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    SEGRETI E BUGIE

    'Celluloid Portraits Vintage' - Brenda Blethyn, Timothy Spall, Marianne Jean-Baptiste, Michele Austin Retrò - RECENSIONE - VINCITORE della Palma d'Oro a Cannes 1996: al regista Mike Leigh e alla 'Miglior Attrice' Brenda Blethyn - Regno Unito: il 24 Maggio 1996; ITALIA: il 6 Dicembre 1996

    (Secrets & Lies; REGNO UNITO 1996; Dramedy; 142'; Produz.: CiBy 2000/Thin Man Films, in associaz. con Channel Four Films; Distribuz.: Columbia Tristar Film Italia)

    Locandina italiana Segreti e bugie

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    Storyline

    Titolo in italiano: Segreti e bugie

    Titolo in lingua originale: Secrets & Lies

    Anno di produzione: 1996

    Anno di uscita: 1996

    Regia: Mike Leigh

    Sceneggiatura: Mike Leigh

    Soggetto: Preliminaria - Premi e Riconoscimenti:

    1997 - Premio Oscar

    Nomination Miglior film a Simon Channing Williams
    Nomination Migliore regia a Mike Leigh
    Nomination Miglior attrice protagonista a Brenda Blethyn
    Nomination Miglior attrice non protagonista a Marianne Jean-Baptiste
    Nomination Migliore sceneggiatura originale a Mike Leigh

    1997 - Golden Globe

    Miglior attrice in un film drammatico a Brenda Blethyn

    Nomination Miglior film drammatico
    Nomination Miglior attrice non protagonista a Marianne Jean-Baptiste

    1997 - Premio BAFTA

    Miglior film britannico a Mike Leigh e Simon Channing Williams
    Miglior attrice protagonista a Brenda Blethyn
    Migliore sceneggiatura originale a Mike Leigh

    Nomination Miglior film a Mike Leigh e Simon Channing Williams
    Nomination Migliore regia a Mike Leigh
    Nomination Miglior attore protagonista a Timothy Spall
    Nomination Miglior attrice non protagonista a Marianne Jean-Baptiste

    1996 - Festival di Cannes

    Palma d'oro a Mike Leigh
    Miglior interpretazione femminile a Brenda Blethyn
    Premio della giuria ecumenica a Mike Leigh

    1997 - Premio César

    Nomination Miglior film straniero a Mike Leigh

    1997 - Independent Spirit Award

    Miglior film straniero a Mike Leigh

    1996 - Los Angeles Film Critics Association Award

    Miglior film
    Miglior attrice protagonista a Brenda Blethyn
    Migliore regia a Mike Leigh

    1997 - Satellite Award

    Nomination Miglior film drammatico a Simon Channing Williams
    Nomination Migliore regia a Mike Leigh
    Nomination Miglior attrice in un film drammatico a Brenda Blethyn

    1997 - Screen Actors Guild Award

    Nomination Miglior attrice protagonista a Brenda Blethyn

    1997 - Premio Goya

    Miglior film europeo a Mike Leigh

    1997 - Nastro d'argento

    Migliore regia a Mike Leigh
    Miglior doppiaggio femminile a Aurora Cancian (per la voce di Brenda Blethyn)

    Nel 1999 il British Film Institute l'ha inserito al 40º posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.

    Cast: Timothy Spall (Maurice Purley)
    Brenda Blethyn (Cynthia Rose Purley)
    Phyllis Logan (Monica Purley)
    Claire Rushbrook (Roxanne Purley)
    Marianne Jean-Baptiste (Hortense Cumberbatch)
    Elizabeth Berrington (Jane)
    Michele Austin (Dionne)
    Lee Ross (Paul)
    Emma Amos (Donna sfregiata)
    Ron Cook (Stuart)
    Lesley Manville (Assistente sociale)
    Brian Bovell (Fratello di Hortense)
    Trevor Laird (Fratello di Hortense)
    Clare Perkins (Cognata di Hortense)
    Elias Perkins McCook (Nipote di Hortense)

    Musica: Andrew Dickson

    Costumi: Maria Price

    Scenografia: Alison Chitty

    Fotografia: Dick Pope

    Montaggio: Jon Gregory

    Effetti Speciali: David Smith (effetti visivi)

    Casting: Susie Parriss e Paddy Stern

    Scheda film aggiornata al: 06 Dicembre 2025

    Sinossi:

