il giardino aggiungendo statue e decorazioni. Per quanto riguarda gli interni volevamo ottenere un ambiente che apparisse leggermente trasandato, molto vissuto e di conseguenza caldo ed accogliente, una sorta di chic-trasandato, che fa molto casa, focolare domestico. Volevamo che il pubblico lo percepisse come la vecchia e accogliente casa di famiglia, dove passare il tempo con lo zio o la zia del cuore".

    Pressbook:

    PRESSBOOK Completo in ITALIANO di UN OTTIMA ANNATA - A GOOD YEAR

    Links:

    • Ridley Scott (Regista)

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