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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > COCO AVANT CHANEL - L'AMORE PRIMA DEL MITO - INTERVISTA all'attrice AUDREY TAUTOU

    L'INTERVISTA

    COCO AVANT CHANEL - L'AMORE PRIMA DEL MITO - INTERVISTA all'attrice AUDREY TAUTOU

    9/05/2009 - Quale reazione ha avuto quando Anne Fontaine le ha chiesto di interpretare la famosa Mademoiselle di rue Cambon?

    AUDREY TAUTOU: "Il personaggio di Coco Chanel ha aleggiato attorno a me per parecchi anni, mi hanno proposto varie ipotesi, ma io non volevo fare un biopic, o a una sorta di saga che raccontasse la sua vita dalla nascita alla morte. Pensate che Chanel è vissuta 87 anni! Saremmo inevitabilmente finiti nei clichés che hanno costellato il suo percorso e non mi interessava. Speravo che mi offrissero un progetto con un punto di vista particolare, perché la modernità del personaggio mi ha sempre affascinato, soprattutto la posizione che ha conquistato per le donne. Quando Anne Fontaine mi ha spiegato come intendeva affrontare il soggetto, sono stata subito disponibile. Anche Anne voleva evitare i clichés e una interpretazione che si riducesse a imitazione. Non aveva ancora scritto la sceneggiatura, ma era determinata a occuparsi esclusivamente degli anni della sua formazione e anche secondo me il periodo in cui Coco ha costruito se stessa e affermato la propria personalità è il più interessante. Quando una persona riesce nella vita, la gente tende a dire ‘Ero sicuro che avrebbe avuto successo!’ Io l’ho sperimentato, anche se a un livello inferiore, con Amélie, ma prima di quel film, non pensavo che sarei diventata famosa, ero come tutti, cercavo di andare avanti, piena di dubbi e incertezze".

    Il percorso di una orfanella che diventa la regina della moda può essere un esempio.

    AUDREY TAUTOU: "L’obiettivo del film non è lanciare un messaggio. Lavorando sul personaggio e conoscendolo meglio, ho capito l’eccezionalità del suo destino. Chanel può essere un simbolo di speranza e successo. La fama che ha raggiunto è straordinaria in relazione al periodo in cui è vissuta, perché ha dovuto lottare contro i pregiudizi che nel XX secolo paralizzavano le donne. Questo film parla del destino di una donna, non è solo per gli amanti dell’alta moda. Chanel aveva una comprensione della vita e delle donne assolutamente moderna e il suo carattere forte, la sua arroganza, il suo orgoglio e la sua intelligenza le hanno permesso di creare un impero. Onesta e sincera, Chanel non si è mai arresa. Non le interessava che gli altri riconoscessero i suoi successi, voleva sentirsi realizzata e si rifiutava di considerare tragica la sua situazione".

    Era preoccupata di dover interpretare un personaggio realmente esistito?

    AUDREY TAUTOU: "Ho interpretato il personaggio avendo ben chiaro che lo spettatore vi doveva riconoscere la mitica immagine di Chanel. Ma ho cercato di evitare una performance imitativa e di esprimere invece la sua vera natura. Il suo carattere e il suo temperamento, che percepiamo nelle foto, non erano cambiati con gli anni. Stranamente, la sua evoluzione mi avrebbe aiutato. Ad esempio, negli anni di Moulins, Coco è ancora un po’ contadina. Scopriamo una donna dubbiosa, che vuole qualcosa di diverso, una donna con un carattere e un temperamento imperioso, ma ancora fragile. Mentre giravamo questa parte, io stessa ero incerta, dubbiosa, non controllavo lei, non controllavo me stessa. Poi tutto è diventato più chiaro, nell’ultima parte ero completamente lei, non nell’aspetto esteriore del personaggio, ma nella sua interiorità. Non so se è andata bene…Ma credo che fosse importante mostrare senza artifici quanto questa donna, anche nei primi anni, fosse diversa e che possedeva un carisma, un’aura".

    Si è detto molto di Coco Chanel. Lei nasconde le sue tracce. Come se l’è immaginata?

    AUDREY TAUTOU: "Il problema è che è impossibile immaginarsela con precisione perché Chanel ha sempre nascosto la realtà. Quando mi preparavo al ruolo, ho letto Paul Morand, poi la biografia di Edmonde Charles-Roux, L’Irrégulière; il ritratto di Colette; e, ovviamente, tutte le biografie che Chanel aveva autorizzato. Mi sono accorta che induceva in errore le persone, forse per il riserbo che caratterizza la gente di campagna. Comunque ci vuole una certa astuzia per capire che fosse veramente Chanel! E non sono sicura, senza voler offendere nessuno, che tutto quello che è stato scritto e detto su di lei—spesso in contraddizione—si avvicini alla verità. Tutto quel materiale e i video su di lei hanno finito col confondermi, così ho deciso di osservare solo le foto e di lasciare campo libero all’immaginazione".

    Il film mostra i rapporti che Coco ha avuto con due uomini conosciuti a Royallieu, che hanno avuto una grande influenza negli anni della sua formazione.