    Londra. Alla morte della donna che l’aveva adottata, Hortense, ventisettenne nera, buoni studi, un lavoro gratificante, va alla ricerca della madre biologica. Questa risulta essere Cynthia, quarantaduenne bianca, single e depressa, che lavora in una fabbrica e che vive in un quartiere popolare insieme con la figlia ventenne Roxanne, con la quale ha seri problemi relazionali. Hortense contatta la donna, che in un primo momento reagisce con un netto rifiuto. Dopo questo primo momento di smarrimento le due donne si incontrano e cominciano a uscire assieme costruendo pian piano un rapporto affettuoso. Cynthia ha anche un fratello, Maurice, un uomo buono e sensibile che subisce le nevrosi della moglie Monica e che proprio a causa della donna si è allontanato dalla sorella. Maurice un giorno si riavvicina alla sorella e la invita a un pranzo che vuole organizzare per festeggiare il compleanno della nipote Roxanne. Cynthia accetta con entusiasmo e chiede di poter portare anche Hortense, spacciandola per una sua collega di lavoro. Arrivato il giorno stabilito, il gruppo si ritrova a casa di Maurice e Monica. Dietro un'apparente allegria serpeggia un forte nervosismo che a un certo punto viene fuori. Cynthia rivela che Hortense è in realtà sua figlia avuta ad appena quindici anni e che lei stessa, non avendo visto la neonata dopo il parto, ignorava fosse di colore. Altre rivelazioni seguono tra i parenti presenti. L’arrivo di Hortense in seno alla famiglia ha provocato un dramma che ha fatto sì che vecchi segreti e vecchie bugie vengano finalmente svelati, permettendo a Cynthia, e con lei a Roxanne, a Maurice e alla moglie di questi, Monica, di chiarirsi e di tornare a vivere nella verità. Cynthia può tornare a casa propria, con le due figlie che cominciano a conoscersi e a stare assieme.

    Storyline:

    Hortense Cumberbatch, a black optometrist in London, embarks on a journey to trace her family history following the death of her adoptive mother. Despite warnings about potential challenges, she discovers her birth mother is Cynthia Purley, a white woman working in a cardboard box factory in East London. Cynthia lives with her daughter Roxanne, a street sweeper, and tensions arise in their strained relationship. Cynthia's brother Maurice, a successful photographer, lives in the suburbs with his wife Monica, who struggles with depression over her inability to have children.

    Cynthia and Monica share a mutual dislike, with Monica viewing Cynthia as self-pitying and hysterical, while Cynthia sees Monica as greedy and snobbish. Maurice, caught in the middle, rarely visits Cynthia and Roxanne. However, they all anticipate celebrating Roxanne's 21st birthday. Maurice's surprise visit to Cynthia prompts an emotional breakdown, and he gives her money for house repairs, expressing a desire to host a barbecue for Roxanne's birthday.

    Roxanne, unknown to Cynthia, has a boyfriend named Paul, leading to a heated argument between mother and daughter. Hortense, determined to connect with her birth mother, contacts Cynthia and eventually persuades her to meet. In a face-to-face meeting, Cynthia, unprepared for Hortense's race, denies her identity until confronted with birth documents. Cynthia, overwhelmed with shame, slowly accepts the truth, and the two begin bonding.

    As Cynthia and Hortense develop a friendship, Roxanne notices her mother's newfound secrecy. Cynthia, planning to bring Hortense to Roxanne's birthday party, asks Maurice if she can bring a colleague from work. Despite reservations, Hortense agrees to attend and pose as Cynthia's friend. The party becomes tense, with passive-aggressive exchanges between Cynthia, Monica, and other guests.

    In a moment of nervousness, Cynthia reveals to Roxanne that Hortense is her daughter, leading to disbelief and anger. Maurice intervenes, convincing Roxanne to listen, while Cynthia and Monica quarrel. Cynthia berates Monica and Maurice defends her, disclosing her infertility, and urges everyone to share their pain rather than harbour resentments.