    AUDREY TAUTOU: "Sì, ma lei è riuscita, lentamente a imporsi con abilità alla società superficiale di Royallieu e a trarne vantaggio. Ha sopportato lucidamente le umiliazioni, consapevole che non sarebbe rimasta in quel luogo e che non si sarebbe mai arresa. E’ enormemente arrogante. Alla sorella dice ‘Un giorno lotteranno per cenare alla nostra tavola’. Nutre un certo di disprezzo per la gente che circonda Balsan, la tiene un po’ a distanza. Non vuole diventare una dama di società, o peggio, una donna di scarsa virtù. Vuole essere come gli uomini—una donna con la libertà degli uomini. Coco capisce subito di non essere innamorata di Balsan, e fra loro nasce l’amicizia. Lei lo chiama il suo benefattore. E’ consapevole che Balsan la considera semplicemente una ragazza stravagante che lo diverte, ma lei sa come usarlo. Lui le apre le porte, ed è grazie a lui che lei arriva a Parigi. Per una ragazza di provincia è sempre straordinario scoprire Parigi, anche oggi. La prima volta che sono arrivata a Parigi—ah, Parigi!—è impressionante, è bella, è un sogno, è la possibilità di diventare qualcuno!"

    Coco si innamora pazzamente di Boy Capel. Sono simili; desiderano tutti e due affermarsi nella vita, ma soprattutto lui crede in lei

    AUDREY TAUTOU: "La fiducia di Boy Capel la conforta e la rassicura. Lui sa che Chanel ha il futuro dentro di sé e che lo spirito di questa donna incarna la modernità. Boy Capel ha colto la sua natura, e le fa capire che la differenza non è un handicap, al contrario, sarà la sua forza. Boy e Coco hanno in comune la modernità".

    Coco diceva, ‘Una donna innamorata è finita… è come un cane docile, niente più'.

    AUDREY TAUTOU: "Lei non voleva dipendere da un uomo. Aveva visto la madre soffrire sia emotivamente che fisicamente a causa della volubilità del marito, che la abbandonava regolarmente. Penso che Coco avesse fatto un patto con se stessa, ‘Non dipenderò mai da nessuno’. Se Boy Capel avesse osato sposarla, chissà se il destino di Chanel sarebbe stato differente. Lei lo amava tanto…poteva essere tutto ciò di cui aveva bisogno per essere felice. In realtà, Chanel era una persona molto complicata. Morand diceva che la solitudine era la compagna di Chanel. Questa frequentazione della solitudine è stata una delle chiavi del mio approccio al ruolo. Nella sequenza finale, sola sulla scalinata, mentre tutti applaudono la sfilata e lei è all’apice della gloria, sul suo volto doveva apparire la solitudine".

    Vediamo Coco Chanel cambiare con il passare degli anni. In che modo ha fatto emergere l’evoluzione del personaggio?

    AUDREY TAUTOU: "Osservando le fotografie, mi sono accorta che Chanel teneva sempre la schiena dritta, era impossibile ritrovare le origini provinciali nell’eleganza del suo portamento, nella grazia dei suoi gesti o nel modo in cui teneva la sigaretta. La trasformazione fisica non è così chiara in quegli anni, ma lei acquisisce un contegno e una autorità che dipendono dall’accresciuta fiducia in sé. Questo non vuol dire che dovevo farla apparire autoritaria, ma come se piano piano i dubbi l’abbandonassero. Volevo anche comunicare quello sguardo tagliente che aveva dall’inizio. Chanel era molto attenta ed estremamente lucida. Questo spiega il suo destino e la sua creatività".

    Le è stato subito attribuito un carattere forte, un elemento in comune fra lei e Chanel. Cosa altro c’è di Chanel in Tautou?

    AUDREY TAUTOU: "La stessa lucidità e attenzione nel guardare il mondo che ci circonda. La fiducia nell’istinto. La capacità di decifrare rapidamente la personalità dell’altro, la sua psicologia e le intenzioni. Per questo non credo che Chanel fosse una persona che si impressionava facilmente, individuava immediatamente l’ipocrisia e la superficialità. Abbiamo in comune il fatto di comportarci secondo la nostra personalità, le nostre convinzioni e la nostra natura. Spero di essere come lei, una persona onesta, che non è disposta a vendersi l’anima".

    I suoi due partner maschili sono attori molto diversi. Come è stato lavorare con loro?

    AUDREY TAUTOU: "Sono stata molto felice di lavorare con Benoît Poelvoorde. Lo ammiro molto come attore, e non è adulazione, credo che il suo talento sfiori la genialità. Benoît è estremamente serio e disponibile, e una volta superato il nervosismo della prima scena, fra noi è nata una grande complicità. Alessandro Nivola è stato fantastico. E’ americano, e io so bene quanto sia difficile recitare in una lingua che non è la tua. Mi ha stupito la sua capacità di adattamento e la sincerità della sua recitazione, è un grande professionista e un uomo adorabile".

    Gli attori che lavorano con Anne Fontaine apprezzano la sua capacità di dirigerli

    AUDREY TAUTOU: "Infatti, Anne mi ha permesso di sviluppare il personaggio esaminando i diversi aspetti del ruolo, smorzando le emozioni, mostrando nel contempo fragilità e dolcezza, autorità e orgoglio. Il fatto che sia una donna a dirigere questo film è già un grande vantaggio per esprimere quanto fosse difficile essere il ‘sesso debole’ a quei tempi. L’intelligenza di Anne Fontaine, la sua delicatezza, la sua visione globale del personaggio e della storia sono stati di enorme importanza nella sua regia".

    LA REDAZIONE


     
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