    Monica breaks down, Cynthia comforts her, and the two women reconcile with a hug. Cynthia reveals Roxanne's father was an American medical student who disappeared after a vacation encounter. When asked about Hortense's father, Cynthia cryptically replies, "Don't break my heart, darling," and then breaks down crying and Monica and Hortense comfort her. After the party, Monica expresses her love for Maurice, and Hortense visits Cynthia and Roxanne, expressing her desire for a sister. Roxanne, despite the complexities, welcomes Hortense as her half-sister.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Forse il miglior film di Mike Leigh ad oggi, ma certamente il più premiato. Una riflessione intensa e complicata sulla maternità non programmata e sulle sue implicazioni personali e familiari. Ecco che cosa ha rappresentato (1996) e rappresenta ancora oggi Secrets & Lies, (Segreti e bugie), diretto e scritto, in una sceneggiatura originale, da Mike Leigh. Quando nelle rispettive famiglie si nasconde qualcosa, le congetture, la sfiducia, il risentimento, e molti altri sentimenti che non avrebbero ragione di essere se si conoscesse la verità, prendono il sopravvento, andando ad incrinare rapporti interpersonali, a creare fratture importanti, anche tra parenti stretti. Figurarsi tra madri e figlie! Il mosaico introspettivo qui ricreato da Leigh, prima sulla pagina scritta e dopo sulla celluloide, si arricchisce di ogni sfumatura possibile, passando per una ricerca di verità che devono percorrere giocoforza un sentiero ramificato, con più ombre che luci. Ma il messaggio è chiaro: vale

    sempre la pena!

    Sono passati trent’anni dall’uscita di questo film, pluripremiato a livello internazionale, tra cui la Palma d’Oro a Cannes 1996, sia per il regista e sceneggiatore Mike Leigh, che per l’attrice protagonista Brenda Blethyn, qui madre single con una figlia presente sul campo - la Roxanne di Claire Rushbrook - e un’altra - la Hortense di una giovane Marianne Jean-Baptiste - data in affidamento al momento del parto, quando era appena sedicenne. Ed è per l’appunto questa figlia mai vista, ad entrare in campo per prima: al funerale della madre adottiva. Una carrellata sulle lapidi del cimitero, canti in sottofondo, prima di scoprire un manipolo di persone intervenute per l’ultimo saluto a questa madre di fatto, talmente leale da aver detto la verità alla propria figlia sull’adozione. Una verità rivelata quando aveva appena sei anni. Così, quando scompare anche la madre adottiva, fondamentalmente da sempre considerata l’unica, è il

    momento in cui riaffiorano domande sopite, nel desiderio di scoprire le proprie origini e le ragioni dell’abbandono da parte della madre biologica, nonché la sua identità.

    Si direbbe nelle corde stilistiche di Mike Leigh il non far capire subito dinamiche ed intrecci dei protagonisti sul campo, per lasciarle affiorare man mano che la storia si evolve. E Segreti & Bugie si direbbe quasi un nobile apripista in al senso. Ad esempio, ci risulta incomprensibile il malsano rapporto tra la madre single Cynthia Rose Purley - una Brenda Blethyn letteralmente spalmata su un canovaccio drammaturgico elevato all’ennesima potenza - e la figlia Roxanne/Rushbrook, sprezzante ai limiti del consentito e, soprattutto, del sopportabile. Così come è poco chiaro il burrascoso rapporto tra i due coniugi Purley: Maurice (Timothy Spall), pacato e paziente come non ci si aspetterebbe, soprattutto quando la moglie Monica (Phyllis Logan), per lo più sempre irascibile, non si fa problemi

    a maltrattarlo, magari senza alcuna ragione logica. Serpeggia peraltro una certa, anche questa incomprensibile, sottesa, acredine, tra Monica/Logan e la sorella Cynthia/Blethyn del marito Maurice/Spall. E quando Hortense/Jean-Baptiste, ragazza di colore, optometrista di professione, si mette in moto per rintracciare la madre naturale, i percorsi di queste persone si incrociano, per rimodellarsi alla luce di verità dissotterrate controvoglia, ma, da un certo punto in poi, obbligate, per così dire, a farle riemergere.

    E, se le bugie, così come i segreti, hanno le gambe corte, la verità, soprattutto quando condivisa, restituisce inaspettata forza nel camminare verso il futuro. Essere per quello che uno è, e non apparire per quello che non si è. A tal proposito uno tra gli aspetti più interessanti, occhieggiante tra le righe, è il variegato parterre umano che si mette in posa davanti all’obiettivo di un fotografo professionista come Maurice Purley (Timothy Spall) e su cui la

    regia indugia volentieri, scatto dopo scatto, perché ogni scatto, presuppone almeno uno o più tentativi nello sforzo di carpire quella verità che ogni persona cerca invece di nascondere, per apparire, più che essere, mostrando sostanzialmente la parte - poco importa se fittizia! - più buona di sé.

    Riproduzione riservata © Copyright CELLULOID PORTRAITS

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